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Madame
le sue origini?
Sono
figlia di Winifred Kimball e del suo secondo marito, Michael
Shaughnessy, ma fui adottata dal quarto marito di mia madre,
l'industriale di cosmetici Richard Hudnut.
La sua adolescenza fu alquanto movimentata…
Venni
mandata a studiare in Inghilterra, ma il mio spirito ribelle non
sopportava troppo le regole per cui scappai dalla scuola e
attraverso conoscenze estemporanee finii in Russia.
Lì decise di assumere lo pseudonimo di Natacha Rambova…
Volevo
dedicarmi interamente al mio grande amore, cioè la danza, e cercai
il nome più adatto per una ballerina
Lì conobbe il danzatore Theodore Kosloff…
Vissi con
lui una sofferente ed al contempo bellissima storia d'amore. Con lui
girai tutta l’Europa sfamandomi d’arte e di bellezza, e
perfezionando il mio talento come ballerina e scenografa

Ma la Russia al tempo non era un posto tranquillissimo…
La
rivoluzione mi sorprese in tournée negli Stati Uniti per cui
giocoforza dovetti fermarmi nella mia madre patria.
Viene descritta come una donna molto ambiziosa…
Diciamo
che avevo un innato gusto artistico che mi permise di diventare
un’affermata arredatrice e scenografa. Ero affascinata dall’Art Deco
che misi in pratica realizzando un mio stile particolare e vagamente
decadente.
Alla Nazimova rimase affascinata da questa sua tendenza
Alla al
tempo era una celebre attrice russa e diva di Hollywood. Divenni una
sua protetta, e con lei realizzati eleganti e sfarzose scenografie
come "La signora delle camelie", "Casa di bambola" e "Salomè".
Come fu il rapporto con Alla Nazimova?
Lei era
una delle menti più intelligenti e innovative dell'industria
cinematografica. Tutti la omaggiavano e specialmente quelle donne
che ambivano ad entrare nella ristrettissima cerchia di conoscenze
lesbiche. Spero di aver contribuito in maniera determinante al
successo dei suoi film.
Durante la lavorazione del film "La signora delle camelie"
conobbe l’affascinante Rodolfo Valentino
Non posso
che confermare la leggenda secondo la quale durante le proiezioni le
donne svenivano vedendolo. Era davvero affascinante! Non nascondo
che mi sentii subito attratta da lui… il quale si guardava bene da
ricambiare…
Ma lui era sposato…
Non credo
fosse quello il vero motivo... Comunque sì era sposato con Jean
Acker, ma lei lo chiamerebbe matrimonio un rapporto durato otto
giorni con una nota lesbica?

Vi sposaste il 14 marzo 1922 a Mexicali...
Sì, ma il
matrimonio nacque nel modo peggiore poiché Rodolfo fu arrestato per
bigamia dopo appena qualche giorno: la legge americana del tempo
permetteva, infatti, di risposarsi solo dopo un anno dalla
separazione e il suo divorzio da Jean Acker non era ancora
effettivo.
Come andò il matrimonio?
La nostra
fu un’unione teneramente affettiva e professionale.
E sessualmente?
No
comment
Le cronache del tempo chiamavano Rodolfo Valentino con il
soprannome di Pink Powder Puff ovvero Piumino rosa da cipria e se
non sbaglio la nota lesbica, come la chiama lei, lo aveva cacciato
dal letto nuziale dandogli dell’impotente bastardo…
Rodolfo
era una persona molto sensibile e la Jean Acker molto volgare. Lui
amava le donne con una personalità forte, ma anche raffinate e
sofisticate, quella decisamente fu una scelta sbagliata.
Passiamo alla vostra collaborazione professionale?
Sì forse
è meglio! Grazie a me Rodolfo migliorò la propria immagine. Io
entrai in rotta di collisione con la Paramount. Pretendevo che la
casa di produzione investisse al meglio per valorizzare il più
possibile mio marito. Purtroppo i film proposti erano scialbi e poco
interessanti.
Arrivaste ad un aut-aut
Già, ci
fu un ultimatum, ma loro non accettarono le mie condizioni.
Quindi?
Valentino
lasciò gli schermi ed insieme tornammo ad esibirci come ballerini di
tango. Il suo nome era entrato nel Pantheon delle star e quella
tournee contribuì a farne una leggenda. I teatri erano assaliti da
folle di fan che desideravano vedere il loro idolo dal vivo. Alla
fine, la Paramount cedette ed accettò le miei condizioni, tra le
quali un forte aumento di stipendio e il mio ruolo di supervisore
dei film di mio marito.

Ma il primo film della nuova serie fu un flop!
"Monsieur
Beaucaire" era un melodramma in costume ambientato nella Francia
settecentesca. Mi convinsi in seguito che era troppo raffinato per
il gusto hollywoodiano, tra le altre cose non incontrò il favore del
pubblico femminile perché Rodolfo vi apparve con parrucca bianca,
viso incipriato e modi effeminati. Un personaggio distante anni luce
dal passionale e rude amatore che aveva infiammato le sue fans ne
“Lo sceicco".
E il secondo?
Le mie
scenografie erano troppo costose. Del resto pretendevo il meglio e
tra questo meglio c’erano anche arredi antichi autentici. Visto che
gli incassi non riuscivano a coprire il budget speso, venimmo
licenziati.
L’insuccesso dei film coinvolse anche la vostra vita privata…
La United
Artists che subentrò alla Paramount offrì un contratto vantaggioso a
Rodolfo a patto che non mi intromettessi nella realizzazione dei
film di marito. Lui accettò ed io delusa me ne andai a Parigi
facendogli capire chiaramente che non sarei più tornata.
Dopo la separazione, cosa fece?
Lasciai
lo spettacolo ed a Parigi mi dedicai al collezionismo e
all'egittologia. Nel 1934, sposai il conte Alvaro de Urzaiz, un
aristocratico spagnolo di fede franchista con il quale rischiai di
finire fucilata durante la guerra civile spagnola.

Qui finisce l'intervista. Rodolfo Valentino tornò al successo con
il film "Il figlio dello sceicco", ma la perdita di Natacha lasciò
un vuoto incolmabile. Si diede all’alcol e a vizi di ogni genere
fino a quando scomparve. Era il 23 agosto del 1926, Natacha apprese
dai giornali che Rodolfo Valentino era morto, si chiuse in camera e
pianse disperata per tre giorni.
A causa di una grave forma di sclerodermia Natacha si spese il 5
giugno 1966 a Pasadena all'età di 69 anni

L'INTERVISTA E' A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
E REALIZZATA GRAZIE A:
http://it.wikipedia.org
www.cinziaricci.it
http://mondorosashokking.net
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