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Lei
nasce da una famiglia molto benestante.
Mio padre
era maestro di cerimonie con incarichi di grande prestigio alla
corte del Re Sole Luigi XIV. Ricevetti un'accurata educazione
comprendente lo studio del latino, l'inglese, il greco, il tedesco,
l'italiano e soprattutto la matematica.
Fatto strano per una donna del periodo!
Già all’epoca questo tipo di studi erano riservati esclusivamente ai
rampolli di sesso maschile delle grandi famiglie. Ma questo non mi
impedì di condurre una vita brillante, e come dire… frivola, con
occasioni mondane che divennero sempre più frequenti quando a sedici
anni fui presentata a corte e divenni damigella d’onore della
Regina. Comunque oltre agli studi tradizionali mi interessavo anche
di musica, teatro, equitazione e danza.
Dicono che sin dall’infanzia dimostrò un’energia senza pari?
Studiavo in casa ed andavo ripetere: “Se fossi il re fonderei
un'università femminile!"
Infatti. Nel Settecento le donne erano escluse da una formazione
di livello superiore. Posso immaginare le tante difficoltà…
La mia
istruzione la ebbi in parte come autodidatta, in parte facendo
ricorso agli insegnamenti privati e attraverso il confronto
dialettico con alcune tra le più grandi menti scientifiche
dell’epoca.
E’ vero che anticipò parti essenziali della teoria della relatività
di Einstein?
Dimostrai che l’energia di un oggetto in movimento è proporzionale
alla sua massa e al quadrato della velocità mentre fino a quel tempo
si era ritenuto che l’energia fosse direttamente proporzionale alla
velocità.
Il 12 giugno 1725, appena diciannovenne, sposò il marchese
Florent Claude du Châtelet all’epoca trentenne. Come andò?
Mio
marito era un colonnello dell'armata reale e mi fece dono di tre
stupendi figli, ma come per tutti i matrimoni del tempo, il nostro
legame rispondeva più a criteri di censo che a motivi sentimentali…
Per gli obblighi inerenti alla carriera militare, incontravo mio
marito assai di rado.
Si parla di altri uomini nella sua vita tipo il marchese di
Guébriant, il matematico Mopertuis e il duca di Richelieu.
Già, ma
il rapporto più importante e duraturo della mia vita fu quello con
Voltaire. Vivemmo insieme nel castello di Cirey-sur-Blaise,
nell’Alta Marna, di proprietà di mio marito. Non abbiamo mai
nascosto la nostra relazione, anzi ne facevamo mostra, senza curarci
minimamente delle opinioni della gente.
Singolare, no?
All’epoca
questo tipo di libertà era privilegio delle classi elevate. C’era
molta tolleranza in quanto i matrimoni erano regolarmente combinati
e salvaguardavano e rafforzavano i patrimoni.
Parliamo di Voltaire…
Con
immenso piacere! Lo conobbi nel 1733. Lui aveva 39 anni ed era già
all'apice del successo, io invece avevo 28 anni e conducevo una vita
dorata. Lui viveva un momento di crisi dovuto alla disapprovazione
da parte del re per i suoi scritti inneggianti alle libertà di cui
fruiva il popolo inglese. Per sottrarlo all'ira del re lo trascinai
in provincia nel castello di Cirey che era situato vicino al confine
francese, naturalmente con il consenso di mio marito.
Ma il castello era in pessime condizioni…
Eh sì la
dimora necessitava di notevoli opere di restauro e così Voltaire
riadattò il castello per poter ospitare un gran numero di
visitatori. La biblioteca arrivò a contare ben 21.000 titoli cioè
più o meno il livello di un’istituzione universitaria del tempo.
Stimolata da Voltaire e nella tranquillità della campagna
francese lei pubblicò nel 1737 gli Elementi della filosofia di
Newton…
La
pubblicazione aveva lo scopo di consentire a un pubblico più vasto,
anche non dotato di un livello estremo di conoscenze scientifiche,
di avvicinarsi all’opera dello scienziato inglese.
La traduzione dal latino di Philosophiae naturalis principia
mathematica di Newton non fu esente da critiche…
Al testo
originale aggiunsi un commento in cui cercai di ricostruire il
lavoro primitivo di Newton, mi sentivo pronta per quel lavoro in
quanto ero sicura d'aver capito a fondo la teoria newtoniana e la
sua importanza. Credo che ancora oggi rimanga la sola traduzione
francese.
E Voltaire la spronava a continuare negli studi?
Voltaire
diceva di me che ero “un grande uomo”. Lo amai intensamente e fui
ricambiata. Lui era ricchissimo e pagò ogni mio lusso comprese le
tantissime perdite al gioco. Tacitò mio marito con ingenti prestiti.
Quindi non era solo un sodalizio culturale… ma un grande amore…
Esatto,
un meraviglioso sodalizio d’amore e cultura! Una volta disse di me
con affetto: “Per stare con lei devo parlare di algebra e geometria
invece che di sesso.”
Nel 1746, presa da un'improvvisa passione per il poeta Saint
Lambert, abbandonò Voltaire…
Veramente
era stato Voltaire a tradirmi con una delle mie nipoti… Non
sopportando il dolore e la vergogna lo lasciai. Forse per il mio
stato d’animo m’innamorai pazzamente di Saint Lambert, lui aveva
dieci anni meno di me. Mi dedicai completamente a lui cercando
invano di legarlo a me. Ma davanti non avevo Voltaire ma un giovane
trentenne non particolarmente attratto da me. Aveva agito solo per
capriccio, curiosità di stare con una donna molto più grande di lui
e soprattutto per far ingelosire la sua precedente amante, Madame de
Boufflers, la quale lo aveva definitivamente abbandonato.
E dopo cosa avvenne?
La
relazione si risolse tragicamente perché dovetti affrontare una
gravidanza ad un'età che, all'epoca, costituiva un rischio mortale.
Diedi alla luce una bambina che però morì subito dopo la nascita.

Qui finisce l’intervista. La Marchesa di Chatelet morì lei stessa
sei giorni dopo, di polmonite, assistita negli ultimi momenti da
Voltaire, col quale era rimasta in ottimi rapporti, e da Saint
Lambert. Aveva 43 anni. Nel 1749, poco dopo la morte, Voltaire
scrisse a un'amica: «Je n'ai pas perdu une maîtresse mais la moitié
de moi-même. Un esprit pour lequel le mien semblait avoir été fait.»
(Non ho perduto un'amante, ma la metà di me stesso. Un'anima per la
quale la mia sembrava fatta).
L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
http://web.tiscali.it/EMILIA/matematica.htm
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Gabrielle_Emilie_Le_Tonnelier_de_Breteuil"
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