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E’
bella Marie-Jeanne, piena di nastri e fiocchi, curata e ricercata
come le sue calze bianche gustosamente abbellite e le scarpe
all’italiana in broccato di raso e oro filato con il tacco a
rocchetto.
Eccola dunque Marie-Jeanne, agita graziosamente un ventaglio
decorato con scene dell'antica Grecia, seduta su una comoda poltrona
in stile rococò dalle gambe basse e ricurve ed intagliata da disegni
vagamente floreali.
Ha
un viso morbido, l’ovale perfetto, per tutta l’intervista mi regala
un sorriso gentile e una misurata disponibilità.

Contessa Du
Barry, le cronache iniziano a raccontare le sue vicende dopo il suo
trasferimento a Parigi, prima cosa successe?
Sono figlia di una ricamatrice molto povera, Anne Bécu, e
ufficialmente di padre ignoto, ma in realtà mio padre era un frate
francescano… Nacqui in un piccolo paesino della Lorena. Per fortuna
grazie alle conoscenze di mia madre fui accolta nel convento delle
Adoratrici del Sacro Cuore di Gesù dove ricevetti un minimo di
educazione.
A soli
quindici anni la troviamo sulla strada di Parigi…
Quella vita ristretta non faceva per me, io avevo bisogno di grandi
spazi dentro i quali volare e sentirmi protagonista: essere ammirata
e vezzeggiata, vivere nel lusso, indossare vestiti alla moda,
mostrare gioielli. Non volevo certo ripercorrere la vita di mia
madre: sarta e cuoca e nel momento del bisogno amante occasionale…
Quindi
la scelta fu quasi inevitabile…
A Parigi per mantenermi lavorai dapprima come domestica, poi come
assistente parrucchiera e infine come commessa in una boutique di
moda: “A la Toilette” a Rue St. Honoré.
Come mai
cambiò nome?
Non volevo essere rintracciata e rispedita a Vaucouleurs per cui mi
feci chiamare Jeanne Rancon. Suonava meglio no?
Era
bella vero?
Avevo ereditato da mia madre l’ovale perfetto del viso, i grandi
occhi azzurri e un corpo invidiabile. Mi accorsi molto presto che
ero in possesso della chiave giusta per far breccia negli uomini.
Sin dai primi giorni non mi mancarono le proposte degli ammiratori,
ed io ero fermamente intenzionata a sfruttare ogni possibilità
tramite la mia sensualità e il mio fascino…
Parigi
non fu facile vero?
Vivevo gli anni dell’incoscienza ma in effetti a causa della mia
condizione di donna sola finii spesso in situazioni pericolose.
Non
aveva compiuto 17 anni quando fu notata dal conte Jean-Baptiste du
Barry…
Fu un caso, passava di lì in Rue St. Honoré e rimase folgorato dalla
mia bellezza. Mi disse che ero davvero un fiore e che avrebbe fatto
qualsiasi pazzia per ottenere le mie grazie!
… e ne
divenne subito l’amante…
Jean era sposato, ma io dovevo assolutamente bruciare le tappe,
quindi non mi potevo fermare davanti a quel banale ostacolo. Per il
resto Jean era un uomo molto scaltro e d’esperienza consolidata per
cui mi aiutò a inserirmi negli ambienti dell'alta società parigina.
E la cosa non fu di poco conto…
Ma poi
le cose cambiarono rapidamente…
Ero affascinata dalla sua mancanza di scrupoli, dalla sua sfrenata
ambizione. Poi capii il suo reale interesse…
Infatti
dalle cronache ci risulta che il suo Jean svolgesse l’attività di
procacciatore di fanciulle per nobili e gente facoltosa.
Era proprietario del bordello di Madame Quisnoy, ma io ero diversa
dalle sue solite sciacquette, anche se per un breve periodo
acconsentii a quello smercio.
Esiste
un rapporto di polizia dove si parla di un “alto numero di
appuntamenti” al giorno con uomini di tutte le età…
Lui individuò ben presto le mie qualità tanto che mi riservava, più
che clienti estemporanei, amanti brevi altolocati tra i quali il
duca di Richelieu. Mi ripeteva spesso che valevo molto, tanto che
sognava la grande occasione che avrebbe cambiato la vita di
entrambi.

A 23
anni la grande svolta…
Era il 2 aprile del 1769 quando fui presentata a corte e conobbi il
re Luigi XV.
Naturalmente il re non era a conoscenza della sua attività di
prostituta!
Istruita da Jean du Barry assunsi un aspetto virginale indossando un
vestito bianco. Feci immediatamente centro alimentando la passione
di sua maestà. Tenga conto che il re alla soglia dei sessanta anni
soffriva di forte depressione per la scomparsa di madame Pompadour,
sua amante per circa venti anni.
Si parla
di un valletto che svelò al re la sua attività passata.
Quando successe il re era ormai così innamorato di me che rispose:
“Quale passato? Il passato non esiste!”
Ma
comunque si pose il problema di come salvare l’onore di fronte alle
chiacchiere sempre più insistenti…
Fu Jean a dargli la soluzione. Propose al re un matrimonio di
facciata. Detto fatto mi sposai poco tempo dopo con il conte
Guillaume du Barry, fratello scapolo di Jean. Quindi oltre a zittire
le maldicenze mi ritrovai con un titolo nobiliare e una corte di
dame di compagnia.
Finalmente Contessa du Barry!
E non solo… mi trasferii definitivamente a Versailles. Sua Maestà mi
riempì di gioielli, vestiti e case di lusso. Ufficialmente diventai
la preferita e sostituta di madame Pompadour
Come fu
il rapporto con la Delfina Maria Antonietta?
Per disprezzo mi chiamava “La creatura” e mi ignorò per tutto il
tempo convinta che, essendo lei di rango superiore, poteva benissimo
non rivolgermi la parola. Di questa incresciosa situazione parlai
più volte con il re il quale, in occasione del capodanno del 1772,
costrinse Maria Antonietta a rivolgermi la parola davanti all’intera
corte, ma pronunciò soltanto questa frase rimasta storica: «C'è
molta gente oggi a Versailles».
Perché
questo odio? Ha mai pensato alle cause?
Sinceramente non ho mai capito il motivo. Pensi che dopo quel famoso
capodanno la delfina soleva ripetere: "Le ho parlato una volta, ma
sono decisissima a non farne altro e quella donna non udrà più il
suono della mia voce". Credo comunque che tutto questo astio fosse
incoraggiato da Maria Teresa che dall'Austria inviava lunghe lettere
alla figlia consigliandola di scegliere accuratamente le proprie
amicizie: avere rapporti con una ragazza non di sangue nobile
proveniente dai bassifondi della società offuscava in qualche modo
il suo ruolo di futura regina.
Alla
morte di Luigi XV nel 1774, lei fu costretta ad abbandonare
Versailles per volere di Maria Antonietta.
In effetti lei non vedeva l’ora di togliermi di mezzo! Ma è solo una
maldicenza in quanto era un’usanza dettata dall'etichetta che il
sovrano (in punto di morte) si congedasse dalle sue amanti, le quali
erano costrette ad abbandonare la corte, per poter ricevere la
confessione e la purificazione dell'anima.
Che le
disse il re in punto di morte?
Mi fece chiamare al suo capezzale e mi disse: "Signora, sono malato,
e so ciò che devo fare...Siate certa che nutrirò sempre i più teneri
sentimenti per Voi."

Lei cosa
fece in seguito?
Mi rifugiai a Chateau de Louveciennes, dove continuai a svolgere
l’unica attività che sapevo fare bene. Leggevo molto e fui
affascinata dalle idee di Jean Jacques Rousseau. Facevo lunghe
passeggiate nel parco assaporando le gioie della natura.
Adorava
Louveciennes, vero?
Quel castello, prezioso regalo del re, l’avevo arredato nei minimi
dettagli ed a mio gusto personale. Quando ne presi possesso mi
accorsi immediatamente che non aveva uno spazio sufficiente per
ricevere gli ospiti per cui feci costruire prospiciente alla valle
della Senna un nuovo padiglione.
Purtroppo nel 1789 anche quel paradiso terrestre non si salvò dalla
tempesta della rivoluzione.
Facevo molta beneficenza, aiutavo i paesani più poveri, davo
ricovero ai più bisognosi, ma non servì a nulla
Perché
fu arrestata?
Durante il periodo della Rivoluzione mi accusarono di cospirazione
ed in particolare di aver finanziato con i miei gioielli i
fuoriusciti francesi a Londra. Ma in realtà quei gioielli mi furono
sottratti dai rivoluzionari durante i rastrellamenti e quindi mi
recai a Londra per recuperarli.
A Londra
l’avvertirono di non rientrare, vero?
Ero troppo
legata a Louveciennes e soprattutto ero convinta che non sarei stata
perseguitata poiché ero di umili origini.

Ma
non fu così. Fu arrestata e imprigionata alla Conciergerie dove subì
un processo. L'8 dicembre 1793 fu ghigliottinata dai rivoluzionari
in Place de la Concorde, con l'accusa di aver cospirato contro la
Repubblica. È fatto noto la sua disperata resistenza al boia poco
prima di essere ghigliottinata. La scena toccante fu utilizzata come
termine di paragone con la grande fierezza e la dignità che mantenne
invece Maria Antonietta andando al patibolo.

L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
ladyreading
it.wikipedia.org
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