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Madame,
la sua infanzia non fu tra le più felici…
Sono nata a Stoccolma da madre tedesca e padre svedese. Mio padre
era un pittore e fotografo. Nel giro di otto anni li persi tutti e
due. Venni affidata ai miei zii.
Bella e altissima vero?
Un
metro e settantotto, sicuramente alta per quei tempi. Dopo il
diploma nel 1933 fu quasi inevitabile iscrivermi alla scuola d'arte
drammatica, ma non avevo una particolare inclinazione per il teatro.
Quindi?
All’inizio fu dura, forse non credevo nelle mie doti e ottenni solo
qualche particina di poco conto.
All'età di 20 anni conobbe Peter Lindstrom, suo futuro marito…
Peter faceva di professione il medico dentista. Nacque tra noi una
meravigliosa storia d'amore. Grazie alle sue conoscenze nel 1935
riuscii a debuttare nel film "Il Conte della città vecchia", nel
quale interpretavo una cameriera di un modesto albergo della "città
vecchia" di Stoccolma.

Fu
il regista Gustaf Molander a valorizzarla vero?
Gustaf ebbe il merito di scovare dentro me l’anima dell’attrice. Con
lui in soli quattro anni feci una dozzina di film, tra i quali
"Intermezzo", nel quale interpretavo una maestra di pianoforte
innamorata di un famoso violinista. Il film non era un granché ma
senz’altro mi permise di dare la prima vera dimostrazione del mio
talento e di essere notata dal produttore hollywoodiano David
Selznick.
In
Svezia era già una diva, come reagì alle allettanti promesse
americane?
Mi
offrì un contratto della durata di sette anni, decisamente
favorevole, addirittura avrei potuto scegliere copioni, registi ed
attori. Mi spaventò la durata e rifiutai, firmando per un solo anno.
Tenga conto che nel frattempo mi ero sposata con Peter ed era nata
nel 1938 Pia Friedal.
Privilegi insoliti per l'epoca…
Selznick aveva pensato a me come alla possibile erede di Greta
Garbo. Greta aveva soli dieci anni più di me, ma dopo il passaggio
al sonoro si trovava nella fase discendente della sua carriera.
Come andò?
All’inizio fui ospitata in casa dello stesso produttore. Pensi che
per presentarmi organizzò un ricevimento a cui parteciparono, tra
gli altri, divi del calibro di Clark Gable, Gary Cooper e Cary
Grant. Ero emozionatissima! Comunque il remake di Intermezzo ottenne
enormi consensi. Così che nel 1940 mi stabilii definitivamente negli
Stati Uniti. Feci immediatamente tre film di successo.
Ci
racconta la vicenda di Casablanca?
Beh quello davvero fu un successo insperato e direi casuale. Nel
1942 Selznick mi cedette in prestito alla Warner per la
realizzazione di un film a basso costo. Visti gli scarsi mezzi ero
molto perplessa, ma accettai dopo aver saputo chi fosse il mio
partner, ovvero Humphrey Bogart.
Nel 1943 la sua prima nomination all'Oscar…
Il
film in questione era Per chi suona la campana, comunque vinsi la
statuetta l’anno successivo con il thriller Angoscia di George Cukor,
interpretando una moglie perseguitata dal marito che vuole farla
credere pazza per impossessarsi dei suoi gioielli.

Come la vedevano gli americani?
Beh ero per loro la donna ideale, osannata come simbolo di ragazza
dai buoni sentimenti e dedita alla famiglia. Secondo me a darmi
quest’alone era soprattutto il look molto naturale in controtendenza
con il trucco marcato tipico delle dive di quegli anni.
Poi ci fu la rottura con Selznick…
Mio marito mi convinse che il produttore americano mi aveva
ampiamente sfruttata, incassando milioni di dollari in cambio di un
compenso di soli 80 mila dollari all’anno. Così firmai con una nuova
casa di produzione.
Come accadde?
Interpretai Arco di trionfo con Charles Boye, praticamente un
fiasco. Allora mi convinsi che era giunto il momento di rischiare e
interpretare il mio sogno…
Cioè il ruolo di Giovanna D'Arco…
Esatto, per il mio progetto creai una società di produzione
indipendente. Mi svenai per la realizzazione, ricca di costumi
sfarzosi, di personaggi e di scenografie spettacolari. Il costo fu
di ben cinque milioni di dollari. Alla fine misi in scena il mio
Giovanna d'Arco.
Le
fruttò la quarta nomination all'Oscar…
Purtroppo fu un mezzo fallimento… Mi resi conto che Hollywood mi
andava stretta per l’eccessiva importanza che attribuiva al lato
commerciale del cinema, a scapito dell'aspetto artistico.
Momento di svolta nella sua vita anche dal lato personale…
Forse anche per la delusione dell’insuccesso il matrimonio andò
ufficialmente in crisi, anche se da tempo esistevano dei forti
dissapori tra me e mio marito.
Nel frattempo l'incontro con Hitchcock
Con lui girai tre film iniziando da "Io ti salverò". Forse più di
tutti Alfred riesce a far emergere una singolare femminilità in cui
fragilità e forza si alternano in un gioco fortemente carismatico.
Poi fu la volta di "Notorious", ricordato, tra l'altro, per il bacio
più lungo della storia del cinema, tra me e Cary Grant. Prima di
cambiare aria sempre con Alfred interpretai "Il peccato di lady
Considine".
La
scelta di cambiamento cadde su Roma!
Da
tempo mi interessavo al neorealismo italiano. Avevo visto Roma città
aperta e Paisà e decisi di scrivere due righe al regista Roberto
Rossellini: « ... Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla
inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa
quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo "ti amo", sono
pronta a venire in Italia per lavorare con lei... »
Letta la lettera Rossellini cosa fece?
Venne immediatamente a Londra, dove stavo girando un film di
Hitchcock. Poi ci fu un weekend a Parigi ed infine lo invitai come
ospite d'onore a un party nella mia villa californiana. Quella sera
c’era il meglio di Hollywood: Gary Cooper, Bette Davis, Frank Capra.

Renzo Rossellini, il primo figlio di Roberto racconta a tale
proposito un aneddoto molto gustoso…
Direi piccante… Una volta confessai a Renzo cosa era successo
durante quel party. E cioè che suo padre non sapendo l’inglese si
stava annoiando mortalmente per cui approfittò di un momento di
distrazione e mi raggiunse in cucina per restare da solo con me. Lì
fu concepito Robertino, il nostro primo figlio. Renzo incuriosito e
divertito insistette sui dettagli, domandandomi: «In piedi?». Non le
nascondo l’imbarazzo e arrossendo risposi: «Quasi!»
Immagino che le propose anche di lavorare insieme…
Aveva nel cassetto un copione destinato in origine ad Anna Magnani,
al tempo sua compagna, e ambientato a Stromboli. Dopo un breve
scambio epistolare partirono le riprese di Stromboli terra di Dio.
Era il marzo 1949.
Ci
parli di Stromboli…
Arrivammo a bordo del “San Lorenzo” un barcone da pesca lungo 15
metri. Roberto ci aveva caricato cineprese, riflettori, rotoli di
filo elettrico, attori e comparse, e sacchi di farina e scatolette
di pomodoro. L'isola era selvaggia, le spiagge scure e le case
bianche. Per me era tutto nuovo.
Hollywood era davvero lontana!!!
Non c'era un albergo, niente telefono, solo un piccolo ufficio
postale e le donne erano tutte vestite di nero. Ci restammo per
quattro lunghi mesi, girare il film fu un’impresa sovraumana.
Durante una forte crisi maledii l’isola, Roberto e il neorealismo.
Da
subito iniziano a trapelare indiscrezioni sulla vostra relazione
sentimentale…
Ci
innamorammo come due ragazzini. Avevo 35 anni, lui 44. La notizia
cominciò a correre e sull'isola sbarcavano giornalisti in
continuazione, non gliene importava niente del film, volevano sapere
con chi dormivo, da sola o con Roberto. Inevitabilmente
l’indiscrezione arrivò alle orecchie di mio marito. Lui mi spedì
delle lettere a dir poco tumultuose.
Alla fine dell'anno la stampa pubblica la notizia della sua
gravidanza…
Per l'opinione pubblica americana fu uno scandalo enorme. Passai in
un attimo da santa ad adultera da lapidare. Il caso arrivò
addirittura in Parlamento dove un senatore del Colorado mi definì
una potente distillatrice del male e cultrice del libero amore
condannando anche Roberto, reo di aver sottratto agli Stati Uniti la
star più preziosa
E
sul piano personale?
Mi
ero innamorata di Roberto senza accorgermene. Naturalmente mio
marito chiese immediatamente il divorzio. Ottenne l'affidamento di
mia figlia, plagiandola al punto che Pia dichiarò di non aver mai
voluto bene a sua madre.

Intanto per ripicca e per gelosia, Anna Magnani, nello stesso
periodo e in un'altra delle isole Eolie, interpreta "Vulcano".
Beh non fu facile neanche per Roberto. Dovette affrontare la sua ex
con la quale aveva vissuto una grande storia d’amore. Capivo
l’amarezza di Anna, in fin dei conti l’avevo sostituita sia
professionalmente che sentimentalmente.
Già… Roberto e Nannarella…
Erano stati una delle coppie più famose del cinema italiano. Un
sodalizio artistico eccezionale e un amore bruciante, ma anche
tormentato e rissoso. Ma l’amore è anche questo, inaffidabile,
disonesto, passeggero…
Non so perché ma mi viene in mente la scena di “La voce umana” di
Rossellini, dove Anna recita la parte di un’amante disperata e…
…e
urla all'uomo che la sta abbandonando: "Promettimi almeno questo.
Che non andrete nello stesso albergo dove andavamo noi due". Conosco
il film a memoria.
Ottenuto il divorzio regolarizzò la sua posizione…
La
legge italiana non prevedeva il divorzio per cui ci sposammo per
procura a Città del Messico. Nello stesso anno nacque Robertino.
Dalla mia stanza della clinica sentivo le grida di clamore dei
curiosi. Dovettero intervenire le forze dell'ordine per sedare la
folla di giornalisti e paparazzi.
Intanto nelle sale usciva Stromboli. Negli USA il film registrò un
clamoroso fiasco..
L’eco della mia relazione con Roberto precedente al matrimonio non
si era ancora smorzata e l'atteggiamento dei media americani fu del
tutto sfavorevole. Ma nel 1952 dopo la nascita delle gemelle Isotta
Ingrid e Isabella riuscii a riconquistare le simpatie del pubblico,
facendomi ritrarre in pose da casalinga e mamma felice.
Un
ottimo viatico per rilanciarsi negli Usa dopo i disastri
cinematografici di Rossellini…
Fu
la Fox a darmi questa possibilità che sfruttai alla grande. Fu un
ritorno trionfale e vinsi l'Oscar come "migliore attrice" per la
seconda volta con il film Anastasia.
L'unione con Rossellini era andata in crisi…
Conobbi un impresario teatrale svedese, Lars Schmidt, che divenne
mio marito nel 1958. Roberto invece in India conobbe la sua nuova
compagna, Sonali das Gupta.
Lei continuò a interpretare film di successo…
Il
terzo premio Oscar arrivò per col film Assassinio sull'Orient
Express. Nel 1978 accettai la proposta di tornare nella mia
madrepatria per lavorare insieme Ingmar Bergman nella realizzazione
del film Sinfonia d'autunno.
Fu
una scelta difficile vero?
Ero reduce da un intervento chirurgico e da una pesante
chemioterapia per un tumore al seno. Fu una scelta davvero difficile
anche perché dovevo calarmi nel personaggio di una madre cinica ed
egoista che aveva anteposto la sua carriera all'affetto per i figli.
Nel 1980, tormentata dalla malattia, Ingrid dà alle stampe il suo
libro di memorie: Ingrid Bergman - La mia storia.
Il
29 agosto del 1982, giorno del suo compleanno, Ingrid Bergman muore
a Londra. Cremata in Svezia, parte delle ceneri vengono sparse
insieme a dei fiori sulle acque svedesi; l'urna che ne contiene una
piccola parte giace in memoria a Norra Begravningsplatsen, il
cimitero settentrionale di Stoccolma.
Nella 'Hollywood walk of fame' all'altezza del numero 6759 di
Hollywood Boulevard una stella ricorda lo splendore di Ingrid
Bergman.

L'INTERVISTA E' A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
E REALIZZATA GRAZIE A:
http://www.lisolaweb.com/it
http://www.ecodelcinema.com
http://biografieonline.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Ingrid_Bergman
http://trovacinema.repubblica.it
http://maurosuttora.blogspot.com
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