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Riuscì anche ad esaudire il
suo sogno nel cassetto, vero?
Creai le famose “Attitudes”. Erano delle esibizioni con un misto
di posa, danza e recitazione. Mi presentavo sul palco con enormi
scialli evocando personaggi famosi della storia come Medea e
Cleopatra.
Ebbero vasta eco in Europa…
Affascinarono aristocratici, artisti e scrittori, tra cui Goethe,
ed anche re e regine, lanciando nuove tendenze nella danza in
tutta Europa, nonché la moda di un abbigliamento drappeggiato in
stile greco.
Come si trovava a Napoli?
Quando giunsi a Napoli ero convinta che sarei tornata presto a
Londra. Ed invece ci rimasi per oltre 15 anni… Ben presto
diventai un’assidua frequentatrice dei salotti e mi adattai
molto bene in quella, per me, insolita realtà. Io e mio marito
vivevano tra lussi e ospiti illustri nelle due ville di Napoli e
Posillipo.
Il successo artistico le aprì le porte dell’aristocrazia che
contava…
Ero diventata intima amica di Maria Carolina d'Austria, moglie
di Ferdinando I di Borbone.
Qualche storico afferma che tra lei e Maria Carolina c’era
qualcosa di più che un’intima amicizia?
Maria Carolina nonostante avesse avuto diciassette figli ed
avesse undici anni più di me era una donna bellissima ed
affascinante. Io ne ero ammirata, ricordo le tante lettere che
le scrissi, quelle che lei dice sono solo dicerie…
Come conobbe Orazio Nelson?
In qualità di moglie dell'ambasciatore britannico, diedi il
benvenuto a Nelson nel 1793, quando egli venne a Napoli a
chiedere rinforzi contro i francesi. Usai tutta la mia influenza
sulla regina per ottenere che il re concedesse i rinforzi a
Nelson.
Eravate già amanti?
No assolutamente, ma nutrivo una profonda stima per lui.
Ma si racconta che quando Nelson tornò a Napoli dopo cinque
anni di guerra lei svenne!
Dopo la battaglia sul Nilo era una leggenda, ma la guerra lo
aveva notevolmente invecchiato. Aveva perso un occhio, un
braccio e la maggior parte dei denti…
Ma era comunque felice…
Lo curai nella casa di mio marito e organizzai una festa con
1800 invitati per il suo quarantesimo compleanno. Credo che fu
proprio questo il momento quando mi resi conto di amarlo.
Suo malgrado è citata sui libri di storia…
Lei si riferisce alla caduta della Repubblica Napoletana vero?
Guardi io ho cercato di convincere Orazio a non accettare la
capitolazione della Repubblica negoziata dal Cardinale Ruffo.
Tutto qui. Non lo ritenevo giusto! Ma non mi sento responsabile
della morte di quei 124 napoletani per opera dei Borboni!
Si dice che suo marito tollerò questa relazione…
Mio marito era molto anziano e manifestava una profonda
ammirazione e rispetto per Nelson.
Il 31 gennaio 1801, nella casa di Londra di suo marito lei
diede alla luce Horatia, una bambina, figlia di Nelson.
Era bellissima Horatia! Vivemmo poco in quella casa, subito dopo
andammo ad abitare a Merton Place. Lì vivemmo apertamente la
nostra storia d’amore.
E suo marito?
Anche lui viveva con noi. Naturalmente su questa stravaganza i
giornali ci ricamarono sopra.
Poi?
Mio marito mori’ poco dopo e Orazio ritornò quasi subito in
mare. Io ero in attesa del suo secondo figlio. Fu una femmina ma
morì poche settimane dopo la nascita.
Come si sentiva?
Sola e disperata! Per distrarmi cominciai a giocare d’azzardo e
dilapidare tutti i miei averi. Mi indebitai pesantemente.
Nel 1805 morì anche Nelson…
La mia unica forza era il ricordo di Orazio, per cui diedi fondo
a tutte le mie povere finanze per costruire un monumento alla
memoria di Nelson! Chiesi aiuto al governo inglese ma nonostante
lui fosse un eroe nazionale nessuno mi diede ascolto.
Conobbe anche la galera vero?
Sì, andai in prigione per debiti. Ci rimasi un anno, poi
scarcerata mi rifugiai in Francia per sfuggire ai tanti
creditori.
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