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Frequentò le migliori scuole di New York…
La
Culture Ethical School e poi la Fieldstone School, scuole il cui
metodo pedagogico si basava sulla filosofia umanistica religiosa
dando nel contempo un ruolo preponderante al nutrimento spirituale
della mia creatività artistica.

A 14 anni conosce Allan Arbus…
Allan aveva cinque anni più di me, lavorava come commesso nei
magazzini di mio padre. Me ne innamorai.
Questa relazione non fu ben vista dai suoi genitori…
Beh loro lamentavano il diverso livello sociale, ma pur di stare
insieme ad Allan litigai con i miei e mi rifiutai di andare
all’università. Lo sposai nel ’41 appena compiuti i 18 anni.
Tutti e due appassionati di fotografia.
Veramente
fu lui che mi introdusse in quel mondo. Ne rimasi affascinata. Il
primo lavoro fu un servizio fotografico pubblicitario per i Grandi
magazzini Russek's. Il nostro rapporto funzionava alla grande sia
dal lato professionale che affettivo. Poi Allan fu chiamato a fare
il servizio militare, era scoppiata la seconda guerra mondiale. Era
in Birmania quando nacque nostra figlia Doon Arbus.
Dopo la guerra metteste su uno vero e proprio studio fotografico.
Lo
chiamammo “Diane & Allan Arbus”. All’inizio mi limitai a fare da
assistente a mio marito, poi iniziai a studiare l’arte della
fotografia riprendendo tra l’altro i miei studi di moda e disegno.

Nel ’55 la svolta…
L’incontro con Lisette Model fu determinante per la mia carriera.
Finché non studiai con Lisette sognavo solo di far fotografie, ma
non le facevo davvero. Lisette mi disse che dovevo divertirmi nel
farlo... Mi incoraggiò a ricercare dentro me stessa i miei soggetti
e il mio stile, a fotografare la mia paura. Grazie a lei superai la
mia timidezza e le mie foto cominciarono riempire riviste come
Glamour, Seventeen e Vogue.
Dicono che lei a fine anni cinquanta lavorasse ancora con una
nikon 35mm
Dapprincipio mi piaceva la grana. Ero affascinata dal suo effetto
nella stampa, perché tutti quei piccoli punti formavano un arazzo e
ogni dettaglio andava letto attraverso di essi. La pelle era come
l'acqua e il cielo e si aveva più a che fare con la luce e l'ombra
che con carne e sangue…
Intanto nacque la sua seconda figlia
Amy
nacque il 16 aprile del 1954. Fu un parto doloroso anche perché
rifiutai l’anestesia e fu una delle migliori esperienze della mia
vita!
Subito dopo il suo matrimonio va in crisi…
Professionalmente collaborammo fino al ’56. Ero stanca del rigore
formale, della perfezione tecnica e del mondo patinato della moda.
Ci separammo definitivamente nel ’59. Immediatamente mi sentii
libera di spaziare, indagare il proibito e muovermi attraverso
luoghi fisici e mentali che da sempre erano stati oggetto di
divieti, mutuati dalla rigida educazione ricevuta.
Leggo che esplorò i sobborghi frequentati dai poveri, gli
spettacoli di quart'ordine.
Scoprii
per caso il Club '82 e successivamente l'Hubert's Museum, un
baraccone delle meraviglie situato all'angolo fra la 42^ a Broadway,
dove si esibivano una serie di figure bizzarre e particolari che
naturalmente fotografai. Grazie ad Emile De Antonio, un impresario
di cinema, vidi “Freaks”, un cult movie del 1932 di Tod Browning. Ne
rimasi affascinata. La pellicola corrispondeva perfettamente alla
mia concezione di estetica. Rividi il film centinaia di volte.

Quindi fenomeni da baraccone, nani e ballerine… Personaggi non
certo facili!
Inizialmente venivo vista con sospetto, ma poi riuscivo a instaurare
un rapporto di confidenza, a volte, nella mia insaziabile ricerca
dell’estetica, anche intimo. Fra i primi soggetti ci furono “Miss
Stormé de Larverie, la donna che si vestiva da uomo” “Moondog”, un
gigante cieco con una grande barba e corna da vichingo che passava
otto ore al giorno fra la 50 ma ovest e la Six Avenue, il nano
messicano “Cha cha cha” ecc.
Immagino che non fu facile pubblicare quelle foto!
Visti i
soggetti così inconsueti i miei servizi venivano puntualmente
cestinati. La mia prima pubblicazione è “The Vertical Journey”, sei
foto pubblicate nel 1960 sulla rivista Esquire e fu merito solo
grazie all’insistenza di Marvin Israel, art director della rivista e
mio caro amico molto intimo.
Quale fu il risultato?
Lettere
di protesta e qualche disdetta dell'abbonamento alla rivista.
Ma nel ’63 arriva la sua prima borsa di studio da parte della
Guggenheim…
Il MOMA,
il Museum of Modern Art di NY nel ’65 espose tre mie fotografie dal
titolo “Acquisizioni recenti”. La reazione del pubblico non fu di
indifferenza. Ogni giorno le fotografie dovevano essere pulite dagli
sputi dei visitatori.

Venne chiamata la “fotografa di mostri”
Beh non
solo, nonostante il successo di pubblico nel ’67 con una mostra
chiamata “New Documents” e successivamente con il servizio di sosia
di personaggi famosi, i critici continuavano ad insistere che la mia
arte era frutto dell’abuso di farmaci per le mie crisi depressive.
Comunque fece anche foto su commissione di ritratti di personaggi
famosi, vero?
Paradossalmente in queste fotografie concentrai tutta la mia
eccentricità mostrando i soggetti ritratti senza la minima ricerca
dell'abbellimento estetico, anzi andandone consapevolmente a cercare
l'estremo opposto, fino ad arrivare alla provocazione consapevole.
Negli anni settanta diventa un mito per il movimento giovanile…
Diventai
una specie di idolo inserendomi nella tendenza del periodo contro le
rassicuranti e noiose convenzioni borghesi. Fotografai disabili in
un istituto, prostitute e i clienti di alcuni bordelli sadomaso
schierandomi attivamente contro ogni moralismo.

Ormai la depressione di cui ha sempre sofferto si è fatta più
grave. Il 26 luglio 1971 si suicida ingerendo una forte dose di
barbiturici e tagliandosi i polsi nella vasca da bagno. La
troveranno un paio di giorni dopo, con il corpo già in avanzato
stato di decomposizione.
La consacrazione di Diane Arbus avviene solo dopo la morte. Prima la
Monografia della Aperture e poi l'esposizione delle sue foto alla
Biennale di Venezia, la proiettano direttamente nell'olimpo dei
grandi.
Nel 2006 Nicole Kidman ha interpretato la fotografa nel film Fur -
Un ritratto immaginario di Diane Arbus diretto da Steven Shainberg.
La storia si propone di mostrare come Diane abbia potuto apprezzare
il mondo della diversità entrando gradualmente nel mondo dei freaks.
Ci lascia un vasto impero di foto e documenti. In soli undici anni
vengono numerati più di settemila provini e cinquecento rullini.

L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
http://it.wikipedia.org/wiki/Diane_Arbus
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1332&biografia=Diane+Arbus
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