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Cosa fece?
Decisi di impegnarmi nell'attività teatrale che al tempo
praticavo soltanto come hobby. Cambiai il mio nome in Claire
Waldoff e l’anno successivo alla maturità, nel 1903, ottenni il
mio primo ingaggio a Bad Pyrmont e a Kattowitz. Nel 1906 mi
trasferii a Berlino, dove
assimilai rapidamente il dialetto berlinese.
Berlino le cambiò la vita…
Grazie ad un'amica lavorai in pianta stabile al "Figaro", un
teatrino del Kurfürstendamm, e venni subito apprezzata per le
mie doti da commediante. Fu così che approdai al cabaret come
cantante.
Il suo primo spettacolo, Roland von Berlin, le causò subito
problemi, vero?
Ebbi problemi con la rigida censura imperiale dell'era
guglielmina. Pensi che dopo tre giorni dalla prima mi proibirono
di entrare in scena vestita in giacca e cravatta, tipo
collegiale di Eton. Anche i testi e le musiche furono ritenuti
troppo antimilitaristici.
La rappresentazione venne interrotta?
Per salvare il salvabile il compositore della commedia scrisse
in fretta e furia come rimpiazzo un'innocua canzone, "Schmackeduzchen",
la storiella di un anatroccolo innamorato pazzo. La mia
esibizione fu un trionfo e mi valse l'appellativo di "Stella di
Berlino".
Fu così che si specializzò in canzonette…
Beh andiamoci piano nel chiamarle canzonette… In realtà erano
vere e proprie denunce in rima talvolta triviali in gergo
berlinese che avevo appreso nel corso delle mie esibizioni nelle
osterie.
Comunque nonostante la censura continuò ad esibirsi in giacca
e cravatta vero?
Beh sì era la mia caratteristica come del resto i capelli rossi
tagliati alla maschietta. Durante le esibizioni fumavo sul palco
e intrattenevo la platea con un linguaggio molto popolare, ma
credo che al pubblico piacque soprattutto Il mio atteggiamento
semplice, senza gesti, basato solamente sulla mimica e sugli
sguardi, era qualcosa di nuovo sui palchi dei cabaret. Ero e
rimasi grande nella mia semplicità.

Siamo negli anni venti e con lei nacque una nuova stella!
Feci svariate tournée in Germania e spopolai nei più prestigiosi
teatri di varietà berlinesi, tipo la Scala ed il Wintergarten.
Le mie canzoni vennero anche trasmesse alla radio. Le vendite
dei dischi raggiunsero cifre incredibili per l'epoca; in quel
periodo avevo un repertorio ad occhi e croce di circa 300
canzoni.
Conobbe Marlene Dietrich vero?
Sì la incrociai svariate volte, ma Marlene in quel periodo era
ancora una sconosciuta. Non ci frequentammo molto, ma ebbi
comunque modo di apprezzare le sue doti artistiche ed umane. Una
grande donna!
Lei si dichiarava apertamente lesbica, come venne accettata?
Beh, ripensandoci oggi sicuramente ho anticipato di parecchio i
tempi, la preferenza per i travestimenti maschili contribuirono
notevolmente a farmi diventare una icona della comunità
berlinese e un chiaro esempio di butch.
Butch?
Non so come si dica nella vostra lingua, forse camionista.
Comunque stava ad indicare una lesbica dichiarata con
atteggiamenti ed abbigliamento prettamente mascolini,
generalmente in contrapposizione alla femme, una lesbica con
atteggiamento ed abbigliamento femminili.

Leggo dalla sua biografia che ha avuto una sola compagna per
tutta la vita…
Eh sì, le sembra strano? Fu la dolce baronessa Olga von Roeder
più piccola di me di due anni. Fu una donna impagabile, una
compagna che tutti vorrebbero avere. Divenimmo un punto di
riferimento della Berlino lesbica. Regolarmente visitavamo il
club femminile Pyramide, che si riuniva nel Toppkeller nel
quartiere di Schöneberg. Lì si potevano incontrare ballerine
come Anita Berber e Cilly de Rheydt, oppure impiegate, donne
eleganti, pittrici e modelle.
Poi venne il nazismo…
… E fu la fine della mia carriera. Quando nel 1933 i
nazionalsocialisti presero il potere subii il divieto politico
di entrare in scena nel Palazzo dello Sport di Berlino. Tutti
gli imprenditori teatrali si adeguarono in fretta, offrendomi
una miseria di ingaggio con il preciso disegno di farmi
desistere. Nel 1936 poi il ministro della propaganda Joseph
Goebbels vietò una mia esibizione alla Scala di Berlino.
Quindi cosa fece?
Nulla, vivevo assieme alla mia compagna, mantenendomi con
piccole esibizioni e soprattutto con i miei risparmi. Nel 1942
ricevetti dalla Wehrmacht una proposta di esibirmi all’estero.
Dovevo pur mangiare no? Per cui accettai di cantare per le
truppe esibendomi davanti ai soldati tedeschi nella Parigi
occupata.
Ma le cose non andarono più bene, vero?
Ormai il mondo era cambiato e, nonostante la fine della guerra,
gli ingaggi non furono più gli stessi, finché a poco a poco
venni relegata nel dimenticatoio. Ebbi grossi problemi
economici, vissi nell'indigenza. In occasione del mio
settantesimo compleanno (1949) il Senato di Berlino Ovest mi
concesse un modesto vitalizio.

Nel 1953 uscì la sua autobiografia. Claire Waldoff morì a Bad
Reichenhall quattro anni dopo, nel 1957; la sua compagna, morta
nel 1963, sarebbe stata sepolta nella sua stessa tomba.
L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
www.lospecchiodellacitta.it

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