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Cosimo Salini Investigatore Privato. Secondo piano. Interno 5.
La targa d’oro riflette alla luce di questa ottobrata romana.
L’ascensore è quello con le inferriate ricavato dentro la
tromba delle scale. Conosco Salini da una vita. Ex poliziotto,
ex giornalista, finché venne il momento di guadagnare qualche
soldo e mettersi in proprio.
La porta è aperta. Entro. E’ seduto alla sua scrivania. Una
piccola lampada verde illumina a malapena la sua faccia finta
burbera avvolta da una nuvola grigiastra di fumo. Le serrande
sono abbassate. Un filo di musica anni 60 riscalda la
penombra.
“Oddio no! Solo tu ci mancavi questa mattina.” Il telefono
squilla incessantemente.
“Passavo di qui…” Dico timidamente
“Sei un fottuto bugiardo! Quando vieni fin qui hai sempre
bisogno di qualcosa.” La sua stretta di mano mi provoca una
serie infinita di microfratture all’altezza delle falangi.
E' vero. Il Direttore del mio piccolo giornale on-line dove
lavoro attualmente ha intenzione di inaugurare una nuova
rubrica - Giallo Passione - con un servizio dedicato a Wilma
Montesi. Io ho pensato subito a Cosimo. E chi altro se non
lui? L’archivio storico vivente di tutti i fatti di cronaca
nera.
“Dai sputa l’osso. Che vuoi sapere?” Dice scolandosi l’ultimo
goccio di caffè freddo.
“La ragazza senza reggicalze…” Dico senza guardarlo in
faccia.
“Nooo, cazzo ancora lei! Ma a chi vuoi che interessi più
quella storia! 50 anni di inchiostro, ormai si è detto tutto!
Non ti bastano le tredicimilanovecento voci sull’affaire
reperibili su Google?”
Finalmente risponde al telefono. Qualche parolaccia al
malcapitato interlocutore ed è di nuovo da me.
“Allora? Che vuoi sapere che già non si conosce?”
“Cosimo, ma veramente io avevo pensato di riprendere la
storia dall’inizio. Come dici tu sono passati 50 anni e pochi
ormai conoscono quella storia.” Fa la faccia perplessa.
“Mica mi sembri tanto originale. Vabbè ti aiuto. Dimmi tutto.”
Il tempo di alzarsi e tirare su le tapparelle ed è di nuovo
seduto. Dalla piccola libreria alle sue spalle prende un
faldone strapieno di carte e giornali dell’epoca. In fin dei
conti gli piace frugare tra i ricordi, ma non senza farlo
pesare.
“Ti avverto, non più di mezz’ora!”
Tiro fuori il mio fogliettino sgualcito con qualche domanda.
"Cominciamo dal ritrovamento del cadavere?"
"Era un Sabato. L’11 aprile del ’53. Ricordo che era la
vigilia di Pasqua. Dovevo trascorrere il week end nella mia
casetta in campagna invece il mio capo-redattore mi costrinse
a rimanere a Roma. Il cadavere di Wilma Montesi, una
bellissima ragazza romana, venne trovato supino sulla
battigia, in una zona allora quasi disabitata sulla spiaggia
di Torvajanica, una ventina di km da Roma."
"Si pensò subito ad un delitto?"
"Veramente no, il corpo non presentava alcun segno di
violenza. La ragazza non aveva avuto alcun rapporto sessuale
ed indossava solamente una sottoveste rammendata, mentre la
borsa, la gonna gialla, le scarpe, le calze e il reggicalze
sembravano spariti nel nulla. La madre della ragazza fece notare
agli inquirenti l’assenza del reggicalze di raso nero che la
figlia indossava sempre allacciandolo ai fianchi sopra le
mutandine e che per nessuna ragione si sarebbe mai tolta
di sua spontanea volontà."
"Ma nonostante questo particolare l’ipotesi del malore fu
la più convincente."
"Eh già un malore mentre faceva un pediluvio. Del resto
anche l’autopsia, non trovando tracce di droga, parlò
genericamente di sincope, anche se diversi interrogativi
rimasero senza risposta."
"Le indagini come andarono?"
"Wilma era uscita di casa due giorni prima, verso le 17 e
la sorella Wanda ricordò che le aveva chiesto, giorni prima,
di accompagnarla ad Ostia per curare nell’acqua salata un
arrossamento al calcagno dovuto ad un paio di scarpe nuove.
Alcuni testimoni raccontarono di aver incontrato Wilma sul
trenino Roma-Ostia. Ostia è un’altra località balneare di
Roma, ma distante alcuni km da Torvajanica."
"E quindi come è arrivata fin lì?"
"La versione ufficiale parlò di correnti marine che
trasportarono il cadavere fino a Torvajanica."
"Si escluse totalmente l’ipotesi di aggressione?"
"La testimonianza della madre non venne presa nella giusta
considerazione. Per fare un pediluvio non ci si toglie il
reggicalze! E nessuno riuscì a dare una spiegazione sensata
della scomparsa dell’indumento. Per i genitori, che non
credevano al malore, Wilma poteva essere stata avvicinata da
un malintenzionato proprio mentre faceva il pediluvio e che
era svenuta per lo spavento. Di tutto ciò avrebbe approfittato
l’aggressore, che le avrebbe tolto l’indumento, forse per
violentarla. Poi l’uomo potrebbe essere scappato portando con
sé il reggicalze, per evitare che le impronte digitali
potessero portare alla sua identificazione."
"E l’ipotesi suicidio?"
"Anche in questo caso rimarrebbero in piedi i misteri già
detti. Comunque la ragazza non aveva apparenti motivi per
uccidersi. Apparteneva ad una modesta famiglia romana. Figlia
d’un falegname e fidanzata con un poliziotto, prossima al
matrimonio, viveva nelle case popolari di Via Tagliamento nel
quartiere Trieste di Roma."
"Quindi caso chiuso…"
"Praticamente sì, finché un piccolo settimanale
scandalistico “Attualità” diretto da Silvano Muto, riportò a
galla il caso. L’ipotesi avanzata era che Wilma Montesi fosse
morta per overdose di droga durante un’orgia nella riserva di
caccia del marchese Ugo Montagna. Tra gli invitati: il
musicista Piero Piccioni, figlio del Ministro degli Esteri e
favorito successore di Alcide De Gasperi alla segreteria del
partito della Democrazia Cristiana. Naturalmente Muto venne
denunciato per calunnia. Intimorito ritrattò l’articolo e solo
in un secondo dopo ne riconfermò ogni singola parola."
"Ma erano solo voci…"
"Certo. Finché spuntò una donna. Al secolo Anna Maria
Moneta Caglio, detta Il Cigno Nero per il suo lungo collo. Ex
amante delusa del marchese Montagna. La donna confermò che
nella villa di Capocotta, antistante il luogo dove venne
ritrovato il cadavere si svolgevano festini."
"Quindi niente Ostia, niente correnti marine…"
"Macché! Lo scandalo assunse dimensioni gigantesche quando
anche il questore di Roma venne accusato di aver tentato di
insabbiare tutto per questioni politiche."
"“L’affaire Montesi”. Da caso giudiziario ad affare
politico. Andrebbe bene come titolo?"
"Nel rapporto riservato dei carabinieri si poteva leggere
che nella villa di Ugo Montagna si svolgevano incontri con
donne di dubbia moralità allo scopo di soddisfare i piaceri ed
i vizi di tante personalità del mondo politico. Per cui, per
evitare scandali e fastidi, invece di soccorrerla, la
poveretta sarebbe stata abbandonata sulla riva del mare,
credendola ormai morta.
A questo punto la magistratura è costretta ad aprire
un’inchiesta.
Anche lì ci furono cose poco chiare, la superperizia sul corpo
di Wilma fu contestata."
"A quale conclusione era arrivata?"
"Come ti ho detto prima, la perizia affermava che sul
cadavere non erano presenti lesioni. L’imene era del tutto
integro e così pure la regione anale. Ma qualche tempo dopo
l’Unità, organo ufficiale del Partito comunista italiano,
smentì questa tesi. Secondo il professor Pellegrini la
ragazza era stata brutalizzata in quanto la sabbia ritrovata
nella vagina era la prova provata della violenza in quanto le
onde del mare, anche se violente, non potevano immettere in
vagina della sabbia e, meno ancora, in quantità così cospicua
da intasare la vagina stessa."
"Altro che privacy!"
"Vennero date in pasto alla stampa informazioni intime e
private. L’intimità del suo corpo fu martoriata in pubblico,
passando sopra al minimo riserbo e dignità ed essere
consegnata alla cronaca più morbosa e soprattutto alle ragioni
della politica."
"E’ vero che anche la sorella Wanda dovette sottoporsi
all’esame della verginità?"
"Purtroppo sì. Lo fece per dissipare ogni sospetto sulle
notizie della stampa scandalistica sulle dubbie frequentazioni
delle due sorelle, alimentate dall’accusa che avrebbe voluto
dimostrare tramite la mancanza di integrità di Wanda la
leggerezza di Wilma. Quindi affrontò l’esame ginecologico per
attestare la sua illibatezza alla presenza del fidanzato.
Risultato del referto: «assoluta verginità», come per la
disgraziata sorella."
"Ma è proprio Il Cigno Nero la testimone chiave..."
"Allora qualcosa sai! Infatti è proprio lei ad accusare
Piero Piccioni d’aver trasportato nell’auto e con l’aiuto dei
guardiani della tenuta, Wilma sulla spiaggia. Dove morì per
annegamento lento. Piccioni, sempre secondo il “Cigno Nero” è
amico intimo di Ugo Montagna e tutti due hanno rapporti
d’affari con il capo della polizia… Quindi si venne a scoprire
che quasi tutti i protagonisti avevano interesse ad occultare
le prove del delitto."
"Fu un testimone attendibile?"
"Mica tanto. Nel corso del processo per diffamazione, dove
era imputata, furono trovati legami evidenti tra lei e la
corrente democristiana avversa a Piccioni."
"L’affare si complica. Comunque le indagini avevano preso
una piega ben precisa, a questo punto."
"Sì, Piero Piccioni venne arrestato il 21 settembre 1954
per concorso in omicidio colposo e uso di stupefacenti. Ugo
Montagna, accusato di favoreggiamento, si costituì
direttamente in carcere. L’ex-questore di Roma, Saverio
Polito, ricevette un mandato di comparizione con l’accusa di
aver sviato le indagini. "
"E in tribunale cosa accadde?"
"A Venezia, la vera protagonista del processo fu
naturalmente la Caglio che, sicura nelle sue dichiarazioni,
conquistò l’attenzione di cronisti e fotografi. Ma i giudici
non la ritennero attendibile come le due signore che avevano
creduto di riconoscere Piccioni sul lungomare di Ostia la sera
stessa del delitto. Ragion per cui lo stesso pubblico
ministero chiese l’assoluzione con formula piena degli
imputati."
"Nel corso del processo ci fu anche l’intermezzo dello zio
della vittima, vero?"
"Ah già, Giuseppe Montesi rischiò l’incriminazione per
falsa testimonianza non volendo ammettere che, la sera della
sparizione, se la faceva con la sorella della sua fidanzata."
"Finalmente venne preso in considerazione l’alibi di
Piccioni.."
"Infatti, nei giorni precedenti la morte di Wilma, il
musicista se ne stava tranquillo a Rovello in dolce compagnia di Alida
Valli che testimoniò a suo favore. Tornato a Roma il fatidico
9 aprile rimase a letto per un forte mal di gola."
"La sentenza?"
"Il 27 maggio 1957 il Tribunale di Venezia mandò assolti
con formula piena Piccioni, Montagna e Polito.
La sentenza sposò in pieno la tesi del “pediluvio”, ma ormai
la speculazione politica era passata e la verità sulla fine di
Wilma Montesi non occupava più le prime pagine dei giornali.
La Caglio e Silvano Muto invece furono rinviati a giudizio per
calunnia e successivamente condannati. Due anni di carcere per
il giornalista e due anni e sei mesi per la donna, confermati
negli altri due successivi gradi di giudizio."
"Secondo te ci sarebbe la possibilità di riaprire il caso?"
"Se parli di nuovo materiale, assolutamente no! La verità
è lì, a portata di mano, dentro quei fascicoli. Basterebbe
osservare meglio. Credo che oggi senza condizionamenti esterni
ed interessi di parte ci si avvicinerebbe molto di più alla
verità. E chissà… con un po’ di fortuna, magari anche a
smascherare l’assassino."
"Quindi c’è un assassino?"
"La testimonianza della madre e il dettaglio del
reggicalze è fondamentale."
"Niente malore, incidente, suicidio ecc…."
"Direi proprio di no!"
"Tu che idea ti sei fatto?"
"Non chiedermi chi è l’assassino! Ancora oggi la morte di
Wilma Montesi resta uno dei più grossi misteri italiani del
secondo dopoguerra rimasti irrisolti. Di certo sappiamo che
morì vergine e la sua breve vita,
come la sua morte, passarono al vaglio morboso delle cronache
scandalistiche e furono sfruttate per altri fini che non
avevano nulla a vedere con la ricerca della verità, del resto
mai accertata."
L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
www.archivio900.it
andrealazzaripercarrara.splinder.com
www.misteriditalia.it
www.numagazine.it
it.wikipedia.org/wiki/Wilma_Montesi
www.thrillermagazine.it
www.poliziaedemocrazia.it
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