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STORIA DI "GENTE PER BENE"
Wilma Montesi
La ragazza senza reggicalze
Torvajanica (Roma) 11 aprile 1953 Vigilia di Pasqua.
Il ritrovamento del suo corpo senza vita su una spiaggia pubblica vicino Ostia
mise in moto indagini che portarono alla luce un mondo di droga ed orge
in cui era coinvolta una fetta della buona società romana.

 

 

 

 

 

 



“Oddio no! Solo tu ci mancavi questa mattina.” Il telefono squilla incessantemente.
“Passavo di qui…” Dico timidamente

“Sei un fottuto bugiardo! Quando vieni fin qui hai sempre bisogno di qualcosa.” La sua stretta di mano mi provoca una serie infinita di microfratture all’altezza delle falangi.


E' vero. Il Direttore del mio piccolo giornale on-line dove lavoro ha intenzione di inaugurare una nuova rubrica - Giallo Passione - con un servizio dedicato a Wilma Montesi.
“Dai sputa l’osso. Che vuoi sapere?” Dice scolandosi l’ultimo goccio di caffè freddo.


“La ragazza senza reggicalze…” Dico senza guardarlo in faccia.
“Nooo, cazzo ancora lei! Ma a chi vuoi che interessi più quella storia! 50 anni di inchiostro, ormai si è detto tutto! Non ti bastano le tredicimilanovecento voci sull’affaire reperibili su Google?”


Finalmente risponde al telefono. Qualche parolaccia al malcapitato interlocutore ed è di nuovo da me.
“Allora? Che vuoi sapere che già non si conosce?”
“...ma veramente io avevo pensato di riprendere la storia dall’inizio. Come dici tu sono passati 50 anni e pochi ormai conoscono quella storia.” Fa la faccia perplessa.
“Mica mi sembri tanto originale. Vabbè ti aiuto. Dimmi tutto.”


Il tempo di alzarsi e tirare su le tapparelle ed è di nuovo seduto. Dalla piccola libreria alle sue spalle prende un faldone strapieno di carte e giornali dell’epoca. In fin dei conti gli piace frugare tra i ricordi, ma non senza farlo pesare.
“Ti avverto, non più di mezz’ora!”
Tiro fuori il mio fogliettino sgualcito con qualche domanda.


"Cominciamo dal ritrovamento del cadavere?"
"Era un Sabato. L’11 aprile del ’53. Ricordo che era la vigilia di Pasqua. Dovevo trascorrere il week end nella mia casetta in campagna invece il mio capo-redattore mi costrinse a rimanere a Roma. Il cadavere di Wilma Montesi, una bellissima ragazza romana, venne trovato supino sulla battigia, in una zona allora quasi disabitata sulla spiaggia di Torvajanica, una ventina di km da Roma."

"Si pensò subito ad un delitto?"
"Veramente no, il corpo non presentava alcun segno di violenza. La ragazza non aveva avuto alcun rapporto sessuale ed indossava solamente una sottoveste rammendata, mentre la borsa, la gonna gialla, le scarpe, le calze e il reggicalze sembravano spariti nel nulla. La madre della ragazza fece notare agli inquirenti l’assenza del reggicalze di raso nero che la figlia indossava sempre allacciandolo ai fianchi sopra le mutandine e che per nessuna ragione si sarebbe mai tolta di sua spontanea volontà."

"Ma nonostante questo particolare l’ipotesi del malore fu la più convincente."
"Eh già un malore mentre faceva un pediluvio. Del resto anche l’autopsia, non trovando tracce di droga, parlò genericamente di sincope, anche se diversi interrogativi rimasero senza risposta."

"Le indagini come andarono?"
"Wilma era uscita di casa due giorni prima, verso le 17 e la sorella Wanda ricordò che le aveva chiesto, giorni prima, di accompagnarla ad Ostia per curare nell’acqua salata un arrossamento al calcagno dovuto ad un paio di scarpe nuove.
Alcuni testimoni raccontarono di aver incontrato Wilma sul trenino Roma-Ostia. Ostia è un’altra località balneare di Roma, ma distante alcuni km da Torvajanica."

 

 



"E quindi come è arrivata fin lì?"
"La versione ufficiale parlò di correnti marine che trasportarono il cadavere fino a Torvajanica."

"Si escluse totalmente l’ipotesi di aggressione?"
"La testimonianza della madre non venne presa nella giusta considerazione. Per fare un pediluvio non ci si toglie il reggicalze! E nessuno riuscì a dare una spiegazione sensata della scomparsa dell’indumento. Per i genitori, che non credevano al malore, Wilma poteva essere stata avvicinata da un malintenzionato proprio mentre faceva il pediluvio e che era svenuta per lo spavento. Di tutto ciò avrebbe approfittato l’aggressore, che le avrebbe tolto l’indumento, forse per violentarla. Poi l’uomo potrebbe essere scappato portando con sé il reggicalze, per evitare che le impronte digitali potessero portare alla sua identificazione."

"E l’ipotesi suicidio?"
"Anche in questo caso rimarrebbero in piedi i misteri già detti. Comunque la ragazza non aveva apparenti motivi per uccidersi. Apparteneva ad una modesta famiglia romana. Figlia d’un falegname e fidanzata con un poliziotto, prossima al matrimonio, viveva nelle case popolari di Via Tagliamento nel quartiere Trieste di Roma."

"Quindi caso chiuso…"
"Praticamente sì, finché un piccolo settimanale scandalistico “Attualità” diretto da Silvano Muto, riportò a galla il caso. L’ipotesi avanzata era che Wilma Montesi fosse morta per overdose di droga durante un’orgia nella riserva di caccia del marchese Ugo Montagna. Tra gli invitati: il musicista Piero Piccioni, figlio del Ministro degli Esteri e favorito successore di Alcide De Gasperi alla segreteria del partito della Democrazia Cristiana. Naturalmente Muto venne denunciato per calunnia. Intimorito ritrattò l’articolo e solo in un secondo dopo ne riconfermò ogni singola parola."

"Ma erano solo voci…"
"Certo. Finché spuntò una donna. Al secolo Anna Maria Moneta Caglio, detta Il Cigno Nero per il suo lungo collo. Ex amante delusa del marchese Montagna. La donna confermò che nella villa di Capocotta, antistante il luogo dove venne ritrovato il cadavere si svolgevano festini."

"Quindi niente Ostia, niente correnti marine…"
"Macché! Lo scandalo assunse dimensioni gigantesche quando anche il questore di Roma venne accusato di aver tentato di insabbiare tutto per questioni politiche."

"“L’affaire Montesi”. Da caso giudiziario ad affare politico. Andrebbe bene come titolo?"
"Nel rapporto riservato dei carabinieri si poteva leggere che nella villa di Ugo Montagna si svolgevano incontri con donne di dubbia moralità allo scopo di soddisfare i piaceri ed i vizi di tante personalità del mondo politico. Per cui, per evitare scandali e fastidi, invece di soccorrerla, la poveretta sarebbe stata abbandonata sulla riva del mare, credendola ormai morta.
A questo punto la magistratura è costretta ad aprire un’inchiesta.
Anche lì ci furono cose poco chiare, la superperizia sul corpo di Wilma fu contestata."

"A quale conclusione era arrivata?"
"Come ti ho detto prima, la perizia affermava che sul cadavere non erano presenti lesioni. L’imene era del tutto integro e così pure la regione anale. Ma qualche tempo dopo l’Unità, organo ufficiale del Partito comunista italiano, smentì questa tesi. Secondo il professor Pellegrini la ragazza era stata brutalizzata in quanto la sabbia ritrovata nella vagina era la prova provata della violenza in quanto le onde del mare, anche se violente, non potevano immettere in vagina della sabbia e, meno ancora, in quantità così cospicua da intasare la vagina stessa."

"Altro che privacy!"
"Vennero date in pasto alla stampa informazioni intime e private. L’intimità del suo corpo fu martoriata in pubblico, passando sopra al minimo riserbo e dignità ed essere consegnata alla cronaca più morbosa e soprattutto alle ragioni della politica."

"E’ vero che anche la sorella Wanda dovette sottoporsi all’esame della verginità?"
"Purtroppo sì. Lo fece per dissipare ogni sospetto sulle notizie della stampa scandalistica sulle dubbie frequentazioni delle due sorelle, alimentate dall’accusa che avrebbe voluto dimostrare tramite la mancanza di integrità di Wanda la leggerezza di Wilma. Quindi affrontò l’esame ginecologico per attestare la sua illibatezza alla presenza del fidanzato.
Risultato del referto: «assoluta verginità», come per la disgraziata sorella."

"Ma è proprio Il Cigno Nero la testimone chiave..."
"Allora qualcosa sai! Infatti è proprio lei ad accusare Piero Piccioni d’aver trasportato nell’auto e con l’aiuto dei guardiani della tenuta, Wilma sulla spiaggia. Dove morì per annegamento lento. Piccioni, sempre secondo il “Cigno Nero” è amico intimo di Ugo Montagna e tutti due hanno rapporti d’affari con il capo della polizia… Quindi si venne a scoprire che quasi tutti i protagonisti avevano interesse ad occultare le prove del delitto."

"Fu un testimone attendibile?"
"Mica tanto. Nel corso del processo per diffamazione, dove era imputata, furono trovati legami evidenti tra lei e la corrente democristiana avversa a Piccioni."

"L’affare si complica. Comunque le indagini avevano preso una piega ben precisa, a questo punto."
"Sì, Piero Piccioni venne arrestato il 21 settembre 1954 per concorso in omicidio colposo e uso di stupefacenti. Ugo Montagna, accusato di favoreggiamento, si costituì direttamente in carcere. L’ex-questore di Roma, Saverio Polito, ricevette un mandato di comparizione con l’accusa di aver sviato le indagini. "

"E in tribunale cosa accadde?"
"A Venezia, la vera protagonista del processo fu naturalmente la Caglio che, sicura nelle sue dichiarazioni, conquistò l’attenzione di cronisti e fotografi. Ma i giudici non la ritennero attendibile come le due signore che avevano creduto di riconoscere Piccioni sul lungomare di Ostia la sera stessa del delitto. Ragion per cui lo stesso pubblico ministero chiese l’assoluzione con formula piena degli imputati."

"Nel corso del processo ci fu anche l’intermezzo dello zio della vittima, vero?"
"Ah già, Giuseppe Montesi rischiò l’incriminazione per falsa testimonianza non volendo ammettere che, la sera della sparizione, se la faceva con la sorella della sua fidanzata."

"Finalmente venne preso in considerazione l’alibi di Piccioni.."
"Infatti, nei giorni precedenti la morte di Wilma, il musicista se ne stava tranquillo a Rovello in dolce compagnia di Alida Valli che testimoniò a suo favore. Tornato a Roma il fatidico 9 aprile rimase a letto per un forte mal di gola."

"La sentenza?"
"Il 27 maggio 1957 il Tribunale di Venezia mandò assolti con formula piena Piccioni, Montagna e Polito.
La sentenza sposò in pieno la tesi del “pediluvio”, ma ormai la speculazione politica era passata e la verità sulla fine di Wilma Montesi non occupava più le prime pagine dei giornali. La Caglio e Silvano Muto invece furono rinviati a giudizio per calunnia e successivamente condannati. Due anni di carcere per il giornalista e due anni e sei mesi per la donna, confermati negli altri due successivi gradi di giudizio."

"Secondo te ci sarebbe la possibilità di riaprire il caso?"
"Se parli di nuovo materiale, assolutamente no! La verità è lì, a portata di mano, dentro quei fascicoli. Basterebbe osservare meglio. Credo che oggi senza condizionamenti esterni ed interessi di parte ci si avvicinerebbe molto di più alla verità. E chissà… con un po’ di fortuna, magari anche a smascherare l’assassino."

"Quindi c’è un assassino?"
"La testimonianza della madre e il dettaglio del reggicalze è fondamentale."

"Niente malore, incidente, suicidio ecc…."
"Direi proprio di no!"

"Tu che idea ti sei fatto?"
"Non chiedermi chi è l’assassino! Ancora oggi la morte di Wilma Montesi resta uno dei più grossi misteri italiani del secondo dopoguerra rimasti irrisolti. Di certo sappiamo che morì vergine e la sua breve vita, come la sua morte, passarono al vaglio morboso delle cronache scandalistiche e furono sfruttate per altri fini che non avevano nulla a vedere con la ricerca della verità, del resto mai accertata."

 

 


 

L'INTERVISTA E' A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
REALIZZATA GRAZIE A:
www.archivio900.it
andrealazzaripercarrara.splinder.com
www.misteriditalia.it
www.numagazine.it
it.wikipedia.org/wiki/Wilma_Montesi
www.thrillermagazine.it
www.poliziaedemocrazia.it

 

 

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