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“Ancora tu! Senti
ho da fare, non posso darti ascolto.”
Cosimo Salini gioca con delle istantanee.
“Ho in mano roba che scotta. I miei collaboratori hanno fatto
un lavoretto con i fiocchi.”
“Di cosa si tratta? Se posso…”
“La figlia di un magistrato beccata col suo amante in un motel
sull’Aurelia.”
“Da sola?”
“Macchè sola! Guarda qui! Lui è un finanziere della Roma bene.
Amico e consulente di politici di primo piano.”
“Naturalmente lei è sposata!”
“Certo, e tra un’ora ho appuntamento con il marito. Purtroppo
i suoi sospetti erano veri. Con queste foto non ci sono più
dubbi. Fotografata mentre entra nell’albergo e addirittura a
letto nella stanza.”
Ride soddisfatto
“I miei collaboratori si sono arrampicati in cima ad un albero
e li hanno immortalati così….”
Poggia le foto sul tavolo capovolte.
“Quindi devi smammare immediatamente.”
“Dai Cosimo, ho già scartabellato una serie di articoli di
giornale, mi serviva solo qualche aggiunta.”
“Di che si tratta?”
“Maria Martirano Fenaroli, ti ricorda qualcosa?”
“Certo, come no! Maria Martirano, una bella signora di 47
anni. Trovata morta nel suo appartamento di via Ernesto Monaci
21, una tranquilla strada nei pressi di piazza Bologna a
Roma.”
“Chi era Maria Martirano?”
“Era la moglie di un industriale da sempre in difficoltà
economiche. Suo marito era titolare della Fenarolimpresa. Lui
viveva a Milano e lei a Roma.”
“Chi trovò il cadavere?”
“La domestica. Dopo ripetuti squilli alla porta
dell’appartamento decise di rivolgersi ad un vicino. L’uomo
dal suo appartamento rompe il vetro divisorio, entra in casa e
scopre il cadavere. Erano le ore 10 dell’11 settembre 1958.”
“Omicidio, incidente o suicidio?”
“Erano evidenti i segni di strangolamento…”
“Chi l’ha uccisa?”
“In casa c’erano evidenti segni di furto, mancavano tra
l’altro i gioielli della vittima, per cui si pensò
immediatamente ad un ladro occasionale. Del resto il marito
aveva un alibi forte, era a Milano.
“Quindi le indagini seguirono una pista precisa?”
“Sì, ma c’era qualcosa che non convinse gli inquirenti: la
signora Martirano, una donna molto timorosa, non avrebbe mai
aperto la porta ad uno sconosciuto e nel sopralluogo la
polizia notò subito che non c’erano segni di scasso.”
“Come si arriva al marito?”
“Alle domande degli investigatori, Fenaroli, tra una lacrima e
l’altra rispondeva con una serie di particolari troppo
dettagliati che sembravano preparati e l’alibi era troppo
perfetto da sembrare falso. Quella sera prima del delitto
aveva addirittura telefonato alla moglie ed indicò un
ragioniere della ditta, Egidio Sacchi, come testimone. Per cui
finì per insospettire la Polizia.”
“Quando ci fu la svolta?”
“Gli investigatori misero sotto torchio il Sacchi e proprio il
testimone a discarico divenne la persona chiave per districare
la matassa. Confermò la telefonata tra il principale e la
moglie, ma aggiunse dell’altro e cioè che aveva prenotato
quella sera stessa un posto sul volo Milano-Roma delle ore
19,35 a nome Wolfango Rossi.”
“Cosa si erano detti moglie e marito durante la
telefonata?”
“L’avvisava che si sarebbe recata da lei una persona di
fiducia, un certo Raul per ritirare alcuni documenti
importanti. La tranquillizzò dicendo che doveva aprirgli la
porta e consegnare il materiale.”
“Ma chi è Raul?”
“Era Raul Ghiani, un elettrotecnico di 20 anni. Si erano
conosciuti a casa di Carlo Inzolfa, fratello di un’amante di
Fenaroli. Il quale a Milano conduceva una vita completamente
separata dalla moglie, anche dal punto di vista sentimentale.”
“La tradiva quindi…”
“Vennero accertate varie relazioni.”
“Strano, ma vero, dopo qualche ora Maria Martirano venne
uccisa…”
“L’assassino l’ha afferrata al collo e la uccise. Per
confondere gli inquirenti rovistò nella camera da letto della
vittima e simulando il furto di pochi gioielli.
“Il castello accusatorio è presto fatto. E il movente?”
“Fenaroli aveva bisogno di soldi e decise di far uccidere la
moglie per incassare un’assicurazione sulla vita a suo favore
di 150 milioni. Somma, all’epoca, più che consistente!”
“E Ghiani cosa ci avrebbe guadagnato?”
“Compenso: un milione di lire che il killer avrebbe trovato in
casa della vittima.”
“Sembrava fatta!”
“Fenaroli e Ghiani vennero arrestati, anche se quest’ultimo
aveva un alibi a prova di bomba che solo in seguito fu
demolito.”
“La sentenza?”
“Fenaroli e Ghiani furono condannati all'ergastolo in quanto
mandante ed esecutore dell'omicidio. Quella sera il giornale
romano Paese Sera uscì in edizione straordinaria. Per le
strade di Roma si potevano sentire gli strilloni gridare
“Ergastolo!”, “Ergastolo!”. Le stesse condanne vennero poi
confermate in appello.”
“Tutto chiaro, no?”
“Fu un vero e proprio "giallo" che appassionò l'opinione
pubblica alla stregua di uno sceneggiato televisivo. Ma
qualcosa non tornava. Come ad esempio il ritrovamento dei
gioielli prelevati da Ghiani a casa della vittima per
inscenare la rapina. Ebbene, nonostante le perquisizioni
accurate, saltarono fuori nella ditta dove il killer lavorava,
soltanto due anni dopo. Chi aveva messo i gioielli per farli
trovare a chi di dovere?
“Anche il movente venne smontato dalla difesa…”
“Già. La famosa polizza non fu possibile usarla per dare corpo
al movente in quanto in una delle clausole era ben scritto che
nessun premio poteva essere pagato al beneficiario in caso di
morte violenta del soggetto assicurato.”
“Nonostante questo anche la Cassazione confermò le due
sentenze precedenti…”
“Ergastolo per entrambi, nonostante gli imputati continuarono
a dichiararsi innocenti.”
“Volevo chiederti se …”
Cosimo si alza con fare minaccioso.
“Ora basta! Smamma! Mi hai rotto le palle! Esci fuori da
questo ufficio.”
Ma la sua aria è bonaria come al solito.
Lo capisco, quelle foto capovolte scottano troppo. Esco di
corsa ridendo.
Colpito da un male incurabile, Giovanni Fenaroli muore nel
1975, nel reparto urologico del Policlinico di Milano. Raul
Ghiani sopravvive e nel 1984 viene graziato dal presidente
Pertini. Va ad abitare in una casa popolare nel comune di
Firenze e si mette a fare l’elettricista in un’azienda di
filati. A chi glielo chiede continua a dichiararsi estraneo ai
fatti. Il delitto di Via Monaci rimane un mistero ancora tutto
da chiarire.
L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
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