commerciava in lana – scopre, riverso a terra nel suo studio
di via Lazio a due passi da Via Veneto a Roma, il cadavere di
Faruk Chourbagi, 27 anni, egiziano di nascita, nazionalità
libanese, ricchissimo industriale, figlio di un ex ministro
del Tesoro del re d’Egitto.
Karin era appena
arrivata in ufficio vero?
Sì. Raccontò alla polizia che, a causa di un guasto
dell’ascensore, arrivò trafelata dopo aver fatto le scale a
piedi. Come ogni mattina si tolse il cappotto e preparò il
caffè. Unica cosa insolita la porta dell’ufficio di Faruk era
chiusa. Lei allora decise di bussare senza ottenere risposta.
Che fece Karin,
entrò?
Certo che entrò… e da quel momento si aprì uno dei casi più
misteriosi che la cronaca nera ricordi e soprattutto fece
seguito una vicenda giudiziaria che durò otto lunghi anni
impegnando i migliori avvocati dell’epoca, fra i quali Leone e
Vassalli.
E cosa vide?
Il suo capo riverso bocconi sul pavimento, immerso in una
pozza di sangue. La polizia scientifica accertò in seguito che
l’assassino lo aveva freddato con 4 colpi di pistola cal.
7,65, tre alla testa e uno alla schiena. Non ancora
soddisfatto lo sfregiò riversando sul viso un’intera boccetta
di vetriolo..
Chi era la vittima?
Faruk Churbagi, uomo affascinante, laureato ad Oxford, ricco
fin dalla nascita e, naturalmente, molto conteso dalle donne
che non disdegnavano il suo patrimonio.
Chi l’aveva visto
per l’ultima volta?
Il portiere dello stabile nel pomeriggio del sabato
precedente.
Ricapitoliamo:
l’ultimo a vederlo vivo è stato il portiere il sabato
pomeriggio mentre la prima a vederlo morto è stata la
segretaria il lunedì mattina… Esatto?
Certo! E tra le due testimonianze nessun altro testimone,
nessun evento che in qualche modo potesse aiutare le indagini.
Quindi nessun
elemento… che fa la polizia?
Di una cosa si era certi, la porta di ingresso non era stata
forzata per cui la vittima doveva conoscere benissimo il suo
assassino. Le indagini puntarono subito nella cerchia di
amicizie del giovane industriale, conosciuto nella capitale
come ricco ed affascinante playboy.
Scoprì qualcosa di
interessante?
Dopo alcuni interrogatori la polizia venne a sapere che Faruk
intratteneva una strettissima relazione sentimentale con
Claire Bebawi, un’egiziana molto avvenente residente in
Svizzera.
Tutto normale
quindi…
Direi di sì, ma c’era un piccolo particolare che insospettì
gli investigatori. Il giorno stesso del delitto la bella
Claire era partita dalla Svizzera diretta a Roma assieme al
marito. Circostanza confermata dalla segretaria. Infatti
quest’ultima, nel primo interrogatorio, aveva dichiarato di
aver assistito il venerdì precedente ad una telefonata fra i
due e di aver visto Faruk sbiancare dalla paura mentre si
accordava con Claire per un appuntamento presso il suo studio
proprio nel giorno di sabato. Si cercò quindi di rintracciare
immediatamente i coniugi Bebawi.
Chi sono i coniugi
Bebawi?
Lui, Youssef, 39 anni era un uomo di affari ricchissimo; lei
Gabrielle, detta Claire, coetanea del marito, una donna
bellissima. Si erano sposati quando lei aveva appena 13 anni.
Matrimonio felice con la nascita di tre figli. Tutto bene
finché Claire incontrò Churbagi in Svizzera e se ne innamorò
follemente. Per Faruk invece, a quanto dicono le cronache,
sembra non fosse altro che una semplice avventura.
Torniamo al
soggiorno romano… i Bebawi prendono il treno ed arrivano a
Roma, giusto?
Esattamente, ma ciò che insospettisce la polizia è che,
arrivati nella capitale attorno alle 17, prendono alloggio in
una piccola pensione vicina agli uffici di Chourbagi, per poi
partire alla volta di Napoli con il treno delle 19.20,
destinazione Brindisi e da lì, con il traghetto, per Atene, in
attesa di un volo per Beirut. Come vedi un soggiorno troppo
breve per non destare sospetti.
Quindi abbiamo una
pista?
E che pista! La polizia localizza i coniugi Bebawi ad Atene e
tramite l’Interpool ne ottiene l’estradizione.
Come vanno gli
interrogatori?
L’ispettore non crede alle sue orecchie! Yussef accusa
immediatamente la propria moglie di essere stata l'autrice del
delitto spiegandone le circostanze: quel famoso sabato la
donna si era recata da Faruk dicendo al marito di voler
rompere definitivamente con lui. Il marito stesso l’accompagnò
in via Lazio, ma Claire preferì salire da sola nello studio.
Lui rimase di sotto ad attenderla. Lei, dopo alcuni minuti,
scese e gli confessò di aver ucciso Farouk con la pistola
sfigurandolo con il vetriolo.
Per avvalorare questa tesi Youssef aggiunse due particolari
importanti: un testimone lo aveva visto in strada, davanti al
portone. Claire aveva delle bruciature alle mani, bruciature
che solo il vetriolo avrebbe potuto procurarle.
E Claire come si
difende da questa accusa?
Secondo Claire le cose erano andate diversamente: lei comunicò
al marito di voler chiudere definitivamente la storia con
Farouk. Una volta a Roma si fece accompagnare in via Lazio. A
quel punto secondo la versione di Claire il marito rimase ad
aspettarla sotto il portone. Lei salì, appena entrata nell’ufficio del suo
amante venne raggiunta di sorpresa dal marito. Lei assistette
all’omicidio senza partecipare minimamente.
Quindi le due
versioni coincidono fino sotto il portone in via Lazio…
Sì, ma il testimone e le bruciature sulle mani di Claire fanno
pendere la bilancia dalla parte del marito.
Come andò il
processo?
Dopo due anni di indagini, non si riuscì a stabilire con
certezza chi dei due fosse il vero assassino. I due coniugi
continuarono ad accusarsi vicendevolmente e il dibattimento
appassionò l’opinione pubblica in modo così morboso che si
arrivò addirittura a scrivere minuziosamente gli incontri di
sesso tra i due amanti con il calcolo di quante volte erano
stati insieme durante i tre anni della loro relazione. Tieni
conto tra l’altro che non era stata assolutamente una storia
tranquilla, quindi le vicende venivano condite da ingredienti
di violenza, liti, fughe, insulti ed addirittura percosse.
Interessante…
Amore e morte, tradimenti e vetriolo… tutti ingredienti che
stimolarono la curiosità dell‘opinione pubblica. In più c'era
il fascino di Claire Babawi, una donna molto bella che aveva
un ascendente fortissimo sugli uomini e, forse, anche su
avvocati, giudici e giornalisti.
E la sentenza?
La pubblica accusa sostenne che l'uno e l'altra avevano avuto
un movente valido per uccidere: la gelosia di lui, la vendetta
di lei, ma come ti ho detto prima non fu possibile risalire
all’esecutore materiale del delitto. E’ pur vero che Youssef
era un discreto tiratore e sapeva maneggiare un'arma, ma il
delitto avvenne ad una distanza molto ravvicinata, per cui era
possibile che a sparare fosse stato una persona non esperta.
Quindi?
Tra pianti, liti, insulti colpi di scena, svenimenti, feroci
litigate si arrivò alla sentenza dopo 30 lunghissime ore di
camera di consiglio: non essendo possibile precisare se lui o
lei fosse l'assassino, pur nell'amara consapevolezza che un
colpevole sarebbe rimasto impunito, furono assolti per
insufficienza di prove!
Scusa ma la
presenza del testimone non avrebbe dovuto in qualche modo scagionare
il marito?
Il testimone si confuse sugli orari e non fu ritenuto
attendibile. Il fascino di lei, secondo me, poi fece il resto.
Quindi fu lei la
protagonista indiscussa del processo?
La bella egiziana in aula ammaliò letteralmente il pubblico.
Ricordo che un giornale romano iniziava tutti i suoi articoli
con la frase: "Una donna così bella non può rimanere in
carcere". Dai retta a me benedetto ragazzo… fu la sua bellezza a farla
assolvere, prima ancora della mancanza di prove.
Quindi ogni udienza era uno show…
La maggior parte degli articoli dei giornali più che
soffermarsi sulle vicende giudiziarie descrivevano
dettagliatamente gli occhi da cerbiatta della bella signora,
nonché lo sguardo voluttuoso, la pelliccia d'ermellino
lasciata scivolare con noncuranza sulle belle gambe ecc…
Come venne accolta
la sentenza?
Ricordo un fatto penoso. Durante la lettura ci fu un
interminabile e caloroso applauso che stava a dimostrare che
in quella storia il popolo aveva fatto il tifo per i colpevoli
e non per i giudici.
Naturalmente la
pubblica accusa ricorse in Appello, immagino…
Si certo, nel 1968 il processo d'appello si svolse a Firenze,
Claire non era più la signora Bebawi, avendo il marito
sanzionato il ripudio con il divorzio, e si era trasferita al
Cairo. Questa volta furono condannati entrambi a 22 anni.
L’accusa riuscì a dimostrare la complicità dai due sia
nell’omicidio premeditato che nella successiva fuga in Grecia.
Furono arrestati
finalmente!
Eh no, i due si erano ben guardati di partecipare alle sedute
della Corte d’Appello e girarono molto alla larga dai nostri
confini nazionali. Lei in Egitto e lui in Svizzera.
Quindi… colpevoli
in libertà!
Ricordo che, qualche anno dopo, Claire, intervistata al Cairo,
dove nel frattempo svolgeva l’attività di guida turistica, si
dichiarò fiduciosa che la Cassazione l'avrebbe dichiarata
innocente. Ciò, invece, non avvenne. Nel novembre del 1974,
venne confermata la condanna di Firenze!
Morale?
Nessuno ha mai pagato per l'orrenda fine di Faruk!