| |
Cosimo, la
rubrica Giallo Passione langue! Che ne dici di proporre un
altro caso ai lettori?
Ho visto il mio
nome in prima pagina, sul vostro magazine, devo confessare che
mi ha fatto piacere. Ringrazia il tuo direttore.
Ma
senza di te questa rubrica non sarebbe mai nata.
Diciamo che sei pigro, per cui preferisci venire qui da me che
fare il topo di archivio negli scantinati dei giornali.
Oggi Cosimo è di buon umore, la figlia gli ha appena
comunicato al telefono di aver superato brillantemente l’esame
di Antropologia Uno. Devo approfittare.
Che ne
pensi di Anonietta Longo?
Fammi pensare… Ah sì, la decapitata di Castelgandolfo!
Esatto!
Ottima scelta. Un caso davvero interessante, che ha tenuto gli
italiani sulle spine per almeno un mese. Ricordo ancora i
caratteri di scatola dei giornali. Ci deve essere molto
materiale. Aspetta, prendo il fascicolo.
Quando
è successo?
Aspetta. Vabbè che ho una memoria di ferro, ma fammi
controllare. Ecco. La mattina del 10 luglio 1955 sulla riva
del lago di Castelgandolfo un meccanico e un sacrestano
trovano il corpo nudo di una giovane donna senza testa,
coperto da una copia del Messaggero che riportava la data del
5 Luglio 1955, quindi cinque giorni prima.
Fu dura
per gli inquirenti…
Eh già. Poteva avere si e no venticinque anni. Alta circa un
metro e sessanta abbronzata con le unghie delle mani e dei
piedi laccate di smalto rosso. Il corpo presentava una serie
di ferite di coltello sia all’addome che alla schiena, ma una
sola mortale, quella che l’assassino aveva sferrato alle
spalle. Poi con mano esperta aveva reciso la testa.
Che
fine ha fatto la testa?
Non fu mai ritrovata.
Altri
segni di riconoscimento?
Un orologino da polso marca Zeus, nient’altro. Accanto al
corpo i carabinieri rinvennero altri oggi non riconducibili
alla vittima e che comunque non furono rilevanti per
l’inchiesta.
Poca
roba allora!
E’ evidente che l’assassino, dopo averla ammazzata, aveva
agito con l’unico scopo di ritardare il più possibile il
riconoscimento. L’unica certezza in mano agli investigatori
era che quel delitto si era consumato proprio nel punto esatto
dove era stato ritrovato il cadavere. A testimoniarlo le
abbondanti chiazze di sangue proprio in quel punto.
Cosa
fanno i carabinieri?
Dapprima viene interrogata la gente del posto: il proprietario
del vicino imbarcadero “La culla del lago”, il titolare del
ristorante “Il Paradiso”, un guardiamacchine ecc. Nessuno
ricorda di avere visto una ragazza non del posto aggirarsi da
quelle parti.
E
l’autopsia?
Dall’autopsia venne fuori un altro particolare macabro. Alla
donna erano state asportate le ovaie.
A
quanto pare l'indagine appare subito complessa.
Pensa che per la prima volta in assoluto, la polizia utilizza
la televisione per mandare in onda la foto dell'orologio nella
speranza che venga riconosciuto da qualcuno.
Come
avviene di solito l’assassino ha commesso un grave errore…
lasciando al polso della donna quel piccolo orologio…
Di quel modello ne erano stati prodotti soltanto 150
esemplari. Quindi furono interrogati tutti i gioiellieri di
Roma e provincia.
Un buon
indizio, ma come fecero i carabinieri a risalire all’identità
della ragazza?
A quel punto non fu difficile. Incrociarono le testimonianze
dei gioiellieri con l’elenco delle persone scomparse. Una
decina di giorni prima, infatti, era stata denunciata la
scomparsa di una domestica siciliana che lavorava da circa
dieci anni presso la casa della famiglia del medico Gasparri
nel quartiere Africano. La descrizione corrispondeva alla
ragazza ritrovata sulla riva del lago, ma poi il confronto
delle impronte diede la certezza che si trattava appunto di
Antonietta Longo. In ultimo vennero chiamate a Roma le sorelle
Grazia e Concetta le quali riconobbero la sorella dal quarto
dito del piede più lungo degli altri.
Chi era
Antonietta?
Era una ragazza originaria di Mascalcia, un paesino in
provincia di Catania. Nata il 25 luglio 1925. Dalla sua vita
non emergono particolari utili alle indagini. Una vita
tranquilla senza scossoni, grande lavoratrice, diverse amiche.
Solitamente trascorreva la domenica pomeriggio in un locale di
via Velletri, una sala da ballo per cameriere, commesse e
militari. Qualche piccola storia d’amore con un macellaio, un
marinaio e un negoziante di piazza Sant' Emerenziana.
Insomma
una storia comune a tante altre…
Proprio così. Comune a tante che avevano abbandonato, nel
dopoguerra, la campagna per la città, all’inseguimento del
miracolo economico. Donne del sud che si lasciavano alle
spalle i disagi dalla povertà e andavano a Roma con le valigie
di cartone.
Siamo
in pieno boom economico.
Ma tra le maglie di questo risveglio di una Italia distrutta
dalla guerra spunta il sottobosco della violenza. Le donne
sono le prime a rimetterci. La società è in continua
trasformazione, tra gli anni 50 e 60 aumenta vertiginosamente
il consumo di abiti e cosmetici, le donne vedono nella cura
esteriore una possibilità di affermarsi. La maggior parte di
loro trova lavoro come domestiche. Altre, loro malgrado, sono
costrette a fare le prostitute, ma tutte con l’idea fissa del
Principe Azzurro, quindi del matrimonio inteso come riscatto
sociale.
Torniamo ad Antonietta. Cosa hanno scoperto i carabinieri?
Le cameriere del palazzo, sue colleghe, testimoniano che da
qualche mese la ragazza si accompagnava con un signore molto
distinto dall’età di circa 45/50 anni. Scoprono inoltre che
qualche mese prima del delitto Antonietta aveva prelevato
tutti i suoi risparmi alla posta centrale di San Silvestro,
circa 214 mila lire. Il 27 giugno aveva acquistato da Maser in
piazza Sant' Emerenziana un vestitino nuovo di tela blu,
prezzo lire 6.900, e un valigia. A fine giugno aveva chiesto
alla famiglia dove lavorava un mese di ferie per far visita a
casa.
Dopo?
Qui le tracce si fanno confuse. Sappiamo che il 30 giugno
aveva ritirato una lettera dalla cassetta fermo posta e la
sera del primo luglio era uscita di casa verso le 20,30 con in
tasca un biglietto di ritorno per Mascalcia, . Ma non era mai
partita, aveva depositato la valigia appena acquistata e
un’altra più piccola alla stazione Termini. Le valigie
contenevano un classico corredo da viaggio di nozze: camicie
da notte in nylon, biancheria in seta, vestiti, scarpe ecc.
Quindi
non tornò al suo paese?
No. Trascorse alcune notti in una pensione.
Fermo
fermo questo è un punto importantissimo! Lei ha in tasca un
biglietto del treno, ma non lo prende. Quindi succede qualcosa
di imprevisto. Secondo me la lettera che ritira dalla cassetta
fermo posta è la chiave del caso.
Forse. Magari è l’assassino che le dà appuntamento. Noi
sappiamo soltanto che rimane in quella pensione fino al 5
luglio, la stessa data dei fogli di giornale che coprivano il
cadavere decapitato
Perché
tutti quei giorni in quella pensione?
Semplice, aveva detto alla famiglia dove lavorava che sarebbe
partita il primo luglio.
Che
succede il 5?
Imbuca una lettera indirizzata alla sua famiglia.
Che
diceva la lettera?
Annunciava ai suoi genitori di aver conosciuto un uomo del
quale era innamoratissima. Concludendo con questa frase. "Fra
poche ore sarò sua. Spero di sposarlo e di darvi la gioia di
un nipotino".
Secondo
te Antonietta era incinta?
Molto probabilmente sì, ma dell’uomo sbagliato. Certo che
l’asportazione delle ovaie fa pensare.
Perché
ritira i soldi?
Dalla lettera sembra felice per cui potrei direi per una fuga
d’amore. Ma a me viene da pensare per un eventuale aborto…
Comunque sono interrogativi che rimarrano tutti senza
risposta.
Chi è
l’assassino?
Qualcuno che la conosceva bene e l’aveva illusa fino al punto
di non ritorno. Forse sposato, e quando è venuto a conoscenza
dello stato interessante della ragazza ha agito senza
scrupoli. Se fosse stato un conoscente occasionale non avrebbe
avuto motivo di decapitarla. Non credi?
E
soprattutto di asportarle le ovaie…
Quindi qualcuno che credeva di essere riconosciuto.
Conclusioni?
Ma sai, durante questi anni non ho mai avuto la curiosità
morbosa di sapere come fossero fatti gli occhi di un assassino
simile. A me interessa pensare ad Antonietta come vittima
della sociètà di allora agli albori dell’emancipazione
femminile. Ma purtroppo anche lei ha fatto uno sbaglio. Ha
creduto che il riscatto sociale, la sua libertà, passasse
attraverso un matrimonio.
Il caso di Antonietta Longo, la decapitata di Castelgandolo,
è ancora oggi un omicidio irrisolto. L'autore e il movente di
quell’efferato delitto rimangono avvolti nel mistero.
A dicembre dello stesso anno si suicida il proprietario della
"Culla del Lago"
Nel 1971, a casa del dottor Gasparri (il suo datore di lavoro)
arrivò una lettera anonima che diceva che Antonietta era morta
durante un aborto e successivamente sarebbe stata trasportata
in riva al lago, e quindi decapitata.
Nel 1987 un pescatore trovò un teschio umano nel lago. Si
pensò che dopo 32 anni di distanza, poteva essere finalmente
quello di Antonietta Longo, ma così non fu: il teschio
sembrava appartenere a un uomo.
Antonietta riposa nel cimitero di Mascalcia, suo paese di
origine.
Noi l’abbiamo ricordata, cercando di ripercorrere fedelmente
la vicenda, perché non sia dimenticata, aspettando ancora che
giustizia venga fatta.
L'INTERVISTA
E' STATA REALIZZATA
GRAZIE A:
http://criminiemisteri.blog.dada.net
www.museocriminologico.it
www.misteriditalia.com
www.lastoriasiamonoi.rai.it
http://it.wikipedia.org/wiki
TORNA A GIALLO PASSIONE
|
|