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"Cosimo, la rubrica "Giallo Passione" langue! Che ne dici
di proporre un altro caso ai lettori?"
"Ho visto il mio nome in prima pagina sul Vostro Magazine,
devo confessare che mi ha fatto piacere. Ringrazia il tuo
direttore."
"Ma senza di te questa rubrica non sarebbe mai nata."
"Diciamo che sei pigro, per cui preferisci venire qui da
me che fare il topo di archivio negli scantinati dei
giornali."
Oggi Cosimo è di buon umore, la figlia gli ha appena
comunicato al telefono di aver superato brillantemente l’esame
di Antropologia Uno. Devo approfittare...
"Che ne pensi di Anonietta Longo?"
"Fammi pensare… Ah sì, la decapitata di Castelgandolfo!"
"Esatto!"
"Ottima scelta. Un caso davvero interessante, che ha
tenuto gli italiani sulle spine per almeno un mese. Ricordo
ancora i caratteri di scatola dei giornali. Ci deve essere
molto materiale. Aspetta, prendo il fascicolo."
"Quando è successo?"
"Aspetta!. Vabbè che ho una memoria di ferro, ma fammi
controllare. Ecco. La mattina del 10 luglio 1955 sulla riva
del lago di Castelgandolfo fu trovato il corpo nudo di una
giovane donna senza testa, coperto da un tappeto di giornali
con la data di cinque giorni prima."
"Fu dura per gli inquirenti…"
"Eh già. Poteva avere sì e no venticinque anni. Alta un
metro e sessanta circa, abbronzata, con le unghie delle mani e
dei piedi laccate di smalto rosso. Il corpo presentava una
serie di ferite di coltello sia all’addome che alla schiena,
ma una sola mortale, quella che l’assassino aveva sferrato
alle spalle. Poi con mano esperta aveva reciso la testa."
"Che fine ha fatto la testa?"
"Non fu mai ritrovata."
"Altri segni di riconoscimento?"
"Un orologino da polso marca Zeus, nient’altro. Accanto al
corpo i carabinieri rinvennero altri oggi non riconducibili
alla vittima e che comunque non furono determinanti per
l’inchiesta."
"Poca roba allora!"
"E’ evidente che l’assassino, dopo averla ammazzata, aveva
agito con l’unico scopo di ritardare il più possibile il
riconoscimento. L’unica certezza in mano agli investigatori
era che quel delitto si era consumato proprio nel punto esatto
dove era stato ritrovato il cadavere. A testimoniarlo le
macchie abbondanti di sangue proprio in quel punto."
"E l’autopsia?"
"Dall’autopsia venne fuori un altro particolare macabro.
Alla donna erano state asportate le ovaie."
"A quanto pare l'indagine appare subito complessa."
"L'assassino però, lasciando al polso della donna quel
piccolo orologio, aveva commesso un grave errore. Di quel
modello ne erano stati prodotti soltanto 150 esemplari. Quindi
furono interrogati tutti i gioiellieri di Roma e provincia."
"Un buon indizio, ma come fecero i carabinieri a risalire
all’identità della ragazza?"
"A quel punto non fu difficile. Incrociarono le
testimonianze dei gioiellieri con l’elenco delle persone
scomparse. Una decina di giorni prima, infatti, era stata
denunciata la scomparsa di una domestica siciliana che
lavorava da circa dieci anni presso la famiglia Gasparri. La
descrizione corrispondeva alla ragazza ritrovata sulla riva
del lago, ma poi il confronto delle impronte diede la certezza
che si trattava appunto di Antonietta Longo."
"Chi era Antonietta?"
"Era una ragazza originaria della provincia di Catania.
Nata il 25 luglio 1925. Dalla sua vita non emersero
particolari utili alle indagini. Una vita tranquilla senza
scossoni, grande lavoratrice, diverse amiche, qualche ragazzo,
ma niente di serio."
"Insomma una storia comune a tante altre…"
"Proprio così. Comune a tante che avevano abbandonato, nel
dopoguerra, la campagna per la città, all’inseguimento del
miracolo economico. Uomini e donne sia del nord che del sud
che si lasciavano alle spalle i disagi dalla povertà e
andavano a Roma con le valigie di cartone."
"Siamo in pieno boom economico."
"Ma tra le maglie di questo risveglio di una Italia
distrutta dalla guerra spunta il sottobosco della violenza. Le
donne sono le prime a rimetterci. La società è in continua
trasformazione, tra gli anni 50 e 60 aumenta vertiginosamente
il consumo di abiti e cosmetici, le donne vedono nella cura
esteriore una possibilità di affermarsi. La maggior parte di
loro trova lavoro come domestiche. Altre, loro malgrado, sono
costrette a fare le prostitute, ma tutte con l’idea fissa del
Principe Azzurro, quindi del matrimonio inteso come riscatto
sociale."
"Torniamo ad Antonietta. Cosa avevano scoperto i
carabinieri?"
"Qualche mese prima del delitto Antonietta aveva prelevato
tutti i suoi risparmi alla posta, circa 214 mila lire. A fine
giugno aveva chiesto alla famiglia dove lavorava un mese di
ferie per far visita a casa."
"Dopo?"
"Qui le tracce si fanno confuse. Sappiamo che il 30 giugno
aveva ritirato una lettera dalla cassetta fermo posta e la
sera del primo luglio era uscita di casa verso le 20,30 con in
tasca un biglietto di ritorno per Catania. Ma non era mai
partita, aveva depositato due grosse valigie piene di vestiti
alla stazione Termini."
"Quindi non tornò al suo paese?"
"No. Trascorse alcune notti in una pensione."
"Fermo fermo... questo è un punto importantissimo! Lei ha
in tasca un biglietto del treno, ma non lo prende. Quindi
succede qualcosa di imprevisto. Secondo me la lettera che
ritira dalla cassetta fermo posta è la chiave del caso."
"Forse. Magari è l’assassino che le dà appuntamento. Noi
sappiamo soltanto che rimase in quella pensione fino al 5
luglio, la stessa data dei fogli di giornale che poi avvolsero
il cadavere decapitato."
"Perché tutti quei giorni in quella pensione?"
"Semplice, aveva detto alla famiglia dove lavorava che
sarebbe partita il primo luglio."
"Che succede il 5?"
"Imbuca una lettera indirizzata alla sua famiglia."
"Che diceva la lettera?"
"Annunciava ai suoi genitori di aver conosciuto un uomo
del quale era innamoratissima. Concludendo con questa frase.
"Fra poche ore sarò sua. Spero di sposarlo e di darvi la gioia
di un nipotino"."
"Secondo te Antonietta era incinta?"
"Molto probabilmente sì, ma dell’uomo sbagliato. Certo che
l’asportazione delle ovaie fa pensare."
"Perché ritira i soldi?"
"Dalla lettera sembra felice per cui potrei direi per una
fuga d’amore. Ma a me viene da pensare ad un eventuale aborto…
Comunque sono interrogativi che rimarrano tutti senza
risposta."
"Domanda d'obbligo... Chi è l’assassino?"
"Qualcuno che la conosceva bene e l’aveva illusa fino al
punto di non ritorno. Forse sposato, e quando è venuto a
conoscenza dello stato interessante della ragazza ha agito
senza scrupoli. Se fosse stato un conoscente occasionale non
avrebbe avuto motivo di decapitarla. Non credi?"
"E soprattutto di asportarle le ovaie…"
"Quindi qualcuno che credeva di essere riconosciuto."
"Conclusioni?"
Ma sai, durante questi anni non ho mai avuto la curiosità
morbosa di sapere come erano fatti gli occhi di un assassino
simile. A me interessa pensare ad Antonietta come vittima
della sociètà di allora agli albori dell’emancipazione
femminile. Ma purtroppo anche lei ha fatto uno sbaglio. Ha
creduto che il riscatto sociale, la sua libertà, passasse
attraverso un matrimonio.
*****
Il caso di Antonietta Longo, la decapitata di Castelgandolo, è
ancora oggi un omicidio irrisolto. L'autore e il movente della
morte di Antonietta Longo rimangono avvolti nel mistero.
Antonietta riposa nel cimitero di Mascalcia, suo paese di
origine. Noi l’abbiamo ricordata, cercando di ripercorrere
fedelmente la vicenda, perché non sia dimenticata, aspettando
ancora che giustizia venga fatta.
L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
http://criminiemisteri.blog.dada.net
www.museocriminologico.it
www.misteriditalia.com
www.lastoriasiamonoi.rai.it
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