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Era l’epoca del romanzo d’appendice, "La fidanzata del
Bersagliere", "La crocerossina di Chivasso", storie a puntate
sulle riviste per far sognare le lettrici e i lettori la
domenica.
Era davvero una belle époque tra ufficiali squattrinati e
contesse lussuriose, e dolci pomeriggi autunnali trascorsi in
giardino ad osservare fiori e rose.
Ma era anche il tempo della decadente dissolutezza e la donna
fatale, divoratrice di uomini che per lei arrivano a
distruggersi, diviene quasi un simbolo di sfrenata libertà che
ispira, architetta, provoca misfatti come questa storia di
amori perversi, tradimenti e omicidi che vede protagonista
Maria Nicolaievna Tarnowska.
Buongiorno Cosimo!
Cosimo Salini è alla prese con il nuovo computer. Ha lasciato
da qualche giorno la sua Olivetti, lettera 22.
Vuoi una mano?
Benedetto ragazzo! Sputa l’osso!
Cosimo chi era Maria Nicolaievna Tarnowska.
Ma dove sei andato a pescare questa…. diciamo così…
nobildonna?
Leggevo su internet e mi aveva interessato la sua figura…
Se dovessi scrivere un libro su di lei la definirei
un’avventuriera d’alto bordo e credo che come titolo sia
abbastanza azzeccato. Sai, siamo nella Belle Epoque, tempo
d’operetta e di sfarzo esagerato dove sembrava che il
divertimento non dovesse mai finire ed ogni cosa fosse a
portata di mano. Ti dico questo perché come vedrai i due
elementi che hanno reso famosa questa storia sono la sete di
potere e il fatto che la protagonista sia una rappresentante
del gentil sesso, la cui condizione al tempo era ancora
assolutamente in subordine.
Mi hai incuriosito! Chi è la contessa?
Maria apparteneva ad un nobile casato russo. Nata a Kiev nel
1877, era una giovane ribelle che mal sopportava la rigida
disciplina del Collegio delle Nobili Donzelle di Kiev. Appena
ne uscì sposò il conte Vassili Tarnowsky, ma fu un rapporto
molto tempestoso.
Come andò?
All’inizio abbastanza bene. Nei primi due anni di matrimonio
Maria diede al marito due figli. Poi iniziarono i problemi.
Questioni di corna?
Il conte Vassili aveva delle idee tutte sue sui rapporti
matrimoniali, trovando più che naturale avere una specie di
harem di amanti, composto sia da nobildonne che da modeste
cameriere. E non solo, il suo desiderio era quello di
coinvolgere la moglie nelle continue orge che avvenivano in
casa.
E lei?
Beh all’inizio queste strane idee cozzavano con il suo stile
di vita, poi però ci fece il callo, ma, anziché
accondiscendere ai desideri del marito, divenne altrettanto…
diciamo… passionale e si circondò a sua volta di numerosi
amanti.
Strano cambiamento… E il motivo?
Adorava essere corteggiata, ma rischierei di essere
superficiale.
Spiega
Si radicò in lei una vera e propria patologia. Sceglieva i
suoi amanti tra gli uomini più fragili e deboli in modo da
ottenere il massimo e non concedere nulla. Lei non si
accontentava di avere un amante, voleva piuttosto un uomo da
dominare. Del resto aveva un fascino irresistibile e molti si
sacrificarono per lei. Pensa che uno morì suicida, un altro
ferito a morte dal marito geloso, un terzo si fece prete, un
altro ancora divenne un assassino uccidendo per lei e così
via.
Tra i tanti anche il nipote dello scrittore Tolstoj, vero?
Sì, il conte Paolo, che perse un braccio sfidando a duello un
altro ammiratore della contessa. E poi il tenente Bosewsky
protagonista del folle episodio della prova d'amore.
E’ famoso questo episodio…
Immagina un parco di una sfarzosa villa, la giovane e bella
Maria che si esercita al tiro con la carabina. Il giovane
tenente si avvicina dichiarandole il suo amore e che avrebbe
fatto qualsiasi cosa per lei. Lei lo guarda ironica e le
chiede di dimostrarle il suo amore sincero mettendo la mano
davanti alla canna del fucile. Il tenente non ha esitazioni e
purtroppo neanche la contessa che spara bucando la mano
dell’innamorato.
Gustoso questo episodio… ormai Maria era sulla bocca di
tutti!
Il culmine della sua fama lo raggiunse quando il fratello del
marito appena sedicenne s’impiccò dichiarando il suo amore per
la bellissima cognata.
E il marito in tutto questo? Pensava solo alle proprie
amanti?
Beh no, per salvare la faccia dovette sfidare a duello una
serie di spasimanti della moglie finché si decise a chiedere
il divorzio. Fu concesso dal Santo Sinodo della Chiesa
ortodossa, attribuendo a Maria, adultera, la colpa della
dissoluzione del matrimonio.
Lei come la prese?
Rimase sola e in condizioni economiche abbastanza precarie. Fu
costretta a vendere gioielli e pellicce per mantenersi. Tra
l’altro in quel periodo si era legata ad un amante che non
poteva di certo mantenerla. Un certo Nicola Naumow,
intellettuale un po' squinternato, che a ventitré anni è già
semidistrutto dall'alcol.
Poi?
Per amore, e quindi per non lasciarlo, la bella contessa si
fidanza contemporaneamente con il ricchissimo conte Kamarowsky
di fresca vedovanza che soddisfaceva pienamente i suoi
capricci e le sue finanze. Il problema è che il ricco conte,
desideroso di consolarsi rapidamente, fece esplicite proposte
a Maria.
Un imprevisto non calcolato?
Ma Maria tirò fuori dal cappello la contromossa. Di fronte a
tali proposte si mostrò pudica e seria spiegando al conte che
solo dopo il matrimonio avrebbe ceduto ai suoi voleri. Vista
la recente vedovanza di lui naturalmente questo non era
possibile immediatamente, ma solo dopo un congruo intervallo
di tempo.
Il conte era innamorato?
Direi cotto! Tanto che la donna per lenire l’attesa gli fece
firmare una polizza vita a suo favore per l’enorme somma di
500.000 rubli.
Cosa c'entrava in tutto ciò il giovane Nicola Naumow?
Semplice: nel piano architettato, Naumow aveva il compito di
eliminare il conte per consentire a Maria di incassare il
ricco capitale della polizza vita.
Con quali argomenti la contessa convinse Naumow?
Facile, gli confidò che il conte Kamarowsky, la tormentava con
continue profferte amorose alle quali lei non voleva cedere,
ma naturalmente non poteva assicurare al giovane amante la
fedeltà eterna…
Una specie di ricatto!
Già… ma non aveva fatto i conti con la coscienza di Naumow. Il
giovane seppur innamorato non se la sentiva di uccidere un
uomo.
E davanti all’imprevisto come si comporta la nobildonna?
Attuò un piano infallibile. Fece scrivere un telegramma dal
suo avvocato Prilukov ma firmato conte Kamarowsky pieno zeppo
di pesanti insulti rivolti a lei ad al suo amante Naumow… Ah
scusa, mi stavo dimenticando di un particolare non
trascurabile. L’avvocato Prilukov era un altro spasimante
della contessa ed anche in questo caso la contessa accettava
volentieri la corte.
Il giovane che fa? Cade nella trappola?
Divorato dalla passione, stordito dall'alcol, giurò a Maria di
vendicarne l'onore. Così dicendo si recò a Venezia dove si era
stabilito il conte Kamarowsky per ucciderlo. Nel frattempo
Prilukov aveva assoldato due detective in modo che una volta
commesso il crimine Naumow fosse immediatamente arrestato e
quindi morto un amante, arrestato un altro, sarebbe rimasto
l’unico pretendente a godere dei favori della bella Maria.
Immagino che il diavolo che fa le pentole non faccia anche
i coperchi…
Esatto, benedetto ragazzo! Alle ore otto del mattino del 4
settembre 1907 Naumow bussò alla porta della residenza del
conte Kamarowsky. Il nobile, vedendo il giovane, non ebbe
alcun sospetto e lo pregò di entrare. A quel punto Naumow tirò
fuori la pistola e gli sparò addosso l'intero caricatore
urlando “Non voglio che sposi Maria!” Quattro pallottole
andarono a segno.
Missione compiuta?
Sì, ma il conte non morì all’istante anzi ebbe il tempo
necessario per giurare sui suoi figli di non essere l’autore
del telegramma e soprattutto che Maria più di una volta gli
aveva promesso di sposarlo.
Cosa fece Naumow?
Disperato fuggì in preda al panico, ma nella stessa giornata
la polizia lo arrestò alla stazione di Verona. Qui rese una
dettagliata confessione spiegando la diabolica macchinazione
di cui era rimasto vittima. Subito furono diramati telegrammi
di ricerca in tutta Europa. Maria Tarnowska, l'inseparabile
governante Elisa Perrier e l'avvocato Prilukov furono
arrestati a Vienna e consegnati dalla gendarmeria austriaca
alla polizia italiana.
Ci fu un processo immagino…
Il processo ebbe inizio nel marzo 1910 alla Corte d'Assise di
Venezia e divenne un avvenimento sensazionale, che appassionò
il mondo. L'opinione pubblica si divise non tanto tra
colpevolisti e innocentisti, ma tra quanti cercavano di
giustificare in qualche modo la Tarnowska, e tra quanti
accusavano la donna di avidità perché ciò che l’aveva animata
era il solo desiderio di denaro, causando così la morte di un
padre di famiglia e portando alla rovina un giovane che fino a
quel momento si era dimostrato onesto e soprattutto
innamorato.
La Tarnowska come si comportò durante il processo?
Diciamo fu pane per i suoi denti! Divenne un personaggio da
imitare nelle pettinature e negli abiti. La gente comune
nonché i tantissimi inviati di tutti i giornali del mondo si
accalcavano per vederla da vicino. Il suo fascino era
incontenibile, pensa che durante un’udienza le furono
sequestrati due biglietti d'amore, scritti da un avvocato e da
un cancelliere, che si erano invaghiti di lei solo vedendola.
Una donna fatale!
Guarda, non ti dico bugie! Ho qui un articolo dell’epoca,
credo sia il Gazzettino, leggi: «Non ha ancora trent’anni ma
almeno sei uomini si sono rovinati per lei; due sono morti
tragicamente e quattro hanno abbandonato mogli e figli».
Come si comportò la difesa?
L'avvocato della donna cercò di accreditare davanti ai giudici
la figura di una povera vittima, desiderosa solo di essere
sposa e madre, rimasta segnata nella psiche dallo sciagurato
marito che l'aveva obbligata a indecenti pratiche. Da ciò
sarebbero poi derivate tutte le sue azioni, il cui
denominatore comune sembrava essere solo la distruzione del
maschio.
E l’accusa?
Smantellò le attenuanti avanzate dalla difesa facendo notare
che la giovane Maria Nicolaievna O'Rurke non aveva sposato il
conte Tarnowsky col solito matrimonio obbligato, combinato tra
nobili famiglie, ma, anzi, si era messa in contrasto con la
sua famiglia per unirsi col nobiluomo, la cui fama di grande
"scostumato" era ben nota nel bel mondo. Insomma Maria sapeva
ed era ben consenziente, perché evidentemente anche in lei
allignava un fondo torbido e perverso.
La sentenza?
L’accusa fu implacabile perché come detto la contessa aveva
istigato al delitto per denaro e per amore della bella vita,
degli agi e delle comodità. Furono condannati tutti e tre!
Ma per Maria Tarnowska, tutto sommato fu una sentenza mite.
Riconosciuta isterica e seminferma di mente fu condannata a
otto anni e quattro mesi. Naumow, vittima oltre che carnefice,
fu anche lui giudicato seminfermo e condannato a soli tre anni
e un mese. Chi andò peggio fu l'avvocato Prilukov che in
assenza attenuanti fu condannato a dieci anni in galera.
Rimase molto in carcere?
Ragazzo mio, certo che no! In fin dei conti era sempre una
contessa! Venne rilasciata nel 1915 e partì per Parigi dove
divenne l’amante di un ufficiale americano che ovviamente
provvide a mantenerla.
Il che dimostra che il lupo perde il pelo ma non il vizio…
Certo! Era tornata alla sua forma migliore.
Fece una fine tragica?
Direi di no, morì nel 1949 in Argentina, ignorata da tutti.
Vittima o carnefice?
Bella domanda benedetto ragazzo! Io sono solo un povero
cronista, ti ho raccontato semplicemente la storia di Maria
Nicolaievna Tarnowska, sposa a diciassette anni, consenziente
più o meno con le pratiche orgiastiche del marito, pluriamante
dall'età di diciannove, causa di rovine di patrimoni, di
uomini gettati sul lastrico dalla passione, mandante di
omicidio a trent'anni, morfinomane, isterica e seminferma di
mente…. posso solo dirti che alle volte scelte sbagliate non
solo cambiano il corso della propria vita, ma ti trasformando
dentro… Sarà questo il caso?

L'INTERVISTA
E' STATA REALIZZATA
GRAZIE A:
http://www.storiain.net/arret/num54/artic4.htm
http://www.cinziatani.com
http://notitiacriminis.blogosfere.it/2007/11/maria-tarnowska.html
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