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Henriette Caillaux -
Un delitto d'orgoglio
Cosimo Salini ha un
diavolo per capello. E’ in estremo ritardo. La macchina in
panne, una pioggia a dirotto. La classica giornata da rimanere
sotto le coperte.
Benedetto ragazzo ci mancavi solo
tu questa mattina… Certo che le disgrazie non vengono mai da
sole.
Che dici ripasso un’altra volta?
Dai sputa l’osso, che ti serve?
Leggevo La caduta dei giganti di
Follett ed ho trovato un accenno a Madame Caillaux…
E quindi?
Beh mi sono incuriosito… Chi era
la Caillaux?
Henriette Caillaux fu definita
dai giornali del tempo sposa senza amore. In effetti si sposò
per rispetto delle convenzioni sociali e per mantenere il suo
status economico visto che proveniva da una famiglia
benestante.
Quindi un'arrivista... Come andò il matrimonio?
A giudicare dalle apparenze per
undici anni il rapporto andò a gonfie vele. Visse da madre e
moglie esemplare.
Poi ci fu il colpo di fulmine…
Eh già, quel matrimonio senza
amore la rese estremamente sensibile ai richiami, diciamo
così, extraconiugali. Naturalmente tacitò sempre quelle sirene
finché non incontrò ad un party di beneficienza il Ministro
delle Finanze. Uomo a dir poco carismatico ed affascinante,
molto più anziano di lei.
Se ne innamorò immagino…
Purtroppo sì, cominciarono a frequentarsi in segreto. Le
solite cose: lettere piene d'amore e di desiderio, incontri
clandestini con la complicità di portieri d'albergo... Insomma
un'attrazione fatale di quelle che ti sconvolgono la vita! Il
problema era che ambedue erano sposati. Lei era decisa a
chiedere immediatamente il divorzio da suo marito, mentre
Joseph Caillaux prendeva tempo. Temeva che quella storia
offuscasse la sua immagine di politico e quindi mettesse in
forse la sua rielezione in Parlamento.
Hai ragione, la solita
storia della donna innamorata pronta a lasciare tutto e l'uomo
che si gode la situazione senza prendere una decisione...
No, no, non correre...
Effettivamente anche lui era innamorato ed i suoi
tentennamenti erano esclusivamente causati da ragioni di
carriera politica.
Quindi continuavano a vedersi in clandestinità…
Benedetto ragazzo, come al solito il diavolo fa le pentole ma
non i coperchi… La moglie di lui si insospettì e fece pedinare
il marito finché venne a conoscenza della tresca…
Cosa fece?
Avendo il marito un posto di rilievo chiese ed ottenne una
piena confessione scritta dell’adulterio. L’intento era
chiaro, non voleva danneggiare il consorte, quindi la fonte
del suo benessere, prima delle elezioni. Quella lettera
sarebbe servita successivamente per ottenere vantaggiosissime
condizioni all’atto del divorzio.

Lui accettò… immagino
Non poteva fare altro. In effetti andò come previsto. Lui
venne rieletto e lei chiese il divorzio a condizioni
vantaggiosissime avendo dalla propria parte quelle prove
inconfutabili.
A questo punto i due amanti erano liberi?
Anche la signora aveva ottenuto il divorzio dal marito per cui
convolarono a nozze…
…E vissero felici e contenti…
Benedetto ragazzo… quando tutto sembrava volgere al meglio
accadde l’imprevisto…
Ovvero?
Le Figaro iniziò una selvaggia campagna politica diffamatoria
contro il ministro delle finanze. in soli due mesi si
contarono 138 articoli corredati da vignette di dubbio gusto.
Tutto ciò minò l’onesta di Joseph Caillaux e la tranquillità
familiare della nuova coppia. La stampa bivaccava ventiquattro
ore su ventiquattro davanti alla loro casa. Vennero
intervistati vicini e parenti in cerca di pettegolezzi
piccanti. Henriette Caillaux, sconvolta da quel clamore e
soprattutto da quelle malignità, si rinchiuse in casa sperando
che quel clamore prima o poi terminasse.
Una campagna fatta ad arte, immagino…
Gli articoli continuarono concentrandosi sulle scorrettezze
politiche del Ministro, accusandolo tra le altre cose di aver
ricevuto denaro da varie fonti per finanziare le sue campagne
elettorali. Ma il colpo fatale doveva ancora venire.
Cioè?
Qualche giorno dopo il giornale
rivelò di essere entrato in possesso di lettere compromettenti
e ne annunciò la pubblicazione.
Quelle conservate dalla ex-moglie?
Non solo, fu corrotta la cameriera di casa Caillaux per
indurla a rubare altri documenti scottanti per cui il giornale
aveva in mano anche altre prove che accertavano la fragranza
dell’adulterio quando ancora il signor Ministro era sposato
con la ex-moglie. La prima lettera fu pubblicata il 14 Marzo
1914. Si trattava di una missiva intima spedita dal ministro
all’amante piena non solo di considerazioni politiche alquanto
imbarazzanti, ma soprattutto di dolcezze e smancerie che
comprovarono l'infedeltà di entrambi.
Finora una storia normale di corna e ricatti…
Infatti, ma un bel giorno, il 16 Marzo alla buon ora la
signora Caillaux decise di difendere la reputazione del marito
e farsi giustizia da sola. Andò prima a comprarsi una pistola
poi si fece accompagnare dal suo autista in rue Drouot,
dov’era la sede de “Le Figaro”. Chiese al portiere di poter
vedere il direttore, Gaston Calmette, ma non disse il suo
nome.
Poi cosa avvenne?
Fu condotta nella sala d’attesa, aspettò per circa un’ora. Si
spazientì, protestò finché una segretaria le confermò che il
direttore era nel proprio ufficio e che l’avrebbe ricevuta
solo dopo aver saputo chi fosse. A quel punto preoccupata per
il suo piano fu costretta a dare alla segreteria il suo
biglietto da visita.
Il direttore la ricevette?
Sì, la cosa appare un po’ strana in effetti, chissà forse
aveva in mente uno scoop, magari un’intervista alla moglie del
Ministro…
Quindi lei entrò nella stanza di Gaston Calmette …
Il direttore era seduto dietro la sua scrivania, si alzò e la
salutò cordialmente. Lei esordì dicendo: “Voi dovreste
immaginare lo scopo della mia visita e sicuramente non per
augurarvi una buona giornata”. Lui sorpreso negò di sapere il
motivo di quella visita pregandola di sedersi.
Lei cosa gli disse?
Nulla. Non rispose al suo invito e rimase in piedi. Tirò fuori
la pistola dalla borsa, tolse con tutta calma la sicura e
sparò un primo colpo. L’uomo dapprima tentò di guadagnare la
porta, poi si gettò a terra per ripararsi, ma lei continuò
premendo per quatto volte il grilletto. Dei cinque colpi, tre
andarono a segno colpendo il petto, il ventre e la coscia. Il
malcapitato non si alzò più.
La signora cosa disse?
Ai testimoni che accorsero disse di essere la moglie del
Ministro e che era lì per dare una lezione e non per uccidere.
Tra le altre cose disse di essere pentita e che era in
pensiero per la salute del direttore, il quale nello stesso
istante, adagiato su un letto di ospedale, stava morendo per
un’emorragia interna.
Andò in prigione?
Fu ospite delle patrie galere per quatto mesi, mentre suo
marito fu costretto a dimettersi da Ministro.
Immagino che ci fu un processo…
Grazie agli avvocati di rango e alle conoscenze del marito fu
un processo fuori dalle righe e un verdetto discutibilissimo.
Prima di tutto l’avvocato della difesa, Fernand Labori,
convinse abilmente la giuria che il crimine non era il
risultato di un atto preparato con cura, ma un riflesso
incontrollato tipico del sesso femminile, trasformando così da
delitto premeditato a delitto passionale, e quindi chiedendo
l'assoluzione. Poi, con varie peripezie, la corte si persuase
che il colpo mortale che freddò il direttore de Le Figaro era
partito accidentalmente. Quindi fu assolta.
In sostanza il processo le riconobbe la liceità di uccidere,
nelle circostanze...
Benedetto ragazzo non dimenticare mai il contesto storico ed
ambientale quando si è in sede di critica… Ad esempio qui
Joseph Caillaux, funzionario delle finanze sin da
giovanissimo, deputato a 25 anni e ministro a 36, incarna il
meglio e il peggio della Terza repubblica, vale a dire
l’ostilità con la Germania, i vagiti dello scoppio della prima
guerra mondiale, la Belle Epoque, l’affarismo, gli scandali,
la meritocrazia che porta ai vertici i trentenni, il
parlamentarismo ipertrofico, l’instabilità dei governi
(quarantanove tra il 1876 e il 1914), i residui di
giacobinismo, la spensieratezza edonistica, e soprattutto la
corruzione.
Tua morale?
Non vado oltre il mio naso. Ne ho viste tante, troppe per
scandalizzarmi. A me resta il dubbio sul movente. Davvero
Henriette Caillaux ha ucciso per salvaguardare il nome di suo
marito infangandolo definitivamente? Benedetto ragazzo io ci
vedo dell'altro ovvero una donna esasperata, gelosa della
propria riservatezza, del proprio nome, della propria
condizione sociale acquisita ed ultimo e non ultimo della
prima moglie del ministro. In base a queste considerazioni
potrei anche essere d'accordo con la sentenza di assoluzione.

Foto Sergey
Ryzhkov
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