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Amelia si alzò da terra
non badando al corpo che pareva gridare di dolore e grondare lacrime di
sangue. Il bosco sembrava ancora più orribile ora che il lupo era andato
via a pancia piena. I frammenti di camicetta coprivano la leggerezza del
suo seno. Non voleva nemmeno ricordare il volto di chi le aveva tolto il
suo essere donna per sempre.
In una brillante serata di Maggio era salita su quella macchina che
sfavillava di se, e aveva trovato in quel robusto ragazzo moro, qualcosa
di molto speciale. Cosa non ci fa fare la rabbia, quella che parte da
dentro e raggiunge l’anima rubandola anche al diavolo. Avrebbe riso il
mattino dopo, ricordando le carezze di un amante speciale, a chi le aveva
massacrato il cuore. Il buio si fece sempre più pesto,ed i rami sempre più
fitti e pungenti.
Camminò fino a giungere sul ciglio di una strada di campagna, dove forse,
un buon caronte l’avrebbe portata fuori dall’inferno. La sua mente le
proiettava un violento flashback di lei che urlava mentre un manesco
giovane pensava solo a sfogare il suo io. Le aveva strappato i vestiti,
rotto la gonna azzurra, ferito un labbro. Lei aveva usato tutta la sua
forza per ribellarsi, era cattiva e grintosa, ma forse, non abbastanza. Il
sentire una cosa estranea e rifiutata dentro se stessa, e per la prima
volta, le fece provare un irrefrenabile impulso di vomitare. Avrebbe
voluto morire lì fuori, piuttosto che farsi uccidere dentro.
Ogni tanto, al viso del feroce ladro di sogni, si sovrapponeva quello
dell’uomo amato, che aveva iniziato a violentarla, ma solo nell’anima.
Proprio quando si accorse che il freddo era penetrato nel suo flebile
corpo una macchina si fermò.
Era un uomo stanco e anziano, dall’accento lento e dai modi raffinati. Non
servì nessun racconto, il signore capì il passato guardando i vestiti
squarciati, e lo sguardo rassegnato di chi vorrebbe bruciare il mondo ma è
troppo spaventato per accendere un fuoco.
Adesso, dentro a quella macchina, Amelia capì che nel mondo esistevano due
tipi di carnefici:quelli bestiali, che usano la forza per spezzarti,e
quelli cerebrali, che usano il cervello per mandarti dai primi. La porta
del pronto soccorso le parve distante e paurosa,di colpo si chiese se la
cosa giusta fosse proprio andare in quel luogo e raccontare la notte più
brutta della sua vita. Il signore, dopo averle chiesto se aveva bisogno di
altro, si avvio verso casa. Piangeva Amelia,voleva sfogare il suo dolore.
Il viso del suo uomo era ancora davanti ai suoi occhi: aveva bisogno di
lui? L'avrebbe capita? Non sapeva che la ferita più grande doveva ancora
arrivare. Compose il numero, una voce distaccata le annunciò che era in
corso un party,quindi era meglio che si sentissero più tardi. La sua
disperazione valeva meno di un Martini. Il cuore si gonfiò di odio, il
ventre si chiuse in un collerico addio, e gli occhi divennero ancora più
bui delle tenebre. I dottori del pronto soccorso, la sottoposero a tante,
troppe domande, le medicazioni alleviarono poco e nulla il male, e lei,
che vagheggiava nei suoi pensieri, si rese conto di come fosse brutto
avere il veleno al posto del sangue.
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