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Non si muoveva quasi.
Fissava in modo ossessivo un bicchiere di vino rosso che se ne stava,
discreto e invitante , sul bordo di quel divanetto color smeraldo. Chissà
se fuori, nel mondo dei normali, in quelle grigie masse di muri scrostati,
qualcuno la capiva. I capelli le nascondevano quei seni piccoli e freschi,
minuti, ma belli e appariscenti. Non le andavano a genio quelle note
soffuse che infestavano le pareti. Avrebbe preferito una brano rock, o
qualcosa di più spumeggiante, invece quella insulsa canzonetta la
innervosiva.
La prima volta l’aveva
sempre immaginata, fin dai tempi dell’adolescenza. Chissà cosa fanno due
corpi mentre le menti se ne vanno a gioire. E mugolii di piacere, e
bellezza che si infiltra nel sangue. Quelle carni che in poco tempo
diventano solo una macchia nell’universo che si fermava a contemplarla. Ma
il principe azzurro, quello vero, non si era fatto vivo.
Neanche per un saluto veloce, nemmeno per un bacio dato
frettolosamente aspettando l’autobus sotto una pioggia nervosa. Non
badando alle sue dolcezze, a quei suoi sottili sbattiti di ciglia, a
quella testolina che si scuoteva sempre in un no, ci provavano in
tanti a fare l’amore con lei, ma nessuno ci riusciva. Alcuni difetti lei
li percepiva subito, e non li tollerava. Chi era cattivo, chi
era manesco, o magari arrogante, o non l’amava. In quella stanza che
sembrava sfuggita alla fantasia di qualche scrittore, così linda, ma così
ambigua, si intromise una figura.
Un uomo alto e dai modi
viscidi e fini appoggiò la mano sulla spalla di lei. Quella spalla gracile
e piccola, così indifesa e sottile, che scompariva sotto il tocco possente
dell’uomo.”Vuoi del vino tesoro?” si udì. Odiava le mani addosso, i nomi
stupidi, di quelli che si danno alle donne per farle sentire inadeguate e
piccole. E odiava il vino. Lui, ridicolo in quella t-schirt abbinata
a pantaloni da mille e una notte, le sorrise alzando un
sopracciglio, e ricordò, in quel momento, un personaggio
dei cartoni animati. Sicuramente un ‘antagonista. “Bevo soltanto estathè” rispose
lei, tra il triste e lo scazzato.
Il signore la scrutò. "Se
ho ben capito, lei non ha mai avuto un uomo, curioso, è molto carina…come
lo spiega?” che stupidità credere che se una donna è bella sicuramente
sarà piena di uomini, e si concederà a loro. L’espressione di lei, quasi
colma di arroganza, lo polverizzò.” Non me lo voglio spiegare” affermò
duramente. Continuò a guardarla in quei suoi occhi cupi e duri.” Quindi
lei vuole un uomo ricco, gentile, che la sappia apprezzare, che sappia
dare valore non solo a questo bel corpo, e a quella testolina
magnifica….ma anche alla sua verginità, beh, sicuramente posso aiutarla,
conosco parecchie persone che corrispondono al profilo che mi ha
tracciato.. Piaceva a tanti, Luna. Con quel corpo longilineo e sodo,
quella bocca che pareva disegnata, e quel carattere aggressivo e duro.
Parlare assieme a lei era come fare una escursione quando si ha voglia di
rischiare, pur di assaporare il piacere della sfida e dell’imprevisto. Tra
una frase rubata ad un letterato, un sms e qualche slang tipico dell’età,
faceva in mille pezzi il cuore di chiunque.
Sapeva essere raffinata
pur dicendo “schiumare” al posto di “essere nervosi”, discutere di Mozart
e ballare Britney Spears, era unica e anonima, lolita e matura, magra e
curvosa, era Luna. Imperatori viziati che cercano in un lembo di carne una
prova della virilità perduta, e quella purezza che scorre sussurrando
addio. Poi il potere, la svolta, la rivincita. Di lei, però. Cosa le
poteva importare del giudizio degli altri, dal momento che non conosceva
bene nessuno?
Da tempo l’amore non
dimorava nel suo cuore, e la testa regnava sui muscoli e su tutto.
Questo era il buio teatro che animava la mente di Luna. Nelle labbra di
amiche curiose si ci era addentrata, ma non si era mai persa, ne voleva
tentare, per ora. Quel getto maschile non lo aveva mai visto, ne sentito.
Essere una geisha una notte e forse un mattino, poi dileguarsi per
scordarsi di se. Meglio che sopportare una vita segregando la mente e le
forme. Apparire, stupire, esaltare, ecco la soluzione. Ecco la via. La
vita non l’aveva portata ad essere frivola e ridente, al contrario era
solitaria e stoica. Troppe brutture, in quei piccoli, innocenti e
corti ventidue anni. Così spavalda e sensuale nei set fotografici, così
chiusa e triste nella vita privata. Aveva deciso. Niente più illusioni,
niente più sogni, ma solo concretezza e benessere. Una casa bella,
l’università, la bellezza, e tanta voglia di sfidare il mondo, quel mondo
così difficile.
Non le piaceva più nessuno, voleva solamente scappare……
FORSE CONTINUA………….
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