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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

     
 

Serena M.

La prima volta

 
 
 
     
 
 
 

Non si muoveva quasi. Fissava in modo ossessivo un bicchiere di vino rosso che se ne stava, discreto e invitante , sul bordo di quel divanetto color smeraldo. Chissà se fuori, nel mondo dei normali, in quelle grigie masse di muri scrostati, qualcuno la capiva. I capelli le nascondevano quei seni piccoli e freschi,  minuti,  ma belli e appariscenti. Non le andavano a genio quelle note soffuse che infestavano le pareti. Avrebbe preferito una brano rock, o qualcosa di più spumeggiante,  invece quella insulsa canzonetta la innervosiva.

La prima volta l’aveva sempre immaginata, fin dai tempi dell’adolescenza. Chissà cosa fanno due corpi mentre le menti se ne vanno a gioire. E mugolii di piacere, e bellezza che si infiltra nel sangue. Quelle carni che in poco tempo diventano solo una macchia nell’universo che si fermava a contemplarla. Ma il principe azzurro,  quello vero,  non si era fatto vivo. Neanche per un saluto veloce,  nemmeno per un bacio dato frettolosamente aspettando l’autobus sotto una pioggia nervosa. Non badando alle sue dolcezze, a quei suoi sottili sbattiti di ciglia,  a quella testolina che si scuoteva sempre in un no,  ci provavano in tanti a fare l’amore con lei, ma nessuno ci riusciva. Alcuni difetti lei li percepiva subito,  e non li tollerava. Chi era cattivo,  chi era manesco, o magari arrogante, o non l’amava. In quella stanza che sembrava sfuggita alla fantasia di qualche scrittore, così linda, ma così ambigua,  si intromise una figura.

Un uomo alto e dai modi viscidi e fini appoggiò la mano sulla spalla di lei. Quella spalla gracile e piccola, così indifesa e sottile, che scompariva sotto il tocco possente dell’uomo.”Vuoi del vino tesoro?” si udì. Odiava le mani addosso, i nomi stupidi, di quelli che si danno alle donne per farle sentire inadeguate e piccole. E odiava il vino. Lui,  ridicolo in quella t-schirt abbinata a pantaloni da mille e una notte,  le sorrise alzando un sopracciglio,  e ricordò,  in quel momento,  un personaggio dei cartoni animati. Sicuramente un ‘antagonista. “Bevo soltanto estathè” rispose lei, tra il triste e lo scazzato.

Il signore la scrutò. "Se ho ben capito, lei non ha mai avuto un uomo, curioso, è molto carina…come lo spiega?” che stupidità credere che se una donna è bella sicuramente sarà piena di uomini, e si concederà a loro. L’espressione di lei, quasi colma di arroganza, lo polverizzò.” Non me lo voglio spiegare” affermò duramente. Continuò a guardarla in quei suoi occhi cupi e duri.” Quindi lei vuole un uomo ricco, gentile, che la sappia apprezzare, che sappia dare valore non solo a questo bel corpo, e a quella testolina magnifica….ma anche alla sua verginità, beh, sicuramente posso aiutarla, conosco parecchie persone che corrispondono al profilo che mi ha tracciato.. Piaceva a tanti, Luna. Con quel corpo longilineo e sodo, quella bocca che pareva disegnata, e quel carattere aggressivo e duro. Parlare assieme a lei era come fare una escursione quando si ha voglia di rischiare, pur di assaporare il piacere della sfida e dell’imprevisto. Tra una frase rubata ad un letterato, un sms e qualche slang tipico dell’età, faceva in mille pezzi il cuore di chiunque.

Sapeva essere raffinata pur dicendo “schiumare” al posto di “essere nervosi”, discutere di Mozart e ballare Britney Spears, era unica e anonima, lolita e matura, magra e curvosa, era Luna. Imperatori viziati che cercano in un lembo di carne una prova della virilità perduta, e quella purezza che scorre sussurrando addio. Poi il potere, la svolta, la rivincita. Di lei, però. Cosa le poteva importare del giudizio degli altri, dal momento che non conosceva bene nessuno?

Da tempo l’amore non dimorava nel suo cuore,  e la testa regnava sui muscoli e su tutto. Questo era il buio teatro che animava la mente di Luna. Nelle labbra di amiche curiose si ci era addentrata, ma non si era mai persa, ne voleva tentare, per ora. Quel getto maschile non lo aveva mai visto, ne sentito. Essere una geisha una notte e forse un mattino, poi dileguarsi per scordarsi di se. Meglio che sopportare una vita segregando la mente e le forme. Apparire, stupire, esaltare, ecco la soluzione. Ecco la via. La vita non l’aveva portata ad essere frivola e ridente, al contrario era solitaria e stoica. Troppe brutture,  in quei piccoli, innocenti e corti ventidue anni. Così spavalda e sensuale nei set fotografici, così chiusa e triste nella vita privata. Aveva deciso. Niente più illusioni, niente più sogni, ma solo concretezza e benessere. Una casa bella, l’università, la bellezza, e tanta voglia di sfidare il mondo, quel mondo così difficile.
Non le piaceva più nessuno, voleva solamente scappare……

FORSE CONTINUA………….
 

 
 
 
 

 

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Serena su LiberaEva