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Nervosa, rivelava ancor
di più, come una indiscrezione, il fuoco interno di cui bruciava. Lara,
così svelta, inavvicinabile, era già nella Tua trappola. Osservavo il
movimento che per l’impazienza le prendeva alla lingua, passava e
ripassava sulle labbra in preda a un turbamento evidente. L’ansia la
brandiva, era inquieta. Tesa. Era affascinata dai Tuoi occhi, vibrava del
piacere di sedurre e di essere sedotta.
Già mi credevo di sentire quel suo odore bagnato e torbido, stordente e
basso, che le sue cosce sprigionavano. La possibilità di essere sorpresa,
con il compagno vicino, accresceva la sua vibrazione in modo quasi
febbrile e quasi… la sentivo già gemere, straziata davanti a Te, con le
gambe aperte. Il fatto di avere Te a inseguirla con lo sguardo ad ogni
movimento, ne ero certa, le faceva apparire tutto nuovo e complesso.
Era difficile per lei mantenere l’equilibrio della voce e dell’andatura,
ogni volta che era costretta a scusarsi e a allontanarsi. Poi doveva
tornare, passandoti davanti, trovandosi travolta dall’onda lievitata dal
suo stesso odore, di cui pareva permeata tanto già se ne coglievano gli
effluvi. Era difficile per lei non ridacchiare e non ondeggiare i capelli,
quando, si dava il caso, le parlavi. Il Tuo era uno sguardo freddo, fermo
nel suo e Lara, sembrava scalpitare, una bestia le ruggiva dentro. Ne
riconoscevo già la soggezione dal modo in cui la braccavi e l’adoravo,
Lara – l’adoro – ogni volta la rendevi trépida, stanata dalla sua stessa
smania.
L’adoravo e al contempo mi rendeva pazza, attanagliandomi dal desiderio e
dalla gelosia…, da cui non mi sarei mai sottratta, così come non ci si può
sottrarre all’estasi che trascina. Lara, che mi era sempre parsa di natura
mite, di fronte a quell’aggressività flessuosa e insistente, intensa e
riservata, abbassava le difese. Disorientata. Sembrava cambiare. Se mi
avvicinavo per ascoltarla, un sentore di garofano copriva appena il
sopravvenire del suo sudore tiepido, mentre l’alito, zuccherato dalla
bibita cui si accaniva, mi giungeva più caldo. Vanigliato come i suoi
capelli, meno pepato del succo che capivo, già inebriava la sua valle.
Sotto la gonna, Lara, già senza mutande, manifestava un odore di pulito e
d’alghe di mare che risaliva al petto, un profumo càndìto che
l’attraversava dal reggiseno sbottonato e le prendeva al collo, dove
tacevo e mi prolungavo più volte al gusto, per riportarlo poi a Te come mi
avevi chiesto. (A Michael e Lara)
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