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Devo dirtelo, cucinare per te è una tortura di cui intendo
pagare il prezzo. Sai che odio essere donna di pentole e fornelli, schiava
del grembiule e dei guanti da cucina. Ma questo è gioco a grembo scoperto,
è rito su tacchi a stiletto, con me che mostro il culo ogni volta che
controllo il pesce in cottura nel forno, o agito le tette a vista, docili
a seguire il movimento, mentre rimesto sul fuoco una crema di scampi o
salto in padella le verdurine piccanti.
Hai mai pensato quanto mi eccito
in cucina? Quanto mi piace farmi guardare mentre quasi a carponi mi piego
sul lavello, mentre sono intenta a lavare attentamente i piatti?
Attentamente? Sì! Al che l’acqua mi bagni, mi schizzi sul ventre, ovunque,
sui capezzoli rigidi al freddo, sulle cosce mie nude, fin dentro. E’ vero,
poi, però lo straccio, il secchio? Ma che importa? Se così mi piego, fino
a stendermi a terra, per asciugare il pavimento. Se così mentre frenetica
m’abbasso e passo lo straccio, e m’impegno – sai? –, che importa se così
ti mostro che non è solo acqua quella che mi tiene lucida e aperta al tuo
sguardo.
E’ che lavorare in cucina mi scalda, con tutti quei vapori e quei
profumi che danno alla testa, è un nido in cui sfamare la voglia, e perché
no magari con qualcosa a portata di mano. Hai idea di quanto feroce prenda
la smania allo stomaco? Di quello che mi passa per la testa mentre
apparecchio la tavola, fra piatti e bicchieri, posate e brocca dell’acqua,
mentre il vino lo lascio forse per dopo che già così sono fuori controllo.
Ne hai idea? Non senti una spezia speciale miscelarsi nell’aria? Non lo
senti questo odore di donna che aspetta?
Prendimi sulla tovaglia fra i
cocci se capita o fra i resti del pasto se già al limite mi hai tenuta in
attesa, prendimi sull’acquaio mentre la schiuma mi tiene bloccate le mani
fra la bacinella e una teglia, prendimi, afferrami e basta, e tappami pure
la bocca se tentassi d’osare protesta. Prendimi, e consuma davvero fino
all’ultima briciola questa cena che t’offro. Prendimi, saziati e saziami,
così che io non senta più i morsi del vuoto affamarmi le viscere, né la
voglia ridurmi a pensieri di sete. Prendimi, tienimi ferma.
Prendimi e
bloccami mentre ripongo gli ultimi avanzi nel frigo, di spalle stringimi
forte contro la cella aperta del freezer, così che del freddo senta il
calore poi sciogliermi sotto come un cubetto di ghiaccio che ci passiamo
di bocca. Prendimi, ti supplico, prendimi, e obbligami ancora a preparare
per te domani la cena. (A Michael)
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