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"La Signura cchi minni grossi - u viaggiu"
"Botta di sali 'nfami!", "botta di sangu!"...il marito di a signura cchi minni grossi era imbufalito e bestemmiava, Uhuuu...si bistimmiava!
Gelosissimo era! sapeva bene che la mugghieri era bedda assai e facia attrantari li masculi di lu paisi; e poi in quei giorni la vedeva così languida, troppo sensuale era! senza freni! e non voleva che la moglie, da sola, prendesse il treno per raggiungere il capoluogo dove avrebbe dovuto sbrigare alcune pratiche burocratiche improrogabili.
"Ma caro, sii ragionevole! Lo sai bene che nelle tue condizioni di salute non puoi affrontare il viaggio!"
Dopo una trattativa estenuante fu raggiunto un compromesso: la moglie sarebbe partita accompagnata da una vecchia parente, che le fungesse da "guardiana".
L'indomani la signura cchi iminni grossi, scortata dalla vecchia, faceva ingresso nella stazione di lu paisi; sfilarono la carrozza di 2 classe, in coda, e fu tutto un mischiarsi di commenti e fischi di approvazione di li masculi affacciati ai finestrini: "Bedda!", "Annacati! fammi moriri!", "Kori, votati...fatti taliari!","Uhhuuu, Mi fai attrantari la minchia!".
"Gesummaria,chi facci di bronzu! chi vastasi!" esplose la vecchia con un'espressione schifiata, "Uhuu, pi davveru!!" aggiunse a signura che tuttavia aveva gli occhioni verdi scintillanti di malizia e sembrò rispondere a quei commenti con un maestoso annacamento di cianchi e muvennu i capidri 'contru u ventu, come Regina incede fra ali di sudditi plaudenti.
Arrivate ai piedi della carrozza di 1 classe, il capotreno le scortò allo scompartimento assegnato, dove già erano seduti due uomini molto distinti, il ferroviere si accomiatò augurando un buon viaggio e strizzò l'occhio agli altri due viaggiatori come a dire "Ammuccamu stu gran pezzu di tumma!"
La vecchia che scortava la signura fu rassicurata assai dal fatto di affrontare il viaggio in compagnia di gentiluomini così distinti e tirò un sospiro di sollievo; i due viaggiatori che avevano di fronte erano infatti un politicante, u sinnacu di un paisi vicinu e il suo portaborse.
Il treno dunque partiva e dal finestrino cominciava a scorrere, ossessivo, il paesaggio della campagna siciliana: le ciare bianche, desertiche con radi ciuffi di palme nane, si alternavano a zone di verde rigoglioso coperte di vigne,ulivi,aranci,limoni, mennoli,cirasi, ficurinni, ficu...un tourbillion esaltante di colori che accecavano gli occhi e di odori che ziffate di vento caldo portavano fin dentro lo scompartimento inebriando le narici.
La signura cchi minni grossi cominciava a sentire cavuru,caldissimo; in effetti l'afa si faceva opprimente ma a causarle quelle vampate di calore erano sopratutto gli occhietti vispi del politicante che non le davano tregua, sin dalla partenza erano incollati sulla signura esplorandole ogni intimità, lasciandola nuda!
Quel giorno,del resto, a signura era di una bellezza sfavillante, i capelli trattati con dell'hennà avevano i magici riflessi rossi del sole e i suoi occhioni verdi scintillavano come giada. Portava una veste nera e lunga, da novizia, che le lasciava scoperte solo le caviglie; tuttavia il bustino che, maliziosa, portava al di sotto strizzandole la vita ne magnificava le sue forme giunoniche e la faceva di una sensualità travolgente.
U sinnacu attraccò; forte della sua parlantina sciolta iniziò un parlare torrenziale e per far colpo su una signora così avvenente si vantava di essere un politico in ascesa, un pezzu grossu, di avere conoscenze altolocate assai e si mise a disposizione per aiutare a signura a sbrigare le sue pratiche.
La signura cchi minni grossi ascoltava sorniona e languida,aveva già ben capito che dietro quella maschera si celava un Don Giovanni cu lu focu 'ntra i vini.
E non si sbagliava! presto le occhiate del politicante divennero di fuoco, Uhhuu.. un addruzzu era!! e il suo piede fu visto lisciare con indifferenza la caviglia della signora provocandone un brivido di piacere "Uhuu, Gesummaria, chi voli chistu!" disse tra sè.
A signura era nfuculiata, il ritmo furibondo del treno, il sobbalzare continuo del divano e del suo enorme decolletè le inquietavano i sensi e poi quell'uomo! quel Don Giovanni così insolente da lisciarle la caviglia!
"Gesummaria, chi cavuru!" abbozzò per superare l'imbarazzo e si alzò per prendere un ventaglio che teneva nel bagaglio in alto; ma lu diavulu è masculu e ci mise lo zampino, una brusca frenata del convoglio e la signora si ritrovò seduta sui cavusi attrantati dell'uomo..."Bedda madri!!..scusati!" farfugliò; Uhhuu, il politicante si affrettò a aiutarla a ricomporsi non lasciandosi sfuggire l'occasione di smunciunarle u culu grossu.
"Uhuuu, Gesummaria chi l'avi tisa!" diceva tra sè la signura facennusi aria con il ventaglio e lanciando un'occhiata maliziosa all'uomo; per fortuna, complice la stanchezza e il ritmo cullante del treno, la vecchia che l'accompagnava era sprofondata in un sonno profondo, anche il portaborse che non aveva spiccicato una parola per tutto il viaggio sembrava appisolato.
Emulo Casanova, il politicante riprese a lisciare la caviglia della signura, con la fronte perlata dal sudore, russu comu un pummaroru, si contorceva sul divano cercando anche di sbirciare tra le cosce.
La signura cchi minni grossi teneva le gambe ben serrate ma le sentiva in fiamme! un fuoco potente, senza ciamme, le ardeva tra le cosce facennule vagnari lu sticchiu...si guardò intorno, si sentiva tranquillizzata dal fatto che le tendine erano tirate per tenere in ombra lo scompartimento e allora... "Chi cavuru!" sospirò languida, languidissima e alzò comu na tappinara il bordo inferiore della veste,lentamente, muovendolo come per fare aria e rinfrescarsi le cosce surati...facendo in modo che l'uomo si gustasse la vista delle sue mutandine di pizzo rosso, circondate da un foltissimo pilu nivuru.
"Maronna Santa! Chi mutanni nichi! e chi pilu niviru! Uhhuu" questi e altri commenti affolarono la mente dell'uomo dopo quella visione che, il lettore ne converrà, di certo dovette essere paradisiaca; allora i suoi occhi parvero annebbiarsi, come l'occhio del toro diventa torbido alla vista del drappo rosso del torero e cerca di incornarlo colpendo alla cieca così ora il lavorio del piede dell'onorevole si fece frenetico cercando di farsi strada verso quelle mutande rosse!
La signura cchi minni grossi sembrava ora assecondarlo, anzi lo stuzzicava leccandosi le labbra con la lingua come se stesse gustando del miele e con la coda dei suoi occhioni guardava anche il portaborse che fingeva malamente di essere appisolato tradito però da cavusi così attrantati che 'a signura commentava tra sè "Bedda madri com'è attrantatu,li cavusi ci buttianu!".
Si approssimò una galleria e complice l'uomo andò alla carica con rinnovato vigore e il suo piede, questa volta, si fece strada tra le cosce cavuri della signora che l'accolse con un gemito di piacere...il movimento ritmico e frenetico di lu peri chi ci lisciava u sticchiu la stava ubriacando di piacere e un'idea da tappinara le balenò in mente, si sfilò la scarpa destra e a tentoni diresse il piede destro sui cavusi del portaborse, ne risalì la gamba per posarlo sulla minchia tisa dell'uomo.
"Gesummaria chi scicchignu,Uhuuu" e si arricriava tutta a riminariccilu cu lu peri finchè un fischio breve del treno annunciò l'approssimarsi della fine della galleria, la signura accelerò il ritmo del suo piede e presto venne travolta da un'onda di piacere che ci fici nesciri u sucu.
L'uscita dalla galleria e l'imminente arrivo in stazione fu salutato da un lungo, assordante fischio dal treno; la luce ritornò a invadere lo scompartimento e abbagliò quei due masculi disfatti dal piacere, ridotti a due maschere di sudore con le gambe di ricotta.
La signura cchi minni grossi si dette un contegno, sudata, accaldata tuttavia era di una bellezza ancora fresca come di rosa appena colta.
Dunque il treno arrivava in stazione e sul punto di scendere l'onorevole salutò con un profondo inchino a signura e la pregava di accettare il suo invito di essere ospite con il marito nella sua villa al mare.
"Viremu, ci l'ha diri a me maritu" replicò sorniona, ridacchiando comu na tappinara alla vista delle macchie sui cavusi di entrambi.
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Questo racconto è frutto della mia fantasia,
non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali. 
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