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A signura cchi minni
grossi quando passava davanti a quel negozio si sentiva acchianari li
cartati di cavuru, "Uhuu, Gesummaria" diceva tra sè.
A causarle quel
turbamento era un bell'uomo, il proprietario del negozio, un suo antico e
ostinato corteggiatore, che al suo passaggio la salutava con un profondo
inchino; lei rispondeva sorniona con un fare distaccato anche se sentiva
le ciamme del desiderio tra le cosce, talvolta però accentuava l'annacamento
dei suoi fianchi enormi e muoveva i capelli corvini incontro al vento
sicura di farlo attrantari oppure si attardava a guardare la vetrina
sempre cosi' ricca di vesti di lusso e con la coda dell' occhio taliava
quel corteggiatore insolente.
Quel gran pezzu di
masculu che faceva buttiari lu cori e vugliri lu sticchiu della signora
aveva la fama di essere un irresistibile seduttore, dotato di
indiscutibile bellezza e fascino aveva speso la giovinezza correndo dietro
le sottane di li fimmini più beddi di lu paisi; naturalmente da tempo
allustrava puri cu la signura cchi minni grossi, a fimmina più vistosa di
lu paisi, che però gli aveva sempre datu coffa, tuttavia l'uomo era
scaltro e sapeva che lei non era insensibile al suo richiamo; "Un
iornu sta grazia di Diu m'ha fari avidiri" diceva tra sè.
Negli ultimi giorni a
signura fu vista spesso ferma a quel negozio a guardare interessata la
vetrina; in effetti c'era esposta una bella veste rossa dalla foggia
vistosa che le piaceva assai, già si immaginava fasciata con quella veste
cosi' alla moda, cosi' vistosa, Uhuuu avrebbe fatto attrantari la minchia
puri a un scimunitu!
Il negoziante accortosi
dell'interesse della signora per quella veste vide l'occasione buona per
attracari: "Signura, cu sta veste farete un figurone!" e
magnificava la gran qualità del capo e la bellezza trionfante della
signora, a suo dire complemento ideale della bella veste;
"Stamattina è
chiuù bedda sti su Suli!".
"Uhuu...troppo
gentile, mi confondete!" replicava lei dannuci gocciu.
"Accatativila! è
pricisa pi lei".
"Pi essere bedda
lo è davvero ma è troppo costosa"
Da Don Giovanni vissuto
sapeva cogliere l'attimo e la stuzzicò: "Trasiti, entrate e
provatela pure cosi vedrete che vale il suo prezzo".
"Uhuu,chi siti
camurriusu! è troppo cara e poi mio marito non vuole che vesta cosi'
vistosa, non mi tentate!".
A quel punto gli
occhietti languidi dell'uomo svitriarunu, si iniettarono di sangue e con
ghigno feroce da cacciatore che sa di avere ormai in pugno la preda a
lungo inseguita le sussurrò qualcosa all' orecchio che causò un vivace
rossore sulle guance di a signura che sbottò:"Gesummaria, ma chi
diciti?...un diavulu tentaturi siti!" guardondolo però piena di
malizia e desiderio.
"Pinsatici signura,
che c'è di malu chi vi la regalu? Lei se la prova davanti a mia e la
veste è la so. Accetati stu regalu, lu sapiti qantu mi piaciti, mi stati
facennu moriri, siti bedda comu 'na Maronna, vi liccassi tutta finu a
punta di'i peri, vi bacerei i piedi"
Qelle parole, qella
proposta vastasa le fecero acchianari cartati di cavuru e sentire il fuoco
tra le cosce.
"Va bene,
portatemela stasera a casa mia" disse tutta d'un fiato e si allontanò
in fretta.
L'uomo la guardava
allontanarsi ancheggiando e diceva tra sè "stasira lu sucu c'ha fari
nesciri!" lisciandosi i baffi ringalluzzito com'era per la sua
conquista.
Dunque sembrava che a
signura cchi minni grossi aveva alla fine ceduto alle avances di quel Don
Giovanni o piuttosto voleva rilanciare nel gioco della seduzione?
Venne la sera e l'uomo
si presentò puntuale, "Entrate, spirugliatevi non vorrei che qualche
malalingua vi vedesse entrare".
L'uomo le porse la
veste rossa.
"Avete portato la
taglia giusta? Sapete stamane mi avete cosi' confusa con le vostre
parole!" guardò la taglia sulla veste, era la sua, "Uhuuu certu
chi aviti un occhiu finu!" e con un sorriso da tappinara gli disse:
"Assitatevi cà, chi mi la mettu" e indicò una seggia.
Socchiuse la persiana e
nella penombra, tolta la veste da camera, si mostrò in lingerie in tutto
il suo splendore.
"Bedda madri, na
Maronna siti! chi biddizza mondiale!!"
In effetti a signura
cchi minni grossi sembrava davvero avere la bellezza accecante di una Dea,
la luce argentea della Luna faceva risplendere la sua pelle ambrata e la
circondava come di una aureola di luce, "Uhhuu, ma chi diciti? certu
chi sapiti comu pigliarli pi fissa li fimmini" ridacchiava lei
sorniona guardando con insistenza l'angolo più buio della stanza.
Slacciandosi i
reggicalze dai vistosi fiocchi rossi i suoi seni enormi straripavano
incontenibili e sembravano dire all'uomo: "Preitinni!"
Quel Don Giovanni era
estasiato dalla vista dell'oggetto del desiderio tanto a lungo inseguito e
rimase a taliari cu la vucca aperta, il viso color vinaccia, sembrava
boccheggiare...cercando conforto nella sigaretta accesa; "Kori, chi
beddi minni chi aviti! e chi su grossi!! Sapiti comu si dici: Fimmina cu
iminni grossi è comu lettu cu beddi cuscina"
Lei annuiva, orgogliosa
delle sue forme giunoniche, "Uhuuu comu mi li taliati! Arristastivu
cu la vucca aperta!!" e ridendo maliziosa si piegò un poco in
avanti, liberati dalla morsa del reggiseno i grossi minni si mostravano
ora in tutta la loro imponenza e li lasciò dondolare, annacandoli con
maestria come a ipnotizzare quegli occhi di saracinu, come maga con il suo
adepto. Sapeva che lo aveva in pugno, sentiva che l'uomo era ai suoi
piedi; si sentiva lei ad avere vinto nel gioco della seduzione.
Vedeva i cavusi
dell'uomo attrantarisi ch'era un piaciri, "Gesummaria come ci buttia!"
diceva tra sè e mandava occhiate di complicità verso il punto più
oscuro della stanza; ...ma a chi??
Gli occhi dell'uomo
erano calamitati dal dondolio di i grossi minni della signora e non poteva
vedere che li' sulla parete in ombra della camera c'era un grosso foro dal
quale sfavillano due punti luminosi: erano gli occhi del marito della
signora che lei aveva coinvolto in questo iocu vastasu.
Lei continuava a
annacari i minni e a guardare verso quel pittuso, sentiva nelle orecchie
le parole del marito:" Mugghieri siti senza freni, na tappinara stati
divintannu!" e guardava i pantaloni dell'uomo gonfi di piacere e si
immaginava che al di là del muro anche il marito fussi attrantatissimo;
Uhhuuu quel nuovo gioco vastasu le stava ubriacando i sensi, si sentiva
avvampari, era tutta un focu.
"Ancor li minni mi
taliati?" disse ridendo e cominciò a indossare la veste;
aggiustandosi i minni grossi chiese:
"Chi diciti? comu
mi sta?"
"Faciti la fiura
di na Maronna!"
A signura cchi minni
grossi era accaldatissima, sentiva le fiamme del piacere divampare tra le
sue cosce come mai prima, si ricordò delle parole del suo spasimante:
"Siti bedda comu na Maronna e Vi bacerei i piedi" e guardando
maliziosa il foro sulla parete avanzò il piede sinistro verso la faccia
dell'uomo come regina offre la mano da baciare a suddito zelante.
"Vasatilu!"
le disse con voce resa tremante dal piacere che le stava rendendo le
ginocchia di ricotta.
"Uhhuuu chi
piruzzu di fata chi aviti, di porcellana è!" e lo iniziò a vasari
come si vasa vucca di amante a lungo desiderata, con una sensualità
selvaggia che faceva sospirare e gemere a signura comu 'na tappinara; si
sentiva senza freni in preda au piaciri, si maniava i minni grossi e
mandava occhiate di fuoco verso quel pittuso sulla parete, si sintia li
ammi modri e lu sticchiu vagnarisi Uhuuuu;ritrasse il piede, lentamente
alzò l'orlo inferiore della veste fino a mostrargli lu sticchiu dal folto
pelo corvino: "Ora vasatimillu!!" ma beffarda comu na vera
tappinara e ridendo fragorosamente fece ricadere l'orlo della veste.
"Uhhuuu chi
l'aviti arraccamatu! e comu è pilusu...facitimmillu viriri arrera!"
"Pi stasira abbastà!
itivinni ora chi a fari cuntu veni me maritu".
Gli altri
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Questo racconto è frutto della mia fantasia,
non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali. 
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