Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 
 

Da "La Signura cchi minni grossi"

 

Aurelio Pernice

U iocu vastasu

 

 
 

 
 
           

A signura cchi minni grossi quando passava davanti a quel negozio si sentiva acchianari li cartati di cavuru, "Uhuu, Gesummaria" diceva tra sè.

A causarle quel turbamento era un bell'uomo, il proprietario del negozio, un suo antico e ostinato corteggiatore, che al suo passaggio la salutava con un profondo inchino; lei rispondeva sorniona con un fare distaccato anche se sentiva le ciamme del desiderio tra le cosce, talvolta però accentuava l'annacamento dei suoi fianchi enormi e muoveva i capelli corvini incontro al vento sicura di farlo attrantari oppure si attardava a guardare la vetrina sempre cosi' ricca di vesti di lusso e con la coda dell' occhio taliava quel corteggiatore insolente.

Quel gran pezzu di masculu che faceva buttiari lu cori e vugliri lu sticchiu della signora aveva la fama di essere un irresistibile seduttore, dotato di indiscutibile bellezza e fascino aveva speso la giovinezza correndo dietro le sottane di li fimmini più beddi di lu paisi; naturalmente da tempo allustrava puri cu la signura cchi minni grossi, a fimmina più vistosa di lu paisi, che però gli aveva sempre datu coffa, tuttavia l'uomo era scaltro e sapeva che lei non era insensibile al suo richiamo; "Un iornu sta grazia di Diu m'ha fari avidiri" diceva tra sè.

Negli ultimi giorni a signura fu vista spesso ferma a quel negozio a guardare interessata la vetrina; in effetti c'era esposta una bella veste rossa dalla foggia vistosa che le piaceva assai, già si immaginava fasciata con quella veste cosi' alla moda, cosi' vistosa, Uhuuu avrebbe fatto attrantari la minchia puri a un scimunitu!

Il negoziante accortosi dell'interesse della signora per quella veste vide l'occasione buona per attracari: "Signura, cu sta veste farete un figurone!" e magnificava la gran qualità del capo e la bellezza trionfante della signora, a suo dire complemento ideale della bella veste;

"Stamattina è chiuù bedda sti su Suli!".

"Uhuu...troppo gentile, mi confondete!" replicava lei dannuci gocciu.

"Accatativila! è pricisa pi lei".

"Pi essere bedda lo è davvero ma è troppo costosa"

Da Don Giovanni vissuto sapeva cogliere l'attimo e la stuzzicò: "Trasiti, entrate e provatela pure cosi vedrete che vale il suo prezzo".

"Uhuu,chi siti camurriusu! è troppo cara e poi mio marito non vuole che vesta cosi' vistosa, non mi tentate!".

A quel punto gli occhietti languidi dell'uomo svitriarunu, si iniettarono di sangue e con ghigno feroce da cacciatore che sa di avere ormai in pugno la preda a lungo inseguita le sussurrò qualcosa all' orecchio che causò un vivace rossore sulle guance di a signura che sbottò:"Gesummaria, ma chi diciti?...un diavulu tentaturi siti!" guardondolo però piena di malizia e desiderio.

"Pinsatici signura, che c'è di malu chi vi la regalu? Lei se la prova davanti a mia e la veste è la so. Accetati stu regalu, lu sapiti qantu mi piaciti, mi stati facennu moriri, siti bedda comu 'na Maronna, vi liccassi tutta finu a punta di'i peri, vi bacerei i piedi"

Qelle parole, qella proposta vastasa le fecero acchianari cartati di cavuru e sentire il fuoco tra le cosce.

"Va bene, portatemela stasera a casa mia" disse tutta d'un fiato e si allontanò in fretta.

L'uomo la guardava allontanarsi ancheggiando e diceva tra sè "stasira lu sucu c'ha fari nesciri!" lisciandosi i baffi ringalluzzito com'era per la sua conquista.

Dunque sembrava che a signura cchi minni grossi aveva alla fine ceduto alle avances di quel Don Giovanni o piuttosto voleva rilanciare nel gioco della seduzione?

Venne la sera e l'uomo si presentò puntuale, "Entrate, spirugliatevi non vorrei che qualche malalingua vi vedesse entrare".

L'uomo le porse la veste rossa.

"Avete portato la taglia giusta? Sapete stamane mi avete cosi' confusa con le vostre parole!" guardò la taglia sulla veste, era la sua, "Uhuuu certu chi aviti un occhiu finu!" e con un sorriso da tappinara gli disse: "Assitatevi cà, chi mi la mettu" e indicò una seggia.

Socchiuse la persiana e nella penombra, tolta la veste da camera, si mostrò in lingerie in tutto il suo splendore.

"Bedda madri, na Maronna siti! chi biddizza mondiale!!"

In effetti a signura cchi minni grossi sembrava davvero avere la bellezza accecante di una Dea, la luce argentea della Luna faceva risplendere la sua pelle ambrata e la circondava come di una aureola di luce, "Uhhuu, ma chi diciti? certu chi sapiti comu pigliarli pi fissa li fimmini" ridacchiava lei sorniona guardando con insistenza l'angolo più buio della stanza.

Slacciandosi i reggicalze dai vistosi fiocchi rossi i suoi seni enormi straripavano incontenibili e sembravano dire all'uomo: "Preitinni!"

Quel Don Giovanni era estasiato dalla vista dell'oggetto del desiderio tanto a lungo inseguito e rimase a taliari cu la vucca aperta, il viso color vinaccia, sembrava boccheggiare...cercando conforto nella sigaretta accesa; "Kori, chi beddi minni chi aviti! e chi su grossi!! Sapiti comu si dici: Fimmina cu iminni grossi è comu lettu cu beddi cuscina"

Lei annuiva, orgogliosa delle sue forme giunoniche, "Uhuuu comu mi li taliati! Arristastivu cu la vucca aperta!!" e ridendo maliziosa si piegò un poco in avanti, liberati dalla morsa del reggiseno i grossi minni si mostravano ora in tutta la loro imponenza e li lasciò dondolare, annacandoli con maestria come a ipnotizzare quegli occhi di saracinu, come maga con il suo adepto. Sapeva che lo aveva in pugno, sentiva che l'uomo era ai suoi piedi; si sentiva lei ad avere vinto nel gioco della seduzione.

Vedeva i cavusi dell'uomo attrantarisi ch'era un piaciri, "Gesummaria come ci buttia!" diceva tra sè e mandava occhiate di complicità verso il punto più oscuro della stanza; ...ma a chi??

Gli occhi dell'uomo erano calamitati dal dondolio di i grossi minni della signora e non poteva vedere che li' sulla parete in ombra della camera c'era un grosso foro dal quale sfavillano due punti luminosi: erano gli occhi del marito della signora che lei aveva coinvolto in questo iocu vastasu.

Lei continuava a annacari i minni e a guardare verso quel pittuso, sentiva nelle orecchie le parole del marito:" Mugghieri siti senza freni, na tappinara stati divintannu!" e guardava i pantaloni dell'uomo gonfi di piacere e si immaginava che al di là del muro anche il marito fussi attrantatissimo; Uhhuuu quel nuovo gioco vastasu le stava ubriacando i sensi, si sentiva avvampari, era tutta un focu.

"Ancor li minni mi taliati?" disse ridendo e cominciò a indossare la veste; aggiustandosi i minni grossi chiese:

"Chi diciti? comu mi sta?"

"Faciti la fiura di na Maronna!"

A signura cchi minni grossi era accaldatissima, sentiva le fiamme del piacere divampare tra le sue cosce come mai prima, si ricordò delle parole del suo spasimante: "Siti bedda comu na Maronna e Vi bacerei i piedi" e guardando maliziosa il foro sulla parete avanzò il piede sinistro verso la faccia dell'uomo come regina offre la mano da baciare a suddito zelante.

"Vasatilu!" le disse con voce resa tremante dal piacere che le stava rendendo le ginocchia di ricotta.

"Uhhuuu chi piruzzu di fata chi aviti, di porcellana è!" e lo iniziò a vasari come si vasa vucca di amante a lungo desiderata, con una sensualità selvaggia che faceva sospirare e gemere a signura comu 'na tappinara; si sentiva senza freni in preda au piaciri, si maniava i minni grossi e mandava occhiate di fuoco verso quel pittuso sulla parete, si sintia li ammi modri e lu sticchiu vagnarisi Uhuuuu;ritrasse il piede, lentamente alzò l'orlo inferiore della veste fino a mostrargli lu sticchiu dal folto pelo corvino: "Ora vasatimillu!!" ma beffarda comu na vera tappinara e ridendo fragorosamente fece ricadere l'orlo della veste.

"Uhhuuu chi l'aviti arraccamatu! e comu è pilusu...facitimmillu viriri arrera!"

"Pi stasira abbastà! itivinni ora chi a fari cuntu veni me maritu".

 

Gli altri racconti di Aurelio Pernice

 

Questo racconto è frutto della mia fantasia, non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali.