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La
Signura cchi minni grossi quel pomeriggio era in cucina intenta a
preparare cosi duci e si sentiva inquieta, inquieta assai.
Ne dette
la colpa alla sciruccata 'nfami che stava soffiando da giorni senza
tregua, che aveva rivestito lu paisi di una coltre rossastra di sabbia
africana e che gli facia vugliri la carni, le faceva sentire lu focu 'ntra
i vini.
La
stanza era quasi buia, benchè le persiane della finestra erano spalancate
ne entrava una luce debole da tramonto, il sole splendente di Sicilia
sembrava ora morente, impotente a sfondare quel velo di sabbia che lo
riduceva a emettere una luce giallastra e incerta da candela smorta.
Suonarono
alla porta; era un notabile, persona importante assai, in visita al marito
costretto a letto.
"Baciamo
le mani Signura" e uno sguardo insolente da masculu mafiusu la
spogliarono, un sorriso feroce da conquistatore la fecero sentire preda
senza vie d'uscita; riuscì appena a balbettare: " Prego, le faccio
strada; e sua moglie? non è venuta con lei?
"No,
purtroppo sta poco bene. Colpa di stu sciroccu 'nfami"
"Oh
quanto mi dispiace! si ricordi di portarle i miei saluti, anzi prima di
andarsene passi in cucina che le preparo un pacchetto di dolci di mandorla
che ho fatto io stessa."
Si
accomiatò dal marito e dall'ospite e ritornò in cucina a preparare quel
pacchetto e riprendere poi a lavorare un'impasto di mennuli macinati e
zuccaru per farne di altri, la stanza era pervasa dall'odore dolce e
penetrante, paradisiaco, di quell' impasto; "ciavuru di mennuli,
ciavuru d'amuri".
Mentre
maniava l'impasto le sembrava di avere ancora addosso gli occhi vispi
dell'ospite inatteso; occhi nerissimi, da arabo insolente, che lisciavano
la sua pelle sudata dandole brividi di piacere. Si ricordò di aver
sentito da un'amica della fama da Don Giovanni irresistibile dell'ospite,
la sua inquietudine cresceva; bevve un sorso di vino fresco per calmarsi
con il risultato che il fuoco che le covava tra le cosce svampuliò
dirompente, senza argini.
Sentì i
minnedde turgide di piacere premere vogliose contro la veste nera, "Gesummaria!!"
solo ora si rese conto di essere senza reggiseno per via di quel
scirocco caldo che le incendiava la carne; pensò di rimediare in
fretta...ma ormai era troppo tardi dato che sentì lu maritu vuciari
"Cara, accompagna il nostro ospite alla porta".
L'uomo
apparve in cucina e rimase a vucca aperta a taliari, Uhuuuu come taliava!
i suoi occhietti da saracino scintillavano alla vista di quel trionfo di
carne. La signura portava una veste nera senza maniche nè spalline, una
fascia elastica le strizzava la vita enfatizzando ancora di più i suoi
seni enormi; e sentì di nuovo quello sguardo da conquistatore
accarezzarla e Uhuuuuu un misto di imbarazzo e malizia selvaggia la fecero
trasalire, con voce tremula, da preda, abbozzò: "Staiu facennu cosi
duci di mennula" e per superare l'imbarazzo rise; rise di una risata
fragorosa e stordente, continuando a impastare mandorle macinate e
zucchero la cui essenza odorosa mista a quella del suo sudore formavano un
mix afrodisiaco che l'uomo inalava a piene narici e di certo lo
inebriarono, lasciandolo senza parole.
Dunque
la signura 'mpastava; Tutto qui? si domanderà il lettore meno malizioso.
No, non è tutto qui; serve infatti sapere che l'impasto di mandorle
macinate e zuchero è tenace da maniari, richiede sforzo e sudore per
essere vinto; così la signura era piegata in avanti sul tavolo per meglio
distribuire lo sforzo e li su minni bballavanu, Uhhuuuuu... bballavanu
ch'era un piaciri!
Senza il
freno del reggiseno nè di capaci spalline i grossi minni erano animati da
vita propria e ballavano seguendo il ritmo di una musica muta, antica e
potente che incantavano le pupille dell'uomo. Fermo nell'unico angolo di
cucina visibile all'occhio del padrone di casa che lo fulminava con uno
sguardo feroce, rimase a taliari a vucca aperta; del resto aveva ormai le
gambe di ricotta, pietrificato dal piacere di quella visione sembrava una
statua di sale, solo gli occhietti si muovevano...Uhuuuu come si
muovevano! Le pupille da nere erano divenute due tizzoni di braci ardenti
che oscillavano seguendo i movimenti dei seni danzanti, come toro
infuriato segue il drappo rosso del torero incantatore prima di essere
finito.
La
signura è imbarazzata, sentiva la veste nera che, sotto la danza dei suoi
seni pesanti, cominciava a scendere per fermarsi sull'argine incerto delle
minnedde gonfie; le sembrava di intuire i pensieri che dovevano affollare
la mente dell'ospite " Maria, quanta grazia di Diu!", "
Uhhuuuu, chi minni!!", " Kori, la minchia mi fai attrantari!"
e con i suoi occhioni verdi, pieni di malizia, poteva vedere li cavusi
dell'uomo gonfiarsi e stendersi per contenerne la minchia attrantata e
sentiva quel focu senza ciamme che svampuliava fra li su cosci, sentiva
che non poteva, non doveva resistere a quel focu chi n'un s'astuta, focu
d'infernu! enfatizzò ancora di più la bballata di li minni e la veste
scese ancora...
Continuava
a impastare, le sue dita maniavano in modo osceno quell'impasto e il suo
ospite, estasiato, avrebbe voluto essere lui quell'impasto di mandorle e
zucchero! lì disteso sul tavolo e avere la minchia maniata e smunciuniata
da li minni di la signura.
"Chi
fai mugghieri?!?.. tacchiamo, muoviti!!" ringhiò il marito dal
letto, furente come belva in gabbia.
Uhuuuu...certo
che la signora si muoveva! si muvia ch'era un piaciri! La signura si
sentiva ormai un'amazzone vincitrice e si gustava il piacere di stare
vincendo il gioco della seduzione; sudata, accaldata, eccitata continuava
la bballata di li minni a un ritmo frenetico, ossessivo e rideva, rideva
di una risata irrefrenabile e selvaggia fino a che un gemito lungo un
lampo le anticipò la comparsa di una chiazza che cresceva veloce sui
cavusi grigi dell'uomo.
Era
sfinita, sfinita dallu sciroccu cavuru e dal piacere vuglienti che le
colava dallu sticchiu vagnatu.
Tentò
di darsi un contegno e di ricomporre i suoi enormi seni, sudati, lucidi e
straripanti all'interno della veste nera e con voce calda, sensuale abbozzò
"Eccole il pacchetto di dolci di mennula per sua moglie e le porti i
miei saluti; uno di questi giorni verrò io stessa a farle visita".
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Questo racconto è frutto della mia fantasia,
non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali. 
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