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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 
 

Da "La Signura cchi minni grossi"

 

Aurelio Pernice

Pomeriggiu di sciroccu

 

 
 

La Signura cchi minni grossi quel pomeriggio era in cucina intenta a preparare cosi duci e si sentiva inquieta, inquieta assai.

Ne dette la colpa alla sciruccata 'nfami che stava soffiando da giorni senza tregua, che aveva rivestito lu paisi di una coltre rossastra di sabbia africana e che gli facia vugliri la carni, le faceva sentire lu focu 'ntra i vini.

La stanza era quasi buia, benchè le persiane della finestra erano spalancate ne entrava una luce debole da tramonto, il sole splendente di Sicilia sembrava ora morente, impotente a sfondare quel velo di sabbia che lo riduceva a emettere una luce giallastra e incerta da candela smorta.

Suonarono alla porta; era un notabile, persona importante assai, in visita al marito costretto a letto.

"Baciamo le mani Signura" e uno sguardo insolente da masculu mafiusu la spogliarono, un sorriso feroce da conquistatore la fecero sentire preda senza vie d'uscita; riuscì appena a balbettare: " Prego, le faccio strada; e sua moglie? non è venuta con lei?

"No, purtroppo sta poco bene. Colpa di stu sciroccu 'nfami"

"Oh quanto mi dispiace! si ricordi di portarle i miei saluti, anzi prima di andarsene passi in cucina che le preparo un pacchetto di dolci di mandorla che ho fatto io stessa."

Si accomiatò dal marito e dall'ospite e ritornò in cucina a preparare quel pacchetto e riprendere poi a lavorare un'impasto di mennuli macinati e zuccaru per farne di altri, la stanza era pervasa dall'odore dolce e penetrante, paradisiaco, di quell' impasto; "ciavuru di mennuli, ciavuru d'amuri".

Mentre maniava l'impasto le sembrava di avere ancora addosso gli occhi vispi dell'ospite inatteso; occhi nerissimi, da arabo insolente, che lisciavano la sua pelle sudata dandole brividi di piacere. Si ricordò di aver sentito da un'amica della fama da Don Giovanni irresistibile dell'ospite, la sua inquietudine cresceva; bevve un sorso di vino fresco per calmarsi con il risultato che il fuoco che le covava tra le cosce svampuliò dirompente, senza argini.

Sentì i minnedde turgide di piacere premere vogliose contro la veste nera, "Gesummaria!!"  solo ora si rese conto di essere senza reggiseno per via di quel scirocco caldo che le incendiava la carne; pensò di rimediare in fretta...ma ormai era troppo tardi dato che sentì lu maritu vuciari "Cara, accompagna il nostro ospite alla porta".

L'uomo apparve in cucina e rimase a vucca aperta a taliari, Uhuuuu come taliava! i suoi occhietti da saracino scintillavano alla vista di quel trionfo di carne. La signura portava una veste nera senza maniche nè spalline, una fascia elastica le strizzava la vita enfatizzando ancora di più i suoi seni enormi; e sentì di nuovo quello sguardo da conquistatore accarezzarla e Uhuuuuu un misto di imbarazzo e malizia selvaggia la fecero trasalire, con voce tremula, da preda, abbozzò: "Staiu facennu cosi duci di mennula" e per superare l'imbarazzo rise; rise di una risata fragorosa e stordente, continuando a impastare mandorle macinate e zucchero la cui essenza odorosa mista a quella del suo sudore formavano un mix afrodisiaco che l'uomo inalava a piene narici e di certo lo inebriarono, lasciandolo senza parole.

Dunque la signura 'mpastava; Tutto qui? si domanderà il lettore meno malizioso. No, non è tutto qui; serve infatti sapere che l'impasto di mandorle macinate e zuchero è tenace da maniari, richiede sforzo e sudore per essere vinto; così la signura era piegata in avanti sul tavolo per meglio distribuire lo sforzo e li su minni bballavanu, Uhhuuuuu... bballavanu ch'era un piaciri!

Senza il freno del reggiseno nè di capaci spalline i grossi minni erano animati da vita propria e ballavano seguendo il ritmo di una musica muta, antica e potente che incantavano le pupille dell'uomo. Fermo nell'unico angolo di cucina visibile all'occhio del padrone di casa che lo fulminava con uno sguardo feroce, rimase a taliari a vucca aperta; del resto aveva ormai le gambe di ricotta, pietrificato dal piacere di quella visione sembrava una statua di sale, solo gli occhietti si muovevano...Uhuuuu come si muovevano! Le pupille da nere erano divenute due tizzoni di braci ardenti che oscillavano seguendo i movimenti dei seni danzanti, come toro infuriato segue il drappo rosso del torero incantatore prima di essere finito.

La signura è imbarazzata, sentiva la veste nera che, sotto la danza dei suoi seni pesanti, cominciava a scendere per fermarsi sull'argine incerto delle minnedde gonfie; le sembrava di intuire i pensieri che dovevano affollare la mente dell'ospite " Maria, quanta grazia di Diu!", " Uhhuuuu, chi minni!!", " Kori, la minchia mi fai attrantari!" e con i suoi occhioni verdi, pieni di malizia, poteva vedere li cavusi dell'uomo gonfiarsi e stendersi per contenerne la minchia attrantata e sentiva quel focu senza ciamme che svampuliava fra li su cosci, sentiva che non poteva, non doveva resistere a quel focu chi n'un s'astuta, focu d'infernu! enfatizzò ancora di più la bballata di li minni e la veste scese ancora...

Continuava a impastare, le sue dita maniavano in modo osceno quell'impasto e il suo ospite, estasiato, avrebbe voluto essere lui quell'impasto di mandorle e zucchero! lì disteso sul tavolo e avere la minchia maniata e smunciuniata da li minni di la signura.

"Chi fai mugghieri?!?.. tacchiamo, muoviti!!" ringhiò il marito dal letto, furente come belva in gabbia.

Uhuuuu...certo che la signora si muoveva! si muvia ch'era un piaciri! La signura si sentiva ormai un'amazzone vincitrice e si gustava il piacere di stare vincendo il gioco della seduzione; sudata, accaldata, eccitata continuava la bballata di li minni a un ritmo frenetico, ossessivo e rideva, rideva di una risata irrefrenabile e selvaggia fino a che un gemito lungo un lampo le anticipò la comparsa di una chiazza che cresceva veloce sui cavusi grigi dell'uomo.

Era sfinita, sfinita dallu sciroccu cavuru e dal piacere vuglienti che le colava dallu sticchiu vagnatu.

Tentò di darsi un contegno e di ricomporre i suoi enormi seni, sudati, lucidi e straripanti all'interno della veste nera e con voce calda, sensuale abbozzò "Eccole il pacchetto di dolci di mennula per sua moglie e le porti i miei saluti; uno di questi giorni verrò io stessa a farle visita".

 

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Questo racconto è frutto della mia fantasia, non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali.