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"La parrucchiera - a
pilucchera"
Quella notte a signura cchi minni
grossi non riusciva a dormire, si vutava e risvutava nel lettone
matrimoniale senza però riuscire a placare la sua inquietudine; smaniava,
sintia a carni vuglici di lussuria, le ciamme del desiderio svampuliarici
'n mezzu i cosci..."Beddamadri si ti avissi ca'!"
diceva tra sè stringennusi tutta
e suspirannu di piaciri.
Mentre, accanto a sè, il marito
runfuliava comu un porcu idda era tutta un focu pensando all'effetto del
biglietto spedito; a memoria ripassava una ad una le parole di fuoco che
aveva scritto:
"Un ciuri russu pi tia!...
Russu comu suli d'Austu,
Russu come focu svampuliatu,
Russu come ciammi chi mi
abbrucianu,
pinsannu a tia!...".
Uhhuuu pensava a com'era stata
audace e tappinara a scrivere quelle parole e si smanciunava cu na manu i
minnedde turgide di piaciri e con l'altra si arriminava u sticchiu fino a
che u sucu cavuru che cominciava a colare sul lenzuolo la fecero sentire
di ricotta e i suoi bollori andarono placandosi.
Ma a chi pensava a signura? Si
chiederà il lettore curioso. Chi era quel fortunato e intrepido Don
Giovanni capace di turbarne il sonno?
L'indomani a signura cchi minni
grossi fu vista uscire di casa abbigliata in maniera vistosa, una rosa
rossa tra i capelli corvini e un'andatura da giumenta focosa facevano
vutari li masculi al suo passaggio: "Uhhuu talia chi minni grossi!
Talia comu c'abballanu! Mortu sugnu!!","C'abballanu ch'è un
piaciri! E talia chi ammi! chi cianchi! chi culu! Uhhuuuu!","Cumpari,
a chista mi la futtisi puri 'ntra l'aricchi!", "E picchì iu no?
pi ora acchianu mura liscia, sempre trantu è!".
Quei commenti vastasi,
sussurrati, ma tuttavia con un tono volutamente alto in modo che lei
sentisse, non le facevano ora nè cavuru nè friddu perchè aveva atri
pinsera pi la testa; "Avrà ricevuto il biglietto? Che avrà
pensato?", si domandava tra sè, "Uhuu i cartati di cavuru mi
sentu acchianari, Uhuu comu mi buttia u cori!...mi sta facennu moriri!".
Nell'imboccare una viuzza si fermò
tentennante, "Forse è meglio che torni indietro...,Ca fari??"
si addumannava facendosi vento con un fazzoletto di seta pi arrifriscarisi
le guance infuocate e si guardò intorno indecisa; ma u focu che sentiva
ardere potente tra le cosce spazzò via ogni indecisione e la spinse
avanti.
Attimi dopo entrò in una putia,
l'insegna recava la scritta "Coiffeur per Signore".
Il negozio era vuoto, tossì per
richiamare l'attenzione e dal retrobottega le si fece incontro, con un
sorriso smagliante, la proprietaria: "Uhuu signura mia! Uhuu signura
mia, stiornu siti bedda comu na Maronna! purtati u suli 'ntra sta
stanza!" e la baciò sulle guance, ma maliziosa, vicino assai alla
bocca bollente di idda che ricambiò, traendone un piacere così intenso
da sentire vampate di fuoco salirle dallo stomaco.
"Assittativi cà signura"
le diceva premurosa e con modi servili la parrucchiera "vuliti i
capiddi tagliati? parlati, sono qui a servirla".
A signura cchi minni grossi fece
per sedersi quando la vista del biglietto, da lei scritto, fare capolino
dal taschino del grembiule di la pilucchera le procurò un lungo e
bollente brivido di lussuria.
"Uhhuuu dunque lo aveva
letto!" pensò; ne fu certa incrociando lo sguardo languido e
ammiccante di lei e trasalì di passione...
A questo punto anche il lettore
trasalirà: dunque era una Lei che turbava il sonno della signora!
La parrucchiera era una donna
giunonica, esuberante, dalla risata fragorosa e coinvolgente, dai modi
semplici e dall'apparenza ingenua ma con curve così esagerate da incutere
timore, anzi terrore, ai masculi di u paisi. Così era ancora zitella e
senza pretendenti, pure sparlata dalle malelingue che dicevano che a lei
non piacessero li masculi.
A signura cchi minni grossi aveva
avuto sentore di quello che si diceva in paese e la cosa l'aveva intrigato
moltissimo spingendola a diventare amica della pilucchera che
ingenuamente, o seguendo un calcolo preciso, le confidava i suoi segreti,
i suoi sfoghi amari di schetta, le sue voglie... e , più di una volta, le
aveva fatto capire con mezze parole, ammiccamenti e vampate di rossore che
piuttosto delle avances di un masculu ardeva dalla voglia di essere
corteggiata e puri ricuttiari cu n'atra fimmina formosa.
La signora, con un sospiro
lascivo, sedette e sprofondò nell'accogliente sedia da coiffeur con il
risultato che la veste nera che portava fu tirata verso l'alto rivelando
le sue cosce, formose e lucide, inguainate in calze a rete da bbuttana;
"Uhhuuu! sta vesta mi sta curta!" disse ridendo e guardando
con malizia la parrucchiera che
non aspettava altra occasione e attraccò: "Uhhu, signura mia chi
beddi cuasetti chi aviti!" le sue dita si posarono leggere a
lisciarle le cosce rese tremanti dal piacere; piegata in avanti il
decolletè felliniano della pilucchera sembrava minacciare, da un momento
all'altro, di dover tracimare dall'argine del grembiule bianco che
indossava, incapace di contenere quell'enorme seno palpitante e profumato.
Gli occhioni verdi della signora
cchi minni grossi luccicavano vogliosi, si leccava e mordeva le labbra;
con un filo di voce, impastato dalla saliva dovuta all'eccitazione, riuscì
a sussurrarle: "Tagliatimi u pilu 'n mezzu i cosci" e allargò
le gambe per mostrarle delle piccole mutandine di pizzo rosso che quasi
scomparivano fra lu sticchiu pilusu.
La parrucchiera con una vocina
rotta dalla sorpresa, dalla contentezza, dal piacere montante abbozzò:
"Gessumaria, ma chi diciti? Uhhuuu signura mia, ma chi vi veni 'n
testa?", "E suo marito che dirà quando stanotte la vedrà
depilata?" continuando però a lisciarle le calze e iniziando anzi a
stuzzicarla e farla gemere
ficcandoci le unghie, lunghissime e laccate di rosso, nella carne morbida
e cedevole dell'interno coscia...
"E se qualcuna entra nel
negozio? E si ci virunu?..Uhhuu signura mia chi mi faciti fari!" ma
la sua mano cominciava ora a riminarici u sticchiu pilusu lasciando
entrambe senza fiato, inghiottite dal vortice del piacere.
Inginocchiata
ai piedi della signora con un sapiente uso di pettine, forbicine e rasoio
a pilucchera si adoperò a rendere glabro u sticchiu di a signura,
rendendone alla fine la pelle liscia, tesa e lucente come superficie di
porcellana."Uhhuu signura mia com'e lisciu ora! e comu ci l'aviti
arraccamatu!" la lusingò a lavoro fatto; intanto le torturava
le labbra carnosissime di u sticchiu con le unghie affilate provocandone
lunghi e profondi fremiti di piacere.
A signura cchi minni grossi era 'nfuculiata
come mai prima, eccitatissima dalla situazione abbruciava di piaciri
"Uhhuu mi stati facennu moriri!" suspirava e allora osò ancora
di più, le strinse le gambe intorno al viso e con le mani guidava la
testa della parrucchiera a risalire le sue cosce "U sacciu chi mi
disiati, teccà vasatimillu! facitimi arricriari!" le disse tutta
d'un fiato e fu tutto un mischiarsi di gridolini e ansimare selvaggio.
Più tardi, sull'uscio del
negozio, come una circe incantatrice, a signura cchi minni grossi con le
guance ancora rosse come pommaroru le sussurrò:"Stasira quando
chiudete a putia passati da la me casa, me maritu 'nun c'è...".
Maliarda e bugiarda comu na vera tappinara già si pregustava la
delizia di un iocu vastasu che aveva in mente: un inedito "menage a
trois".
"Uhhuu nun sacciu"
replicò la parrucchiera; fingendo, malamente, prudenza dato che i suoi
occhi ingenui dicevano "Si! non vedo l'ora di rivedervi!".
Gli altri
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Questo racconto è frutto della mia fantasia,
non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali. 
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