Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 
 

Da "La Signura cchi minni grossi"

 

Aurelio Pernice

Aria di paisi 

 

 
 

 
 
 

 

--Anni 50, in un paesino della Sicilia una Signora giunonica getta lo scompiglio tra li masculi di lu paisi.--
Domenica mattina, in un bel palazzotto dallo stile barocco che si affaccia sulla piazza centrale, il medico di famiglia ha appena finito di visitare il padrone di casa e si accomiata dalla signora,

"Mi raccomando, lo faccia stare a letto per qualche giorno ancora, riposo assoluto e gli dia le medicine che le ho precritto!" ,

 "Grazie Dottore, grazie per la sua visita e porti i miei saluti a sua moglie". Dunque la Signora doveva uscire per comprare le medicine al marito, era una delle rare volte che la "Signura cchi minni grossi" usciva da sola; il marito era geloso, geloso assai e non mancava di rimproverarla:

"Mugghieri, freni ci vogliono...Freni! e tu di freni ne hai pochi!". Le pareva di risentire quelle parole mentre alla specchiera si allacciava il giro di perle, quella mattina i suoi occhi verdi, grandi e magnetici erano scintillanti di malizia...sentiva che voleva babbiare, che vulia ricuttiari.

Scartò le solite scarpe basse e calzò quel paio di sandali neri col tacco alto, altissimo che tanto piacevano a suo marito ma che mai le aveva permesso di indossar fuori casa. "Caro devo uscire per prenderti le medicine, torno subito!"
Si sentirono imprecazioni feroci provenire dalla stanza dove il marito 
era costretto a letto. Chiuse il portone dietro di sè, per raggiungere la farmacia doveva attraversare l'intera piazza e quindi scendere una scalinata che porta al lungomare. Benchè erano i primi giorni di Maggio la giornata era afosa, estiva, il sole già rovente, implacabile...solo una leggera brezza a mitigarne gli effetti; i tavolini del caffè, al solito, erano già pieni di uomini sfaccendati.
Mosse i primi passi e gli tornarono in mente le parole del marito: 
"Freni, ci vogliono freni!", ma oggi era stanca di porsi dei freni, oggi voleva babbiare. Sentiva i suoi fianchi alti, rotondi ancheggiare maestosi sui tacchi alti al ritmo di un bballata primitiva e selvaggia; dapprima cercò di limitare l'annacamento di li cianchi...dato che passando vicino ai primi tavolini del caffè poteva sentire li paroli di 
li masculi:

"Uhuu...talia a chista!", "Kori...comu ti annachi!!", 
"Annacati!", "Maria, chi biddizza!!"
Certo che la Signora bedda lo era per davvero, alta e dalle forme generose, giunonica; pelle ambrata e capelli corvini, lunghi e con morbide ondulazioni, occhi magnetici da seduttrice capaci di fare diventari di ricotta le gambe di li masculi che incrociavano il suo sguardo.
Quando passeggiava al braccio del marito aveva già sentito commenti analoghi che tuttavia le erano indifferenti, scivolavano via come rugiada su foglie già bagnate; ma oggi, oggi era diverso...queste parole la intrigavano, questi commenti le sembravano dita e lingua di un amante fucusu che correvano lungo la sua pelle nuda ad accarezzare i minni, a placare lu su focu.
Procedeva lenta, sicura di sè, si sentiva un'amazzone, sentiva dentro di sè l'invincibilità della sua bellezza e lasciò andare i suoi fianchi, lasciò bballare le natiche enormi in una danza incantatrice alla quale li masculi non sapevano, non dovevano resistere.
Portava una veste di tessuto leggero di colore rosso porpora con vita stretta e una vistosa frangia arriciata sul bordo inferiore che, ad ogni passo, enfatizzava ancora di più l'annacamento dei suoi fianchi da regina.
Arrivò davanti ai tavolini del circolo dove erano seduti i notabili di lu paisi,

"Baciamu li mani, Signura!", "I miei rispetti a suo marito!"...abozzò alcuni sorrisi, alle spalle poteva sentire: "Uhuuu, chi zuccherino!", " Uhuuu...chi pezzu di tumma!", " Maria, chi pezzu di sticchio!", " Uhuuu, quannu la taliu mi fa attrantari la minchia..."
Era accaldata e eccitata, queste parole le facevano sentiri lu focu 'ntra li vini, sentiva svampuliari lu focu tra le cosce, focu chi nun s'astuta, Focu d'infernu!!
...Arrivata all'inizio della discesa della scalinata, sostò un attimo a taliari lu mari chiattu comu l'ogliu, e per rinfrescarsi con la brezza che si insinuava fra i capelli.
Sul lungomare i tavolini erano pieni di masculi, iniziò a scendere gli scalini lentamente, sicura di sè, spavalda...e già poteva sentire i primi commenti portati dalla brezza marina:

"Sceccu, talia cu c'è!!!", 
"Maria!", "Kori!!", "Uhuuuu...la Signura cchi minni grossi!"...e allora la discesa della scalinata si trasformò in uno spettacolo erotico arcano, da fari attrantari la minchia ai masculi chi la taliavanu.
I suoi seni enormi, dalla sfrontata sensualità, tracimanti dal grosso reggiseno di pizzo nero che cercava vanamente di trattenerli, sembravano animati di un moto e di un linguaggio proprio; i minni erano intenti in una danza erotica inebriante e irresistibile che lasciava i masculi cu la vucca aperta.
Poteva vedere di fronte a sè gli uomini leccarsi le labbra come se stavano gustando del miele...Si! si sentiva una Regina di Saba "formosissima et nigerrima" e enfatizzò ancora di più la ballata infernale dei suoi seni, sentiva i minnedde gonfie di piacere e sentiva fra le cosce lu sticchiu vagnarisi.
...All'uscita dalla farmacia, salendo ora la scalinata, accade che qualcosa le ruzzolò per terra (fatalità o calcolo? si domanderà il lettore), si piegò in avanti e cosi' facendo la veste rossa, già un poco corta, fu tirata in alto a mostrare le cosce piene e luccicanti di sudore; nelle orecchie le risuonavano le parole del marito:" Freni, ci vogliono freni!" mescolate a li paroli di li masculi :

"Uhuu chi cosci!" , "Maria, chi culu!!" ...e allora un lampo di malizia parti' dai suoi occhioni verdi e si piegò in avanti ancora di più. Vista da dietro la veste sembrò sul punto di scoppiare , tale era lo sforzo del tessuto per contenere l'opulenza delle sue natiche, il bordo inferiore sali' vertiginosamente in alto a mostrare il pizzo nero delle mutande; con la coda dell'occhio poteva vedere tutti li masculi cu la vucca aperta comu li babbi ...

"Ammatula chi teni, sta grazia di Diu c'a fari a vidiri!", 
"Maronna santissima...li mutanni, TALIA!!", "Veru è! Veru è! ..lu sticchiu si ci viri!!", "Uhhhuuuu...chi sticchiu arracamatu!".


Gli altri racconti di Aurelio Pernice

 

 Questo racconto è frutto della mia fantasia, non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali.

Aurelio Pernice