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La
signura cchi minni grossi quella mattina stava uscendo di casa presto;
aveva sentito da un'amica che in paese si era aperta una nuova putia, un
negozio che vendeva vestiario chic, cose per signore di classe, solo
lingerie francese, cose chi a lu paisi non s'erano mai viste! e aggiunse,
ridendo maliziosa, che c'era anche qualcosa d'altro da taliari!
Apri' il portone e
venne accolta da un sole splendente che le infiammò le guance e da una
ziffata di vento fresco che saliva dal mare e che le mosse i lunghi
capelli "Uhuuu chi bedda
giornata!" disse fra sè, "Paradisu 'n cielu, Paradisu 'n
terra!"; si sentiva di buon umore, colse un fiore rosso dalla pianta
di geranio che cresceva nella grossa quartara all'ingresso di casa e se lo
sistemò tra i capelli, sopra l'orecchio con un brivido di piacere, "Geraniu
russu, russu come suli d'austu; russu come focu chi svampa!"
Le
parole dell'amica l'avevano incuriosita assai e durante il tragitto
smaniava, già si immaginava addosso quella lingerie peccaminosa, Uhuuu..."roba
pi bbuttana!", roba da fari attrantari la minchia anchi a un mortu di
sonnu! e le pareva anche di sentire le parole del marito: "Si ti vo
vestiri di bbuttana, sulu pi mia l'ha fari!!"
La
putia era in una viuzza del centro di lu paisi, due sfaccendati taliavano
la vetrina con campioni di lingerie esposta e si scambiavano commenti con
parole di fuoco; ebbe un gesto di stizza, avrebbe preferito non farsi
vedere da malelingue mentre entrava in quel negozio, ma non seppe
resistere e dunque entrò, alle spalle poteva sentire il commento di uno
dei due "Talia! la signura cchi minni grossi
li cosi di bbuttana si va a accattari!!".
All'interno
non c'erano altre clienti "Meglio, pensò, cosi' posso scegliere
quello che mi piace con calma".
Fu
accolta da una signora bionda, la padrona della putia, che con un largo
sorriso esclamò " Bonjur Madame, Bienvenue dans mon boutique!",
la signora era infatti di origini francesi e alternava in modo assai buffo
paroline francesi a quelle siciliane, apprese dal marito.
Subito
iniziò a magnificare la qualità e l'assortimento della merce in negozio;
la signura girò lo sguardo attorno, in effetti c'erano molti scaffali e
tutti stipati di scatoli e pacchetti multicolori, sembrava davvero una
putia molto fornita; in un angolo dietro un bancone, intento a sistemare
della roba, un uomo, il marito della francese, le mandò un sorriso
gentile.
"Uhuuu,
Bedda madri chi pezzu di masculu!" disse tra sè la signura cchi
minni grossi; alto e atletico, scuro di carnagione come un saracino,
baffetti sottili e curati da Don Giovanni, la fulminò con una taliata
fascinosa...la signura sentì delle vampate di calore salirle dalle cosce
in fiamme "Ora capisco cosa intendesse la mia amica!..Gesummaria chi
pezzu di masculu! 'na statua è!!!"
Intanto
la Francese parlava come un fiume in piena, si vantava di avere nella sua
boutique solo roba francese, di Parigi! solo lingerie per signore dal
gusto raffinato e usò parole di miele adulando la signura per la sua
avvenenza.; anche 'a Francisi era una bella donna, ma di una bellezza
diversa: minuta, con un fisico asciutto da cavallerizza,
grandi occhi celesti che sfavillavano di un fuoco oscuro, capelli
biondi e corti con un taglio da monello, una pelle lattea e manine piccole
da bambola di porcellana.
Incominciò
a mostrargli delle "Nouveau" appena arrivate da Parigi, modelli
alla moda! roba di classe!; la signura annuiva sulla qualità di ciò che
vedeva ma era distratta, i suoi occhioni verdi erano tutti per quel pezzu
di masculu al quale lanciava occhiate di malizia che sembravano essere
ricambiate; le sue dita maniavano, lisciavano languidamente, con voluttà
quelle sete e quei pizzi come se stesse maniando la minchia attrantata di
quell'Apollo.
La
Francese intanto, come un generale Napoleonico, dava ordini secchi al
marito di prendere questa o quella scatola con roba da mostrare alla
signura.
Alla
fine dopo un'estenuante mercanteggiare da suk levantino si accordarono su
alcuni capi: calze a rete nere e reggicalze rosso, bustino alla francese,
una sottana di seta finissima con laccetti rossi; "Uhhuuu, quasi
dimenticavo" abbozzò la signura con voce calda e alta, in modo che
anche il marito sentisse bene, "Tenete qualche modello di reggiseno
francese della mia misura?" e con occhi pieni di malizia, ridendo,
gonfiò il petto e abbassò l'orlo della veste giusto per mostrare alla
Francese come fosse enorme il suo reggiseno..."Tres gros, tres forte
poitrine! felicitations!..U-la-la mon
cherie! ulala!!" esclamò 'a Francisi; anche il marito vide...Uhhuuu
se vide!! e rimase di stucco! può darsi che fosse avvezzo a bellezze
Francesi, ma un simile trionfo della carne, una simile "Venere di
Sicilia" di sicuro non l'aveva mai vista!...e i su cavusi si
incominciavano a attrantari.
"Gesummaria,
comu s'attranta!" pensava tra sè la signura mentre guardava sorniona
i reggiseni che la Francese le mostrava; ne scelse uno di pizzo nero, con
delle piccole rose di seta rossa ricamate che ben si accordavano con il
resto della lingerie acquistata; tuttavia, data la formosità maestosa
della signura, esso necessitava di opportune modifiche di sartoria. La
padrona della putia si propose di farlo in serata e quindi di recapitarle
tutto a casa, "Va bene" annui' la signura, sperando in cuor suo
che forse, chissà, magari avrebbe mandato il marito a fare la consegna! La
signura cchi minni grossi trascorse il pomeriggio in ozio; smaniava, si
chiedeva se sarebbe venuta 'a Francisi o il marito...Uhhuuu sentiva il
fuoco divampargli tra le cosce e ardeva dal desiderio.
In
serata indossò una veste nera con stampati grandi fiori rossi e bianchi e
al sotto mise il reggiseno più provocante che aveva: un modello a
balconcino che le spingeva i minni in alto a fare bella mostra di sè come
gioielli preziosi; finora lo aveva indossato di rado e solo in casa, di
fronte al marito; che, ogni volta, ne era deliziato e le sussurava
all'orecchio "Bbuttana sii!"
Finalmente
suonarono, apri' e fu accolta da un "CouCou, coucou!"...era lei:
'a Francisi! fu assalita da un misto di delusione, rabbia e imbarazzo che
non riuscuva a celare. L'imbarazzo
fu superato presto dal vuciari furente del marito " Mugghieri,
Maronna santissima...ma chi è a quest'ora della notte?"
"Niente
caro è la mia amica del negozio che mi porta una veste da provare"
"Bonsoir
monsieur!" esclamò la Francese con una vocina alta, stridula; quella
voce femminile tranquilizzò l'uomo, tuttavia si udirono ancora una serie
senza fine di brontolii sommessi. La
fece accomodare in camera da letto, dove troneggiava un grosso specchio e
un separè, e aprì mezza persiana...la stanza fu allora invasa dalla
luce bianchissima, cristallina della Luna siciliana che ardeva
senza fiamme nell'oscurità del cielo.
Sotto
quella luce magica la pelle ambrata e sudata della signura cchi minni
grossi scintillava come il più prezioso dei gioielli,...anche gli occhi
della Francese scintillivano ma di un fuoco sconosciuto; notò che 'a
Francisi calzava un paio di stivaletti dal tacco altissimo, vertiginoso
con lacci che le stringevano i polpacci nervosi, una camicetta di seta
bianca lasciava volutamente intravedere un bustino nero con stringhe di
cuoio rosse e coppe che le strizzavano i piccoli seni, facendoli
somigliare a due limoni, tanto sembravano duri e appuntiti.
"Voilà,
mon cherie!" la Francese le mostrò raggiante il reggiseno da lei
stessa modificato e la invitava a provarlo con una nenia di paroline
francesi dal suono dolce, che lei non capiva ma sentiva che la
ammaliavano...sentiva le manine da bambola di porcellana della Francese
che le sfioravano le natiche per poi risalire svelte a slacciarle la
veste, che scivolò giù in un lampo. "U-La-la,
Ulala mon cherie, tres belle femme, tres charmant madame!!"
Quelle
paroline dal significato oscuro, quella nenia incomprensibile le suonavano
come la nenia di una Circe che la stava per incantare, sentiva le cosce
diventarle di ricotta e sentiva lu sticchiu svampuliari..."Mon cherie,
U-La-la...fatti taliari!!"...e le mani della Francese le slacciavano
avidamente il capiente reggiseno... Come
avrebbe potuto resistere a quella Circe? si domandava; allora imbronciò
le labbra come a dire "Ma chi fa? non babbiate! non scherzate!"
ma in realtà i suoi occhioni verdi, languidi sembravano dire alla
Francese: "Preitinni!.. goditi pure sta grazia di Diu!"
Il
reggiseno scivolò via e la signura cchi minni grossi rimase nuda! ...Uhhuuu!
chi spettaculu!! la luce argentea della Luna l'avvolgeva e rendeva la sua
bellezza abbagliante, sembrava una Venere callipigia scolpita da un Dio
nel marmo più prezioso!! 'A
Francisi si avvicinò ancora e cominciava a premere e strofinare i suoi
piccoli seni, duri e resi ancora più appuntiti dalla eccitazione del
momento contro quelli enormi e soffici di lei..."Gesummaria...ma chi
faciti!?!" e fu solo un mischiarsi di gridolini, sospiri e paroline di
miele che la Francese le sussurava mentre le smanciunava le natiche
opulente, giunoniche a piene mani, dandole pizzicotti dolci alternati a
sculacciate feroci che la facevano vibrare di un piacere nuovo e intenso.
"Maria
santa!.. ma chi fa?!?" sussurrava tremolante dal piacere, mentre una
manina di fata la lisciava fra le cosce sudate facendole ardere lu
sticchiu vagnatu...ma 'a Francisi voleva di più, Uhuuu! sembrava ora
veramente una strega del piacere, una Circe incantatrice a cui non si
poteva resistere. Prese un piccolo frustino di cuoio dalla sua borsetta e
le ordinò di stare sul pavimento come giumenta focosa da domare!
..."Gesummaria, Gesummaria!...ma chi dici?!? Bedda madri!"
abbozzò languida, ma sapeva che non voleva, non poteva resistere a
quell'ordine imperioso perchè sentiva la sua carne in fiamme come mai
prima; fu un attimo e 'a Francisi fu sopra di lei, da perfetta
cavallerizza, sembrava voler domare quella giumenta così voluttuosa e
sirvaggia...
Si
dimenava sulla schiena di lei, strofinandole sulla pelle sudata lu su
sticchiu cu li pila rasati e con il frustino in una mano le dava sferzate
di piacere sulle natiche enormi e con l'altra le tirava i lunghi capelli
spronandola con paroline immonde, irripetibili...la signura cchi minni
grossi rispondeva a ogni colpo di frustino suspirannu, facennu bballari i
minni grossi e muovendo i capelli come criniera al vento di giumenta
imbizzarrita...sentiva sulla schiena lu sticchiu vagnatissimu della
Francese, sentiva il fuoco colarle tra le cosce come mai prima e mugolava
di piacere comu 'na "Bbuttana"!.
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Questo racconto è frutto della mia fantasia,
non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali. 
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