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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 
 

Da "La Signura cchi minni grossi"

 

Aurelio Pernice

Festa di paisi

 

 
 

 
 

Lu paisi era in festa, in una grande terrazza che si affaccia sul lungomare si svolgeva una delle soliti feste primaverili.

Anche la signura cchi minni grossi e il marito erano presenti, come del resto la gran parte della gente del paese.

La giornata era splendida e dalla terrazza si godeva una vista mozzafiato, il sole già alto ardeva implacabile in un cielo dalla limpidezza accecante e di un colore turchese così bello da sembrare dipinto da un pittore naif.

Nel pomeriggio sulla terrazza furono stesi grandi teloni a striscie rosse e gialle per fare ombra e la maggior parte dei tavolini furono sistemati ai lati in modo da fare spazio pi cuminciari 'a divirtuta mentre un complessino di musicanti iniziava a strimpellare musichette gioiose che invitavano a bballari.

Un mix di gaiezza e spensieratezza si respirava nell'aria; complice il vino,che come testimoniavano le tante bottiglie vuote sui tavolini era stato tastiato da tutti,l'atmosfera si faceva frizzante e le prime coppie non si fecero pregare a iniziare 'a bballata al ritmo crescente della musica.

Appoggiati sui muretti i masculi, con aria da don Giovanni, taliavano i fimmini; scrutavano con occhi di pisci le prede più bedde da catturare, pronti pi fari un macello!

La signura cchi minni grossi era di una bellezza sfavillante e li masculi presenti non avevano occhi che per lei; aveva scelto di indossare un veste rossa a prendisole, che ne lasciava le spalle scoperte pi pigliari lu suli,anche il collo era scoperto perchè portava i lunghi capelli raccolti in alto a formare un tuppo; al di sotto della veste un busto, stretto con malizia, raccoglieva e enfatizzava i seni maestosi mettendoli in bella mostra, enormi e gonfi di lussuria.

Le sue forme giunoniche, esplosive erano un richiamo irresistibile per quei Casanova arsi dal sole come saracini e in effetti i commenti non mancavano: "Uhhuu chi biddizza!", "Uhhuuu chi minni grossi! mi fannu moriri!", "Cumpari, sucari minni 'n stanca mai! e chisti si chi su minni!! Uhuuu!"; altri taliavano anche altre grazie della signora "Talia chi cosci! Di marmo su fatti!!", "Chi culu!! quannu la taliu mi fa attrantari!"

E in effetti le gambe della signura sembravano essere fatte per essere taliate e facevano stidriari gli occhi ai masculi: fasciate da un paio di calze di seta nera con riga e slanciate da un paio di sandali dal tacco vertiginoso erano qualcosa di spettacolare" Uhhuu, un piacere mondiale!"

I musicanti invitavano a tacchiari, a muoversi, a lanciarsi nei balli e il centro della terrazza cominciava a brulicare di corpi avvinghiati, impegnati in un vortice di balli sfrenati; la signura cchi minni grossi aveva già respinto con dei "No" cortesi un paio di masculi che si erano fatti avanti audaci per chiederle un ballo, ma il marito era stato categorico: "'n dari gocciu ai schetti!, non devi ballare con giovani non ammogliati!" e così fece.

Anche la signura cchi minni grossi, sorniona, taliava quei masculi dall'aria di seduttori incalliti e con i suoi occhioni verdi vide un beddu pezzu di masculu: il marito della sua amica francese, la padrona della boutique dove aveva comprato alcuni capi di lingerie da bbuttana; anche lui la vide e accennò un timido saluto che venne ricambiato da uno sguardo incendiario da seduttrice che lo fulminò, quel saracino sembrò essere stato elettrizzato da un fulmine!

Di quello scambio di sguardi se ne accorsero anche gli altri intorno: "Uhhuu, la signura chi minni grossi ti talia!", "Ti talia chi è un piaciri!", "Cumpari, ammuccammu stu pezzu di tumma!!"

Ringalluzzito da questi commenti e come richiamato da una musica incantatrice muta e potente che irresistibilmente lo guidava, avanzò verso il tavolino dove era seduta la signura, il marito e altri. Come cagnolino che felice scodinzola alla padrona sperando in una carezza così quel don Giovanni farfugliò: "Permettete un ballo?"

Lei lo ascoltò con aria sufficiente, e languida guardò il marito come a chiederne il consenso; questi annuì: "cu chistu, chi è maritatu, po bballari"

Dunque anche la signura cchi minni grossi bballava,...Uhhuuu si bballava! il suo cavaliere, onorato dal fatto di ballare con la signora più ammirata e desiderata della festa, si dava un gran da fari, era in estasi: la stringeva a sè e le maniava i fianchi, le natiche...Uhhuu comu la maniava!

Vedeva sotto i suoi occhi quegli enormi seni, ne sentiva salire il profumo paradisiaco che respirava a piene narici e sembrava ubriacarlo e taliava, taliava i minni sudati, che ballavano e gli parlavano con un linguaggio muto che i suoi occhi tuttavia sembravano capire e lo spingevano a stringere la signura ancora di più a sè.

"Gesummaria, araciu! Chi siti fucusu! ..aviti lu focu 'ntra i vini!!" le sussurava lei, per calmarne i bollori; ma anche la signura si dava da fare, coinvolta com'era dal vortice di gaiezza di 'a bballata e complice un bicchierino di troppo che le rendeva le gambe leggere e lu sticchiu ardente di desiderio, si concedeva sfrontata alla mercè di quel saracino che la stringeva come una bambola e la stava incendiando di piacere.

La sua veste rossa, già un poco corta di suo, per effetto del ballo sfrenato e delle maniate del suo cavaliere si era tirata verso l'alto e mostrava per intero quella grazia di Dio delle sue cosce e non solo! Uhhuu ne svelava anche l'inizio delle natiche maestose, da Venere Callipigia che gli schetti taliavanu con occhi sbarrati e vucchi aperte non mancando di commentare "Sceccu Talia! lu culu si ci viri! Uhhuuu!", "Puri li mutanni si virinu!", "Maronna santa! Veru è, Veru è!!"

La signura cchi minni grossi si sentiva addosso gli occhi di li masculi e ne intuiva i commenti vastasi e sopratutto sentiva il suo cavaliere che maniava a piene mani quel trionfo di carne delle sue natiche e la stringeva a sè, Uhhuuu come la stringeva! e le baciava il collo nudo; 'nfuculiata com'era come avrebbe potuto opporsi a quelle mani, a quella bocca? seppe solo sospirare con un filo di voce: "Chi faciti?!..ci talianu!"

E in effetti li masculi taliavano, Uhhuu si taliavano! e commentavano: "Talia comu la stringi!", "Lu culu ci mania!" , "Uhhuu, la signura cu lu tuppo comu si stringi!".

La signura cchi minni grossi sentiva i cavusi del suo cavalieri attrantarisi e causarle brividi di piacere "Bedda madri comu è attrantatu!...Gesummaria comu ci buttia!!" diceva tra sè; calda, caldissima e ormai senza freni la signura si gustava quell'insolente che la stringeva a sè, che la baciava sul collo, che le strofinava addosso i cavusi attrantati facendole svampuliari lu focu tra li cosci e sentiva anche spezzoni di commenti "Uhhuu..talia comu Ricuttianu!", "Pi davveru!, a st'ura lu sugu ci fici nesceri!", "Si! lu sugu facci nesciri!!" e allora gli sospirava all'orecchio "Uhuu, Ma chi fa?? abbastà chi ci talianu!" mentre i suoi occhioni verdi sembravano dirgli "Arricriati, goditi pure 'sta grazia di Diu!"  ubriaca di piacere sentiva vampate di calore arderle la carne, sentiva lu sticchiu vagnarisi e lu sugu nesciri fino a farle diventari le cosce di ricotta...

Per fortuna il giro di ballo finì e la signora venne riaccompagnata al tavolino dal suo cavaliere con aria trionfante da conquistatore: "Grazie per avermi concesso 'sta bballata, vasamu li mani."


 

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Questo racconto è frutto della mia fantasia, non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali.