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Lu paisi era in festa,
in una grande terrazza che si affaccia sul lungomare si svolgeva una delle
soliti feste primaverili.
Anche la signura cchi
minni grossi e il marito erano presenti, come del resto la gran parte
della gente del paese.
La giornata era
splendida e dalla terrazza si godeva una vista mozzafiato, il sole già
alto ardeva implacabile in un cielo dalla limpidezza accecante e di un
colore turchese così bello da sembrare dipinto da un pittore naif.
Nel pomeriggio sulla
terrazza furono stesi grandi teloni a striscie rosse e gialle per fare
ombra e la maggior parte dei tavolini furono sistemati ai lati in modo da
fare spazio pi cuminciari 'a divirtuta mentre un complessino di musicanti
iniziava a strimpellare musichette gioiose che invitavano a bballari.
Un mix di gaiezza e
spensieratezza si respirava nell'aria; complice il vino,che come
testimoniavano le tante bottiglie vuote sui tavolini era stato tastiato da
tutti,l'atmosfera si faceva frizzante e le prime coppie non si fecero
pregare a iniziare 'a bballata al ritmo crescente della musica.
Appoggiati sui muretti
i masculi, con aria da don Giovanni, taliavano i fimmini; scrutavano con
occhi di pisci le prede più bedde da catturare, pronti pi fari un
macello!
La signura cchi minni
grossi era di una bellezza sfavillante e li masculi presenti non avevano
occhi che per lei; aveva scelto di indossare un veste rossa a prendisole,
che ne lasciava le spalle scoperte pi pigliari lu suli,anche il collo era
scoperto perchè portava i lunghi capelli raccolti in alto a formare un
tuppo; al di sotto della veste un busto, stretto con malizia, raccoglieva
e enfatizzava i seni maestosi mettendoli in bella mostra, enormi e gonfi
di lussuria.
Le sue forme
giunoniche, esplosive erano un richiamo irresistibile per quei Casanova
arsi dal sole come saracini e in effetti i commenti non mancavano: "Uhhuu
chi biddizza!", "Uhhuuu chi minni grossi! mi fannu moriri!",
"Cumpari, sucari minni 'n stanca mai! e chisti si chi su minni!!
Uhuuu!"; altri taliavano anche altre grazie della signora "Talia
chi cosci! Di marmo su fatti!!", "Chi culu!! quannu la taliu mi
fa attrantari!"
E in effetti le gambe
della signura sembravano essere fatte per essere taliate e facevano
stidriari gli occhi ai masculi: fasciate da un paio di calze di seta nera
con riga e slanciate da un paio di sandali dal tacco vertiginoso erano
qualcosa di spettacolare" Uhhuu, un piacere mondiale!"
I musicanti invitavano
a tacchiari, a muoversi, a lanciarsi nei balli e il centro della terrazza
cominciava a brulicare di corpi avvinghiati, impegnati in un vortice di
balli sfrenati; la signura cchi minni grossi aveva già respinto con dei
"No" cortesi un paio di masculi che si erano fatti avanti audaci
per chiederle un ballo, ma il marito era stato categorico: "'n dari
gocciu ai schetti!, non devi ballare con giovani non ammogliati!" e
così fece.
Anche la signura cchi
minni grossi, sorniona, taliava quei masculi dall'aria di seduttori
incalliti e con i suoi occhioni verdi vide un beddu pezzu di masculu: il
marito della sua amica francese, la padrona della boutique dove aveva
comprato alcuni capi di lingerie da bbuttana; anche lui la vide e accennò
un timido saluto che venne ricambiato da uno sguardo incendiario da
seduttrice che lo fulminò, quel saracino sembrò essere stato
elettrizzato da un fulmine!
Di quello scambio di
sguardi se ne accorsero anche gli altri intorno: "Uhhuu, la signura
chi minni grossi ti talia!", "Ti talia chi è un piaciri!",
"Cumpari, ammuccammu stu pezzu di tumma!!"
Ringalluzzito da questi
commenti e come richiamato da una musica incantatrice muta e potente che
irresistibilmente lo guidava, avanzò verso il tavolino dove era seduta la
signura, il marito e altri. Come cagnolino che felice scodinzola alla
padrona sperando in una carezza così quel don Giovanni farfugliò:
"Permettete un ballo?"
Lei lo ascoltò con
aria sufficiente, e languida guardò il marito come a chiederne il
consenso; questi annuì: "cu chistu, chi è maritatu, po bballari"
Dunque anche la signura
cchi minni grossi bballava,...Uhhuuu si bballava! il suo cavaliere,
onorato dal fatto di ballare con la signora più ammirata e desiderata
della festa, si dava un gran da fari, era in estasi: la stringeva a sè e
le maniava i fianchi, le natiche...Uhhuu comu la maniava!
Vedeva sotto i suoi
occhi quegli enormi seni, ne sentiva salire il profumo paradisiaco che
respirava a piene narici e sembrava ubriacarlo e taliava, taliava i minni
sudati, che ballavano e gli parlavano con un linguaggio muto che i suoi
occhi tuttavia sembravano capire e lo spingevano a stringere la signura
ancora di più a sè.
"Gesummaria,
araciu! Chi siti fucusu! ..aviti lu focu 'ntra i vini!!" le sussurava
lei, per calmarne i bollori; ma anche la signura si dava da fare,
coinvolta com'era dal vortice di gaiezza di 'a bballata e complice un
bicchierino di troppo che le rendeva le gambe leggere e lu sticchiu
ardente di desiderio, si concedeva sfrontata alla mercè di quel saracino
che la stringeva come una bambola e la stava incendiando di piacere.
La sua veste rossa, già
un poco corta di suo, per effetto del ballo sfrenato e delle maniate del
suo cavaliere si era tirata verso l'alto e mostrava per intero quella
grazia di Dio delle sue cosce e non solo! Uhhuu ne svelava anche l'inizio
delle natiche maestose, da Venere Callipigia che gli schetti taliavanu con
occhi sbarrati e vucchi aperte non mancando di commentare "Sceccu
Talia! lu culu si ci viri! Uhhuuu!", "Puri li mutanni si virinu!",
"Maronna santa! Veru è, Veru è!!"
La signura cchi minni
grossi si sentiva addosso gli occhi di li masculi e ne intuiva i commenti
vastasi e sopratutto sentiva il suo cavaliere che maniava a piene mani
quel trionfo di carne delle sue natiche e la stringeva a sè, Uhhuuu come
la stringeva! e le baciava il collo nudo; 'nfuculiata com'era come avrebbe
potuto opporsi a quelle mani, a quella bocca? seppe solo sospirare con un
filo di voce: "Chi faciti?!..ci talianu!"
E in effetti li masculi
taliavano, Uhhuu si taliavano! e commentavano: "Talia comu la
stringi!", "Lu culu ci mania!" , "Uhhuu, la signura cu
lu tuppo comu si stringi!".
La signura cchi minni
grossi sentiva i cavusi del suo cavalieri attrantarisi e causarle brividi
di piacere "Bedda madri comu è attrantatu!...Gesummaria comu ci
buttia!!" diceva tra sè; calda, caldissima e ormai senza freni la
signura si gustava quell'insolente che la stringeva a sè, che la baciava
sul collo, che le strofinava addosso i cavusi attrantati facendole
svampuliari lu focu tra li cosci e sentiva anche spezzoni di commenti
"Uhhuu..talia comu Ricuttianu!", "Pi davveru!, a st'ura lu
sugu ci fici nesceri!", "Si! lu sugu facci nesciri!!" e
allora gli sospirava all'orecchio "Uhuu, Ma chi fa?? abbastà chi ci
talianu!" mentre i suoi occhioni verdi sembravano dirgli "Arricriati,
goditi pure 'sta grazia di Diu!"
ubriaca di piacere sentiva vampate di calore arderle la carne,
sentiva lu sticchiu vagnarisi e lu sugu nesciri fino a farle diventari le
cosce di ricotta...
Per fortuna il giro di
ballo finì e la signora venne riaccompagnata al tavolino dal suo
cavaliere con aria trionfante da conquistatore: "Grazie per avermi
concesso 'sta bballata, vasamu li mani."
Gli
altri racconti di Aurelio Pernice
Questo racconto è frutto della mia fantasia,
non fa assolutamente riferimento a personaggi, luoghi, fatti reali. 
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