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Il bar era semideserto. Appoggiata mollemente al bancone,
la proprietaria stava immedesimandosi nelle vicissitudini sentimentali
degli immortali protagonisti di “Beautiful”incurante del caldo e delle
mosche. Meglio così. Nessuno avrebbe potuto notare la nostra presenza e
tanto meno ascoltare i nostri discorsi.
“Di qualsiasi cosa tu abbia bisogno non hai che da
chiedere…” disse Carlo fissandomi negli occhi con intenzione.
Ricambiai lo sguardo, gelida. Conoscevo il prezzo, ma non
me ne fregava più di tanto. Una figa dopo l’uso si lava e torna
esattamente come prima. Nessuno può dire se è stata usata o no. Un
sentimento di odio invece non si lava se non con la vendetta. Agognavo
quella soluzione.
Ed ora finalmente, a distanza di anni dal torto subito,
potevo cominciare a pregustarla.
“Quello che voglio lo dovresti aver già capito. La devi
rovinare. Posto di lavoro, casa, famiglia, amici. Creale tutti i problemi
che riesci. Purchè pianga. Tanto. Tanto quanto ha fatto piangere me e di
più.”
“Se vuoi posso cercare una soluzione definitiva…” appoggiò
il palmo umidiccio sul mio ginocchio. Dita vogliose risalirono verso
l’interno coscia.
Fissando il suo volto orribile e vecchio, mi eccitai
all’idea di quello che poteva succedere una volta sfilatigli i pantaloni.
Chissà che meraviglia avrei trovato.
Mi faceva già male la mascella al solo pensiero. Data
l’età, probabilmente non sarebbe potuto venir utile neppure un crick. Ma
io non mi arrendo facilmente. Avrei pagato il giusto prezzo. Niente
lamentele postume con me. Una cosa però l’avevo imparata bene. Mai fare
quel tipo di pagamenti in anticipo. Appoggiando il palmo sulla mano
esploratrice la scostai via dopo un lieve indugiare.
“Ogni cosa a tempo debito Carlo. Fammi contenta ed io farò
lo stesso con te.”
“Vedo che sei cresciuta. Sei diventata una splendida donna
e sai anche come usare la tua bellezza. Questo non fa altro che accrescere
la voglia che ho di te. Sei semplicemente diabolica. Quanto vorrei che tu
fossi solo mia.”
“Non alzare la posta Carlo. Potrei decidere di rivolgermi a
qualcun altro. Sei stato tu che ti sei offerto. Non fare discorsi stronzi
ora. ”
Carlo fissò in direzione della scorta. Richiamati dal suo
sguardo gli uomini si avvicinarono. Seccato dalla possibile intrusione in
affari che voleva mantenere riservati, li ricacciò al loro posto con
l’impaziente gesto della mano.
Mi fissò negli occhi.
“Consideralo già fatto. Domani metterò subito in moto i
miei collaboratori. Nel giro di poco avrai ciò che vuoi. E poi… l’avrò
anch’io..” disse afferrandomi la mano con forza.
Mi leccai le labbra al dolore improvviso. Risi sentendo il
metallo dell’anello penetrare nella carne.. Chi l’ha detto che agli uomini
piacciono le donne dolci, oneste e buone? Probabilmente uno come San
Francesco. Ma lui non capiva un cazzo, né di donne né delle leggi che
regolano la natura. Fissai la pelle rinsecchita e appesa di Carlo. Come
fare sesso estremo con la mummia di Tutankamon. Manuale ed istruzioni per
l’uso. Ne avrei potuto quasi fare un racconto da pubblicare in internet.
“Ne avrai tanto. Tanto quanto non puoi neppure immaginare.”
Sorrisi crudele. Non aveva idea di quello che lo attendeva
come ricompensa. L’immagine oscena di me stessa fra le braccia macilente e
pelose del mio interlocutore, mi eccitò oltremisura. Per uno strano
scherzo, mi parve quasi di udire i rantoli di piacere che sarebbero
esplosi dal suo petto mentre lo sodomizzavo fra mille torture. Attirai la
mano molesta verso le mie labbra.
Leccando il dorso, passai la lingua nella piega fra le
dita, cominciando a succhiare il pollice. Qualcosa si mosse di vita
propria nei suoi squallidi pantaloni da anziano. L’affare si ingrossa
pensai, mordendo il dito a sangue.
“Puttana!” esclamò ritraendo la mano.
Mi fissò feroce. Una mano corse in cerca del fazzoletto in
una delle tasche laterali dei pantaloni. Niente. Cominciò a succhiarsi la
ferita. Sorrisi compiaciuta.
“Ma è questo che ti piace di me” sussurrai fissandolo negli
occhi.
“Mi correggo” bofonchiò continuando a succhiare” Sei una
vera Troia”
Gli uomini tendono sempre a minimizzare. Anche lui. Lo
intesi come un complimento. Ricambiai.
“ Esattamente caro, proprio come te”
Carlo sbottò in una risata improvvisa e rappacificatrice.
Avrei avuto quello che desideravo. Attirai la mano ferita verso le mie
labbra. Il sangue rilucente nella penombra del tramonto, pareva quasi
nero. Forse lo era, sangue torbido di mille peccati inenarrabili, di un
essere crudele e privo di coscienza. Come me.
Cominciai a succhiare. Il sapore che mi invase il palato
era dolce ed allo stesso tempo terribile, mortale, ferroso, antico come la
vita, immortale come l’amore. Sapore di vendetta.
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