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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

Francesca

Fammi ballare

 

foto Annamaria Pietropaolo

 
 

 

Fammi ballare Prendimi dai, fammi ballare! Non fermarti a domandare il mio nome, non frenarti a pensare che sono signora, che potrei vergognarmi di questo spacco che s’apre, di questa gonna che s’alza ad offesa di sguardi che scopro indiscreti dove s’insinuano e toccano, non aspetto che questo! Le mie cosce non aspettano altro!

Stringimi i fianchi e fammi girare, prendimi in mano per serrarmi nel palmo nelle pieghe della tua pelle, dentro le righe silenziose del tuo destino. Non voglio parlarti di niente, vorrei solo affogare nel sudore che imperla e t’attraversa la fronte nella tua espressione stupita che stima ed ammira i miei passi leggeri che sanno danzare, che ti sanno mostrare la mia voglia infinita d’essere ballo, di fondersi al suono di questa musica dolce che penetra e invade, e m’accresce la voglia di girare ancora d’infilarmi squisita nel marrone bruciato dei tuoi occhi sinceri e d’affidarmi sicura alla stretta decisa delle tue mani sottili.

Voglio ballare e voglio guardarti, sentirmi sospesa a girare in questa parte di sogno, perché io ti conosco, so bene chi sei e t’imploro di credermi dove il tuo passato ti rende memoria, non avrei mai pensato, non avrei mai sognato che in un giorno di questo, dopo una vita di quella t’avrei rincontrato, t’avrei ritrovato nel punto preciso dove la mia voglia aspettava, dove il mio desiderio dimorava e cresceva da anni, assopito da gente e lavoro in questa parte più scura di cuore.

Adesso sei qui e neanche ricordi, e neanche ravvisi questa coscia perfetta ricoperta di nero che ignota t’appare, senza sapere che l’ hai già veduta, che l’ hai già toccata, che l’hai già bramata e persino anche avuta. E sprofondo nei residui scomposti Dell’ancestrale mio desiderio, tu mi senti esitare, mi vedi frenare ti fermi e mi domandi con gli occhi se hai sbagliato dei passi. Ma io ti chiedo perdono e ancora ti prego, prendimi dai, fammi ballare!

Fammi passare questa notte di stelle e di luna. Senza pensare che è trascorso del tempo, che senza salvarmi mi sono riempita di vuoto, di solitudine e giorni privi di qualunque sostanza, sapessi quante volte follemente ho voluto e in quale misura io t’abbia desiderato! Prendimi dai, fammi ballare, perché non m’ importa quale prezzo ho pagato, adesso che muovi te stesso sincero e deciso sopra il mio corpo, perché non m’importa se la tua memoria non ricorda chi sono, se non riesce a capire chi è questa bella di donna che t’ha invitato a ballare adesso, che sono felice e riempio quei giorni, quel vuoto di tempo e ricordi d’infanzia ballando con te, ballando in quel letto che non ti riconosce più prete.

 

Francesca Alfonzo (poesia tratta dalla raccolta nuove voci che verrà pubblicata dalla casa editrice Il filo Edizioni.)


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COMMENTI DALLA RETE

amaranto65  Ne uccide più la croce che la spada................di desideri 
ALBERICO VIENDALVENTO Apprezzo molto questa strana tipologia di poesia narrante. Se non ci fossero i ritorni a capo potrebbe essere un pezzo di narrativa. Bel contenuto, bella costruzione, bell'incedere e finale a sorpresa. Un bel pezzo, complimenti.