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La finestra guarda a
sud. Sorride al mare. La giornata non è di quelle che sanno del tutto
ancora di primavera e che non hanno sole sufficiente ad arrossare prime e
poi, all'indomani, scurire il viso e dare risalto agli occhi azzurri. Non
quel sole che al tramonto lascia il calore sulla faccia mentre magari il
corpo è ancora freddo per le notti accumulate troppo lunghe e le giornate
rapide di soffio. Il vento viene dal lato, leggermente inclinato batte
sullo sguardo spalancato.
E' vento di Versilia,
covato nelle Apuane a crescere nei tagli e nelle gole del marmo. E' vento
nato dal ghiaccio del sasso spaccato e tagliato a creare stanze e
cattedrali biancovenate in mezzo alla montagna. E' vento spezzino,
soffiato e incuneato in quelle valli all'altra costa, dove l'arco quasi si
fronteggia e in mezzo hai solo il mare. Il mare dà e rende, cede al vento
parte del suo calore universale. Ne da' ritmo di oceano al respiro che
nasce tra i monti assai più rabbioso. Ritmo di onda da mare tropicale.
Raffiche montanti e quiete in mezzo. Onda che sale con forza. Poi sembra
che l'aria pompata quasi si fermi, gonfia, inalberata, come se avesse
compiuto l'opera e spinto la vela avanti ancora un poco. Poi l'onda d'aria
si ritira come fosse acqua di risacca e non respiro del cielo, delle valli
e dei monti, mantice di mare. Nel colmo della pressione del vento, nel suo
gonfiore turgido, fermo un istante, gonfio, tiepido e freddo come cibi
differenti accostati dentro il piatto, il vento si fa crema calda e riso
bollito freddo accanto, il vento fa cantare la persiana verde. La persiana
accostata al muro canta. Lamelle di legno parallele e verdi che si fanno
corde e fischio e canto di sirene simultaneamente sotto il fiato del loro
suonatore.
Poi il vento si
ritira per un poco, attendo allora dal letto il nuovo suono, quando l'onda
inarrestabile rimonta e soffia tra le stecca e canta ancora. Siediti
adesso allora al davanzale, la casa è bassa. E guarda verso il mare.
Nessuno mai vedrà da sotto o da vicino le tua gambe nude e il sesso ancora
caldo e impastato degli umori. Siediti e volgi lo sguardo e le gambe un
poco ad est. Guarda il mare e guarda il vento arrivare. Segui con gli
occhi là in basso e in fondo lo sbiancarsi dell'acqua. E' il vento che
arriva. Guarda. Allarga le cosce se lo vedi arrivare. Allargati la fica
con le dita e con le mani. Non hai nemmeno freddo nell'attesa. Apriti.
Apriti al vento. Lascia che il vento ti secchi prima, poi ti lecchi e ti
ribagni ancora. Accogli il soffio che ti ripettina i capelli dopo l'amore,
li rassetta, li carezza solo all'inizio, li toglie dallo sguardo, spettini
gli occhi, e li posi lunghi e paralleli sulle spalle.
Apriti al vento.
Allargati. Fallo entrare. Apriti alla carezza che prima sfiora e poi si
insinua e riempie. Il vento che ti fischia tra le cosce. Che trova strada
tra le dita che allargano la grotta. Il vento sa di mare. Ti sale dentro
come se percorresse una gola di montagna. Sale con la forza dell'onda che
aggira, piega, insinua, scosta, erode e si sprofonda. E asciuga e poi
ribagna. Carezza il fiume che ti dorme dentro. Io sono dietro a te. Ti
lecco il collo a far gelare la saliva sotto l'aria che ci scorre sopra
adesso. Stringo da dietro i seni gonfi sotto la felpa blu. Alzo i seni
strozzandoli nelle mani. Li strizzo, spremo, senza dolore, li inarco al
cielo, li sollevo mentre premo la tua schiena. I tuoi capelli sul viso
adesso carezzano di frusta il mio sorriso. Il tuo bacino si solleva e si
rovescia e ti rovescia indietro in quella morsa.
Il sesso è offerto
tutto e spalancato all'onda d'aria. Le labbra sotto come strappate dalle
tue dita a farsi porta spalancata nella mattina della festa. L'ospite
soffia, sale dentro gonfia. Riempie. Si ferma. Chiudi ermetiche le labbra
con le dita, adesso! Serra e trattieni. A imprigionare l'amante che ti
allarga e ti dilata. Che forza le pareti dentro e ci si incolla. Che
sfrega di risacca e di raffica forte. E' caldo nel salire e freddo poi
alla fuga. Ti riempie come un uomo che impazzisce di tensione. La grotta
si fa morbida per il vento che è teso e duro nella rabbia della spinta e
lo senti come tuo, come se ci aderisse e sprofondasse nei nervi e nella
carne. Sigilli la grotta con le mani e l'umido di porta chiusa. Il vento
dentro è teso e riempie come un uomo forte.
Sembra quasi abbia
tensione e corrente sua ancora chiuso lì dentro e prigioniero. Forza per
gonfiare e ha imprevedibile spinta e ritmo naturale. Ti stringo il seno e
faccio morire il collo di lingua labbra e saliva che cola sulla schiena.
Tu godi con il vento. Allarghi e rispalanchi, io sento l'abbandono del
busto al tuo riaprirti. La raffica ritorna assassina, ne avevo calcolato
nella mente il ritmo e mi sono anche adeguato con spirito bastardo.
Strappo i seni, con le mani aperte li imprigiono a schiacciare il
capezzolo duro sotto il palmo. E stringo e tiro indietro e ti sollevo
quasi sul davanzale. Le cosce a penzoloni, spalancate, come lancette di
orologio.
Stringo e tiro a me
ancora più forte mentre la persiana sibila di nuovo. Riapri con le dita,
accogli, imprigioni, serri, chiudi, stringi le cosce piena. Ti bacio sul
collo umido ancora e ti soffoco con la schiena sul mio petto. Tu godi dei
due amanti del mattino su quel davanzale. Respiri adesso, ricomponi i
capelli, giri sul parapetto grigio spento di ardesia che hai bagnato e
luccica nero adesso dove tu eri seduta, scendi nella stanza dal tuo
veliero dopo la rotta e la tempesta e torni verso il letto. Hai anche
freddo adesso.
Ti infili e abbracci
in cerca di calore. Strofini dolcemente il viso al petto che ti accoglie
in porto dopo la tempesta. Rubi il calore dell'abbraccio, ritornata in
porto. Culli con una canzone ritmata a bocca chiusa e sottovoce il ritmo
di risacca del tuo cuore. Del tuo corpo. Hai avuto me e il vento per
amanti stamattina. Io ti abbraccio e mi addormento lentamente. Lui soffia
e pulsa ancora fuori e fa cantare la persiana. Mi addormento mentre canti
con lui. A bocca chiusa e sottovoce. Canti la tua canzone, ancora e
ancora. Dediche Disperdo le dediche come polvere nel vento. Che altro
potrei fare..visto il tema? Che altro potrei fare in una tarda mattinata
scossa da raffiche che vengon da lontano? Dedico alla persiana verde che
mi ha svegliato molto presto con la sua canzone, un mattino. Alle note che
hanno cullato risveglio e desiderio strappate anche con rabbia col ritmo
di onda aerea. Dedico alla donna che accetta i miei venti e le mie
tempeste da tanto. E sa farsi, Lei, porto e offrire il caldo ormeggio
quando il vento è bufera e il petto grida come se fosse legno verde a
stecche strette, sotto il vento dalle Apuane fronteggianti all'orizzonte,
carico di mare.
La donna spettina e
ripettina i capelli al marinaio. Sconvolge di tempesta e poi sa farsi
calma come acqua di stagno. Ed offre approdo. Che legge il vento salirmi
negli occhi prima ancora della testa. E ama ed è paziente delle mie
bufere. Dedico all'amico che ama il vento di Liguria come me. Lo cerca
spesso anche dentro una canzone vecchia con gli odori e i sapori di chi sa
cercare. Quello a cui non ho mai dedicato nulla veramente, con esplicite
parole, e me ne accorgo solo ora. Credevo bastasse la sintonia del
pensiero e le parole fossero anche di troppo. Rimedio ora, per la tua
gentilezza, il tuo rispetto, l'affetto, la pazienza, l'animo, la voglia
che dimostri di ascoltare sempre lo stesso vento e le stesse parole.
Quelle della gente di riviera, portate spesso via all'orecchio proprio dal
vento, e non udite mai che col pensiero. Colpa, o forse merito, del vento…
Dedico alle donne
tutte che amano il vento. Quelle che non hanno paura di venire spettinate.
Che non si chiudono in casa. Che sfidano il vento, gli sguardi e la vita a
fronte alta. A loro il vento non spettina i capelli. Li accende come
fiamme e li fa sussultare nel camino se le guardi. Hanno occhi di tempesta
se li serrano contro vento, nel cammino, lampo di sfida al mare, avviso ai
naviganti. Se incrocio quegli sguardi, io, mi gonfio, mi ribalto,
arrotondo il soffio e il respiro, urlo nelle gole di montagna, mi incuneo
nelle valli, squasso e percorro i miei pensieri come onda di scoglio,
affanno il pensiero nella corsa, canto nelle fessure quando passo…. io mi
faccio vento, allora. Solo vento
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