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Anaïs era innamorata. In quell'inverno 1526 non faceva
molto freddo, nella remota parte della Spagna dove l'Atlantico
s'infrangeva sulle rocce bianche, che fino a non molti anni prima il
popolo considerava la fine del mondo conosciuto, oltre la quale si
celavano i draghi, o forse l'abisso. Gli alberi erano quasi tutti spogli.
Gli arbusti e l'erba, però, non davano che lievi segni di sonnolenza e la
bella passeggiava in mezzo a loro saltellando, raccoglieva foglie verdi ed
andava in cerca di cibo con le sue graziose mani bianche.
Di tanto in tanto, la voce della torre campanaria la
svegliava dal suo sogno interiore. Allora, giungeva le mani e si ricordava
di rivolgere al cielo quella preghiera che la sua buona mamma le aveva
insegnato quand'era piccola. Anaïs credeva negli angeli e nei demoni,
sentiva Dio dentro di sé, lo portava nell'animo suo, le avevano insegnato
tutte le credenze del cattolicesimo medievale, ancor vive nella mente del
volgo che abitava in quel paesino sperduto della Spagna. Le avevano anche
detto che bisognava bruciare gli eretici e le streghe: sì, c'era gente che
faceva del male e bisognava ripulire il mondo da quegli esseri malvagi,
per fare in modo che scampassero almeno alla dannazione eterna, se non
potevano evitare la morte terrena, la sola in grado di purificarli, dopo
la tortura.
Una volta, ai vespri, Anaïs aveva visto un bel giovane e se
n'era subito innamorata. Il nome di lui l'aveva incantata e gli aveva
persino parlato. Si erano corteggiati, senza che lei nemmeno se ne
accorgesse. Purtroppo, però, lui era un pretino, ordinato da poco e i due
avrebbero dovuto fare tutto il possibile per resistere all'amore carnale e
alle sue tentazioni. Lei però non seppe opporsi a quella forza, tanto che,
una volta, mentre cantava nel coro vicino a lui, gli confidò il suo amore.
Questo purtroppo non bastò a placare i suoi desideri affettuosi, poiché la
giovane si spinse sino al punto di baciargli l'orlo dell'abito talare e di
guardarlo negli occhi tanto languidamente, da farlo innamorare. Gli posò
le labbra persino sulla croce dorata, che l'uomo di chiesa portava appesa
al collo.
Per fortuna tutto accadde in una chiesina di campagna,
frequentata soltanto da contadini e da pastori. I due speravano che non si
sapesse in giro e così fu. La piccola folla che aveva assistito a quella
vicenda non si era accorta che i loro gesti nascondevano in realtà delle
bollenti effusioni amorose.
Anaïs viveva negli anni della fede, in un paese in cui
tutti gli abitanti si alzavano all'aurora, per andare a sentire la messa
del mattino, prima di dedicarsi al lavoro quotidiano. Questo accadeva ogni
giorno. Le domeniche e le feste comandate, per contro, erano piene di
canti, di devozioni, di preghiere pubbliche, di messe cantate, di
fanciulle pie che recitavano il rosario in ginocchio.
C'erano tanti preti, tante suore, tante leggende popolari,
di santi che camminavano sull'acqua, di miracoli che, si diceva,
accadevano tutti i giorni. Anaïs andava sempre a messa nella chiesina in
cui predicava Pablo, il pretino di cui era innamorata. Questi non le
risparmiava i suoi sguardi appassionati e, quasi sempre, due o tre delle
frasi che proferiva ad alta voce erano dedicate a lei, contenevano la
dolce lode delle sue pupille, dei suoi lunghi capelli d'oro, delle sue
mani tenere, della sua voce fatata, meravigliosa, di giovane donna.
Udendole, la bella arrossiva, si nascondeva pudicamente il volto tra le
mani, chinava il capo.
A dire il vero, tra gli astanti, c'erano spesso delle
vecchiacce arcigne che la invidiavano, la detestavano, per la sua
prorompente bellezza, per la sua giovinezza, che sembrava senza fine, per
le sue labbra così rosse, da far innamorare chiunque le vedesse. Il popolo
non sapeva che quella chiesina bigia era diventata teatro di languidi
convegni tra i due amanti, che si coccolavano con gli occhi, si parlavano
con gli sguardi, prima di poter conferire con le parole e di abbracciarsi,
nel mistero della sacrestia.
Una volta, Anaïs volle salire in cima alla collina dei
rovi, per visitare il monastero di ***. Il cammino fu assai faticoso,
tanto, che la sua fronte si imperlò di gocce di sudore, benché si fosse in
inverno. La casa dei frati dava sull'oceano, dove volavano i gabbiani e si
perdevano le barche dei pescatori. Nessuno sa raccontare il mistero e i
segreti di quelle mura, dei neri frati che le abitavano, delle loro
usanze, della loro regola, severa e purificatrice a un tempo. Nel segreto
del confessionale, Pablo, da bravo sacerdote, raccomandava alla sua amata
di restare casta, di non abbandonarsi ai piaceri della carne, di non amare
oltre il lecito. La bella doveva essere soltanto innamorata di Dio. Il suo
amore furtivo con il prete, se esisteva, doveva rimanere passeggero e
lieve, come quello di due angeli dalle ali bianche.
Un giorno, il vento marino agitava forte le fronde dei
salici, dei pioppi e delle tamerici che crescevano vicino al mare, c'era
stata grande festa in paese e gli abitanti avevano intonato gli inni del
Regno. A destra e a manca, spuntavano stendardi, drappi e addobbi d'ogni
sorta. Io mi trovavo in prossimità di una chiesetta, in cui vidi entrare
una figura cupa, curva, ma non piegata. A prima vista, sembrava un monaco,
che portava un saio nero, un cappuccio d'egual colore sul capo, la vita
era stretta da una sorta di cordone bianco, nessuno avrebbe saputo dire
chi fosse, chi mai si celasse dietro quelle vesti. I ceri ardevano con
tutta la loro forza e spargevano nella chiesina una luce vaga,
malinconica, che sapeva d'oro e di grigiore a un tempo.
La figura cupa di cui vi ho parlato andò al confessionale,
s'inginocchiò, giunse le mani, mentre qualcuno, dall'interno, toglieva la
grata. Il confessore era Pablo, il pretino innamorato e la penitente era
lei, Anaïs. Lui lo scoprì in un solo istante, allorché la bella si mise in
ginocchio davanti a lui. I suoi meravigliosi boccoli biondi spuntavano dal
cappuccio da frate, che la rendeva ancor più graziosa di quello che era.
- Sono venuta qui solo per vedervi, per dirvi quanto vi
amo, per amoreggiare con voi - disse Anaïs.
- Sei tu... Sei proprio tu! - disse Pablo, stringendo
affettuosamente la sua mano.
- Morivo dal desiderio di rivederti! - Anch'io, credimi!
Non posso vivere senza di te, senza udire il suono delle tue parole, senza
carezzare con la mia mano le tue guance. Oh, possibile che il nostro amore
debba essere infelice? Possibile che debba rimanere nascosto dietro il
mistero di un cappuccio da frate, l'ombra di un penitente e di un
confessionale?
- Non lo è, non lo sarà mai...
- Sono io il tuo angelo, la tua amata! Se mi addormento,
non faccio che sognarti, se veglio, brucio dal bisogno di guardarti, a
meno che tu non sia al mio fianco, come accade in questi istanti! Nessuno
può raccontare le dolci parole d'amore che i due si scambiarono allora.
Alla fine, vidi il prete che baciava la penitente sulle
labbra, prima di lasciarla. Le campane suonavano; fuori, c'erano il vento
e la tempesta, Anaïs s'era travestita da frate, pur di incontrare il suo
amato e di toccarlo un solo attimo. Nei giorni che seguirono, i loro
incontri amorosi si moltiplicarono. Furono tutti consumati grazie al
travestimento di cui or ora vi ho narrato. La penitente bionda era sempre
tanto innamorata e sognava. |
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