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Io non vi narrerò altro a proposito del guardiano della
Diga Grande...
Piuttosto, vi parlerò di come, pochi giorni dopo,
all'uscio della casa in cui un tempo abitava Arabelle,
andò a bussare un uomo tutto vestito di nero, che
camminava appoggiandosi ad un bastone e sembrava il
becchino del piccolo cimitero di quel borgo.
- È forse venuto a prendermi? - chiese il bracconiere,
andando ad aprire, barcollando. - Guardi che si è
sbagliato, io appartengo ancora al mondo dei vivi!
- Signor Franz, io vengo per condurla dalla signorina
bionda, sua amica, nel Rifugio degli Stambecchi.
- Poteva venire lei da me! - brontolò l'altro, con una
voce tutt'altro che cortese. - Accidenti, io non sono il
suo servitore!
- Si calmi, signor Franz, mi lasci entrare, per
cortesia; non vengo per portarla ad un funerale. Io sono
amico della signorina... So che lei ha bisogno di aiuto,
di cure. Io sono qui per questo, lo sa?
- Mah! Io non la conosco!
- Io non sono un becchino, sono un autista. Qui fuori ho
parcheggiato la vecchia Fiat Balilla con la quale
desidero condurla dalla sua cara amica, che la aspetta
ansiosamente. Pensi che mi ha incaricato di riferirle
che è pronta a farle riabbracciare la sua Arabelle! Sì,
la sua sposa perduta...
- Possibile? Urca, ma io non ci credo! Tutte
sciocchezze!
Ad ogni
modo, l'autista convinse il bracconiere a salire sulla
vecchia Fiat Balilla. Era una vettura dalla carrozzeria
verdastra, riverniciata più volte, che faticava un poco
ad andare su per le tortuose salite di montagna. Gli
abitanti del villaggio si incuriosirono, vedendola
passare; alcuni rimasero sbigottiti da quella sorta di
visione. Il bracconiere sembrava molto triste ed
infelice, chiuso dentro quella vettura; si sarebbe detto
che l'autista fosse il suo carceriere. Ricordo che Franz
prese un vecchio giornale ingiallito per ripararsi dagli
sguardi incuriositi dei passanti.
- Fate largo! - diceva, come tra sé. - Non guardatemi!
Non voltatevi nemmeno!
La strada fu piena di tornanti. Non si faceva che
salire, lungo il fianco di chissà quali montagne;
ricordo che il percorso era solo in parte asfaltato e
per un lungo tratto la vecchia Balilla dovette
affrontare una strada di sassi. A sinistra del
bracconiere c'era il fianco di un monte, a destra il
burrone, il baratro. La valle era lontana, sotto le nubi
biancastre ed i loro vapori misteriosi.
- Ah,
montagne maledette! Montagne maledette! - diceva
sottovoce il bracconiere. - Già mi foste fruttuose
apportatrici di fagiani maestosi e lepri selvagge, poi
diventaste perfide e avare, tanto da serbarmi soltanto
inseguimenti, guardie e fucilate! Ah, montagne
maledette, montagne maledette, cime consacrate alle
streghe ed ai diavoli delle vette, dove si consumarono
mille fatti di sangue, di contrabbando ed indicibili
vendette! Un tempo, avevo i carnieri colmi di selvaggina
insanguinata, gli schioppi fumanti, inseguivo le prede
con i miei segugi ansanti! Suonavano i corni di caccia.
Ora, più non discerno che ombre e destini di morte! Ah,
montagne maledette, sarete le mie tombe, così come lo
foste per la mia sposa innamorata e perduta! Ho rivisto
il capriolo del mistero! Lo vedo anche ora, dinanzi ai
miei folli occhi! Da piccolo desideravo abbatterlo, ma
non gli sparai, non lo feci mai, poiché era uno spirito
dei monti, che mi avrebbe salvato dall'ira dei miei
morti! O faggi, o abeti vetusti, o pini nani, giganti
dei prati, amici delle vette, fummo insieme gli schiavi
delle montagne maledette! Ah, montagne maledette,
carnieri, fucilate e insidie immense!
Questo il delirio di Franz.
L'autista
lo udì e gli chiese se avesse bisogno di una sosta.
Invero, il bracconiere non l'avrebbe mai ammesso, ma
stava per vomitare. I tornanti gli avevano fatto male,
così come l'alta quota.
Il Rifugio degli Stambecchi era ormai a breve distanza.
L'avevano costruito nell'Ottocento, in prossimità del
confine. Era un vecchio fabbricato fatto di mattoni
rossicci, il tetto era spiovente, marrone chiaro;
all'interno, l'edificio era tutto tappezzato di legno,
vi erano molte stanze ed innumerevoli focolari, nonché
delle stufe a carbone. Le nevi perenni ricoprivano in
parte il sentiero e la strada di sassi che colà
conduceva.
- Siamo arrivati - disse il conducente, fermando la
vecchia Fiat Balilla, prima di scendere ed aprire lo
sportello del bracconiere. - La donna della gerla la sta
aspettando per parlarle dell'affetto della sua Arabelle.
Franz ebbe
appena il tempo di scendere. Il suo interlocutore era
già risalito in macchina, aveva messo in moto e si
accingeva a ripartire.
- Ma come tornerò in paese? Chi mi guiderà? Non se ne
vada! Non mi lasci qui! - protestò il bracconiere,
bestemmiando come era solito fare.
- La sua amica bionda avrà cura di lei, non si
preoccupi! - gli rispose l'altro, sporgendosi dal
finestrino, mentre si allontanava a passo d'uomo a bordo
della vecchia Balilla.
Franz si voltò ed entrò nel Rifugio degli Stambecchi.
Fu la padrona ad andargli ad aprire; la prima cosa che
vide fu un tavolo, al quale erano seduti tre vecchi, che
giocavano a carte.
- Una giovane donna bionda la sta aspettando davanti al
focolare - si sentì dire il bracconiere. - Venga, la
condurrò da lei.
La stanza
in cui la donna della gerla aspettava il suo caro amico
era piccola, aveva il pavimento di legno e ad una delle
sue pareti era appesa una testa di cervo imbalsamata.
- Vieni qui, povero piccolo - disse la bionda, non
appena i due furono rimasti soli. - Hai bisogno di
coccole, di aiuto... Siamo qui, tu ed io, oltre la
finestra ci sono soltanto montagne bianche e pendii
immacolati per l'Eterno!
- Fammi parlare con lei! - disse Franz, singhiozzando e
piagnucolando. - Fammi parlare con lei, o mi butto in un
burrone! Non ne posso più di questa vita! Ne ho
abbastanza di queste montagne maledette! Anche se non
riesco più a vederle, è come se mi uccidessero!
- No, piccolo caro, no... Non disperare! Andrà tutto
bene!
- Fammi parlare con lei... Fammi parlare con lei...
Fammi parlare con lei...
- Sì, sì, tesoro, ti farò parlare con la tua amata
Arabelle, se è questo che desideri. Oh, lei vorrebbe
tanto stringerti, abbracciarti, coccolarti... Ora è
addormentata e ti sogna, lungo il Lago delle Capinere!
Io sono spiritista, io sono medium, me ne intendo!
- Mi avevi parlato di quella cosa...
- Quale cosa, piccolo caro?
- La medianità materializzatrice! Sì, la medianità
materializzatrice... Esiste, non è così? È vero che, a
questo mondo, esistono delle persone buone, in grado di
far apparire i nostri cari che vivono nell'Aldilà?
- Oh, sì, è vero! Esistono... Io sono la donna della
gerla, Franz, ti giuro che sono una di loro... Amore,
tesoro, guardami negli occhi, perché ti adoro!
- Parlami di Arabelle... Raccontami dell'Aldilà!
La bionda
della gerla si sedette su di una sedia a dondolo e volle
che il suo amico si sedesse sulle sue ginocchia; poi si
mise a cantargli non so che cosa, mentre nel camino
bruciava un fuoco di rovere, lo stesso albero che
contraddistingueva la casa in cui avevano vissuto i due
amanti, un tempo. Accanto a quel focolare era rimasta
una gerla, vuota. Non era altro che una cesta, fatta di
viburno, a forma di tronco di cono rovesciato, aperta in
alto e con due spallacci fatti di legno di nocciolo.
- Come sai, io ti ho fatto venire quassù, nel Rifugio
degli Stambecchi, o Franz, per portarti da lei! - disse
la donna della gerla. - Tu non ci crederai, ma l'autista
che guidava la vecchia Balilla era uno spirito
dell'Aldilà... Sì, un'intelligenza dell'Aldilà, Franz!
Io stessa sono un essere dell'Oltretomba... Sono uno dei
deva, discesi sulla terra molti anni or sono! La mia
giovinezza non ha fine, così come la mia vita! Alcuni
deva si congiunsero carnalmente agli esseri umani e ne
nacquero i semidei...
La voce sua svaniva nel rumore del fuoco, che divorava i
ceppi di rovere.
- Qualcuno ci ama, Franz - disse poi la donna della
gerla. - L'amore ci ama e ci dona splendore... Oh, sì,
l'amore è l'eterna giovinezza!
- Io non so se quello che dici è vero - mormorò il
bracconiere. - Non vedo che ombre... Ma so che nei tuoi
occhi, oltre alla Luce, arde e brucia il supremo Male!
Sulle labbra dell'altra apparve un sorriso maledetto.
Poi la bionda ammaliante si mise a leggere le seguenti
parole, lassù, nel Rifugio degli Stambecchi.
Mio caro Franz,
la scorsa notte ho aiutato un orfano che soffriva.
Chiamava la sua mamma, voleva la sua mamma, che non
c'era... Io l'ho sostituita ed ho placato le sue
sofferenze con le mie carezze. La vita, quassù nei mondi
astrali, scorre felice, tanto che io non ho quasi più
memoria delle infelicità del mondo. Una carrozza fatta
di pensiero mi conduce ogni mattino sul Colle della
Tranquillità, dove incontro le anime arrivate da poco,
che mi stringono la mano e mi chiedono di guidarle
nell'Aldilà, la loro nuova dimensione. Se solo tu
sapessi di quale felicità è possibile godere quassù, non
una lacrima potrebbe più sfiorare i tuoi begli occhi.
Preparati, poiché dopo che avrai letto queste righe io
ti apparirò e verrò a consolarti di persona. Non faccio
che sognare di renderti felice. Ti prometto che lo
sarai...
Baci, dalle sfere astrali dell'immenso.
Arabelle.
- È ancora viva! Chiunque sopravvive alla morte! Oramai
ne sono certo! In quelle sue parole è racchiuso
l'amore... Ah, montagne maledette, che mi separaste da
lei! - disse Franz.
Poco dopo, la donna della gerla gli mostrò una bottiglia
di Dolcetto del Monferrato, lo stesso vino che aveva
bevuto il guardiano della Diga Grande, nella sua
garitta, prima di andarsene... Ella la stappò e bevette
con lui, dallo stesso bicchiere.
- Questo è il vino dell'Aldilà - sussurrò, con voce
magica.
Era vero. Poco dopo, apparve Arabelle, alla luce delle
fiamme... I due la salutarono con indicibile affetto.
Franz, inebriato, si gettò ai suoi piedi. La vide
bianca, avvolta da una luce dorata, gli occhi suoi
tradivano lo splendore di un paradiso senza fine, di una
vita senza tramonto, un tesoro che forse nessuno
possedeva sulla terra.
- Vieni con me nell'Aldilà, Franz! - disse
quell'apparizione. - Sono la tua cara montanara
defunta... Dammi la mano... Siamo di nuovo insieme!
Il volto suo brillava quanto le fiamme che incendiavano
i ceppi del camino. Ad un tratto, al bracconiere parve
che fosse fatto degli stessi bagliori di quel fuoco.
continua |
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