24        24

ROMANZO

Dunklenacht - I vespri sepolti

VENTIQUATTRESIMO CAPITOLO

Il Rifugio degli Stambecchi

 

 
 



Io non vi narrerò altro a proposito del guardiano della Diga Grande...
Piuttosto, vi parlerò di come, pochi giorni dopo, all'uscio della casa in cui un tempo abitava Arabelle, andò a bussare un uomo tutto vestito di nero, che camminava appoggiandosi ad un bastone e sembrava il becchino del piccolo cimitero di quel borgo.
- È forse venuto a prendermi? - chiese il bracconiere, andando ad aprire, barcollando. - Guardi che si è sbagliato, io appartengo ancora al mondo dei vivi!
- Signor Franz, io vengo per condurla dalla signorina bionda, sua amica, nel Rifugio degli Stambecchi.
- Poteva venire lei da me! - brontolò l'altro, con una voce tutt'altro che cortese. - Accidenti, io non sono il suo servitore!
- Si calmi, signor Franz, mi lasci entrare, per cortesia; non vengo per portarla ad un funerale. Io sono amico della signorina... So che lei ha bisogno di aiuto, di cure. Io sono qui per questo, lo sa?
- Mah! Io non la conosco!
- Io non sono un becchino, sono un autista. Qui fuori ho parcheggiato la vecchia Fiat Balilla con la quale desidero condurla dalla sua cara amica, che la aspetta ansiosamente. Pensi che mi ha incaricato di riferirle che è pronta a farle riabbracciare la sua Arabelle! Sì, la sua sposa perduta...
- Possibile? Urca, ma io non ci credo! Tutte sciocchezze!

Ad ogni modo, l'autista convinse il bracconiere a salire sulla vecchia Fiat Balilla. Era una vettura dalla carrozzeria verdastra, riverniciata più volte, che faticava un poco ad andare su per le tortuose salite di montagna. Gli abitanti del villaggio si incuriosirono, vedendola passare; alcuni rimasero sbigottiti da quella sorta di visione. Il bracconiere sembrava molto triste ed infelice, chiuso dentro quella vettura; si sarebbe detto che l'autista fosse il suo carceriere. Ricordo che Franz prese un vecchio giornale ingiallito per ripararsi dagli sguardi incuriositi dei passanti.
- Fate largo! - diceva, come tra sé. - Non guardatemi! Non voltatevi nemmeno!
La strada fu piena di tornanti. Non si faceva che salire, lungo il fianco di chissà quali montagne; ricordo che il percorso era solo in parte asfaltato e per un lungo tratto la vecchia Balilla dovette affrontare una strada di sassi. A sinistra del bracconiere c'era il fianco di un monte, a destra il burrone, il baratro. La valle era lontana, sotto le nubi biancastre ed i loro vapori misteriosi.

- Ah, montagne maledette! Montagne maledette! - diceva sottovoce il bracconiere. - Già mi foste fruttuose apportatrici di fagiani maestosi e lepri selvagge, poi diventaste perfide e avare, tanto da serbarmi soltanto inseguimenti, guardie e fucilate! Ah, montagne maledette, montagne maledette, cime consacrate alle streghe ed ai diavoli delle vette, dove si consumarono mille fatti di sangue, di contrabbando ed indicibili vendette! Un tempo, avevo i carnieri colmi di selvaggina insanguinata, gli schioppi fumanti, inseguivo le prede con i miei segugi ansanti! Suonavano i corni di caccia. Ora, più non discerno che ombre e destini di morte! Ah, montagne maledette, sarete le mie tombe, così come lo foste per la mia sposa innamorata e perduta! Ho rivisto il capriolo del mistero! Lo vedo anche ora, dinanzi ai miei folli occhi! Da piccolo desideravo abbatterlo, ma non gli sparai, non lo feci mai, poiché era uno spirito dei monti, che mi avrebbe salvato dall'ira dei miei morti! O faggi, o abeti vetusti, o pini nani, giganti dei prati, amici delle vette, fummo insieme gli schiavi delle montagne maledette! Ah, montagne maledette, carnieri, fucilate e insidie immense!
Questo il delirio di Franz.

L'autista lo udì e gli chiese se avesse bisogno di una sosta. Invero, il bracconiere non l'avrebbe mai ammesso, ma stava per vomitare. I tornanti gli avevano fatto male, così come l'alta quota.
Il Rifugio degli Stambecchi era ormai a breve distanza. L'avevano costruito nell'Ottocento, in prossimità del confine. Era un vecchio fabbricato fatto di mattoni rossicci, il tetto era spiovente, marrone chiaro; all'interno, l'edificio era tutto tappezzato di legno, vi erano molte stanze ed innumerevoli focolari, nonché delle stufe a carbone. Le nevi perenni ricoprivano in parte il sentiero e la strada di sassi che colà conduceva.
- Siamo arrivati - disse il conducente, fermando la vecchia Fiat Balilla, prima di scendere ed aprire lo sportello del bracconiere. - La donna della gerla la sta aspettando per parlarle dell'affetto della sua Arabelle.

Franz ebbe appena il tempo di scendere. Il suo interlocutore era già risalito in macchina, aveva messo in moto e si accingeva a ripartire.
- Ma come tornerò in paese? Chi mi guiderà? Non se ne vada! Non mi lasci qui! - protestò il bracconiere, bestemmiando come era solito fare.
- La sua amica bionda avrà cura di lei, non si preoccupi! - gli rispose l'altro, sporgendosi dal finestrino, mentre si allontanava a passo d'uomo a bordo della vecchia Balilla.
Franz si voltò ed entrò nel Rifugio degli Stambecchi.
Fu la padrona ad andargli ad aprire; la prima cosa che vide fu un tavolo, al quale erano seduti tre vecchi, che giocavano a carte.
- Una giovane donna bionda la sta aspettando davanti al focolare - si sentì dire il bracconiere. - Venga, la condurrò da lei.

La stanza in cui la donna della gerla aspettava il suo caro amico era piccola, aveva il pavimento di legno e ad una delle sue pareti era appesa una testa di cervo imbalsamata.
- Vieni qui, povero piccolo - disse la bionda, non appena i due furono rimasti soli. - Hai bisogno di coccole, di aiuto... Siamo qui, tu ed io, oltre la finestra ci sono soltanto montagne bianche e pendii immacolati per l'Eterno!
- Fammi parlare con lei! - disse Franz, singhiozzando e piagnucolando. - Fammi parlare con lei, o mi butto in un burrone! Non ne posso più di questa vita! Ne ho abbastanza di queste montagne maledette! Anche se non riesco più a vederle, è come se mi uccidessero!
- No, piccolo caro, no... Non disperare! Andrà tutto bene!
- Fammi parlare con lei... Fammi parlare con lei... Fammi parlare con lei...
- Sì, sì, tesoro, ti farò parlare con la tua amata Arabelle, se è questo che desideri. Oh, lei vorrebbe tanto stringerti, abbracciarti, coccolarti... Ora è addormentata e ti sogna, lungo il Lago delle Capinere! Io sono spiritista, io sono medium, me ne intendo!
- Mi avevi parlato di quella cosa...
- Quale cosa, piccolo caro?
- La medianità materializzatrice! Sì, la medianità materializzatrice... Esiste, non è così? È vero che, a questo mondo, esistono delle persone buone, in grado di far apparire i nostri cari che vivono nell'Aldilà?
- Oh, sì, è vero! Esistono... Io sono la donna della gerla, Franz, ti giuro che sono una di loro... Amore, tesoro, guardami negli occhi, perché ti adoro!
- Parlami di Arabelle... Raccontami dell'Aldilà!

La bionda della gerla si sedette su di una sedia a dondolo e volle che il suo amico si sedesse sulle sue ginocchia; poi si mise a cantargli non so che cosa, mentre nel camino bruciava un fuoco di rovere, lo stesso albero che contraddistingueva la casa in cui avevano vissuto i due amanti, un tempo. Accanto a quel focolare era rimasta una gerla, vuota. Non era altro che una cesta, fatta di viburno, a forma di tronco di cono rovesciato, aperta in alto e con due spallacci fatti di legno di nocciolo.
- Come sai, io ti ho fatto venire quassù, nel Rifugio degli Stambecchi, o Franz, per portarti da lei! - disse la donna della gerla. - Tu non ci crederai, ma l'autista che guidava la vecchia Balilla era uno spirito dell'Aldilà... Sì, un'intelligenza dell'Aldilà, Franz! Io stessa sono un essere dell'Oltretomba... Sono uno dei deva, discesi sulla terra molti anni or sono! La mia giovinezza non ha fine, così come la mia vita! Alcuni deva si congiunsero carnalmente agli esseri umani e ne nacquero i semidei...
La voce sua svaniva nel rumore del fuoco, che divorava i ceppi di rovere.
- Qualcuno ci ama, Franz - disse poi la donna della gerla. - L'amore ci ama e ci dona splendore... Oh, sì, l'amore è l'eterna giovinezza!
- Io non so se quello che dici è vero - mormorò il bracconiere. - Non vedo che ombre... Ma so che nei tuoi occhi, oltre alla Luce, arde e brucia il supremo Male!
Sulle labbra dell'altra apparve un sorriso maledetto.
Poi la bionda ammaliante si mise a leggere le seguenti parole, lassù, nel Rifugio degli Stambecchi.

Mio caro Franz,
la scorsa notte ho aiutato un orfano che soffriva. Chiamava la sua mamma, voleva la sua mamma, che non c'era... Io l'ho sostituita ed ho placato le sue sofferenze con le mie carezze. La vita, quassù nei mondi astrali, scorre felice, tanto che io non ho quasi più memoria delle infelicità del mondo. Una carrozza fatta di pensiero mi conduce ogni mattino sul Colle della Tranquillità, dove incontro le anime arrivate da poco, che mi stringono la mano e mi chiedono di guidarle nell'Aldilà, la loro nuova dimensione. Se solo tu sapessi di quale felicità è possibile godere quassù, non una lacrima potrebbe più sfiorare i tuoi begli occhi. Preparati, poiché dopo che avrai letto queste righe io ti apparirò e verrò a consolarti di persona. Non faccio che sognare di renderti felice. Ti prometto che lo sarai...
Baci, dalle sfere astrali dell'immenso.
Arabelle.

- È ancora viva! Chiunque sopravvive alla morte! Oramai ne sono certo! In quelle sue parole è racchiuso l'amore... Ah, montagne maledette, che mi separaste da lei! - disse Franz.
Poco dopo, la donna della gerla gli mostrò una bottiglia di Dolcetto del Monferrato, lo stesso vino che aveva bevuto il guardiano della Diga Grande, nella sua garitta, prima di andarsene... Ella la stappò e bevette con lui, dallo stesso bicchiere.
- Questo è il vino dell'Aldilà - sussurrò, con voce magica.
Era vero. Poco dopo, apparve Arabelle, alla luce delle fiamme... I due la salutarono con indicibile affetto. Franz, inebriato, si gettò ai suoi piedi. La vide bianca, avvolta da una luce dorata, gli occhi suoi tradivano lo splendore di un paradiso senza fine, di una vita senza tramonto, un tesoro che forse nessuno possedeva sulla terra.
- Vieni con me nell'Aldilà, Franz! - disse quell'apparizione. - Sono la tua cara montanara defunta... Dammi la mano... Siamo di nuovo insieme!
Il volto suo brillava quanto le fiamme che incendiavano i ceppi del camino. Ad un tratto, al bracconiere parve che fosse fatto degli stessi bagliori di quel fuoco.




 

continua

 
 

 

 
 

 

I Racconti di Dunklenacht 

 
 

FOTO demonrat

 
 

 HOME

 
 

 

 
 

Condividi

 
 

LiberaEva Magazine Tutti i diritti Riservati  Contatti