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La dimora del falsario sembrava una vecchia officina
disordinata. Anzi, assomigliava più che altro ad una
tipografia mal riuscita, con dei fili simili a quelli di
uno stendibiancheria, ai quali erano appesi dei
biglietti di banca. Ad ogni modo, l'uomo dai baffi
arricciati non mostrò alla sua ospite le stanze nelle
quali si svolgeva la maggior parte della sua losca
attività.
- Sono venuta per portarle i saluti di Franz - disse la
donna della gerla, stringendo la mano al suo
interlocutore. - Non ho molto tempo, perciò non desidero
trattenermi a lungo. In ogni caso, spero che gradirà le
mie zucche... Sono di prima qualità! Sono il pensiero
gentile di due amici, che non sanno come esprimerle la
loro riconoscenza e...
- Lei è una signorina così amabile... - le rispose il
falsario. - La prego, mi permetta di baciarle la mano!
- Oh, certamente! Lei è così premuroso, che... Come
potrei rifiutare?
- Posso chiederle il suo nome?
- Veramente, io non ho mai detto a nessuno il mio vero
nome... Qui in paese, tutti mi chiamano la donna della
gerla...
Quelle
parole fecero rabbrividire il cupo falsario, che
comunque era un uomo non pauroso. Che cosa c'era di
tanto temibile in quel mistero? Non so dirlo...
- Mi dispiace, ho fretta, le lascio qui le zucche -
riprese poco dopo la bionda senza nome. - Ne faccia un
buon risotto! Devo proprio andare, mi auguro di non
averle dato troppo disturbo...
- Ma si figuri, s'immagini! - le rispose il falsario. -
È stato un piacere!
Le zucche maledette rimasero nella casa dell'uomo dai
baffi arricciati.
Mentre correva lungo il sentiero delle capanne nel
bosco, la donna della gerla canticchiava allegramente e
pensava al destino di colui al quale aveva fatto quel
regalo crudele.
- Mi hanno sempre incantata due amanti che si baciavano
davanti alla Pieve dei Morti. Ci andrò ancora, sì, se
non altro per vedere che ne è stato di quel monumento!
Oh, la tenerezza di due amanti, le loro labbra morbide,
i capelli di lei, affettuosamente sciolti sulle spalle,
il canto dei cardellini!
Ed invero, i cardellini le volavano intorno, in quegli
istanti, spargendo nel vento i loro canti melodiosi,
puri, vellutati, simili al pizzicato di cento violini
fatti con il legno di quei boschi.
- Oh, il legno, il legno - vaneggiava la donna della
gerla - da sempre è il vecchio amico dell'uomo!
I
cardellini avevano gli occhi marrone scuro, i loro
becchi erano biancastri, rosati, con le punte cupe.
Impressionavano soprattutto le mascherine facciali
vermiglie degli esemplari maschi, le loro guance
bianche, mentre le nuche erano nere. Le loro note
apparivano saltellanti e miste, tanto che assomigliavano
al cinguettio dei canarini in primavera.
Intorno alla donna della gerla, lungo il sentiero delle
capanne nel bosco, credetti di discernere altresì dei
fringuelli alpini, che assomigliavano alquanto agli
zigoli delle nevi. I becchi erano nerastri ardesia, con
base giallastra, le zampe erano nere, le teste erano
grigie, azzurrate; il pennello della natura aveva
dipinto le loro ali di bianco, benché le primarie
fossero nere. Le code sembravano candide, ma le parti
centrali erano del color della pece. Scorsi anche dei
crocieri, dai caratteristici becchi incrociati e dai
versi vivaci.
- Oh, gli amanti, gli amanti! - farneticava la donna
della gerla. - Gli amanti, il bosco, il sogno! I canti
di felicità!
Quando la bionda andò a trovare il bracconiere, pianse
insieme a lui per la sventura che gli era accaduta.
- Oh, quanta mestizia! - gli disse, appoggiandosi al suo
braccio. - Vorrei soltanto fosse capitato a me! Sarei
meno infelice! Oh, non sai quanto soffro, vedendoti in
queste condizioni! Sei tutto sfigurato! Santo Cielo!
- Ma la disgrazia peggiore è che ho perduto la vista
all'occhio destro! Con l'altro, non vedo che ombre...
- Credimi, io farò di tutto per restituirtela! Ti
renderò ciò che il destino ti ha strappato! Chiederò il
miracolo agli spiriti dell'Aldilà, alla buona Arabelle,
che ti guarda sempre con i suoi occhi d'angelo! La
nostra povera montanara defunta ti è tanto vicina, sai?
Tanto, che tu non puoi nemmeno immaginarlo!
- Ah, io non credo più! Non credo più a quelle storie!
Non ci ho mai creduto... Uh, come sono disgraziato! Mi
sono ammazzato! Non potrò più andare a caccia! Che cosa
diranno di me in paese? Che cosa diranno?
La donna
della gerla gli era seduta così vicino, che... Oh! In
quell'istante, mentre gli accarezzava il volto sfigurato
con le sue mani dalle dita lunghe, il bracconiere si
accorse che la sua interlocutrice traeva di tasca una
lunga lettera, scritta con la sua calligrafia da
spiritista.
- Sì, Arabelle ti ha scritto ancora ed io ti leggerò il
suo messaggio, accarezzandoti le spalle con i miei
morbidi capelli...
Così gli disse la donna della gerla.
Poi, prese a leggere la lettera con voce tremante ed
affettuosa a un tempo:
Mese del Melograno, giorno 21, anno astrale 1731.
Mio caro Franz,
nella terra felice in cui mi trovo il tempo va
all'indietro ma tutto è giocondità e serenità. La morte
è pace, credimi, così come devi credere nell'amore e
negli affetti terreni che ti circondano. Il mio non
muore mai.
Quassù, i melograni sono in fiore. Alcuni hanno fiori
scarlatti, altri turchini; per il resto, sono simili a
quelli che crescono sul vostro mondo.
Di tanto in tanto, passeggio lungo il Lago delle
Capinere, lungo le cui sponde crescono i mirti più
radiosi, le magnolie dell'anima ed i melograni di cui ti
ho narrato or ora. Ho al mio fianco i miei parenti
defunti, che sono nel fiore degli anni. I loro volti
splendono dello splendore della prima giovinezza, le
giovani portano dei graziosi cappellini rotondi, ornati
di fiori, che brillano assai sotto i raggi amorosi della
nostra stella.
Lungo il Lago delle Capinere amoreggiano gli amanti. È
vero, nell'Aldilà c'è sempre la possibilità di
incontrare i propri amori terreni e di vivere al loro
fianco nuove esperienze affettuose. Due giovani si
baciano sulla bocca, si abbracciano e si stringono
vicino all'acqua, durante le loro vite terrene i cattivi
li avevano divisi, ostacolati, resi infelici, tuffandoli
nel pianto! Ora, si sono ritrovati in un abbraccio.
Ho saputo di tutto ciò che ti è accaduto. Ti avevo
avvisato, ma tu credevi poco ai miei messaggi. Il
vederti in quello stato m'addolora. Farò quanto è nelle
mie possibilità e nei miei sogni per lenire il tuo
dolore, accarezzerò le tue guance malate con le mie
dolci mani astrali, le quali renderanno forse la
giovinezza e la salute al tuo volto distrutto.
Ti bacio ardentemente, sempre.
La tua Arabelle.
Dopo che gli ebbe letto quella missiva, la donna della
gerla prese a dire al bracconiere ferito:
- Credimi, la tua donna è qui con te, è accanto a te,
abbraccia te, schiude le sue labbra su di te...
L'altro le rispose, disperato:
- Chi mai restituirà la perfezione ai miei lineamenti?
Chi renderà la luce ai miei occhi feriti?
- La tua donna è qui con te, bacia te, pensa a te... -
gli ripeté la sua interlocutrice.
Forse, era lei la sua vera donna, bella ed inquietante
come non mai.
La bionda strinse ardentemente il bracconiere, lo cinse
con le sue braccia, poi intonò non so quale canto,
ripetendo delle parole affettuose, amorose, che
avrebbero consolato chiunque, coccolato il più infelice
degli uomini, accarezzato l'anima dell'essere più
disperato di questo mondo.
La bionda era vestita di rosso e di nero, la sua chioma
sembrava d'oro puro, tanto che brillava... Oh, come
cantava, come cantava! Ma la sua non era una ninna
nanna, perché aveva intonato un canto d'amanti, che
narrava di sogni felici e senza pianti.
continua |
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