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ROMANZO

Dunklenacht - I vespri sepolti

DICIASSETTESIMO CAPITOLO

La cornamusa della donna bionda

 

 
 



Ricordo che i miei occhi videro ancora la donna della gerla, la videro nel bosco, mentre saliva un sentiero fiancheggiato da fiori di primavera; i fringuelli dalle piume variopinte saltellavano, svolazzavano e cinguettavano tutt'intorno a lei.
Uno scampanio lontano annunziava una festività, forse era per la Pasqua, non rammento...
- Che felicità! - diceva la bionda della gerla. - Che felicità, trallallà! Scoppio di primavera, proprio come ne scoppiano i fiori dai petali delicati, i fili d'erba, gli alberi maestosi del bosco, gli uccelli canori, che cinguettano senza sosta, senza mai stancarsi di ripetere al vento il loro canto di giovinezza e di giocondità!

Ad ogni modo, in quell'occasione la giovane non portava sulle spalle la sua gerla, ma recava con sé una cornamusa, che, di tanto in tanto, suonava meravigliosamente, traendone dei suoni languidi, appassionati, misteriosi, quanto il canto delle upupe ed il verso secco delle gazze ladre.
- La, la la, lalalalaaaa... - canticchiava, tenendo le sue belle labbra rosse semiaperte e lasciando che la sua voce melodiosa fluisse attraverso di esse.
- Io sono amica dei picchi neri, dei briganti, degli uccelli che abitano i rovi, dei vagabondi che s'aggirano in questi boschi! Io sono amica delle vipere, dei gufi, delle civette dalle voci maledette! Io amo il sole, la luna e le vette antiche che brillano al sommo di questi monti!
Questo andava ripetendo al vento. La sua cornamusa aveva un suono così dolce, che... Oh, avrebbe incantato tutto il mondo! Sembrava flautata...

Eppure, c'era qualcosa di strano, di vago, nella sua lunga lingua rossastra, che di tanto in tanto passava sui suoi denti lucenti, sulle sue labbra grandi e morbide, vermiglie, che risaltavano alquanto sulle sue guance eburnee, perfette, fatte per essere accarezzate da mille mani virili.
- La mia cornamusa è fatta di legno... - mormorava la donna della gerla. - O animali del bosco, ascoltatene il suono! È un incantesimo! Canto alle vipere, ai fagiani maestosi, ai pavoni delle fattorie della valle!
Ricordo che in quei paraggi si trovava una sorta di stamberga isolata, accanto alla quale era stata costruita una piccola stalla. Da questa, era fuggito un maialino rosa, che grugniva e pascolava su di un prato. Aveva la coda arricciata, che sembrava disegnare nell'aria chissà quale segno di punteggiatura.
La bionda dai lunghi capelli gli si avvicinò, gli mormorò non so quali parole in un orecchio e il maialino si mise a fare dei versi lamentosi, era come se piangesse. Poi, la donna lo toccò con le sue dita dalle unghie lunghe e fu come se lo graffiasse con degli artigli.
Cielo!
Fu come se lo sgozzasse vivo...

Poi, la giovane riprese il suo cammino, saltellando e canticchiando.
Questo accadeva mentre in paese si piangeva, per la morte della povera Arabelle.
Oh, la dolce montanara se n'era andata, sì, era vero, era tutto vero quello che la donna della gerla aveva scritto nella lettera! Le vedove del borgo piangevano, vestite di nero, i fazzoletti bianchi alla mano, profumati di malinconia! Piangevano i fanciulli, che facevano dei girotondi, piangevano i montanari dalle facce stanche, dalle guance rugose, dagli occhi afflitti! Gli uccelli dei monti accompagnavano con i loro canti di mestizia i passanti assorti, che diffondevano la terribile notizia, con la voce, con i gesti, con il pianto! Oh, quanto, quanto affanno!
Arabelle era morta, l'avevano trovata senza vita lungo il torrente, in prossimità della Locanda Abbandonata, luogo di fantasmi, del quale già sapete! Non si sapeva se era ammalata, se l'avevano uccisa, se era rimasta ferita!
Era stato un montanaro a trovarla lì, l'aveva vista con gli occhi chiusi, la testa adagiata su di un sasso, la voce del torrente aveva inghiottito l'ultimo suo sospiro!

Non si sapeva se si era spenta là o altrove... Non si sapeva, no, non si sapeva! I merli le avevano cantato intorno, l'avevano salutata per l'ultima volta, sbattendo le loro ali nere e maestose, schiudendo i loro becchi, gialli quanto i girasoli che d'estate allietavano la valle!
Ben presto, Franz si disperò follemente, prese a sbattersi i pugni sul capo, poi mise mano al suo fucile e, accecato da una crudeltà che nemmeno si può raccontare, cominciò a sparare delle fucilate a destra e a manca, ad uccidere tutti i passerotti e gli animali che incontrava lungo il suo cammino e che abitavano vicino alla casa del rovere vecchio!
- Morite tutti! - gridava, pazzamente. - Morite tutti! Morite con lei, insieme a lei, per lei! Forse, morirò anch'io con voi! Il mio fiore è morto!
E pensare che andava dicendo di non amarla più da tanto tempo!
Bum! Bum! Bum!
Che colpi tristi...

Ricordo che al funerale c'era anche il sindaco di quel piccolo borgo, fece un lungo discorso...
Franz, il bracconiere, non morì e sopravvisse al suo dolore.
La campana della chiesa del villaggio suonava a morto, quel giorno, allorché il vedovo incontrò la donna della gerla, dinanzi al vecchio campanile gotico.
- Grazie, mi sei di conforto! - diceva Franz, giungendo le mani.
- Non sai quanto desideravo guardarti negli occhi! Per me, vivere questo momento è sognare - sussurrò la bionda, accarezzandogli dolcemente le guance con le sue mani dolci e bianche. - Ma come mi dicevi, ci sono delle persone che ti odiano, è così?
- Sì, sono il contrabbandiere ed il falsario, dei quali ti ho già parlato...
- Povero piccolo... Povero caro! Io amavo tanto Arabelle, l'amavo quanto te e l'avrei sicuramente soccorsa, se avessi potuto, ma quel giorno mi trovavo a caccia, con il mio fratellastro e... Quel contrabbandiere e quel falsario ti fanno piangere? Presto smetteranno di farlo...
- E perché mai? - le chiese il bracconiere, come per canzonarla.
L'altra non rispose. Sorrise di un sorriso cupo e diabolico, strinse gli spallacci della sua gerla e gli voltò le spalle, prima di andarsene. Trasportava delle mele, rosse come il fuoco; durante il suo tragitto, ne prese una e si mise a morderla e a divorarla con un impeto indicibile.
La campana suonava sempre a morto. Nessuno li aveva visti, nessuno...


 

continua

 
 

 

 
 

 

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