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ROMANZO

Dunklenacht - I vespri sepolti

QUATTORDICESIMO CAPITOLO

Lo zolfo, il contrabbandiere ed il falsario

 

 
 



Nei giorni che seguirono, il bracconiere fu molto cattivo nei confronti della sua bella innamorata e certamente non ricambiava il suo affetto con dei baci.
Oh, egli non faceva che dirle:
- La vita non continua dopo la morte! Non resta nulla, soltanto cenere e polvere! Siamo vivi e coscienti a causa di una fatale coincidenza dell'universo! Non siamo nulla e tu lo sai! Non c'è nessuno che ama te, me o chiunque altro! Tutti odiano, a questo mondo! E chi non uccide, non vive!
Ma Arabelle gli rispondeva, con gli occhi bagnati di pianto:
- Io lo so, saranno le tue parole a farmi morire, ma quando accadrà, ti scriverò lettere d'amore dall'Aldilà, te lo prometto!
- L'Aldilà non esiste! Né io, né tu, né gli altri mortali esistevano, prima di nascere a questo mondo! Per lo stesso motivo, non saremo nulla dopo la morte!
- Franz, puoi saperlo: è venuto il falsario e voleva ucciderti! Stai attento! Io non so come si manifesterà l'energia negativa della quale ti ho parlato, ma... Stai attento!
- Finiscila! E non mi seccare, che devo bere! Devo attaccarmi a una bottiglia di barbera! Dammi un fiasco di quello buono, su!
- Franz, il falsario è un uomo molto cattivo e potrebbe farti del male...
- Allora? Voglio bere!
- Franz, in nome del Cielo, ha una pistola!
- Dammi da bere, che devo andare a cacciare le volpi!

In paese correvano delle voci cupe, che parlavano di un brutto affare tra il bracconiere, il contrabbandiere ed il falsario. Qualcosa era trapelato, chissà attraverso quale bocca! Ad ogni modo, vi furono altre occasioni in cui il contrabbandiere ebbe modo di consegnare a Franz dei sacchetti di juta colmi di denaro, in cambio di pelli e selvaggina pregiata, abbattuta dal suo fucile. Il falsario, però, non era soddisfatto di quegli scambi, di quegli affari loschi, tanto che giocò dei tiri mancini al gradasso bracconiere.
Questi, un brutto giorno, trovò una lettera misteriosa, dimenticata su uno dei tavolini della casa del rovere vecchio. Nessuno sapeva chi l'avesse recapitata; era rimasta come abbandonata, accanto ad un fiasco di barbera mezzo vuoto e alla macchina da cucire arrugginita di Arabelle. Era scritta con inchiostro nero, su una carta giallina e sembrava firmata con il sangue.

Mio caro Franz,
voi siete tutto preso dalla vostra passione per i fagiani di monte, le pernici e le volpi, ma non vi accorgete che, nel frattempo, qualcuno trama di assassinarvi. Vi ho avvisato appena in tempo. Noi due ci conosciamo, ci siamo già visti, una volta, nei pressi della Cima dei Tre Falsari. Ricordate? Fu una sorta di apparizione. Voi eravate caduto nel torrente e chiamavate aiuto con tutta la forza della vostra voce. Fui io a salvarvi, a porgervi una corda, prima che la corrente vi trascinasse via con sé. Stavate per sbattere la testa contro le rocce, vi rammentate? Io però vi chiesi qualcosa in cambio, sì, vi dissi che d'allora in poi, la vostra vita mi apparteneva, così come i rami spogli degli alberi d'inverno appartengono al vento, o meglio, al pari di come le fascine di rovi falciati appartengono ai roghi che s'accendono nella valle, durante la stagione fredda. Oh, come divampano le fiamme! Io sono più forte di quel fuoco, delle grida ardenti dei fagiani, delle vipere che sibilano nei boschi, del mistero delle volpi, più furbe della morte! Io sono più forte dei vostri nemici e se vorrete, ve lo dimostrerò. Se volete che vi liberi del contrabbandiere e del falsario, non avete che da chiedermelo ed io vi esaudirò. A proposito: non vi ho ancora detto che cosa voglio in cambio... D'altronde, non vi ho nemmeno detto come voglio essere pagata per avervi salvato la vita. Forse con il sangue o con il denaro? Non vi rispondo, perché dovete capirlo da voi.

Io sono più forte delle pernici, dei fucili fumanti, dei cinghiali adirati e assetati di sangue, sono più forte delle montagne...
Ho i capelli biondi, ricordate? Sono lunghi e morbidi. Adoro passeggiare nel bosco con la gerla sulle spalle. Le mie labbra fremono per voi. Sapete dove trovarmi; potete venire domani, al mulino del Gobbo, nell'ora del crepuscolo.
Se vi dimenticherete di me o mi farete del male, verrò a dare fuoco alla vostra bella casetta.
Vi amo!
Un saluto appassionato.

Non c'era firma leggibile, solo una macchia rossastra.
La lettera sapeva di zolfo!
Arabelle non doveva leggere quelle righe. Perciò, il bracconiere accese una candela ed avvicinò il foglio a quella fiamma, fino a quando il fuoco non ne ebbe fatto un sol boccone.
Il nostro Franz si recò all'appuntamento. Io non vi narrerò di quell'incontro, perché fu troppo cupo e misterioso.
Ricordo che una volta... Oh, una volta! Sembrava che la primavera avesse stipulato un patto di sangue con l'inverno, per poter sbocciare un solo giorno, nel bel mezzo delle sue nevi. Faceva insolitamente caldo, era come se un fuoco cattivo divorasse ogni cosa.
Arabelle passeggiava lungo chissà quale torrente, tutta sola, quando vide passare una Bugatti, guidata da uno sconosciuto... Il passeggero era il piccolo Jean-Claude! L'automobile passava lungo la strada principale, quella che fiancheggiava la montagna! La bella sentì un vivo affetto risvegliarsi nel suo petto. Si mise a correre, a correre, a correre... Dove? Non lo sapeva.
Ad un tratto, le parve di vedere Jean-Claude scendere lungo il sentiero, con un gran cesto di vimini sottobraccio.
- Oh, signora Arabelle! Io vado per funghi! Vado per funghi!
Ma... Non era stagione! Cielo! Era pericoloso, sì!
La bella montanara si portò le mani agli angoli della bocca, per gridargli, quasi singhiozzando:
- No, non venire, Jean-Claude! C'è una vipera! C'è una vipera, lungo il sentiero!
Era vero.
Oh, Cielo, era troppo tardi, troppo tardi!
La vipera sbucò dai sassi maledetti, tra i quali si nascondeva... Fu così che morse il pargolo, che aveva indosso la sua divisa nera, dal fiocco bianco!
- Mamma! Mamma! - gridava il fanciullo, cadendo al suolo e ruzzolando.
- Ti ha morso! Oh, povero piccolo! Ti ha morso... - così gridò la montanara, correndo in suo soccorso. - Sono io la tua mamma... Fa' come se lo fossi!
Arabelle lo soccorse, sì, lo soccorse... Lo amò intensamente, gli disse di volergli bene follemente, ma questo non bastava. Il tepore primaverile e maledetto di quel giorno aveva fatto sì che una vipera delle rocce sbucasse dalla sua tana e facesse male all'innocente!
- Aiuto, soccorso! - urlava la nostra protagonista. - E pensare che eri venuto per funghi!
Il rumore sordo di uno sparo, in lontananza, soffocò la voce sua e quella del pargolo, che piangeva disperato. Poi, ne udirono un altro e un altro ancora.



 

continua

 
 

 

 
 

 

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