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La buona donna carezzava con le sue labbra la mano con
cui il pargolo aveva toccato il fiore maledetto, ma non
riusciva, no, non riusciva a fermare il destino, ne era
certa in cuor suo.
- Franz! Aiuto! Chiama qualcuno! Chiama gente!
Così gridava.
Il bracconiere, stravolto, la ascoltò e si mise a
sparare delle fucilate in aria, per chiamare soccorso.
Ma era come se nessuno udisse gli spari e le loro voci.
Poco dopo, giunsero non so quanti vecchi, quanti
popolani, quante donnacce, che bisbigliavano chissà che,
sparlavano e maledicevano ogni cosa.
Per fortuna, Jean-Claude non morì, io non so bene come
accadde. Ad ogni modo, la malinconica Arabelle non
riuscì a realizzare il suo sogno e non divenne la sua
mamma. E come sarebbe stato possibile riuscirci?
Suo marito aveva un cuore di pietra e non faceva che
minacciarla di mandarla via dalla casa del rovere
vecchio.
La Scuola
del Lago svanì, tra le nebbie fredde che salivano da
quelle acque. Fu come se le brume l'avessero avvolta,
insieme ai piccoli scolari ed a quanti vi abitavano.
- E passa l'inverno, passa - mormorava Arabelle,
giungendo le mani ed affacciandosi alla finestra
appannata. - Passa la neve, il gelo, la bufera, passano
i rami spogli, il canto dei boscaioli davanti al fuoco,
passano i rovi, che viandanti senza volto danno alle
fiamme! Passa la luna fredda, turchina, oltre le
montagne bianche, passano processioni di cacciatori, dai
fucili neri, che abbattono i fagiani di monte! Passano i
camini e le voci cupe delle vedove, che maledicono le
bufere ed il giorno in cui sono nate!
Una volta, la bella montanara si precipitò su suo marito
e lo riscaldò tra le sue braccia, perché si era accorta
che aveva tanto freddo.
- Franz! - lo supplicò. - Perché tu non vuoi più fare
l'amore con me? Perché tu non mi degni più di un solo
sguardo affettuoso da tanto tempo?
- Basta! - le rispose lui. - Sono ubriaco! Non mi
seccare! Vattene!
- No, non me ne andrò, non ti lascerò... La mia
tenerezza non ti abbandonerà mai... Franz, perché tu non
vuoi più fare l'amore con me? Lascia che te lo ripeta
per un'ultima volta! Lascia che te lo chieda ancora!
- Mi stai annoiando! Torna a parlare con i tuoi spiriti,
torna dal tuo Jean-Claude!
- No, non tornerò da lui... Forse, non tornerò nemmeno
da te! Me ne andrò, raminga, per i boschi, sulle nevi
deserte e... Oh!
Erano soli
nell'orto, quel piccolo orto dove crescevano le verze
fredde; era cinto da una staccionata di legno vecchio e
non vi si zappava più da tanto tempo. La neve lo
ricopriva come un tenero mantello. Nel bel mezzo di una
delle aiuole, era rimasto uno spaventapasseri, fatto di
paglia e di stracci.
- No, io non ti amo più, Franz... - sussurrò la donna
della montagna. - Non so se sto mentendo, oppure no,
mentre dico questo. Ma io desideravo da te un dono della
carne e tu non me l'hai dato.
Uno stormo di passeri le si era radunato intorno; ella
trasse di tasca delle briciole di pane e se ne servì per
sfamare quegli uccelli senza dimora e senza nome.
- Franz, sono le anime reincarnate di orfani, morti nel
Settecento - sussurrava Arabelle.
- Ancora con queste storie? Ti avevo detto di farla
finita! - brontolò lui, voltandole le spalle ed
andandosene.
Ricordo che, in quei giorni, la mente viziata del
bracconiere era piena di fantasie erotiche, che a
malapena si possono raccontare.
Egli
immaginava di recarsi in un ostello sperduto in mezzo
alle montagne, canticchiando, con il fucile in spalla.
Gli andava ad aprire una giovane donna, che sembrava la
padrona e invece era una schiava. Fuori c'era la neve ma
in quell'edificio vecchio, quasi cadente, c'erano molti
focolari, nei quali bruciavano dei rovi secchi. Le
pareti erano tutte adorne di teste di cervo.
In una stanza c'era una lunga ottomana, sulla quale
amoreggiavano due donne, che si baciavano sulla bocca e
si scambiavano delle frasi amorose. Dicevano di essere
innamorate... Avevano le labbra colme di rossetto, che
macchiava i loro abiti e le loro guance, la loro pelle e
forse anche le loro anime.
- Ti voglio, ti voglio... Sei mia, sei la più bella
giovane del bosco... Ci siamo incontrate vicino al
frassino grande, poi ci siamo promesse amore davanti ad
un fuoco di tiglio...
Queste erano le parole che si scambiavano.
Un vapore affettuoso, grigiastro, avvolgeva tutto...
La padrona aveva i capelli rossi, era vestita di nero e,
dopo averlo fatto entrare, cominciava subito ad
amoreggiare con il bracconiere. Poi, tenendolo per mano,
lo conduceva su per una scala di legno.
- Buongiorno, signore, ha fatto bene a cercare
ospitalità in questo ostello sperduto tra i monti! Ha
visto? L'insegna e le lanterne sono visibili da lontano!
Così gli
diceva la donna, baciandogli la mano.
Ed era vero... L'ostello sembrava un rifugio isolato, un
paradiso felice in mezzo al deserto selvaggio e bianco,
in cui abitavano le volpi e forse anche i lupi.
- Ah, venga, bel signore! - gli diceva la padrona.
Nella penombra, gli appariva un quadro, che raffigurava
una giovane donna del Settecento, vestita con un abito
color crema.
Egli immaginava di fare l'amore con la padrona, di
toccarle le cosce, sulle scale, di vedere decine di
stanze, nelle quali uomini nudi e dai lunghi falli erano
impegnati in rapporti sessuali bollenti con giovani
donne, più desiderabili dell'ambrosia.
- Ah, io ti amo, ti desidero, anche se ti parlo con la
voce di un fantasma!
Questo si sentiva dire il bracconiere.
Poi, posava il fucile e la sua verga diventava più dura
di un bastone, mentre due donne gigantesche e nude si
mettevano l'una alla sua destra, l'altra alla sua
sinistra.
- Togli la tua giubba, bel cacciatore! - udiva l'uomo
dei boschi, nelle sue fantasticherie.
E gli
sembrava di accoppiarsi, di fremere di ardori
inenarrabili, sopra una donna, che si dimenava sotto di
lui, stringendogli entrambe le mani; lo facevano come
due animali e, alla fine, gli pareva che una sorta di
artiglio aguzzo ed invisibile gli strappasse via i
testicoli, le vescicole seminali e, soprattutto, la
prostata, incendiandogliela. Erano sensazioni bollenti!
I due amanti erano stati zitti, prima di scoppiare di
piacere e lamentarsi alla follia.
- Come ti chiami? - gli chiedeva una delle donne
dell'ostello, alla luce di una lanterna.
- Franz - rispondeva lui, lusingato, rimettendosi i
calzoni e la camicia.
Ma erano soltanto fantasie, sì, fantasie, fantasie,
fantasie...
Un giorno, l'uomo dai baffi arricciati andò a parlare
con Arabelle. I due s'incontrarono dinanzi alla casa del
rovere vecchio e non fu piacevole. La bella montanara
stava spaccando della legna, per scaldarsi e...
- Dica a suo marito che sono stanco di lui! - disse il
falsario, senza alcun ritegno. - Credevo che il
bracconiere fosse in casa, ma mi sbagliavo. Ho trovato
la sua sguattera...
- Ma perché parla così? - esclamò Arabelle, portandosi
le mani al volto. - Chi è lei? Io non parlo con gli
sconosciuti! Lasci in pace mio marito! Lei non ha più
nulla a che fare con la nostra casa!
- Ah sì?
- Che cosa fa? Mi lasci! Mi sta facendo paura... Se ne
vada, per favore!
Il
falsario aveva estratto dalla sua tasca un'arma tutta
arrugginita, che faceva paura e gliela mostrava.
- Guardi che chiamo aiuto! - disse Arabelle,
singhiozzando.
- La vede questa pistola? - mormorò il falsario,
cupamente. - Lei e suo marito dovete fare quello che
dico io, tutto quello che dico io, altrimenti ve ne
pentirete amaramente!
Cielo! Il perfido la puntava contro Arabelle, per farle
paura! La dolce montanara tremava come una foglia e non
osava parlare.
Il vento rapì i suoi singhiozzi.
- Io non ce l'ho con lei, signora - bisbigliò l'uomo dai
baffi arricciati. - Io ce l'ho con suo marito!
- La prego, la supplico! - gridò l'altra, giungendo le
mani. - Non gli faccia del male! Si dimentichi persino
che esiste! Spari a me, spari agli animali del bosco,
spari agli alberi, ai torrenti, se vuole, ma non faccia
piangere Franz, no!
Il suo interlocutore le rispose sghignazzando, per poi
andarsene, lasciandola nella tristezza e nello spavento.
Con lei, erano rimasti soltanto i passerotti che
volavano di ramo in ramo e le cinciallegre di montagna!
- Tutti sono contro di me! - diceva la montanara,
rimasta sola. - I falsari sono contro di me, il destino
è contro di me, le montagne sono contro di me e l'amore
che provo per Franz!
continua |
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