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Dovete sapere che i due compari si infilarono sul capo
dei cappucci verdastri, con dei buchi al posto degli
occhi e della bocca, per non essere riconosciuti.
Messi così, quasi facevano spavento! Sembravano dei
briganti e...
Man mano il contrabbandiere proseguiva nel suo cammino,
il bracconiere cattivo si spostava, accompagnandolo così
lungo il suo viaggio.
- Ah, i monti sono così misteriosi, quest'oggi! -
mormorava l'uomo della gerla, guardandosi intorno e
fischiettando un'aria da montanari. - C'è qualcosa che
bisbiglia tra queste fronde, qualcosa che parla di
destini avversi, di vedove sanguinarie, che vagano in
mezzo ai boschi, alla ricerca di giovani da sgozzare,
per fare le loro vendette!
C'era un
non so che di pauroso ed inquietante in quel viandante,
vestito con panni verdastri, con una giubba che sembrava
un mantello, arrivando a coprirgli il ginocchio. Ah, se
lo avessero visto le guardie, che destino sarebbe stato,
il suo! Il minimo sbaglio avrebbe compromesso tutto il
buon fine dell'affare!
Dimenticavo di dirvi che il contrabbandiere portava gli
stivali da montagna e, di tanto in tanto, si asciugava
le mani sudate con un fazzoletto, che, di lontano,
sembrava macchiato di sangue. Forse, era un'illusione.
Il confine non era lontano. In cima a un prato, appena
ammantato di neve lieve, apparvero dei fienili. Avevano
i tetti sfondati, gli usci cadenti e sbilenchi, i muri
decrepiti. Erano diroccati, sì...
- Forse,
delle anime in pena vi abitarono e vi abitano ancora! -
sussurrò il cupo viandante, stringendo con i pugni gli
spallacci della sua gerla.
Non si sbagliava... Dinanzi ai fienili c'erano ancora i
ceppi, dove una volta spaccavano la legna. A tratti, vi
erano delle apparizioni di picchi, di ricci, di fagiani
di monte, che facevano i loro versi rochi.
- Su per i monti, su per i monti, le gerle, i sacchi e i
raccolti... Su per i monti, le mandrie, le vacche, i
castelli! La pieve dei monelli già mi è apparsa come in
volo... La pieve degli spettri brilla ancor sulla
montagna! Su per i monti, su per i monti, gli scarponi,
le voci, le piccozze! Su per i monti, sulle rocce...
Così cantava, badando bene di farlo con una voce
soffocata, affinché non si udisse.
- Su per i monti, su per i monti, i sacchi di carbone in
spalla! La vetta più bella ha sposato la figlia del
mandriano... La vetta più bella è stregata e abitata dal
vento... Su per i monti, gli stivali, i picconi, il
fiasco di vin sottobraccio!
Di tanto
in tanto, interrompeva la sua cantilena, che nessuno, di
lontano, poteva udire, poiché non sembrava altro che uno
stormire di fronde, un verso di upupe smarrite.
Il bracconiere lo copriva sempre, di lontano... Il patto
era che avrebbe fatto fuoco sui gendarmi, permettendogli
così di fuggire. Oh, follie!
Era giunto in prossimità di quello che il popolo
chiamava il Rifugio dei Fantasmi. Era un edificio
vecchio, dai muri rossastri, dal tetto nero come la
pece, dalle imposte bianche, che risaltavano alquanto ed
erano visibili di lontano. Pareva fosse stato costruito
ieri, invece esisteva già dal Settecento. Si diceva vi
fosse un custode, che in realtà non veniva mai... Si
raccontava altresì che fosse diventato una sorta di
rifugio per le vipere, che strisciavano entro le sue
mura, sibilando e facendo ondeggiare le loro lingue
rossastre e biforcute.
Il sentiero era ripido e chiuso, a destra, da una sorta
di muricciolo ricoperto di muschio.
- Ah, mi sembra di vedere le streghe, sedute su queste
pietre - mormorò il contrabbandiere, mentre provava un
brivido. - No, non le streghe, le giovani dannate che un
tempo abitavano nel Rifugio dei Fantasmi!
Sì, gli
pareva di vederle, sedute lì, le lunghe sottane nere
logore, lo salutavano agitando i loro cappellacci
rosicchiati dai topi, gli stessi che correvano lì
intorno; alcune avevano le fiamme negli occhi, altre
avevano le pupille rossastre, a forma di spirale.
- Ah, non venire! - gli dicevano quelle figure cupe. -
Non passare di qui, o viandante, perché se lo farai, te
ne pentirai amaramente! I nostri nomi sono maledetti, li
abbiamo incisi in questi sassi, sui muri del Rifugio dei
Fantasmi! O contrabbandiere, figlio del destino! Ah, ti
porteremo via tutto quello che hai nella gerla! Poi ci
porteremo via anche te, sì, sì, sì! Ti ruberemo tutto,
tutto!
- Andate via! - strillò il contrabbandiere, che era pur
sempre un uomo e in quegli istanti era vinto dallo
spavento. - Andate via, lasciatemi!
Ma egli non s'accorgeva di essere solo con le sue
fantasie.
Il bracconiere lo seguiva come un cecchino.
I due complici sapevano che i gendarmi passavano riuniti
in pattuglie di tre, al massimo quattro uomini. Avevano
i fucili con le baionette e, nel caso in cui avessero
finito le cartucce, sarebbero stati pronti a battersi
all'arma bianca.
Ad un
tratto, una voce sbucò dal silenzio, come il barrito di
un orso infuriato.
- Chi va là?
A quel punto, il contrabbandiere si mise a correre,
certo tuttavia che non sarebbe riuscito a fuggire con
quel carico sulle spalle.
- Chi va là? Fermo o sparo!
Erano tre gendarmi.
L'avevano scoperto!
Cielo!
- Aiuto! - gridò lo sventurato. - Mi hanno preso! Sono
in trappola! Franz! Franz! Spara! Spara! Aiuto!
Una volta giunto al di là del confine, non sarebbe stato
difficile far perdere le proprie tracce e farla franca.
Ma allora, il contrabbandiere si vide perduto!
- Scappa, compare! Scappa! Scappa! Scappa! - urlò il
cecchino nascosto nell'immenso.
L'inseguimento durò solo per breve tempo. Poi, si
udirono gli spari, tremendi.
Bum!
Bum! Bum! Bum!
Che colpi terribili! Fu come se tre cinghiali arrabbiati
cadessero, nel sangue e nella polvere... A cadere furono
i tre gendarmi, insanguinati!
Il bracconiere, nascosto chissà dove, aveva salvato il
suo compare. Avrebbe potuto fare il tiratore scelto!
Il contrabbandiere continuò a correre. Ansimava, aveva
il fiatone, ma non si fermò.
- Brutte bestie! Bestie di montagna! - brontolava il
viandante, curvo sotto il peso della sua gerla.
Il confine
era a poche migliaia di passi da lui. In quei paraggi,
non sarebbe stato difficile varcarlo...
Il contrabbandiere si mise a cantare:
- Canta, canta di monti, canta di boschi e belle chiome!
Canta, canta quel nome, appartiene alla bella che ha
vinto il tuo amore! Canta, canta alle volpi, ai
passerotti ed agli orsi! Canta, canta... Canta, o bel
figlio della montagna! L'acqua del torrente già ti
bagna!
Ma nessuno poteva udirlo, perché la voce sua era come il
canto di un passero innamorato del bosco.
- Se non ci fossi stato io, quel matto si sarebbe fatto
beccare! - brontolò il bracconiere, certo che ormai il
suo aiuto fosse diventato superfluo.
E il contrabbandiere riprese:
- Lassù, mia bella montanara dagli occhi blu! T'amo,
t'amo... Lassù, dove tu non ci sei più, sgorga l'acqua
della fonte che conoscevi solo tu! O mia bella montanara
delle fonti... T'amo! T'amo! O mia bella montanara dalle
trecce d'oro, tu portavi maschere di sole e cesti di
stelle alpine che io adoro! Con uno solo dei tuoi baci
io m'incanto! Lassù, mia bella montanara, dove c'eri
solo tu! Lassù io ho sognato i tuoi bei baci blu! O mia
cara montanara, accanto a te la neve splende ancor! Il
tuo bacio è languido splendor... Ti sei fatta rapire dai
tuoi amanti, i monti dai perpetui incanti...
Intanto,
nella casa del rovere vecchio, Arabelle si era messa su
di un inginocchiatoio di legno ed aveva giunto le sue
belle mani. Ella aveva acceso una candela bianca e
sussurrava:
- Il mio angelo custode è sopra di te, ti accompagna,
anche se tu uccidi! Mi auguro soltanto che tu non lo
faccia mai più! Oh, Franz, io vedo gli spiriti maledetti
delle montagne che ti danzano intorno! E io, che speravo
invano che potessi tornare da me con l'animo casto, di
chi non conosce il male! Oh, illusa! I miei sensi
incantati mi trasmettono tutto ciò che aleggia nel
destino... Il mio immenso affetto non può accompagnarti
dovunque, non può proteggerti, no! Franz!
Oltre la soglia passavano tre viandanti, che portavano
delle fascine sulle spalle. Dicevano:
- Avete sentito di quegli spari, vicino al confine? Si
dice che siano morti tre gendarmi... Ah, contrabbando!
Malfattori! Briganti! Assassini... Vergogna!
Detto questo, svanirono, come fantasmi.
continua
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