09        09

ROMANZO

Dunklenacht - I vespri sepolti

NONO CAPITOLO

I gendarmi della montagna

 

 
 


Dovete sapere che i due compari si infilarono sul capo dei cappucci verdastri, con dei buchi al posto degli occhi e della bocca, per non essere riconosciuti.
Messi così, quasi facevano spavento! Sembravano dei briganti e...
Man mano il contrabbandiere proseguiva nel suo cammino, il bracconiere cattivo si spostava, accompagnandolo così lungo il suo viaggio.
- Ah, i monti sono così misteriosi, quest'oggi! - mormorava l'uomo della gerla, guardandosi intorno e fischiettando un'aria da montanari. - C'è qualcosa che bisbiglia tra queste fronde, qualcosa che parla di destini avversi, di vedove sanguinarie, che vagano in mezzo ai boschi, alla ricerca di giovani da sgozzare, per fare le loro vendette!

C'era un non so che di pauroso ed inquietante in quel viandante, vestito con panni verdastri, con una giubba che sembrava un mantello, arrivando a coprirgli il ginocchio. Ah, se lo avessero visto le guardie, che destino sarebbe stato, il suo! Il minimo sbaglio avrebbe compromesso tutto il buon fine dell'affare!
Dimenticavo di dirvi che il contrabbandiere portava gli stivali da montagna e, di tanto in tanto, si asciugava le mani sudate con un fazzoletto, che, di lontano, sembrava macchiato di sangue. Forse, era un'illusione.
Il confine non era lontano. In cima a un prato, appena ammantato di neve lieve, apparvero dei fienili. Avevano i tetti sfondati, gli usci cadenti e sbilenchi, i muri decrepiti. Erano diroccati, sì...

- Forse, delle anime in pena vi abitarono e vi abitano ancora! - sussurrò il cupo viandante, stringendo con i pugni gli spallacci della sua gerla.
Non si sbagliava... Dinanzi ai fienili c'erano ancora i ceppi, dove una volta spaccavano la legna. A tratti, vi erano delle apparizioni di picchi, di ricci, di fagiani di monte, che facevano i loro versi rochi.
- Su per i monti, su per i monti, le gerle, i sacchi e i raccolti... Su per i monti, le mandrie, le vacche, i castelli! La pieve dei monelli già mi è apparsa come in volo... La pieve degli spettri brilla ancor sulla montagna! Su per i monti, su per i monti, gli scarponi, le voci, le piccozze! Su per i monti, sulle rocce...
Così cantava, badando bene di farlo con una voce soffocata, affinché non si udisse.
- Su per i monti, su per i monti, i sacchi di carbone in spalla! La vetta più bella ha sposato la figlia del mandriano... La vetta più bella è stregata e abitata dal vento... Su per i monti, gli stivali, i picconi, il fiasco di vin sottobraccio!

Di tanto in tanto, interrompeva la sua cantilena, che nessuno, di lontano, poteva udire, poiché non sembrava altro che uno stormire di fronde, un verso di upupe smarrite.
Il bracconiere lo copriva sempre, di lontano... Il patto era che avrebbe fatto fuoco sui gendarmi, permettendogli così di fuggire. Oh, follie!
Era giunto in prossimità di quello che il popolo chiamava il Rifugio dei Fantasmi. Era un edificio vecchio, dai muri rossastri, dal tetto nero come la pece, dalle imposte bianche, che risaltavano alquanto ed erano visibili di lontano. Pareva fosse stato costruito ieri, invece esisteva già dal Settecento. Si diceva vi fosse un custode, che in realtà non veniva mai... Si raccontava altresì che fosse diventato una sorta di rifugio per le vipere, che strisciavano entro le sue mura, sibilando e facendo ondeggiare le loro lingue rossastre e biforcute.
Il sentiero era ripido e chiuso, a destra, da una sorta di muricciolo ricoperto di muschio.
- Ah, mi sembra di vedere le streghe, sedute su queste pietre - mormorò il contrabbandiere, mentre provava un brivido. - No, non le streghe, le giovani dannate che un tempo abitavano nel Rifugio dei Fantasmi!

Sì, gli pareva di vederle, sedute lì, le lunghe sottane nere logore, lo salutavano agitando i loro cappellacci rosicchiati dai topi, gli stessi che correvano lì intorno; alcune avevano le fiamme negli occhi, altre avevano le pupille rossastre, a forma di spirale.
- Ah, non venire! - gli dicevano quelle figure cupe. - Non passare di qui, o viandante, perché se lo farai, te ne pentirai amaramente! I nostri nomi sono maledetti, li abbiamo incisi in questi sassi, sui muri del Rifugio dei Fantasmi! O contrabbandiere, figlio del destino! Ah, ti porteremo via tutto quello che hai nella gerla! Poi ci porteremo via anche te, sì, sì, sì! Ti ruberemo tutto, tutto!
- Andate via! - strillò il contrabbandiere, che era pur sempre un uomo e in quegli istanti era vinto dallo spavento. - Andate via, lasciatemi!
Ma egli non s'accorgeva di essere solo con le sue fantasie.
Il bracconiere lo seguiva come un cecchino.
I due complici sapevano che i gendarmi passavano riuniti in pattuglie di tre, al massimo quattro uomini. Avevano i fucili con le baionette e, nel caso in cui avessero finito le cartucce, sarebbero stati pronti a battersi all'arma bianca.

Ad un tratto, una voce sbucò dal silenzio, come il barrito di un orso infuriato.
- Chi va là?
A quel punto, il contrabbandiere si mise a correre, certo tuttavia che non sarebbe riuscito a fuggire con quel carico sulle spalle.
- Chi va là? Fermo o sparo!
Erano tre gendarmi.
L'avevano scoperto!
Cielo!
- Aiuto! - gridò lo sventurato. - Mi hanno preso! Sono in trappola! Franz! Franz! Spara! Spara! Aiuto!
Una volta giunto al di là del confine, non sarebbe stato difficile far perdere le proprie tracce e farla franca. Ma allora, il contrabbandiere si vide perduto!
- Scappa, compare! Scappa! Scappa! Scappa! - urlò il cecchino nascosto nell'immenso.
L'inseguimento durò solo per breve tempo. Poi, si udirono gli spari, tremendi.
Bum!
Bum! Bum! Bum!
Che colpi terribili! Fu come se tre cinghiali arrabbiati cadessero, nel sangue e nella polvere... A cadere furono i tre gendarmi, insanguinati!
Il bracconiere, nascosto chissà dove, aveva salvato il suo compare. Avrebbe potuto fare il tiratore scelto!
Il contrabbandiere continuò a correre. Ansimava, aveva il fiatone, ma non si fermò.
- Brutte bestie! Bestie di montagna! - brontolava il viandante, curvo sotto il peso della sua gerla.

Il confine era a poche migliaia di passi da lui. In quei paraggi, non sarebbe stato difficile varcarlo...
Il contrabbandiere si mise a cantare:
- Canta, canta di monti, canta di boschi e belle chiome! Canta, canta quel nome, appartiene alla bella che ha vinto il tuo amore! Canta, canta alle volpi, ai passerotti ed agli orsi! Canta, canta... Canta, o bel figlio della montagna! L'acqua del torrente già ti bagna!
Ma nessuno poteva udirlo, perché la voce sua era come il canto di un passero innamorato del bosco.
- Se non ci fossi stato io, quel matto si sarebbe fatto beccare! - brontolò il bracconiere, certo che ormai il suo aiuto fosse diventato superfluo.
E il contrabbandiere riprese:
- Lassù, mia bella montanara dagli occhi blu! T'amo, t'amo... Lassù, dove tu non ci sei più, sgorga l'acqua della fonte che conoscevi solo tu! O mia bella montanara delle fonti... T'amo! T'amo! O mia bella montanara dalle trecce d'oro, tu portavi maschere di sole e cesti di stelle alpine che io adoro! Con uno solo dei tuoi baci io m'incanto! Lassù, mia bella montanara, dove c'eri solo tu! Lassù io ho sognato i tuoi bei baci blu! O mia cara montanara, accanto a te la neve splende ancor! Il tuo bacio è languido splendor... Ti sei fatta rapire dai tuoi amanti, i monti dai perpetui incanti...

Intanto, nella casa del rovere vecchio, Arabelle si era messa su di un inginocchiatoio di legno ed aveva giunto le sue belle mani. Ella aveva acceso una candela bianca e sussurrava:
- Il mio angelo custode è sopra di te, ti accompagna, anche se tu uccidi! Mi auguro soltanto che tu non lo faccia mai più! Oh, Franz, io vedo gli spiriti maledetti delle montagne che ti danzano intorno! E io, che speravo invano che potessi tornare da me con l'animo casto, di chi non conosce il male! Oh, illusa! I miei sensi incantati mi trasmettono tutto ciò che aleggia nel destino... Il mio immenso affetto non può accompagnarti dovunque, non può proteggerti, no! Franz!
Oltre la soglia passavano tre viandanti, che portavano delle fascine sulle spalle. Dicevano:
- Avete sentito di quegli spari, vicino al confine? Si dice che siano morti tre gendarmi... Ah, contrabbando! Malfattori! Briganti! Assassini... Vergogna!
Detto questo, svanirono, come fantasmi.
 


continua
 

 
 

 

 
 

 

I Racconti di Dunklenacht 

 
 

FOTO demonrat

 
 

 HOME

 
 

 

 
 

Condividi

 
 

LiberaEva Magazine Tutti i diritti Riservati  Contatti