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Arabelle aveva un modo tutto suo di voler bene al
proprio uomo. Ricordo che un mattino, poco dopo che
l'aurora ebbe salutato le cime selvagge delle montagne,
lei era al suo fianco presso l'Osteria del Fienile e gli
sussurrava negli orecchi, giungendo le mani:
- Per carità, tieniti lontano dagli affari loschi! Non
voglio che ti facciano del male! Te lo dico ora, te lo
dirò sempre!
Fu allora che il bracconiere le mise la mano sulla
bocca, davanti a tutti, dicendole con voce grossa:
- Se non te la tapperai tu, te la tapperò io quella
boccaccia! Mi hai seccato! È dal primo mattino che
cominci a infastidirmi!
Arabelle si lasciò cadere all'indietro, sulla panca di
legno che stava dinanzi all'Osteria del Fienile,
tenendosi la mano sulla fronte, come se avesse avuto la
febbre.
- Ecco, mi passano davanti dei cacciatori e dei
montanari, vestiti di nero, come se fossero in lutto!
Oh! Che cosa mormorano? Sono parole cattive, sì,
cattivissime...
Era vero.
Infatti, quelle figure cupe, chinate in avanti, che
portavano dei berretti scuri, quanto i loro lunghi abiti
da montagna, sussurravano parole piene di cattiveria nei
confronti della nostra protagonista.
Dicevano:
- Faccia d'angelo! Chissà quanti pensieri da canaglia si
nascondono dietro quella fronte! La moglie di un
bracconiere è peggio del bracconiere! Chi si può fidare
della donna di un brigante? È una brigantessa! Chissà a
chi si è venduta l'anima! Tanta bellezza è sprecata con
una coscienza tanto nera! Che dite? Spaccare la faccia a
quel briccone delle montagne?
Arabelle si aggrappò al suo amato e, tutta sconvolta,
gli disse in un orecchio:
- Franz, li senti? Ti rendi conto di quello che dicono?
Egli non la guardò nemmeno in viso, si voltò verso
quella gentaglia e mostrò a tutti i suoi pugni chiusi.
- Chi osa calunniarmi? - gridò. - È forse di me che
state parlando?
I presenti ammutolirono di colpo ed impallidirono
alquanto; il loro pallore spiccava assai sotto quei
berretti e quegli abiti, che sembravano più neri della
pece.
- Non voglio più vedere questi volti! - esclamò il
bracconiere, con voce dura, toccando con la mano il
fucile che portava in spalla. - Che si mormora, qui?
Spero di non incontrare più questa gente, dinanzi
all'Osteria del Fienile! Altrimenti, sarebbe meglio per
questa bettola chiudere per sempre!
Le parole
sue facevano paura.
Quel giorno, Arabelle seguì suo marito nei boschi di
montagna e giù nella valle.
- Che cosa fai, mi insegui? - le disse il bracconiere,
adirato. - Non ti voglio tra i piedi!
Ma lei gli stava sempre appresso, lo teneva
affettuosamente per un braccio, cercava di baciarlo, di
coccolarlo, di sussurrargli parole affettuose.
Purtroppo, però, era come se lui nemmeno le sentisse!
Ricordo il languido volto della bella montanara, mentre
dei rami neri, spogli, le facevano da sfondo, sembrava
le girassero vorticosamente intorno, dietro c'era un
cielo freddo, turchino, ingombro di nuvole rossastre.
Lei ripeteva:
- Franz, tu hai tanti nemici, troppi, perché anche gli
altri del mondo se ne sono accorti! Il guardiacaccia ti
sta inseguendo, il contrabbandiere e il falsario non
aspettano che il momento giusto per tradirti e forse
ucciderti! I tuoi nemici sono più crudeli del mondo!
Sono troppo forti, sì, ho tanta paura che siano più
forti e...
Il bracconiere la interruppe bruscamente. La afferrò per
un braccio; erano davanti a un burrone, sotto c'erano le
rocce. Le gridò negli orecchi:
- Il contrabbandiere, il falsario... Che cosa ne sai tu
di queste storie? Tanti nemici? Quali? Smettila subito,
taci, altrimenti ti prenderò a sassate e ti getterò giù
da questa scarpata! Non ti sentirà nessuno, non ti
salverà nessuno!
- Sei ingiusto verso il mio amore! Non puoi trattarmi
così! Io sono il tuo angelo! - protestò lei.
Il
cattivo, allora, imbracciò il fucile e fece come se
avesse voluto sparare alla sua bella.
- Mi hai stancato! Un'altra parola, una sola, e ti
zittirò per sempre come si fa con una pernice!
Arabelle, allora, scoppiò a piangere.
- Il mio amore non riesce a intenerire la perfidia del
tuo cuore... - sussurrò, astergendosi le lacrime con un
fazzoletto bianco.
Egli prese a correre, per allontanarsi da lei, ma
l'innamorata infelice lo inseguì, disperatamente, lungo
il sentiero, ansando, gli occhi umidi di pianto.
Andavano verso la Cima dei Tre Falsari; il popolo diceva
che lungo quel sentiero vi fossero gli asini dell'odio,
allevati dagli spiriti di quanti erano morti nei
burroni, che desideravano che tutti i passanti che
avevano osato avventurarsi lungo quella via avessero la
loro stessa fine disperata.
- Franz, per l'amor di Dio, non andare lassù! - gridò
Arabelle, mettendosi le mani nei capelli.
In quell'istante, sembrava l'incarnazione della
Sventura, immortalata con la bocca spalancata e
nell'atto di gridare.
- Mi sembra di vederti ruzzolare lungo un dirupo,
schiantarti sulle rocce, il volto bagnato di sangue,
travolto dai baci della morte! Franz! Ti scongiuro!
Egli si voltò improvvisamente verso colei che lo amava
tanto e, con una perfidia che nessuno potrebbe mai
narrare, prese il fucile e sparò un colpo verso la
sventurata.
Cielo!
Bum!
Per
fortuna, quella fucilata era stata sparata quasi in aria
e Arabelle, caduta in ginocchio, rimase illesa.
- Potrei voltarmi indietro e augurarti che ti uccidano -
gli gridò. - Ma non lo farò, anzi ti dirò che ti amo
ancora!
Si trovavano in luoghi ingombri di nevi perenni, che
nemmeno il sole di luglio era mai riuscito a sciogliere.
Ad un tratto, un capriolo sbucò dal suo rifugio; aveva
un manto che si sarebbe potuto dire verdastro e sembrava
stregato.
- Franz, non lo uccidere! - urlò Arabelle. - Quello è il
capriolo delle vette, se lo ucciderai, la maledizione
del destino ricadrà su di te!
Ma il bracconiere non le diede ascolto e fece fuoco.
L'animale selvatico cadde, ferito fatalmente; la nostra
protagonista scoppiò in lacrime e si precipitò sulla
vittima, abbracciandola, negli ultimi spasimi della sua
agonia.
- Spara su di me, adesso! - chiese al suo Franz. -
Avanti, fallo! Se gli sparerai un altro colpo, sarà me
che colpirai!
- Levati di mezzo! Levati di mezzo, che devo finirlo! -
urlò il bracconiere, imbestialito, mentre imbracciava di
nuovo il suo fucile.
- Io e questo tenero animale moriremo insieme... Lo
consolerò negli ultimi istanti della sua agonia, la
renderò meno atroce, non si accorgerà nemmeno di
morire...
La Cima
dei Tre Falsari, bianca, maestosa, s'innalzava davanti a
loro. Pareva una sorta di incudine, sulla quale
spiccavano tre figure dalle sembianze umane, raffigurate
dalla natura con in mano una un gran fucile, l'altra dei
biglietti di banca e l'altra ancora sembrava china su
una macchina per stampare.
Il popolo narrava che il Cielo aveva voluto punire tre
falsari, trasformandoli in una montagna.
Mentre Arabelle stringeva forte il capriolo e il cattivo
metteva di nuovo mano al suo fucile, in mezzo a quelle
rocce, che erano ammantate da nevi stregate, apparve il
guardiacaccia.
- Ah, maledetto! Ti ho sorpreso!
Così gridò, uscendo allo scoperto e avventandosi sul
bracconiere, come un mastino.
Possibile che il perfido riuscisse a farla franca anche
stavolta, con l'infelice e maldestra montanara al suo
fianco?
continua |
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