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ROMANZO

Dunklenacht - I vespri sepolti

SETTIMO CAPITOLO

La Cima dei Tre Falsari

 

 
 


Arabelle aveva un modo tutto suo di voler bene al proprio uomo. Ricordo che un mattino, poco dopo che l'aurora ebbe salutato le cime selvagge delle montagne, lei era al suo fianco presso l'Osteria del Fienile e gli sussurrava negli orecchi, giungendo le mani:
- Per carità, tieniti lontano dagli affari loschi! Non voglio che ti facciano del male! Te lo dico ora, te lo dirò sempre!
Fu allora che il bracconiere le mise la mano sulla bocca, davanti a tutti, dicendole con voce grossa:
- Se non te la tapperai tu, te la tapperò io quella boccaccia! Mi hai seccato! È dal primo mattino che cominci a infastidirmi!
Arabelle si lasciò cadere all'indietro, sulla panca di legno che stava dinanzi all'Osteria del Fienile, tenendosi la mano sulla fronte, come se avesse avuto la febbre.
- Ecco, mi passano davanti dei cacciatori e dei montanari, vestiti di nero, come se fossero in lutto! Oh! Che cosa mormorano? Sono parole cattive, sì, cattivissime...

Era vero. Infatti, quelle figure cupe, chinate in avanti, che portavano dei berretti scuri, quanto i loro lunghi abiti da montagna, sussurravano parole piene di cattiveria nei confronti della nostra protagonista.
Dicevano:
- Faccia d'angelo! Chissà quanti pensieri da canaglia si nascondono dietro quella fronte! La moglie di un bracconiere è peggio del bracconiere! Chi si può fidare della donna di un brigante? È una brigantessa! Chissà a chi si è venduta l'anima! Tanta bellezza è sprecata con una coscienza tanto nera! Che dite? Spaccare la faccia a quel briccone delle montagne?
Arabelle si aggrappò al suo amato e, tutta sconvolta, gli disse in un orecchio:
- Franz, li senti? Ti rendi conto di quello che dicono?
Egli non la guardò nemmeno in viso, si voltò verso quella gentaglia e mostrò a tutti i suoi pugni chiusi.
- Chi osa calunniarmi? - gridò. - È forse di me che state parlando?
I presenti ammutolirono di colpo ed impallidirono alquanto; il loro pallore spiccava assai sotto quei berretti e quegli abiti, che sembravano più neri della pece.
- Non voglio più vedere questi volti! - esclamò il bracconiere, con voce dura, toccando con la mano il fucile che portava in spalla. - Che si mormora, qui? Spero di non incontrare più questa gente, dinanzi all'Osteria del Fienile! Altrimenti, sarebbe meglio per questa bettola chiudere per sempre!

Le parole sue facevano paura.
Quel giorno, Arabelle seguì suo marito nei boschi di montagna e giù nella valle.
- Che cosa fai, mi insegui? - le disse il bracconiere, adirato. - Non ti voglio tra i piedi!
Ma lei gli stava sempre appresso, lo teneva affettuosamente per un braccio, cercava di baciarlo, di coccolarlo, di sussurrargli parole affettuose. Purtroppo, però, era come se lui nemmeno le sentisse!
Ricordo il languido volto della bella montanara, mentre dei rami neri, spogli, le facevano da sfondo, sembrava le girassero vorticosamente intorno, dietro c'era un cielo freddo, turchino, ingombro di nuvole rossastre. Lei ripeteva:
- Franz, tu hai tanti nemici, troppi, perché anche gli altri del mondo se ne sono accorti! Il guardiacaccia ti sta inseguendo, il contrabbandiere e il falsario non aspettano che il momento giusto per tradirti e forse ucciderti! I tuoi nemici sono più crudeli del mondo! Sono troppo forti, sì, ho tanta paura che siano più forti e...
Il bracconiere la interruppe bruscamente. La afferrò per un braccio; erano davanti a un burrone, sotto c'erano le rocce. Le gridò negli orecchi:
- Il contrabbandiere, il falsario... Che cosa ne sai tu di queste storie? Tanti nemici? Quali? Smettila subito, taci, altrimenti ti prenderò a sassate e ti getterò giù da questa scarpata! Non ti sentirà nessuno, non ti salverà nessuno!
- Sei ingiusto verso il mio amore! Non puoi trattarmi così! Io sono il tuo angelo! - protestò lei.

Il cattivo, allora, imbracciò il fucile e fece come se avesse voluto sparare alla sua bella.
- Mi hai stancato! Un'altra parola, una sola, e ti zittirò per sempre come si fa con una pernice!
Arabelle, allora, scoppiò a piangere.
- Il mio amore non riesce a intenerire la perfidia del tuo cuore... - sussurrò, astergendosi le lacrime con un fazzoletto bianco.
Egli prese a correre, per allontanarsi da lei, ma l'innamorata infelice lo inseguì, disperatamente, lungo il sentiero, ansando, gli occhi umidi di pianto. Andavano verso la Cima dei Tre Falsari; il popolo diceva che lungo quel sentiero vi fossero gli asini dell'odio, allevati dagli spiriti di quanti erano morti nei burroni, che desideravano che tutti i passanti che avevano osato avventurarsi lungo quella via avessero la loro stessa fine disperata.
- Franz, per l'amor di Dio, non andare lassù! - gridò Arabelle, mettendosi le mani nei capelli.
In quell'istante, sembrava l'incarnazione della Sventura, immortalata con la bocca spalancata e nell'atto di gridare.
- Mi sembra di vederti ruzzolare lungo un dirupo, schiantarti sulle rocce, il volto bagnato di sangue, travolto dai baci della morte! Franz! Ti scongiuro!
Egli si voltò improvvisamente verso colei che lo amava tanto e, con una perfidia che nessuno potrebbe mai narrare, prese il fucile e sparò un colpo verso la sventurata.
Cielo!
Bum!

Per fortuna, quella fucilata era stata sparata quasi in aria e Arabelle, caduta in ginocchio, rimase illesa.
- Potrei voltarmi indietro e augurarti che ti uccidano - gli gridò. - Ma non lo farò, anzi ti dirò che ti amo ancora!
Si trovavano in luoghi ingombri di nevi perenni, che nemmeno il sole di luglio era mai riuscito a sciogliere.
Ad un tratto, un capriolo sbucò dal suo rifugio; aveva un manto che si sarebbe potuto dire verdastro e sembrava stregato.
- Franz, non lo uccidere! - urlò Arabelle. - Quello è il capriolo delle vette, se lo ucciderai, la maledizione del destino ricadrà su di te!
Ma il bracconiere non le diede ascolto e fece fuoco. L'animale selvatico cadde, ferito fatalmente; la nostra protagonista scoppiò in lacrime e si precipitò sulla vittima, abbracciandola, negli ultimi spasimi della sua agonia.
- Spara su di me, adesso! - chiese al suo Franz. - Avanti, fallo! Se gli sparerai un altro colpo, sarà me che colpirai!
- Levati di mezzo! Levati di mezzo, che devo finirlo! - urlò il bracconiere, imbestialito, mentre imbracciava di nuovo il suo fucile.
- Io e questo tenero animale moriremo insieme... Lo consolerò negli ultimi istanti della sua agonia, la renderò meno atroce, non si accorgerà nemmeno di morire...

La Cima dei Tre Falsari, bianca, maestosa, s'innalzava davanti a loro. Pareva una sorta di incudine, sulla quale spiccavano tre figure dalle sembianze umane, raffigurate dalla natura con in mano una un gran fucile, l'altra dei biglietti di banca e l'altra ancora sembrava china su una macchina per stampare.
Il popolo narrava che il Cielo aveva voluto punire tre falsari, trasformandoli in una montagna.
Mentre Arabelle stringeva forte il capriolo e il cattivo metteva di nuovo mano al suo fucile, in mezzo a quelle rocce, che erano ammantate da nevi stregate, apparve il guardiacaccia.
- Ah, maledetto! Ti ho sorpreso!
Così gridò, uscendo allo scoperto e avventandosi sul bracconiere, come un mastino.
Possibile che il perfido riuscisse a farla franca anche stavolta, con l'infelice e maldestra montanara al suo fianco?
 

continua

 
 

 

 
 

 

I Racconti di Dunklenacht 

 
 

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