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ROMANZO

Dunklenacht - I vespri sepolti

QUARTO CAPITOLO

Il cervo

 

 
 


Ricordo che una volta Arabelle attingeva acqua da un pozzo artesiano e spingeva la leva della pompa in su e in giù. Un sudore languido le imperlava la fronte, mentre uno scoiattolo dalla lunga coda si nascondeva dietro le fronde di un nocciolo.
- Oh, Cielo! - sussurrava la nostra protagonista. - Oh, Amore che tutto avvolge, fa' che non accada nulla al mio amato! Anche se egli non mi desidera più, io lo amo ugualmente, più di prima! Che le mie mani non siano giunte invano! Ho visto una frana, la neve, le rocce, il sangue, lui che languiva disperato! Mi sembra di averlo accanto e di poterlo consolare con i miei baci... Oh, almeno, se proprio deve accadere, che io possa essere al suo fianco, a soccorrerlo e consolarlo!

Le sue parole innamorate si confusero col vento, che soffiava forte, incessantemente, languidamente, come una poesia.
Un boscaiolo stava tagliando la legna con l'accetta, e s'udiva il suo rumore, di lontano. Arabelle credette di vederlo, si passò per un attimo la mano sulla fronte, sospirò e tacque.
- Che fai, parli anche da sola, adesso? - disse qualcuno dalla voce grossa, alle sue spalle.
- Franz, sei tu! - esclamò la giovane, posandosi una mano sul seno, allora lasciato scoperto dal suo bel costume popolare.
- Sei proprio diventata matta... Mi fai venir da ridere!
- No, non sono quella che credi. Se parlo così è perché ti voglio ancora bene! Te ne vorrò sempre, anche se tu non mi vuoi più...
- E certo che non ti voglio più! Che me ne faccio di una matta come te?
- Ascoltami, Franz, fa' che io non giunga le mie mani davanti a te invano! Il popolo mormora delle storie paurose, su questi boschi... Sono pieni di cinghiali assetati di sangue, di volpi arrabbiate, di lupi, di orsi, forse! E tu vai sempre da solo... Ho paura! Pensa che potrebbero farti male! Non mi consolerei mai se ti accadesse qualcosa di brutto!
- E smettila! E levami le mani di dosso! Io non sono un marmocchio che ha paura! Lo sai che cosa faccio a quelle bestie là? Lo sai? Eh? Mi hai mai visto sparare? Mi hai mai visto sgozzare una bestia selvatica ancora viva?
- Oh! Lo so che sei cattivo!

Arabelle si coprì il volto con le mani, perché le era parso di vedere dinanzi a sé una delle sanguinose scene di caccia, che tanto sovente doveva vivere il suo sposo.
- Io non sono cattivo, no - borbottò il bracconiere. - Sei tu che sei una femminuccia piena di paure e di ubbie! Si vede che non hai mai sparato!
- No, io non ho mai sparato... Io non ho mai ucciso!
La voce della bella montanara fremeva, mentre proferiva quelle parole, con accento angelico.
- Io amo ogni essere vivente e partecipo al suo dolore, così come alle sue gioie - aggiunse poi, in un sussurro affettuoso.
Il bracconiere scoppiò in un'altra delle sue solite fragorose risate, che parve divorare le parole dette a mezza bocca dalla giovane donna. Poi aprì l'uscio della casa del rovere vecchio e vi entrò, quasi barcollando.
- Sei tornato soltanto per ricaricare il fucile! - gli disse poi Arabelle.
Un istante dopo, l'affettuosa montanara gli stava già correndo dietro, cercava di aggrapparsi ai suoi vestiti, alla sua giubba verdastra, alla tracolla del fucile, alla cartucciera, alle braghe, pur di trattenerlo, di fermarlo, di potergli parlare un altro poco.
- Franz, io ti amo ancora!
Così gli gridò, mentre stava dietro di lui, aggrappata alla sua cintola, e tentava di abbracciarlo.
- Non mi stancherò mai di ripetertelo, oh! Almeno voltati, guardami, parlami!
L'altro si liberò dalla sua stretta con uno spintone.
- E lasciami in pace! Vuoi farmi arrabbiare davvero? - brontolò. - Sono già arrabbiato con te. Vuoi forse che mi arrabbi ancor di più?
- Franz - mormorò la bella - l'altra notte ho udito dei rumori cupi, che venivano da questa stanza, ti ho cercato nel letto, ma non ti ho trovato! Ho visto dei brutti ceffi, dei volti che non mi rassicuravano affatto! Chi erano quei signori? Che cosa volevano?
- Stai zitta! - urlò a quel punto il bracconiere, come se fosse stato colto da una pugnalata in pieno petto. - Quest'affare non ti riguarda!
- E come potrebbe non riguardarmi? Io ti sono affezionata, Franz! Che cos'erano quei rumori? Cos'era quella macchina?
- Maledetta! Adesso ti insegnerò io a non essere curiosa!

Il bracconiere afferrò la sua sposa per un braccio e la guardò fissa negli occhi, come se avesse voluto farle del male. Volle afferrarle anche l'altro braccio, poi la scosse, più e più volte, come se fosse stata un sacco di patate.
- Sei diventato così cattivo, Franz... - sussurrò Arabelle, invano.
Egli imbracciò il suo fucile e le mostrò l'estremità delle canne, che erano fredde e nere. Così facendo, le disse:
- Se oserai raccontare a qualcuno gli affari di tuo marito, ti sparerò come a uno dei caprioli del bosco!
Nel villaggio dai tetti aguzzi il volgo non faceva altro che parlare di un gran cervo, dalle corna maestose, che il guardiacaccia aveva visto nelle vicinanze del torrente, dove c'era quella che tutti chiamavano la Locanda Abbandonata.
- Chi mai riuscirà a prenderlo? - si diceva.
Uno degli astanti, parlando nell'orecchio di uno dei suoi compari, mormorò:
- Forse sarà quel balordo di Franz, il bracconiere!
- Sì, lui, lui, quello che caccia di frodo! Nessuno mai è riuscito a beccarlo con le mani nel sacco! Chissà! Tu credi che quel guercio del guardiacaccia ci riesca?

Così sussurrò il compagno, ma quelle parole vaghe morirono nel mistero dei faggi del villaggio, o forse là dove si perdeva il verso delle volpi di montagna.
Una volta, dopo mezzanotte, Arabelle ebbe paura. Fu destata da un rumore cupo e assai violento. Si mise a guardare attraverso il buco della serratura e vide l'uomo dai baffi arricciati, che aveva già visto tempo prima, mentre afferrava per il colletto il suo amato Franz e quasi lo sollevava in aria. Gli diceva delle parole terribili, che nemmeno si possono riportare! Cielo!
- Io ti distruggo! - gli urlò poi. - Se non fai quello che ti dico io, ti distruggo! Sai che cosa faremo io e il mio compare? Verremo ad appiccare il fuoco alla tua bella casetta!
- Fuori da casa mia... - rantolava il bracconiere. - Fuori di qui, o prendo il fucile...
Arabelle si rimise a letto. Il dolce sonno si sarebbe preso cura di lei e del suo cuore afflitto, che le batteva forte nel petto.
 


continua
 

 
 

 

 
 

 

I Racconti di Dunklenacht 

 
 

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