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ROMANZO

Dunklenacht - I vespri sepolti

PRIMO CAPITOLO

Canti di montagna

 

 
 

C'era una volta un villaggio sperduto in mezzo alle Alpi, dove gli inverni erano assai freddi e nevicava spesso. Ricordo di inseguimenti al chiaro di luna, canti di lupi, schioppettate, grida disperate di contrabbandieri, urla di gendarmi, latrati di cani, che inseguivano chissà quali piste, sulla neve. E quante bufere, quante bufere c'erano!
Le case avevano i tetti spioventi e aguzzi; qua e là, avevano costruito delle cappelle in mezzo al bosco, perché i popolani avevano paura degli spiriti.
Nel villaggio erano accadute tante disgrazie, tante disgrazie, sì!

Una volta, una donna, bella e bionda, ma tutta vestita di nero, era uscita di casa piangendo e tenendo un bambino morto tra le sue braccia.
- Che avete, signora? - le avevano chiesto due passanti.
- Oh, mio figlio è morto! È morto! Io non credo più in Dio, no, non ci credo più!
E la sconosciuta s'era messa a baciare e abbracciare il figlio senza vita davanti a tutti, in lacrime, sospirando e ripetendo il nome del povero defunto.
- Jean-Baptiste... Jean-Baptiste, no! No!
Ma le parole sue non erano bastate per rendergli la vita.
- Calmatevi, signora! - le aveva detto un viandante, che portava una damigiana sulle spalle e proveniva da non so quali sentieri di montagna. - Ormai non c'è più niente da fare, rassegnatevi.
- Oh, no, no che non mi rassegno! - si era messa a sbraitare la donna vestita di nero, alzando i pugni al cielo. - No e poi no! Oh, montagne maledette, spalancate le vostre bocche di ghiaccio ed inghiottitemi per sempre... Foreste e selve, sarete le mie tombe! Nessuno mi può strappare l'essere che amavo di più al mondo!
Anche quella sorta di apparizione svanì, mentre s'udivano di lontano dei colpi di fucile. Io non so se fosse perché vi era una battuta di caccia o qualche altra sventura, davvero, io non so.

Due innamorati si parlavano davanti a una cappella diroccata, tutta dipinta di celeste e le cui finestre avevano come delle grate rossastre.
- È la prima volta che torno al villaggio, dopo quasi cinque anni, in cui non ho fatto altro che scriverti e sognare i tuoi morbidi capelli! - diceva il giovane amante, stringendo la sua bella.
- Qui, davanti a tutti? - mormorava lei. - Oh, no, non possiamo! Se sapessi! Quante volte ti ho sognato, ti ho chiamato, mentre fuggivi, nei miei sogni!
- Ed ora? Che cosa faremo? Come vivremo? Devi fuggire con me! Lasceremo questo paese sperduto nelle Alpi, così come i nostri parenti infami, che non ci amano!
- Io ho tanta paura dei contrabbandieri. I sentieri sono abitati da gente cattiva e bestie fameliche; ci sono dei giorni, in cui i gendarmi sparano senza pietà. Oh, e se ci prendessero? Che cosa faremmo? Che cosa faresti?
- Devi avere coraggio! Devi avere coraggio!
- Sì, con te al mio fianco, non temo nessun male. Guardami negli occhi, sì, come fai in questo istante, cerca di trasmettermi tutto il tuo folle affetto, lo stesso che serbasti per così tanto tempo! Oh, sì, così mi rendi la più felice delle donne!

Ricordo che un giorno, verso la fine dell'autunno, lungo il sentiero maestro salì una comitiva di venti o trenta uomini. Tutti portavano delle damigiane o delle gerle sulle spalle, avevano dei cappelli a punta, verdastri, al pari delle loro giubbe sgualcite e dei loro calzoni larghi, che stivali di pelle grossolana arrivavano a coprire fin quasi al ginocchio. Intonavano non so quale canto di montagna, alcuni avevano il fucile in spalla e sembravano ubriachi. Cantavano in un francese antico, narrando di storielle amorose vissute in mezzo ai boschi, all'ombra dei faggi vecchi, lungo le rive di torrenti stregati, nei quali erano periti non so quanti amanti. Parlavano di volpi, dai manti rossicci e dalle code lunghe: erano tanto furbe che nessuno mai era riuscito a catturarle.
Erano gli uomini delle damigiane e delle gerle. Alcuni di essi s'appoggiavano al bastone, onde affrontare meglio la dura salita. Le foglie crepitavano sotto i loro stivali, tutti sapevano delle vipere, nascoste sotto i sassi e pronte all'agguato. Non se ne vedevano più da tanto tempo!
- Andiamo, andiamo su per la montagna... Cantiam di boschi, di selve, di foreste e poi si magna... Cantiam di storie belle, di giovani e di prati in fiore... Non c'è la guerra, su per i monti della terra... Andiamo, andiamo su per la montagna... Qualcun si bagna...
Così cantavano.
 

continua

 
 

 

 
 

 

I Racconti di Dunklenacht 

 
 

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