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C'era una
volta un villaggio sperduto in mezzo alle Alpi, dove gli
inverni erano assai freddi e nevicava spesso. Ricordo di
inseguimenti al chiaro di luna, canti di lupi,
schioppettate, grida disperate di contrabbandieri, urla
di gendarmi, latrati di cani, che inseguivano chissà
quali piste, sulla neve. E quante bufere, quante bufere
c'erano!
Le case avevano i tetti spioventi e aguzzi; qua e là,
avevano costruito delle cappelle in mezzo al bosco,
perché i popolani avevano paura degli spiriti.
Nel villaggio erano accadute tante disgrazie, tante
disgrazie, sì!
Una volta,
una donna, bella e bionda, ma tutta vestita di nero, era
uscita di casa piangendo e tenendo un bambino morto tra
le sue braccia.
- Che avete, signora? - le avevano chiesto due passanti.
- Oh, mio figlio è morto! È morto! Io non credo più in
Dio, no, non ci credo più!
E la sconosciuta s'era messa a baciare e abbracciare il
figlio senza vita davanti a tutti, in lacrime,
sospirando e ripetendo il nome del povero defunto.
- Jean-Baptiste... Jean-Baptiste, no! No!
Ma le parole sue non erano bastate per rendergli la
vita.
- Calmatevi, signora! - le aveva detto un viandante, che
portava una damigiana sulle spalle e proveniva da non so
quali sentieri di montagna. - Ormai non c'è più niente
da fare, rassegnatevi.
- Oh, no, no che non mi rassegno! - si era messa a
sbraitare la donna vestita di nero, alzando i pugni al
cielo. - No e poi no! Oh, montagne maledette, spalancate
le vostre bocche di ghiaccio ed inghiottitemi per
sempre... Foreste e selve, sarete le mie tombe! Nessuno
mi può strappare l'essere che amavo di più al mondo!
Anche quella sorta di apparizione svanì, mentre
s'udivano di lontano dei colpi di fucile. Io non so se
fosse perché vi era una battuta di caccia o qualche
altra sventura, davvero, io non so.
Due
innamorati si parlavano davanti a una cappella
diroccata, tutta dipinta di celeste e le cui finestre
avevano come delle grate rossastre.
- È la prima volta che torno al villaggio, dopo quasi
cinque anni, in cui non ho fatto altro che scriverti e
sognare i tuoi morbidi capelli! - diceva il giovane
amante, stringendo la sua bella.
- Qui, davanti a tutti? - mormorava lei. - Oh, no, non
possiamo! Se sapessi! Quante volte ti ho sognato, ti ho
chiamato, mentre fuggivi, nei miei sogni!
- Ed ora? Che cosa faremo? Come vivremo? Devi fuggire
con me! Lasceremo questo paese sperduto nelle Alpi, così
come i nostri parenti infami, che non ci amano!
- Io ho tanta paura dei contrabbandieri. I sentieri sono
abitati da gente cattiva e bestie fameliche; ci sono dei
giorni, in cui i gendarmi sparano senza pietà. Oh, e se
ci prendessero? Che cosa faremmo? Che cosa faresti?
- Devi avere coraggio! Devi avere coraggio!
- Sì, con te al mio fianco, non temo nessun male.
Guardami negli occhi, sì, come fai in questo istante,
cerca di trasmettermi tutto il tuo folle affetto, lo
stesso che serbasti per così tanto tempo! Oh, sì, così
mi rendi la più felice delle donne!
Ricordo
che un giorno, verso la fine dell'autunno, lungo il
sentiero maestro salì una comitiva di venti o trenta
uomini. Tutti portavano delle damigiane o delle gerle
sulle spalle, avevano dei cappelli a punta, verdastri,
al pari delle loro giubbe sgualcite e dei loro calzoni
larghi, che stivali di pelle grossolana arrivavano a
coprire fin quasi al ginocchio. Intonavano non so quale
canto di montagna, alcuni avevano il fucile in spalla e
sembravano ubriachi. Cantavano in un francese antico,
narrando di storielle amorose vissute in mezzo ai
boschi, all'ombra dei faggi vecchi, lungo le rive di
torrenti stregati, nei quali erano periti non so quanti
amanti. Parlavano di volpi, dai manti rossicci e dalle
code lunghe: erano tanto furbe che nessuno mai era
riuscito a catturarle.
Erano gli uomini delle damigiane e delle gerle. Alcuni
di essi s'appoggiavano al bastone, onde affrontare
meglio la dura salita. Le foglie crepitavano sotto i
loro stivali, tutti sapevano delle vipere, nascoste
sotto i sassi e pronte all'agguato. Non se ne vedevano
più da tanto tempo!
- Andiamo, andiamo su per la montagna... Cantiam di
boschi, di selve, di foreste e poi si magna... Cantiam
di storie belle, di giovani e di prati in fiore... Non
c'è la guerra, su per i monti della terra... Andiamo,
andiamo su per la montagna... Qualcun si bagna...
Così cantavano.
continua |
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