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Dovete sapere che il giocoliere aveva in programma un nuovo, fantastico
spettacolo. I preparativi già erano iniziati. Il pubblico si sarebbe
divertito. Tutti lo avrebbero applaudito, lo sapeva!
L’idea gli era venuta per caso. Un bel giorno, infatti, il burlone aveva
incontrato la Mercantessa.
Al vedere una così bella donna, il suo primo, ardente desiderio era stato
di stringerle la mano, dopo averla salutata, togliendosi il cappello (la
solita bombetta colorata di cui altre volte vi ho parlato).
- Piacere di conoscervi, signorina…
- Ma… Siete proprio voi? Il grande artista? Quale onore!
- Per… Per servirvi! Non… Non vi ha… Mai detto nessuno che… Siete
incantevole?
- Adulatore!
L’incontro era avvenuto su di un lungofiume, al calar del sole.
Il giocoliere aveva voluto discorrere a lungo con la bionda, prima di
farle la sua proposta. Me lo ricordo, mentre, appoggiato al parapetto con
lei, ammirava i battelli a vapore, che passavano sulla Senna, mentre un
vento di passione faceva volare forte quei lunghi capelli d’oro, che
sembravano un mantello.
Alla fine, dopo una lunga discussione, la maliarda si era lasciata
convincere, aveva acconsentito a partecipare allo spettacolo, cedendo alle
lusinghe di quel balbuziente corteggiatore.
Rammento due labbra scarlatte, che sussurravano nell’ombra, ad un uomo
vestito di nero…
- Badate bene! Mercoledì prossimo, al Gran Teatro ***, avrete un’occasione
d’oro! Non fallite, o ve ne pentirete!
La Rossa non partecipò al numero del suo amante. Non ci sarebbe riuscita,
nemmeno se l’avesse desiderato con tutte le sue forze.
Ormai, dagli occhi suoi, scendevano soltanto delle lacrime, simili alle
gocce di pioggia che, una ad una, si tuffavano nel romantico fiume di
Parigi.
Non faceva che vagabondare lungo i boulevard, entrava e usciva dai
bistrot, poi tornava a casa ed improvvisava al pianoforte fino all’alba.
Pareva che fosse alla ricerca di nuovi amori, ma i divertimenti, le
ballerine, i ragazzi borghesi, le gioie proibite, non bastavano per
consolarla.
Le sembrava di vedere il volto della Mercantessa, dipinto nel cielo di
Parigi, nell’ora del crepuscolo. La sua meravigliosa chioma brillava,
sopra le torri campanarie e i tetti cupi, mentre si vedeva Notre-Dame, in
lontananza.
- Amica mia… Vieni da me! – diceva l’apparizione. – Abiteremo insieme e
potrai suonare il tuo violino quando vorrai!
Poi, uno stormo di tortore si alzava in volo dagli ippocastani tristi e
quel fantasma affettuoso svaniva così, nel vento!
- Non suonerò mai più – vaneggiava la Rossa, prendendosi il volto fra le
mani. – Non suonerò mai più… Mai più… Lo sento…
Le parole sue si smarrivano nei gorgoglii vaghi della Senna, che fluiva
sotto i ponti della capitale.
Venne il giorno del grande numero. La platea era affollata. Si alzò il
sipario. Prima di cominciare, il giocoliere volle fare un discorsetto
inaugurale, che fece sorridere un po’ tutti.
Subito dopo, entrò in scena la Mercantessa, accompagnata da uno stuolo di
ballerine, travestite da farfalle.
Il pubblico si accorse che, non di rado, gli sguardi del grande artista
cercavano una donna, in mezzo alla folla… Era la Rossa, che, rannicchiata
in un angolo, piangeva in silenzio.
Il suo amato fece l’impossibile, per rallegrarla.
Ricordo che, dopo aver danzato sui birilli colorati e aver lanciato una
nuvola di bombette rosse nell’aria, il giocoliere si mise a ballare con la
bionda, pieno d’euforia.
Poi, il burlone si fermò e parve colpito al cuore da un colpo, sparatogli
dalla sua compagna, con una pistola ad acqua. Cominciò a balbettare le sue
ultime parole, prima di morire…
Che spavento!
Ma era uno scherzo!
Lo spettacolo sarebbe stato comico e triste, ad un tempo. C’erano tanti
striscioni vermigli, molti nastri di seta, numerose stelle filanti… Gli
squilli delle fanfare coprivano i singhiozzi di un’innocente.
Nascosto nell’oscurità di uno dei palchi, c’era il killer. Teneva il suo
fucile di precisione a portata di mano. Presto, avrebbe sparato e allora…
Ricordo che, quella sera, il giocoliere volle anche improvvisare. Scambiò
i propri vestiti con quelli della Mercantessa, davanti al pubblico. Si
mise una parrucca bionda e diede la propria alla sua partner, che non poté
rifiutare, suo malgrado.
Poi, i due cominciarono a rincorrersi sul palcoscenico, come due ossessi.
Di lì a poco sarebbe partito il colpo del killer, che non si era accorto
del trucco e…
Cielo!
Bum! Bum!
Gli spari furono due. La Mercantessa, che portava gli abiti dell’amante
della Rossa, cadde, morta.
La folla impazzì. Molti presero a gridare spaventati, altri imprecarono,
tutti si misero a correre verso l’uscita, temendo che accadesse il peggio.
Una giovane donna, bionda, giaceva senza vita sul palcoscenico…
- Aiuto! Aiuto! Chiamate i gendarmi! – urlavano.
La nostra eroina si precipitò in soccorso della sua amata, mentre il
fantasma della morte si dileguava nelle tenebre.
- All’assassino! – gridò la violinista, dando un ultimo bacio sulle labbra
alla sua amica del cuore.
In fondo, quella morte era provvidenziale…
Ben presto, il sorriso ricomparve sulla bocca della nostra protagonista,
che riuscì a rimpossessarsi del suo adorato violino e a bruciare il
contratto che la maliarda aveva stipulato con lei.
La bella fece pace con il suo impresario e diede un nuovo concerto, in
occasione dell’inaugurazione di un grande ponte ferroviario, sulla Senna.
Le parve di suonare all’Accademia degli Orfanelli, come una volta… Tutti i
fanciulli le stavano intorno… Indossavano le loro divise graziose e
portavano dei graziosi fiocchi rosa o celesti… Le facevano festa…
Ricordi!
Il giocoliere e la sua donna si sarebbero amati appassionatamente, senza
che nessuno più potesse ostacolare il loro affetto.
Passeggiavano mano nella mano nei giardini incantati della capitale; una
volta, salirono insieme sulla vetta della Torre Eiffel…
Lungo i boulevard, o nei viottoli, tutti li salutavano, quando li vedevano
passare.
L’impresario, immensamente ricco, era disposto a compensare profumatamente
il talento di quei due artisti, acclamati da un pubblico assai numeroso e
festante.
Il volto della Mercantessa si era dileguato, come uno stormo di corvi, tra
le brume misteriose che, all’alba, solevano avvolgere la cattedrale di
Notre-Dame. La voce sua pareva essersi spenta, nel bruire languido del
vento tra le fronde dei tigli, nei valzer melodiosi, improvvisati con le
fisarmoniche, che i vagabondi sapevano suonare con tanta maestria.
La primavera sbocciava nei suoi profumi e nei suoi colori meravigliosi
intorno ai due innamorati, che accarezzavano i fiori e le foglie con le
loro mani bianche.
- Abbiamo trovato la felicità – disse una volta la Rossa. – Ora nessuno ce
la potrà strappare! Vivremo di gioie perdute e fuggitive per tutta la
vita!
Il giocoliere balbettava sempre, allegramente. Una volta, volle
improvvisare una corte sperticata per la sua bella e riuscì a farla ridere
affettuosamente.
Il sole di Parigi splendeva sulle guglie e le torri antiche, la Senna
scorreva placida tra le sue sponde, i borghesi più ricchi, passando lungo
i boulevard nelle loro lussuose carrozze, facevano piovere sui passanti
nuvole di biglietti di banca.
FINE
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