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Quegli occhi non avrebbero dimenticato mai i cieli rossastri e tersi di
Parigi! No, non avrebbero dimenticato mai la malinconia di quelle torri,
né il mistero delle cattedrali tristi, che tuffavano le loro immagini
antiche nelle acque della Senna, o in mezzo alle nuvole dell’immenso,
scintillanti e fredde!
A volte, le case, i tetti, sembravano piangere, di un pianto appassionato
e inconsolabile. In altre occasioni, invece, pareva fosse sempre carnevale
e le strade si vestivano a festa.
Anche un acrobata solitario, che si esibiva per strada, in mezzo ai
passanti, con la speranza che gli facessero l’elemosina, bastava a
commuovere il mesto spettatore.
Eppure, tutto brillava, i fiori sbocciavano, stormi di uccelli canori
rallegravano le torri e i tetti antichi, i campanili e le case diroccate,
ricoperte di edera.
Ricordo che qualcuna delle giovinette più avvenenti, passando lungo la Rue
Vaugirard, o la Rue de Neuilly, sorrideva spensieratamente ai suoi
spasimanti, salutandoli con uno sguardo pieno di passione, per poi fuggire
come una farfalla, senza neppure rivolgere loro la parola.
La Mercantessa aveva dato appuntamento alla sua amica del cuore. La
aspettava con ansia davanti ad un portone misterioso; voleva che si
divertissero insieme, quel giorno.
In realtà, aveva dei propositi segreti…
La violinista arrivò con una vettura di piazza. Gettò subito le braccia al
collo della sua amante, che, sempre appoggiandosi alla sua gruccia, aprì
il portone con una chiave dorata e la invitò a scendere una rampa di
scale.
Alla fine, le due si ritrovarono in un locale dove si giocava d’azzardo…
C’era tanto fumo, non ricordo se di tabacco o di canapa… L’attenzione
della Rossa venne subito destata da una grande statua di marmo bianco, che
raffigurava una divinità orientale. Era la dea Visnù, o forse, una
rivisitazione della antica Venere.
Intorno alla roulette, stavano sedute venti o trenta persone. Si trattava
per lo più di borghesi, ricchi e viziosi, o di personaggi scelti tra la
sfarzosa aristocrazia parigina.
Le donne portavano dei vestiti scollati e si ubriacavano. Il vino e lo
champagne scorrevano a fiumi, i bicchieri si riempivano e si svuotavano
rapidamente e le fiches volavano sul tappeto verde.
- Chi tiene il banco?
- Io.
- Signori, fate il vostro gioco!
- Punto sul due… Sul dieci!
Queste ed altre parole venivano ripetute quasi in continuazione.
C’erano anche dei divanetti, sui quali si facevano dei pettegolezzi e non
di rado ci si abbandonava alla maldicenza.
La Mercantessa notò due donne, ritte in piedi, vicino a un gruppo di
uomini… Credette di indovinare quale fosse la loro occupazione e sorrise.
Le parvero talmente seducenti, che… Oh!
- Dai, siediti al mio fianco! Giochiamo! – disse la maliarda alla sua
compagna. – Mi porterai fortuna…
- Ma… Dove mi hai portata? – le chiese la Rossa, un po’ sbigottita.
- A divertirti! Su, lasciati andare!
La bionda era ricca e volle dimostrarlo alla sua amica con le puntate che
fece.
Poi chiamò il cameriere e gli chiese di portare due bottiglie di
champagne.
- Lasciale qui – gli disse, quando venne e gliele consegnò. – Sì, sul
vassoio, con le due coppe…
La Mercantessa vinceva… Poco dopo, cominciò a corteggiare ardentemente la
sua amichetta, che la guardava con due occhi da cerbiatto. Bevvero insieme
dello champagne, ma la Rossa, che aveva un debole per quella bevanda,
esagerò, con grande soddisfazione della maliarda.
La roulette girava senza sosta sotto gli sguardi trasognati della
violinista… Quanti numeri! Il rosso, il nero… C’era da impazzire!
- Ah, mi stai facendo morire – mormorò la musicista, appoggiando la testa
sulla spalla della sua amata. – Ho l’impressione di essere un po’ ubriaca…
- Ma no, sarà l’emozione! – disse la furbastra, sorridendo
appassionatamente. – Tu mi vuoi bene, non è così?
- Sì, te ne voglio tanto, da svenire…
- Non sai quanto mi fa piacere sentirmi rivolgere queste parole. Mi
consolano, lo sai?
- Allora, te ne dirò mille altre, va bene? Sono follemente innamorata di
te, dei tuoi lunghi capelli, del tuo animo affettuoso, del tuo volto
perfetto…
- Come sei cara! Allora, voglio che tu faccia una cosa per me…
- Dimmi! Tutto quello che vuoi!
- Devi mettere una firma qui…
A quel punto, la Mercantessa trasse di tasca una sorta di pergamena. Era
un contratto, che voleva far firmare alla Rossa…
Perbacco, intendeva approfittare di quella ubriachezza passeggera, per…
Non oso pensarci!
“Con la presente, io sottoscritta *** vendo il mio violino *** alla
gentile signora *** per la somma di ***.”
Questo era, in sostanza, il contenuto dell’accordo. La bionda afferrò
dolcemente la mano della poverina e, dopo averle fatto intingere la penna
nel calamaio, le fece sottoscrivere quel patto. In quell’istante,
l’ammaliatrice ebbe la sensazione di essersi impossessata per sempre di
uno dei più preziosi strumenti musicali di Francia!
Per ringraziare la sua bella del servizio che le aveva reso, la baciò
teneramente sulla bocca e le regalò una parte della somma che aveva vinto
al gioco.
Tutto era accaduto fatalmente, nella clandestinità e nel mistero di quella
bisca!
Ricordo che, alcuni giorni dopo, la Mercantessa incontrò in gran segreto
il killer sconosciuto.
- Avete fallito! – gli disse lei, con voce severa, sciogliendo i suoi
capelli ed appoggiandosi alla parete, tappezzata di seta di Persia. – Come
è stato possibile?
- Abbiate pazienza… - rispose l’altro, mortificato. – E’ stato per colpa
della sfortuna…
- Vi avevo incaricato di ucciderlo, no? Ricordate il generoso acconto che
vi ho già dato? Dovete liberarmi di chi ostacola la mia felicità!
- Ho solo bisogno di un po’ di tempo.
- Badate che se mi sentirò tradita…
- Non preoccupatevi! Saprò soddisfarvi, ma… Il giorno in cui vi avrò
servita, sarete disponibile a soddisfare qualcuna delle mie voglie?
La bionda aveva le spalle al muro. In quell’istante, era semplicemente
meravigliosa. Il killer, vestito di nero, le stava davanti e volle
accarezzarle i bei capelli… Lei non riuscì a sottrarsi a quella strana
lusinga.
- Vedrò se sarà possibile esaudire questo vostro desiderio – mormorò poi
la Mercantessa, dopo un istante di silenzio.
- Siete incantevole, lo sapete?
- Grazie… Ma fareste meglio a pensare al vostro lavoro e a risparmiarvi
questi complimenti!
- E chi me lo può proibire?
Fu allora che quell’uomo terribile cercò di baciarla, toccarla, sedurla.
Ma non ci riuscì. L’altra seppe anticipare i suoi movimenti, si allontanò
da lui e lo salutò. Andandosene, gli tirò un bacio. Forse, fu soltanto un
modo per prenderlo in giro.
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