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Parigi offriva divertimenti a non finire. Assomigliava ad una bella donna,
sempre pronta a dispensare baci a destra e a manca, il volto
incantevolmente truccato, le mani perfette, le ciglia lunghissime.
Lungo la Senna si potevano incontrare delle giovani, che facevano a
rubarsi mazzi di fiori bianchi o vermigli. Strillavano e gioivano, mentre
giocavano all’amore.
I vagabondi e i giramondo certo non mancavano; alcuni suonavano la
fisarmonica, altri, la grancassa. Li potevate incontrare quasi ovunque,
anche se i gendarmi riuscivano a tenerli lontano dai quartieri perbene e
dai boulevard dei ricchi.
Il giocoliere, ancora vivo e vispo, come voi ben sapete, avrebbe voluto
tanto fraternizzare con quei suoi pari, ma aveva poco tempo e non era mai
riuscito nel suo intento.
Un bel giorno, decise di farsi fare un ritratto e andò da uno dei più
bravi pittori della capitale. Questi lo ricevette gentilmente nel suo
atelier e gli chiese di mettersi in posa.
Quando entrò in quella specie di bottega, il burlone fu attratto dagli
splendidi quadri appesi alle pareti. Raffiguravano donne nude, dai seni
grandi e dalle forme flessuose; lunghe chiome degne di Venere coprivano a
malapena i loro sessi. Alcune erano state ritratte di schiena, mentre
mostravano il sedere, accingendosi ad entrare in sontuosi letti a
baldacchino, ove sicuramente dei bravi amanti avrebbero regalato loro le
gioie proibite della carne.
Certi dipinti raffiguravano degli accoppiamenti sessuali, in tutta la loro
piacevole crudezza…
Il pittore era un uomo raffinato, che teneva sempre in mano il pennello e
portava in testa un grazioso basco blu.
Il giocoliere si sedette su di uno sgabello; voleva essere ritratto con il
suo cappello preferito sul capo, quello che lo faceva assomigliare ad una
di quelle figure che, nei mazzi di carte francesi, raffigurano il jolly.
Teneva in mano alcuni dei suoi birilli colorati e cercava di sorridere
allegramente.
Ad un tratto, nell’atelier entrò una vecchia conoscenza del nostro eroe.
Era la Rossa! Non appena vide il suo amato, gli saltò al collo e lo salutò
con uno dei suoi baci.
- Che gioia rivederti! – gli disse, appassionatamente, carezzandolo con i
suoi lunghi capelli rossi.
- Anch’io sono con… Contento! – le rispose il balbuziente, abbracciandola.
– Ma non ti ho ancora de… Detto quello che mi è capi… Capitato!
- Oh, non si tratterà di qualcosa di brutto, spero!
- E invece sì! Sì, purtroppo!
Nello studio del pittore, il poverino raccontò alla sua bella le tragiche
avventure che aveva vissuto. Avevano cercato di ucciderlo, sì! Era stato
terribile!
- Non sai quando mi dispiace! Oh, piccolo caro – esclamò la Rossa – d’ora
in poi, non ti lascerò più andare in giro da solo! Ti seguirò ovunque, se
non altro per cercare di proteggerti…
- Ho avuto ta… Tanta paura! – balbettò l’altro, giungendo le mani.
- Avrebbero potuto ucciderti! Oh, ma chi può volere la morte di una
persona buona e innocente come te? Preferirei mille volte morire,
piuttosto di vivere e vederti ferito, magari ucciso… Non devi più andare
nei bassifondi! Non uscire di casa dopo una certa ora!
- Ho ta… Tanta paura! – ripeté il giocoliere, come se il giradischi che
aveva dentro di sé si fosse incantato.
- Mi ascolti? Eh?
- Sì! Sì!
- Allora mi darai retta… Giuramelo!
- Te lo… Giuro!
- Bravo… Mi hai fatto venire da piangere, sai? Tu lo sai che io non voglio
perderti! Ti amo tanto…
Il destino li aveva fatti incontrare in quell’atelier soltanto perché si
raccontassero le proprie sventure!
La tristezza svanì nel loro affetto…
Il pittore volle ritrarli abbracciati insieme.
Il cimitero di Montmartre suscitava nell’animo del passante un senso di
mistero e malinconia. Anche la meravigliosa violinista, una volta, mentre
passeggiava fra quelle tombe, mano nella mano con la Mercantessa, si sentì
travolgere da mille sensazioni romantiche, come il cielo infuocato che
stava sopra di loro.
Era l’ora del crepuscolo e si vedevano le torri gotiche della città
svanire nell’immenso. Apparivano nere, in uno sfondo fatto di nubi
rossastre e blu oltremare. Uno stormo di corvi svaniva nel vento.
La bionda camminava appoggiandosi ora alla sua stampella, ora alla spalla
della sua amica del cuore.
Le tombe erano grigie, vuote, silenziose. Le due giovani donne giunsero
davanti ad un sepolcro triste; c’erano delle statue che raffiguravano una
madre, con due fanciulli attorno… Lei era morta abbracciandoli… Pochi al
mondo l’avevano rimpianta…
- I nostri dolci istanti avranno tutto il tempo di tramutarsi in amari
istanti – sussurrò la Mercantessa, sospirando.
Si sentiva inconsolabile. Aveva bisogno che la mano della sua amata le
accarezzasse teneramente i capelli, ma la musicista, allora, era come
assente.
- Un giorno, piangeremo il pianto dell’addio e ci ricorderemo delle gioie
perdute e fuggitive del presente – riprese la bionda, sottovoce. – Ti
voglio, per me, soltanto per me!
- Mi dispiace, ma non posso – le rispose l’altra, lasciando andare
dolcemente la mano della sua compagna, che per un attimo aveva stretto tra
le sue.
- Il nostro affetto non morirà fra queste tombe! Promettimelo!
- Sì, te lo prometto. Ma tu non devi far soffrire colui che amo…
- Sei l’unico conforto della mia esistenza. Restami accanto! Sono venuta a
Parigi soltanto per avere la gioia di incontrarti, di parlarti…
- Io non ho mai cercato di fuggirti… Tu lo sai! E non lo farò nemmeno in
futuro.
- Giurami che non ci diremo mai addio! Giuramelo!
La voce della Mercantessa si spense nel vento. Non ottenne altra risposta
che il silenzio.
Le due donne si abbracciarono e si baciarono teneramente sulla bocca,
davanti a una tomba spoglia. L’ultimo raggio di luce del giorno le
illuminò, affettuosamente insieme, nella città dei morti.
Le croci erano talmente tante, che nessuno poteva contarle.
Una brezza lieve, gentile, spargeva nell’etere i profumi della primavera
triste.
La Rossa si staccò per un attimo dalla sua amica del cuore e, sorridendo
appassionatamente, le disse in un orecchio:
- Anche se non avessi bisogno di appoggiarti a quella gruccia, ti amerei
lo stesso…
I lunghi capelli della Mercantessa volavano, volavano, volavano,
meravigliosi e freddi… Nessun pittore al mondo avrebbe potuto dipingerli,
tanto erano belli.
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