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Il salotto di Madame de… era affollato. Tutti gli invitati si erano
ricordati dell’appuntamento. Alcuni uomini viziosi fumavano sostanze
proibite, seduti su di un canapè. Altri, leggevano i quotidiani più famosi
di Parigi e discorrevano a gran voce di politica e di borghesia. Le donne
erano meravigliose. Giovani, elegantemente abbigliate, pettinate come
bambole, si scambiavano dei complimenti e chiacchieravano di storie
mondane e piccoli scandali rosa.
Una signorina dalle lunghe trecce nere, vestita con un abitino cremisi,
che le lasciava le braccia nude, sfogliava annoiata un feuilleton, giunto
oramai alla sua centoduesima uscita.
La padrona di casa, seduta al tavolo da gioco, fumava il sigaro e
mescolava le carte, nell’attesa che gli ultimi ritardatari bussassero alla
porta.
La sala era lussuosa; alle pareti erano appesi dei quadri di artisti
famosi, raffiguranti belle donne, che, inseguite da maschi bramosi di
accoppiarsi, correvano nude sui prati, o stavano sdraiate nude su dei
morbidi letti, con una gamba alzata e il dito tra le labbra.
Alla destra di Madame de… stava seduto l’impresario, che giocherellava con
il suo bastone dal pomolo d’avorio. Altri giocatori si accingevano a
prendere posto proprio in quel momento.
Le cameriere, in livrea, giravano a destra e a manca, recando delle gran
guantiere colme di pasticcini e bevande. Si beveva il ruhm, il
Grand-Marnier, lo champagne…
La Rossa suonava il violino, seduta in un angolo, accanto ad un giovane
sconosciuto, che indossava una maglia a righe bianche e nere, portava un
basco blu e strimpellava la fisarmonica. Ah, che musica cupa, ricca di
accenti sonori e malizie segrete!
L’impresario chiamò la violinista accanto a sé… Le disse:
- Restate vicina a me, così mi porterete fortuna! Siete talmente bella…
- Oh, per quanto ancora dovrò subire i vostri appassionati complimenti? –
gli rispose lei, sorridendo.
- Finché lo desidererete!
A quel punto, l’impresario si tolse il cappello a cilindro e lo riempì di
biglietti di banca. Era disposto a giocarsi tutto quel denaro…
La Rossa gli si sedette accanto e cominciò a confabulare con lui, a bassa
voce, come se fossero stati due fidanzatini.
Pensate che lei gli prendeva la mano, gli sussurrava parole affettuose
negli orecchi, anche se non osava dargli del tu…
La padrona di casa giocava con le carte. Erano mazzi francesi; ricordo le
belle figure, dipinte a colori vivaci, di fanti, di regine, di re…
L’uscio si aprì improvvisamente. Apparve una donna bionda, vestita di
scuro, con in testa un cappello nero, ornato di fiori finti. Per
camminare, si appoggiava ad una stampella di legno…
Ma… Cielo! Era la Mercantessa! La Rossa la riconobbe in un istante e
subito gli occhi suoi si riempirono di lacrime.
Che cosa le era capitato? Si stava dirigendo verso il tavolo da gioco… La
nostra protagonista non poté resistere. Si alzò in piedi; per evitare
quell’incontro, si rifugiò accanto al suonatore di fisarmonica e riprese a
far piangere il suo violino.
Lo sguardo della musicista incontrò quello della sua vecchia conoscenza.
Oh, io non vi so dire quali sentimenti appassionati, che slanci, quanta
follia amorosa racchiudevano gli occhi di entrambe!
La bionda mosse le sue dolci labbra, come per rivolgere la parola alla sua
amica del cuore, ma la voce le mancò. Cercò di tirarle un bacio, da
lontano, ma non le riuscì. Io non so raccontarvi l’affetto e la tristezza
che quelle due donne recavano in seno!
La partita di bridge ebbe inizio. Durò a lungo. La Mercantessa approfittò
di tutto quel tempo per corteggiare con gli sguardi colei che doveva
essere sua.
La violinista la guardava, tutta commossa… Avrebbe voluto abbracciarla,
stringerla a sé, chiederle come era successo, consolarla! Che cosa mai
significavano quella gruccia, quell’andatura incerta e zoppicante, quel
suo volto mesto?
Prima che se ne andasse, la Rossa corse incontro alla sua amata e si gettò
ai suoi piedi.
- Per favore, non fingere di non riconoscermi! Non posso vivere senza di
te, lo confesso! – le disse subito la Mercantessa, piagnucolando. – Tu non
sai cosa mi è capitato!
- Dimmelo tu. Io non oso chiedertelo! – mormorò l’altra.
- Un carro mi ha investita. E’ stato terribile! Non potrò più camminare
come prima. Oh, me sventurata! Sapessi quanto ho sofferto! Soffro molto
anche ora, sì! Ahimè!
- Farei volentieri qualcosa per te, se solo potessi! Non hai che da
chiedermelo! Io ti aiuterò!
- Sei molto buona… Grazie! Oh, grazie!
La Mercantessa appoggiò la sua bella testa bionda sulla spalla della sua
amica del cuore… Cielo, le pianse addosso, sì! Oh, era inconsolabile,
inconsolabile!
- Fa’ qualcosa per me, ti scongiuro! – esclamò la maliarda, con un
sorprendente talento da attrice. – Sono così sola ed infelice! Aiutami!
- Stai tranquilla… Ti prego, non piangere! Così farai piangere anche me!
- E’ stato terribile!
- Appoggiati a me, su! Ti porto fino alla carrozza!
- Sei tanto cara… Senza di te, morirei! Ti amo tanto, perdonami se te lo
dico! Non riesco a uccidere il sentimento che tu sai ispirarmi!
La Mercantessa era riuscita nel suo intento. Non era mai stata zoppa.
Aveva escogitato quella finzione per riavvicinarsi alla sua amata. Non
appena fu salita nella sua vettura, gettò in un angolo la stampella, di
cui si era servita per riconquistare il cuore della violinista.
Sorrise a se stessa, perché, pensava, presto quell’animo ribelle sarebbe
stato soltanto suo, come quel violino, di inestimabile valore.
Abbiamo lasciato il povero giocoliere in un vicolo cieco, inseguito da
un’ombra minacciosa… Fortunatamente, quella volta il nostro eroe riuscì a
scamparla, scavalcando il muro.
Purtroppo, però, una notte fece un altro brutto incontro. La luce cupa dei
lampioni gli aveva fatto paura. Stava passeggiando in un quartiere un po’
malfamato. Giungevano fino a lui le voci degli ubriachi, gli schiamazzi e
i versi delle prostitute, appartate con i loro clienti. Erano i suoni dei
bassifondi. Non lontano da lì, in un bistrot, era scoppiata una rissa.
Il killer inseguiva il povero giocoliere con un pugnale in mano, la cui
lama scintillava vagamente, nella luce lunare. Stava per prendergli la
mano; poi, fingendo di chiedergli un’informazione, avrebbe portato a
termine l’opera sua.
Triste destino, essere sgozzato…
Eppure, il burlone non aveva idea di ciò che stava per capitargli.
Innamorato della luna, la guardava con i suoi occhioni, pieni di fantasia.
Provava l’ardente desiderio di suonare una serenata con il suo mandolino…
La lama d’argento guizzò nelle tenebre profumate e misteriose di Parigi.
S’udirono molte grida.
Fortunatamente, nel momento fatale, il giocoliere era caduto in un tombino
rimasto aperto. Le sue urla avevano messo in fuga l’aggressore.
Nel frattempo, in un altro angolo elegante della capitale francese, la
Mercantessa si dava al libertinaggio. Vestita in modo provocante, onde
mostrare al mondo le sue splendida gambe ed il suo petto carnoso,
passeggiava lungo un boulevard, decisa a chiedere a tutti di fare sesso
con lei. Tirava dei baci nella notte.
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