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La Mercantessa non volle sentir ragioni e prese la Rossa tra le sue
braccia. La sollevò da terra con una forza degna di un uomo…
- Mettimi giù! – diceva la bella violinista. – Mettimi giù, ti ho detto!
Ma l’altra non la ascoltava.
Uscì dalla casa del gabelliere con la sua amata tra le braccia e cominciò
a scendere così lungo il sentiero, resa folle dal suo innamoramento.
I suoi meravigliosi boccoli biondi carezzavano affettuosamente il petto
della sua amica del cuore, lasciato scoperto dal vestitino che portava
indosso… Di tanto in tanto, smetteva di correre, la guardava negli occhi
e, sempre tenendola in braccio, le dava dei baci inebrianti.
La musicista li ricambiava.
- Dove vai? Dove mi porti? – le chiese, appassionatamente.
L’ammaliatrice le rispose con uno sguardo affettuoso, senza dire una
parola, mentre continuava a correre attraverso il bosco.
La violinista non riusciva a smettere di guardarla… Aveva socchiuso gli
occhi e le stava accarezzando i riccioli d’oro con la manina bianca…
Quanto desiderava le sue labbra!
- Sei così appassionata, così selvaggia! – le sussurrò, con voce
romantica.
Avrebbe voluto toglierle il cappellaccio nero che portava in testa e
rigirarselo tra le mani… Oh, come le stava bene! S’intonava talmente tanto
ai suoi capelli, che…
Per un istante, la Rossa parve addormentarsi tra quelle braccia. Poi si
riscosse, quasi di soprassalto, per raccomandare alla sua amica:
- Stai attenta! Lungo il sentiero ci sono le tagliole!
Ed era vero… Ma la Mercantessa sorrideva maliziosamente, mostrando alla
sua amante le sue labbra rosse, che facevano impazzire.
- Dove corri? Dimmelo… - mormorò l’abbracciata.
La sua compagna rimase chiusa nel suo silenzio e le strinse forte la mano.
Il suo mantello svolazzava sempre, nel vento. Pareva una cacciatrice: le
mancava soltanto il fucile.
Ogni duecento passi, la bionda si fermava, per baciare la sua bella sulla
bocca. Ormai l’aveva presa, era sua e non la lasciava più.
Ad un tratto, però, da un cespuglio sbucò un cinghiale, inferocito e
crudele. Era stato molestato dai cacciatori, che non gli davano pace.
Aveva sete di sangue.
Si precipitò sulla Mercantessa e le azzannò una gamba. La vittima gettò un
grido e cadde a terra, cercando di proteggere la Rossa da quell’aggressore
feroce…
- Fuggi! Vattene! – gridò la sventurata, mentre lottava con tutte le sue
forze.
La nostra eroina dovette obbedirle, sebbene a malincuore. Scappò a gambe
levate, lasciando la poveretta sola sul sentiero…
Fu un evento provvidenziale. La Mercantessa, infatti, aveva deciso di
portare la violinista in casa sua e di rinchiuderla lì, onde impedirle di
esibirsi dinanzi all’impresario.
Il destino faceva il suo corso e tentare di fermarlo era cosa vana!
Forse, il concerto davanti all’impresario sarebbe fallito, a causa della
profonda malinconia che si era impadronita del cuore della nostra
protagonista.
Le parve di veder passare tutta la vita davanti ai suoi occhi, in un solo
istante…
I giorni, i mesi, gli anni non avevano più senso, per lei.
Non lo avevano più nemmeno gli alberi del bosco, le vedove del villaggio,
i carri, i nugoli di orfanelli dai grandi fiocchi azzurri, che giocavano
con i fiori di primavera.
Non lo avevano gli ammiratori, gli spasimanti, e coloro che desideravano
ritrarla in un dagherrotipo.
Se abbassava le ciglia, vedeva sempre davanti a sé quei capelli biondi, e
quelle labbra scarlatte, dolci, appassionate!
Poi, più nulla…
Ben presto, venne il gran giorno. L’impresario ammirò la Rossa e il
giocoliere lisciandosi i baffi e fumando il sigaro.
Sembrava di essere in un caffè di Parigi; tutt’intorno a quei due bravi
artisti c’erano delle ballerine vestite come fate, truccate a meraviglia,
che volavano nella danza. Mi ricordo anche di una scimmietta ammaestrata,
che faceva le capriole e si mordeva la coda, ballando.
La sala era gremita… C’erano tanti orfanelli, che sorridevano e
scherzavano… Il direttore dell’Accademia era commosso. Una musica di
campanelli avvolgeva ogni cosa… Che festa! Che festa!
Alla fine, scoppiarono gli applausi.
L’impresario sorrise e si tolse il gran cappello a cilindro, per
l’ammirazione. Corse a parlare con la Rossa e a porgerle i suoi
complimenti vivissimi.
- Bravi! Bis! – gridavano tutti.
La bella arrossì, mentre una lacrima di tristezza le inondava la guancia.
Era un ricordo, soltanto un ricordo, fatto per svanire come un sogno nel
vento del destino.
Amica mia, consolati!
Le luci di Parigi già brillano per te. Presto ti scintilleranno accanto.
Allora, agiterai il tuo fazzoletto bianco davanti al mondo e abbraccerai
una ad una le ballerine dei locali notturni, che ti corteggeranno e
piangeranno di piacere insieme a te.
Il giocoliere ti starà accanto… Consumerete il vostro affetto ardente
lungo le rive della Senna, sotto una falce di luna d’argento, al suono
amico dell’acqua che gorgoglia sotto i ponti.
- Verrete con me nella capitale? – chiese l’impresario alla Rossa. – Non
vi farò mancare nulla, avrete un contratto assai vantaggioso…
- Voi mi lusingate troppo!
- Siete talmente brava! La vostra bellezza può rendere folli. Allora,
verrete con me?
- Oh, quale onore mi concedete!
- Vi ammiro moltissimo!
Tutti i violini suonavano a festa, mille luci brillavano, intorno a loro.
Sembrava di udire il fischio di un treno a vapore, in partenza… Gli
ammiratori di lei erano giunti in gran numero alla stazione, per dirle
addio…
Ma tutto questo era ancora un sogno.
Una donna bionda sorrideva nell’ombra, accarezzandosi le labbra con un
dito. Il cinghiale non l’aveva uccisa, ma soltanto ferita… Non faceva che
riproporsi di far trionfare la sua passione, un giorno, e di impadronirsi
di quel violino, prezioso gioiello d’antiquariato.
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