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Ricordo che nel villaggio la Rossa si dedicava sempre ad opere di
misericordia… Allora, un infelice passerotto, che beveva in una
pozzanghera, bastava a commuoverla.
Mi sembra ancora di vederla, mentre, tutta impietosita, aiutava a
camminare il povero orfano, di cui già vi ho parlato, che si reggeva sulle
sue stampelle di legno… Gliele aveva costruite un falegname, per un soldo.
- Coraggio, su, piccolo mio, avanti… - gli diceva lei, sospirando.
Gli aveva appoggiato una delle sue belle mani sulla spalla, e cercava di
consolarlo, così. Passeggiando insieme lungo una strada del villaggio,
incontravano delle vedove, vestite di nero, che, vedendoli,
sghignazzavano. Pareva li deridessero.
Cielo, quanta crudeltà!
La Rossa credette che una di loro volesse picchiarli, con il suo bastone.
Per fortuna, si sbagliava.
Una nuvole di corvi si alzò in volo, dal tetto di una delle case, e li
avvolse, nel suo grigiore.
L’ultimo gelo si stava sciogliendo. Un cattivo tirò una palla di neve sul
volto dell’orfanello storpio.
Tristezze!
La Mercantessa non si era dimenticata del giocoliere, né della sua
appassionata amante. Il suo cuore fremeva di piacere e di collera.
Mi sembra di vederla, mentre si faceva bella, davanti allo specchio. Si
pettinava, si truccava, rendeva le sue labbra ancor più rosse, tingeva di
nero le sue lunghe ciglia, faceva finta di sospirare e di baciare. Poi,
abbassava lentamente le palpebre e fingeva di cadere svenuta, sul suo
canapè. Era stato il desiderio d’amore a farle perdere i sensi!
Voi dovete sapere che, nel borgo, c’era una bettola. Si trattava di un
edificio antico e quasi fatiscente, costruito vicino alle rocce e al
torrente. Una delle sue finestre aveva il vetro rotto; i muri maestri
apparivano piuttosto decrepiti, sconnessi, e sopra la porta d’ingresso era
appesa l’insegna, piuttosto annerita, che raffigurava un gran grappolo
d’uva ed una bottiglia di vino.
Un giorno, da quell’uscio, videro entrare la Mercantessa. Giunta che fu
all’interno, si trovò in uno stanzone, illuminato dalla luce del meriggio
e da quella di un fuoco morente, che ardeva nel camino.
La bionda si guardò intorno. Ai tavoli, stavano seduti i lavoratori del
villaggio: giovani proletari, dalle braccia grosse ed irsute, che
spuntavano dalle maniche delle camicie arrotolate fino al gomito, o dai
farsetti.
Alcuni fumavano e giocavano a carte o ai dadi. Altri chiacchieravano,
facendo risuonare le loro voci roche e possenti. Si parlava della
primavera, delle semine, del lavoro negli opifici, nelle stalle e nelle
officine. Qualcuno bestemmiava, già ubriaco fradicio, benché il crepuscolo
non fosse ancora calato. Un operaio, turbato, lasciò cadere per terra la
sua bottiglia di brandy… Era stata la Mercantessa ad incantarlo, con la
sua bellezza.
- Oste! – disse la giovane, schioccando le dita. – Di quello buono, per
piacere!
La videro sedersi al bancone, su di uno sgabello. Si tirò su la gonna e
mostrò a tutti le sue belle gambe, che erano nude, dolci, lunghissime.
- Ragazzi, venite qui da me! Offro da bere a tutti!
Questo fu l’invito della Mercantessa, che già rideva per quello che
intendeva fare. Le si avvicinarono tre o quattro contadini, alcuni dalle
barbe lunghe ed incolte, altri, rasati e con l’anello al dito.
Tutti bevvero, compreso l’oste.
Poco dopo, l’avvenente bionda prese a confabulare con i maschi che le
stavano intorno. Erano già ubriachi. Qualcuno osò toccarle le gambe… Gli
altri lo imitarono e le misero le mani sui fianchi, sul petto, sulle
spalle… Poi, le strapparono il vestito, perché volevano guardare il suo
seno nudo e la sua fica. La desideravano ardentemente, tanto che uno di
quegli energumeni le baciò le dita dei piedi, rimasti scalzi ed appoggiati
alla traversa dello sgabello.
- Fatemi godere, avanti! – urlò la Mercantessa, inebriata. – Scopatemi!
Il vino scorreva a fiumi. Tutti i maschi erano ubriachi fradici e volevano
fare sesso con quella splendida femmina.
- Uno alla volta! – disse lei.
Si sedette sul bancone ed allargò le gambe. Qualcuno l’aveva penetrata!
Cielo, che ebbrezza! Si sentì scuotere con forza, da un maschio
arrabbiato, ebbro, erculeo ed avvezzo alla fatica. Era il garzone
dell’osteria.
- Ah, godo! – strillò la Mercantessa, con la voce più femminile di cui
fosse capace. - Godo! Più forte! Su! Ahi!
Lo sconosciuto la spruzzò… Poi, fu la volta di un altro scopatore. Prima
di cominciare, volle accarezzarle i capelli, che erano lunghi e
bellissimi.
- Che gioia, bella bionda! – le sussurrò, in un orecchio.
Voleva metterglielo nel sedere. Prima, però, glielo ficcò in bocca. Lei lo
succhiò avidamente, come se fosse stato un lecca-lecca.
- Fammi morire! – gli urlò, quando si sentì trafiggere l’ano. – Ti prego,
fammi morire, sì!
Quanta sofferenza! Che piacere! La bocca della Mercantessa era rimasta
spalancata; la fortunata non smetteva mai di gridare e lamentarsi per
l’orgasmo.
- Scopami! Scopami! Scopami! Sì! Bravo!
Nella bettola c’erano più di venti maschi. La maliarda lo fece quasi con
tutti. Non temeva di restare incinta. Ad un tratto, le parve di
riconoscere il giocoliere. Un sorriso cupo, di vendetta, balenò sulle sue
labbra. Gli fece cenno con l’indice di avvicinarsi.
- Che… Che cosa… Hai fatto? – le chiese il burlone.
- Gioco! – gli sussurrò l’altra, ridendo. – E tu, vuoi giocare con me?
Avanti, mettimelo dentro…
L’ingenuo rimase impalato davanti a lei per un attimo… Intanto, la
maliziosa si asciugava con un fazzoletto lo sperma, che le colava dalla
vulva spalancata.
Mentre l’infelice la possedeva carnalmente, la Mercantessa urlò molto e
fece finta di piangere. Gli gridava di smettere, di non farle male, ma
l’altro non la ascoltava.
Dopo che ebbe finito, la bionda si mise a chiamare aiuto con forza.
- Lo avete visto tutti! – strillò. – Mi ha violentata! Aiutatemi!
Come era brava a recitare! Che talento da attrice! Afferrò il giocoliere
per un braccio e lo condusse fuori dell’osteria, in cui, intanto, stava
scoppiando una rissa. Non smetteva mai di sbraitare e di piagnucolare.
Proprio in quel momento, lì dinanzi, passava una pattuglia di gendarmi. I
loro volti arcigni, i lunghi baffi e i pizzi neri che portavano, i fucili,
con le baionette inastate, facevano paura.
La Mercantessa li chiamò, puntò il dito verso il giocoliere e gridò:
- Vi prego, arrestatelo! Mi ha appena stuprata! Oh!
A quel punto, si mise una mano sulla fronte, socchiuse gli occhi e si
lasciò cadere a terra, fingendosi svenuta.
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