| |
La Mercantessa non faceva che camminare su e giù per le stanze della sua
lussuosa casa.
Teneva le mani conserte sul petto. Imprecava. Ah, quant’era furiosa! Che
rabbia aveva in corpo!
I suoi bei capelli si erano tutti arruffati, tanto che sembravano rovi,
irti di spine.
- Ah, Rossa! Rossa! Me la pagherai! Ti ho dato la mia amicizia e tu… Ah,
Rossa!
Di tanto in tanto, prendeva dei pezzi di legno e li scaraventava nel
fuoco. Era come se desse da mangiare ad un mostro rovente ed insaziabile.
Anzi, vi dirò di più: con quel gesto, le pareva di staccare le mani, le
braccia, i piedi e le gambe della povera violinista e di consegnarli alle
fiamme.
Perbacco, l’aveva tradita!
Si era rifiutata di regalarle il suo violino, accipicchia!
La Mercantessa non faceva che farneticare.
All’improvviso, ebbe voglia di mettere qualcosa sotto i denti, onde
sfogare meglio la sua collera. Fu allora che si mise a mordere il
tavolino, con le sue zanne forti…
Ma era duro, però!
L’iraconda cominciò a staccare dalle pareti i quadri e gli oggetti
preziosi che vi teneva appesi e a farli a pezzi.
Con le sue mani feroci, li ridusse in briciole!
- Mi hai tradito! – urlava. – Rossa, sei una traditrice!
Che affronto le aveva fatto!
Uh, la feroce padrona di casa si buttò per terra e, dopo qualche
ruzzolone, si mise a strappare con gli artigli tutta la tappezzeria!
Cielo, voleva farla a brandelli!
Me la ricordo mentre stava a quattro zampe, con i capelli scarmigliati sul
volto pallido, la bocca contratta in una smorfia di cattiveria, saltellava
e si mordeva le labbra e la lingua, urlando in continuazione:
- Rossa! Rossa! Rossa!
Le aveva voluto bene, ma lei le aveva dato un gran brutto schiaffo,
negandole quel regalo!
All’improvviso, la Mercantessa si ricordò che possedeva un ritratto della
traditrice. Allora, balzò in piedi e lo cercò. Quando lo ebbe trovato,
prese ad accarezzarlo con le unghie, a rosicchiarlo coi denti, a sbatterlo
dappertutto, a dire improperi che non si possono nemmeno scrivere!
- Mi hai fatto male! Sì! – gridò.
Scusate se ve lo racconto, ma la furibonda volle sputare su quel bel
quadretto… Fu come se lo avesse fatto sul visetto ingenuo della sua amica!
- Il tuo violino, Rossa! Il tuo violino! Lo devo avere! E’ mio, mio, mio!
Che voce stridula e chioccia aveva in quegli istanti! Uh, quante grida
bisbetiche! Pareva che qualcuno si fosse divertito a metterle una tenaglia
in gola e le stesse tirando via le tonsille e le corde vocali!
La Mercantessa impazziva.
Ah, quanto aveva amato la violinista ingrata! Avrebbe sacrificato la sua
vita per quella giovane! Le aveva concesso il suo corpo e tutto il suo
amore! Si era innamorata follemente di lei! Ma poi… Ah!
- Rossa, ti odio!
Questo strillò alla fine l’arrabbiata, cadendo esausta sul canapè.
Ricordo di avere visto la Mercantessa nel bosco, tutta vestita di nero,
con il fucile in spalla, intenta a confabulare con tre uomini dai volti
coperti con maschere color della pece.
Erano briganti!
I rovi spogli li nascondevano appena. Che voci cupe! Quante parole
minacciose!
Uno dei fuorilegge allungò la mano, per accarezzare i meravigliosi boccoli
della bionda, che sporgevano appena dal suo cappuccio. Ella sorrise,
mostrandogli i suoi denti d’avorio, con cui forse le sarebbe piaciuto
morsicarlo.
Una fucilata, sparata in aria, sarebbe stata il segnale…
Ad ogni modo, la maliarda non poteva dimenticare colei che era stata la
sua amica del cuore.
Tutta sola nella sua casetta, con il tetto aguzzo e le guglie ricoperte di
neve, la pensava. Si stava accarezzando dolcemente in mezzo alle gambe…
Era quasi nuda, portava soltanto un velo indosso.
Ogni due o tre assalti, si girava, mettendosi spesso a pancia in giù, onde
far entrare meglio le dita nella sua vagina bagnata e calda. Stava
sdraiata su di una panca, dalla quale, però, sporgevano i suoi bei piedi
lunghi e le caviglie, tanto era alta.
La sua vulva nuda assomigliava a una rosa vellutata e senza spine, che si
arrossava sempre di più, man mano il piacere cresceva.
Le sue mani esperte lavoravano con intenso godimento, tutte intente ad
aprire la porta femminile attraverso la quale poteva entrare il godimento
estremo.
Pensava al bel volto della Rossa, ai suoi seni grandi, alle sue gambe
lunghe, che si attorcigliavano alle sue. Le sembrava di averla accanto e
di urlare insieme a lei. Che gioia! Durante i loro incontri amorosi, era
stata sempre l’appassionata violinista a lamentarsi più forte e a fare i
versi più bollenti.
Quando socchiudeva le labbra, però, la bionda mostrava i suoi bei incisivi
bianchi, apriva e chiudeva la bocca, come per sgranocchiare insieme alla
sua amante la mela vermiglia del piacere.
Mentre si toccava, si sfiorava nervosamente le labbra con i denti e, con
la mano libera, tormentava incessantemente le sue mutandine nere,
ricamate, che le stavano tanto bene, quando le portava indosso. Aveva
delle natiche perfette, fatte per sognare.
- Ah, Rossa… - mormorava la Mercantessa, mentre aveva la sensazione che
una mano di fuoco la torchiasse, laggiù, in mezzo alle gambe, dove si
sentiva più femmina. – Mi farai impazzire! Così! Ahi! Dopo essermi
impadronita del tuo violino, venderò anche il tuo corpo, un giorno…
Al di là della finestra appannata, oltre le inferriate, c’erano soltanto
il bosco, la neve ed il grigio inverno.
Una fanciulla parlava ad un albero spoglio. Poi, ne abbracciava il tronco.
Gli aveva confidato un suo ricordo.
|
|