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La Mercantessa si era
riproposta di impossessarsi del violino della sua compagna attraverso la
seduzione.
Ci sarebbe forse riuscita?
Una notte, la vidi china sul suo scrittoio, accanto al fuoco. I lunghi
capelli biondi le ricadevano sciolti sulle spalle nude… Era praticamente
senza vestiti. Stava con le gambe accavallate e, di tanto in tanto, si
toccava i capezzoli, voluttuosamente.
Aveva preso carta, penna e calamaio. Scriveva una lettera appassionata,
con l’inchiostro rosso.
Dopo che ebbe vergato le ultime parole, la firmò baciando il foglio con le
labbra… Era per la sua amica del cuore, sì, per colei che doveva cadere,
innamorata e folle, sotto il peso delle sue premure veementi!
Vidi apparire su quella bocca scarlatta un sorrisetto languido e un po’
crudele… Che amore strano provava la cupa ammaliatrice, nei confronti di
una violinista meravigliosa ed indifesa!
La missiva venne recapitata. Era un invito galante. Dopo averla letta, la
Rossa si sentì conquistata. Ah, che bella calligrafia, piena di passione!
Che parole romantiche! Che slanci affettuosi!
- Sì, verrò con te, amore caro! – sussurrò l’ingenua, tra sé. – Prendimi
per mano e conducimi nel giardino delle delizie… Godremo insieme!
All’ora convenuta, ella si avviò lungo il sentiero con il suo violino
sottobraccio… Voleva suonare una serenata alla sua amica del cuore. Il
desiderio le aveva fatto dimenticare che la sua ricca innamorata voleva
impadronirsi del suo diletto strumento!
Sembrava Cappuccetto Rosso. Era così ben pettinata, così ben vestita, che…
Oh!
Che fiore di ragazza!
Aveva le gambe nude, sotto la gonna. Intorno ad una coscia, però, si era
messa una specie di reggicalze nero. I suoi piedi erano nudi, dentro le
scarpe con il tacco alto.
Prese il battente e picchiò tre colpi vicini e forti. In quel gesto, le
parve di infondere tutto il suo amore.
Le venne aperto.
La Mercantessa la salutò con un bacio sulla bocca. La prese per mano e la
condusse in una stanza misteriosa…
- Oh, l’hai portato! Brava! – le sussurrò in un orecchio.
Tutto luccicava intorno alla Rossa. Alle pareti erano appesi strumenti
musicali di tutti i tipi, ma soprattutto violini.
Si mise a sedere su una sedia antica, che doveva valere molto.
La sua attenzione fu destata da un orologio da tavolo, tutto d’oro,
decorato con angeli e creature fantastiche. Era grande e tutto tempestato
di diamanti e pietre preziose.
La Mercantessa, che stava ritta in piedi, dietro la sua ospite, le posò
entrambe le mani sugli occhi.
- Indovina indovinello! – esclamò. – Perché mai ti ho invitata nel mio
castello?
L’altra era innamorata e non trovò la forza per parlare. Il cuore le
batteva tanto forte…
- Oh, tesoruccio, tu non sai quanto ho desiderato questi riccioli di
porpora, oro rosso, sulla mia pelle candida! – riprese la bionda. – Ti ho
sognata… Ho visto la tua pelle di seta profumata, i tuoi occhi pieni di
stelle, di cui mi sono innamorata… Ti prego, fammi godere delle tue labbra
ardenti! Lascia che succhi il loro nettare… Sì, ancora! Ancora!
- Ma… Veramente… Io… - farfugliò l’ingenua.
- Sì, il mio cuore batte soltanto per te! Scusa, ma ti ho fatta venire fin
qui perché desideravo corteggiarti! La mia anima è incatenata alla tua… La
luna e la notte saranno le nostre compagne! Sono meravigliose, come le tue
mani bianche…
- Quanto sei galante!
- Lascia che tocchi con i miei baci le tue ciglia e le tue palpebre di
bambola… Consacrerò i tuoi sguardi alla passione! Riempirò i tuoi occhi di
ebbrezza!
- Dimmelo ancora, sì…
- Ascolta: l’aurora è vicina! Ma brilla già sul tuo bel volto… I suoi
dolci raggi sorprenderanno le due amiche, avvinte insieme!
- Sei così romantica…
- Maestri gioiellieri di altri tempi pagherebbero con la loro vita i tuoi
capelli meravigliosi… Con il loro oro scarlatto si potrebbero creare
monili di inestimabile valore… Sì, sei mia, appartieni alle mie mani ed ai
miei abbracci!
- Brava! Sì, così! Mi hai conquistata! Che cosa posso fare per te?
Dimmelo! Esaudirò ogni tuo desiderio…
La Rossa aveva chiuso gli occhi e sospirava. La Mercantessa, dietro di
lei, esultava, senza mai smettere di accarezzarle la lunga chioma.
- Tutto brilla intorno a me… La tua dimora sembra un deposito di gioielli
– disse l’ingenua. – Vorrei allietarla con il suono del mio violino…
- E’ proprio di quello che ti vorrei parlare! – esclamò l’altra,
sorridendo in modo sinistro. – Se sarai così buona da darmi il tuo
violino, io te ne donerò uno dei miei… Guarda quanto oro, quanti oggetti
preziosi ci stanno intorno! Te li offro, insieme al mio folle affetto!
- Oh, no! Per niente al mondo! Se mi hai invitata qui solo per strapparmi
il bene a cui tengo più della mia stessa vita, avrei fatto meglio a non
venire! Uffa!
La Rossa, allora, si alzò in piedi e si diresse verso la porta. Ma la
Mercantessa non voleva lasciarla andare.
- Adesso tu me lo darai! Su, sii buona, fallo per la tua amica…
- No! Neanche per sogno! Guarda, piuttosto te lo do in testa!
A quel punto, la ragazza, incollerita, estrasse il suo strumento dal
fodero e si accinse ad usarlo per picchiare la sua persecutrice.
- Guarda che mi arrabbio, sai? Il mio violino non si tocca! E’ mio! Mio!
Mio! Soltanto mio!
- Dammelo! E’ un ordine!
- No!
- Dammelo! Piccola dispettosa!
- Lasciami!
La Rossa riuscì a liberarsi dalla stretta della sua compagna e ad uscire
da quella casa. Si mise a correre per il bosco, tenendo stretto al petto
l’oggetto che amava con tutta se stessa.
Le sembrava che la Mercantessa la inseguisse, come un fantasma, sparandole
dietro delle schioppettate.
Che paura!
Eppure, la fuggitiva era stata sedotta da quelle labbra languide e rosse,
da quei capelli biondi e soffici, da quelle maniere gentili…
Non riusciva a dimenticarla, nemmeno mentre faceva sesso con il suo
giocoliere, in piedi, appoggiata al muro.
Ricordo che lui le teneva tutte e due le gambe alzate e la sorreggeva con
energia… Non faceva che darle delle spinte, mentre entrava e usciva dalla
sua vagina. Di tanto in tanto, si fermava e le loro lingue si toccavano
dolcemente.
I due amanti si erano tolti i vestiti. Il movimento era costante,
regolare, eccitante.
Alla fine, lui glielo mise tra le labbra e le riempì la bocca ardente con
il suo miele squisito e abbondante, di cui la bella godette con gioia.
Un fantasma errava sempre nelle nebbie, sui rovi deserti e spogli… La
campana della chiesa gotica suonava le ore. Altro non ricordo.
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