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Dopo la misteriosa apparizione, di cui già
vi ho narrato, la tenebrosa creatura del bosco si dileguò come un
fantasma, nelle nebbie dell’inverno.
Ricordo che un giorno si travestì da vecchia. Indossò i suoi abiti più
neri e si mise sul volto una maschera, che la faceva sembrare
ottuagenaria.
Si calcò sul capo una parrucca grigia, sotto la quale nascose i suoi
lunghi capelli biondi.
Prese un bastone e si incamminò lungo un sentiero erto, che conduceva
verso il confine.
Voleva far paura ai briganti!
Di tanto in tanto, sbatteva la sua verga contro i tronchi degli alberi, o
sui sassi. Era in tal modo che segnalava la sua lugubre presenza ed
intimava ai passanti di non avvicinarsi.
Pareva che le anime della foresta la seguissero, insieme al verso un po’
roco degli uccelli silvestri.
Le orme della vegliarda rimasero impresse nella neve…
Ella giunse ben presto in prossimità della casa del gabelliere.
La vide apparire dietro uno stormo di corvi, che si alzavano in volo.
Le luci del crepuscolo tingevano di fuoco le nevi ed i rami spogli dei
faggi. Una barca saliva lungo il torrente, condotta da un barcaiolo senza
nome.
La Mercantessa si appressò all’uscio e bussò tre colpi col suo bastone.
Poco dopo, la porta cigolò mentre ruotava sui suoi cardini ed apparve il
volto attempato del gabelliere.
- Ehehe! Sono venuta a farti visita, ragazzo mio! – rantolò la maliarda,
salutandolo con un cenno della mano.
Gli mostrò il suo volto rugoso, come per fargli paura… Ma erano quasi
amici.
- Sei tu, vecchia matta? – le chiese il padrone di casa.
- Sì, hai indovinato! Sono venuta per darti tante bastonate sulla zucca,
ehehehe!
La Mercantessa si accomodò sulla sedia a dondolo. Prese a dimenarsi e a
giocherellare.
- Forse non saresti dovuta venire… Coloro che entrano in questa mia
dimora, non ricevono che tristezze dalla vita!
Che suono malinconico aveva la sua voce, mentre le diceva quelle parole
tristi!
- Di solito, quassù non arrivano che briganti e contrabbandieri… Gente
disperata, che vaga nelle nebbie… Una volta, però, ho incontrato una
giovane donna, dai lunghi capelli rossi… Si era smarrita nel bosco, come
un cerbiatto…
- E’ proprio di lei che ti voglio parlare! – esclamò la Mercantessa,
facendogli il solletico sotto il mento con le dita. – Uh, dici che solo i
fuorilegge vengono a trovarti? Ma ci sono anch’io, no? Ehehe!
- I giorni, i mesi, gli anni, la vita, il tempo… Tutto passa e non ritorna
più!
- Sbaglio o sei in vena di tristezze, oggi? Uh, come ti sta bene quel
cappello a cilindro! Sembri un gagà. Adesso guardami e vedrai che razza di
donna è venuta a farti visita…
La Mercantessa si alzò in piedi e, davanti al suo mesto interlocutore, si
tolse la maschera. Apparvero così i suoi lunghi capelli biondi e il suo
volto meraviglioso.
Poi l’ammaliatrice si mise un dito sulle labbra e regalò un bacio al
gabelliere.
- Ascoltami bene, vecchio! – gli disse, accarezzandogli le guance con le
mani bianche. – Sta’ bene a sentire quello che voglio da te! Siamo tutti e
due dei buontemponi… Possiamo intenderci, no?
- Non farmi fare cose tristi… - mormorò l’altro.
- No, nessuna tristezza… Di qui a qualche giorno passeranno di qui tre
uomini perbene, dei gran signori, che porteranno un violino sottobraccio…
Tu e i tuoi gendarmi non v’impicciate: sono dei galantuomini, in viaggio
per i loro affari. Lasciateli varcare il confine in tutta tranquillità e,
se necessario, aiutateli… Ma vedrai, vedrai, non ce ne sarà alcun bisogno!
Mentre gli diceva questo, la Mercantessa si fregava le mani. Era come se
stesse assaporando il piacere della vittoria.
- Un’altra delle tue trame! – brontolò il vecchio. – Quando la finirai con
queste…
- Su, sta’ buono! – lo interruppe lei. – Ti ho portato un regalino, sai?
Trasse dal seno un sacchetto, che depose sul tavolino. Conteneva molto
denaro.
- E comunque – aggiunse la furbastra – mi sarai d’aiuto in futuro e potrò
sempre contare sul tuo appoggio, vero?
- Non chiedermi questo! Hai già fatto l’infelicità di tanta gente…
- E farò anche la tua, se non mi obbedisci! Ti ricordi com’è finita la tua
terza moglie? Su, sii buono… Dai, che cosa ti costa?
A quel punto, la donna cominciò a spogliarsi. Si tolse le scarpe e la
gonna… Gli mostrò così le sue gambe perfette, lunghissime, ed i suoi piedi
grandi, con le unghie dipinte di rosso…
- Toccami, su… Da bravo! – gli sussurrò.
Era irresistibile… Volle fargli vedere anche il deretano. Ci mise un dito
dentro, per essere ancora più eccitante.
- E questo è niente – aggiunse poi. – Ti prometto che se esaudirai il mio
desiderio, sarò tutta tua…
Poi, sottovoce, continuò:
- Il violino deve essere mio, mio e soltanto mio!
Ad ogni modo, prima di ricorrere ai suoi briganti, ella sperava di
riuscire a convincere la sua amica a regalarle il suo prezioso strumento.
La Mercantessa uscì dalla casa del gabelliere sghignazzando.
Vi confesso che pensava a quando avrebbe fatto l’amore con lui. La
eccitava l’idea di concedersi ad un uomo attempato, più anziano di lei, ma
non altrettanto furbo.
Ah, si sarebbe fatta penetrare bruscamente, dopo essersi seduta davanti a
lui, su di uno sgabello, con le gambe e i piedi nudi, appoggiati sulle
traverse.
Il suo amante l’avrebbe abbracciata, sollevata dolcemente, appoggiata al
muro, poi… Oh, allora, si sarebbe sentita scuotere nel più profondo della
sua femminilità, le viscere ardenti e l’epidermide madida le avrebbero
regalato un piacere inenarrabile! Quante spinte! Che spasimi! Che urli!
E lei, con la bella testa abbandonata all’indietro, la bocca spalancata,
per gridare, aggrappata alle spalle irsute di quel maschio!
Gocce di saliva bollente si sarebbero riversate come perle sulla pelle di
un amante virile ed assai sapiente.
La passione poteva rendere folli, inebriare e regalare mille illusioni.
Tutto questo, forse, apparteneva soltanto al mondo dell’immaginazione.
Il gabelliere era un infelice che viveva di malinconie e difficilmente
avrebbe accettato di fare l’amore con una donna. Assomigliava a quegli
alberi, spogli, ricoperti di neve e come morti.
Gli scoiattoli saltavano di ramo in ramo…
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