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E continuava,
a piangere,
mentre il tempo invidioso le soffiava nel viso
Non c’erano lampi
Che brillassero più degli occhi
Uno sbattito di ciglia,
il mascara ribelle
che smette di colare.
Non furono immobili,
le gocce che scesero
mentre nelle gote
il fard era un ricordo.
E le riviste,
gettate a terra,
come per mettere scompiglio,
in quella già spavalda e stravagante vita.
Quelle sue foto,
rigide e gentili,
falso ritratto di un animo malato e convulso.

Poi fissò il vuoto,
e l’aria la riempì.
Degli scatti nostalgia,
dell’amore,
il nulla,
della bellezza,
ricordo.
Non tolse i tacchi,
che la facevano volare,
anche quando sedeva assopita.
Le pareva di essere,
una nota armoniosa,
che abbandona uno spartito,
in cerca di musica e ali.
E poi più nulla.
Un corpo, scomposto, che chiede amore,
steso in una strada,
che pullula di avidità e stupore.
Sussurri e urla,
meraviglia e dolore, poi
una rondine vola,
e tutto continua.
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