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APPUNTI DI VIAGGIO
AMARSI? CHE CASINO!

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 VIAGGIO A SANGLI NEL PROFONDO SUD DELL'INDIA
Le prostitute sacre
Nel segno di una tradizione che non muore
le Devadasi vendono il loro corpo in nome
della Dea indù Yellamma.









 

La prima cosa che ti colpisce quando arrivi in India è la sensazione di contrasti estremi. E' frequente vedere gente che fa i bisogni lungo la ferrovia e mangia foglie di banana mentre altri indossano occhiali di Gucci. Questo equilibrio precario è tenuto in piedi da una forte corrente di tradizioni, religione, superstizione e un sistema di caste profondamente radicato.
Siamo nella città di Sangli, nella profonda India del sud ovest.
Kamalika, è una bella ragazza indiana, dai capelli lunghi e scuri e occhi grandi e neri. E’ vestita con il classico sari, i colori dal rosso al giallo sono sgargianti.
Lei faceva parte del gruppo di Devadasi, prostitute che vendono il loro corpo in nome della dea indù Yellamma.
Dopo varie perplessità, dietro un piccolo compenso in denaro, accetta di incontrarmi a condizione che non le faccia domande sulla sua esperienza personale. Il luogo prescelto è uno oscuro locale di periferia, pieno di mosche e zanzare. Davanti a due tazze di masala chai inizia l’intervista.


Perché tanta prudenza?
Beh io facevo parte del gruppo delle Devadasi, poi, dietro una grossa somma di denaro, segretamente sono riuscita a liberarmi riprendendo la mia identità. Ora studio, vado all’università, nessuno conosce il mio passato e sono una ragazza normale.

Chi sono le Devadasi?
“Devadasi” è un termine hindu che significa “serve di dio”. Sono giovani donne che vengono fatte "sposare" alla divinità del tempio. Generalmente sono bambine che provengono dalle regioni più povere dell’India e sono destinate dai loro genitori a diventare “devadasi”.

Quindi all’inizio sono giovani donne destinate alla religione…
Praticamente sì. Secondo la tradizione in origine erano addestrate alla preghiera, alla danza e alla musica; potevano benedire e eliminare il “malocchio”, insomma delle ancelle di Dio consacrate e sposate a Yellamma, madre dell’universo, dea della fertilità.

Poi cosa succede?
Le fanciulle non intuiscono cosa le aspetta fino al momento in cui la loro verginità viene venduta. Questo avviene durante il plenilunio quando vengono iniziate attraverso un rito sessuale a opera di un importante personaggio, sacerdote o patrono del tempio. Dopo di che imparano il mestiere di cortigiana divenendo così una importante fonte di reddito per la famiglia. Il commercio dei corpi viene giustificato dal "dovere verso la divinità", ma in realtà sono sempre fanciulle appartenenti a caste povere che vengo offerte ai ricchi.

Cosa fanno nel tempio?
Oltre ai servizi per la divinità del tempio e per l'assistenza ai sacerdoti, sono addette all’intrattenimento della comunità, del patrono del tempio e accompagnano i riti religiosi con danze, musica e canti.

E la loro condizione?
Il fatto che non diventeranno mai vedove è considerato di buon augurio, ma, in realtà, pur avendo una istruzione e una libertà superiore a quella delle altre donne, vengono private di una normale vita affettiva (essendo sposate alla Dea non possono sposarsi), non sono riconosciute come cittadine, non hanno padri. Oggetto di biasimo e disapprovazione direi, senza mezzi termini, assumono la condizione di schiave.

Schiava è un termine forte…
Guardi, la devadasi è un ibrido tra la vestale e la geisha, viene educata alle arti classiche (danza, canto e musica), è abile come profumiera, fa conversazione e conosce il Kamasutra.

Quindi direi più Geisha che prostituta…
Originariamente nella mitologia del sacro declinato al femminile (circa 2.000 a.C. e fino al X sec. d.C.) le devadasi erano vergini dedicate per vocazione. Nell’India Medievale ad esempio erano istruite e raffinate, le uniche donne, oltre alla regina, col diritto di possedere beni, saper leggere e scrivere e il privilegio di esser escluse dalle conseguenze della vedovanza.

Più tardi però…
Più tardi furono destinate al godimento sessuale di sacerdoti e pellegrini indù. Furono gli invasori arabi che contribuirono al loro declino, quando saccheggiarono i templi e sottomisero le giovani più belle delle caste inferiori. Ovvio che, essendo gli invasori di altra religione, veniva meno la copertura religiosa e la loro devozione alla Dea Yellamma.

Quindi da sacerdotesse sacre a donne immorali…
In effetti durante il dominio coloniale inglese (XVIII secolo - 1947) furono condannate come immorali, viziose e depravate. Molte di loro divennero vere e proprie prostitute, finendo nei bordelli delle città indiane.

Quindi?
Recluse e condannate dalla società non vi era scampo per loro, per cui l’unica via di uscita e per poter sopravvivere hanno rinsaldato il loro legame con la religione indù prostituendosi nel tempio solo in nome della Dea. Ovviamente questo equilibrio si basa si una sorta di ambiguità alimentata da fattori inscindibilmente legati tra loro come religione, superstizione, tradizione, povertà e arretratezza.

Una sorta di commercio mascherato dalla religione…
Oggi la prostituzione delle devadasi è una pratica molto diffusa e redditizia. In India la prostituzione minorile è illegale, nel 1984 lo stato del Karnataka ha proibito la grande festa popolare con cui, ogni anno, molte centinaia di bambine venivano consacrate alla dea Yellamma. Comunque anche se proibito il sistema delle devadasi continua ad essere praticato clandestinamente specialmente qui negli stati del Sud. Qui le bambine appartenenti a famiglie povere non hanno alcun futuro e continuano ad essere vendute dai loro genitori, ovviamente in nome della religione!



















 

 
 
 



L'ARTICOLO A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
E' STATO REALIZZATO
 GRAZIE A:
http://www.opam.it/1/le_devadasi_da_danzatrici_sacre_a_prostitute_bambine_9193702.html
Maria Elisa Di Pietro www.noidonne.org
www.vice.com
http://it.wikipedia.org/wiki/Devadasi
www.ipsnotizie.it/
IMAGE GOOGLE




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