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Caccia alle streghe in India
La nuova Inquisizione
Sembra incredibile, ma ancora oggi ogni anno migliaia di donne vengono accusate di stregoneria in India.
Le vittime sono poveri capri espiatori che servono a giustificare eventi apparentemente inspiegabili come morti improvvise, cattivi raccolti ed epidemie.


 





Una volta accusate sono messe ai margini dalle rispettive comunità, rifiutate dalle famiglie, ripudiate dai mariti. Emarginate, picchiate, linciate, uccise:
succedeva nell’Europa e negli Stati Uniti del Seicento, e succede ancora oggi in una delle aree più arretrate del Paese asiatico.

Non c’è una legge che punisca esplicitamente l’uccisione di streghe o stregoni o l’incitamento a farlo e questo nonostante il fenomeno sia abbastanza diffuso nelle aree dove dominano ancora il tribalismo e culture arcaiche.

 

 

 


Gli accusati di stregoneria finiscono di solito uccisi dopo atroci torture e pestaggi, la settimana scorsa ad esempio una coppia è stata linciata a Chandrapur da 500 persone che l’accusavano di praticare la magia nera.
Il caso più recente è invece quello di una donna, Saraswati Devi, torturata e poi uccisa davanti ai suoi figli.

Nella regione di Telangana esiste tuttora l'usanza di bruciare o lapidare le persone accusate di praticare banamati, la stregoneria locale.
La tradizione vuole che prima di essere uccise le vittime vengano private dei loro denti per togliergli potere. Uno strazio crudele. Una tortura indescrivibile.

 



Secondo le stime della polizia indiana, tra il 2001 e il 2009 sono state giustiziate come streghe circa 2.500 donne, ma si crede che i numeri siano molto più alti.

Non è facile sfuggire all’accusa di stregoneria, che può scattare per i motivi più improbabili, dall’accusa di aver provocato la siccità a quella di aver lanciato il malocchio su qualcuno, anche perché non c’è nessun processo, quando la folla si muove inferocita non c’è modo di fermarla.
Comuni sono le torture più atroci o le pratiche di «purificazione» più improbabili, spesso a morire sono streghe che non sono state mandate a morte, ma che i loro vicini di casa stanno tentando in qualche modo di esorcizzare o di indebolire per annullare l’effetto dei loro presunti malefici.

 

 



L’accusa di stregoneria diventa così un ottimo espediente per liberarsi di persone sgradite o per vendicarsi di un torto o di un rifiuto, basta spargere la calunnia e l’ignoranza di solito provvede a fare il resto, fornendo la «copertura» a delitti che hanno ben altri scopi.
Un espediente usato soprattutto contro le donne, che sono le più vulnerabili socialmente e spesso oggetto di pretese in una società che resta estremamente patriarcale.
Anelli deboli di società che ancora vivono secondo i dettami di credenze basate sullo spiritismo.

 



Ma la caccia alle streghe va di moda in tutto il mondo e non solo in India.
Dall'Africa fino all'Arabia Saudita, sono centinaia le persone uccise ogni anno per stregoneria.
E Londra teme che il fenomeno si estenda anche all'Europa.
In Nuova Guinea ai primi di febbraio una ragazza di 20 anni è stata accusata di atti di stregoneria contro un bambino morto per malattia.
La ventenne è stata spogliata davanti a una folla inferocita, cosparsa di benzina e poi bruciata viva.
La polizia non è intervenuta, mentre la folla la malediceva augurandole una morte lenta e dolorosa.

 

 

 


Ma è l'Africa il regno indiscusso della caccia alle streghe.
Sin dagli anni Novanta le organizzazioni umanitarie denunciano il fenomeno.
Nel 1999 i media accendono i riflettori sulla caccia ai "bambini stregoni" in Congo e Tanzania e su donne considerate streghe perché hanno gli occhi rossi.
Sempre restando in Africa, tra le tribù Bantu della parte meridionale del continente esistono degli "annusatori" di streghe, che riconoscono le colpevoli dal loro odore.
Molte di loro erano vedove, quindi le uniche eredi delle proprietà lasciate dal loro defunto coniuge.

 

 


Solo secondo l'Osservatorio per i diritti umani del Congo più di 60 persone sono state bruciate vive dal 1990 ad oggi.
Ma la pena di morte per stregoneria è tuttora in vigore in Camerun e in Togo, oltre che in Kenya, dove una persona può essere imprigionata se un "esperto" la accusa di atti di stregoneria e magia bianca.
Nel 2008 in Kenya sono state bruciate vive 11 persone accusate di magia nera.
A marzo del 2009 Amnesty International lancia l'allarme sulle uccisioni in Gambia.
Più di 1000 le vittime, accusate dal governo del Paese di "fare il male" attraverso pratiche di magia nera.
 

 

 


Facciamo un po’ di storia.
La caccia alle streghe iniziò nel New England nel villaggio di Salem nel 1692.
A seguito del processo vennero giustiziate 19 persone accusate di stregoneria; 55 fra uomini e donne vennero torturati per aver reso false testimonianze, 150 sospettati furono imprigionati ed altre 200 persone vennero accusate di stregoneria.
Le incriminazioni di stregoneria dilagarono in pochi mesi nei comuni circostanti.

 

 

 



Il metodo per riconoscere una strega? Facile.
E’ il famoso Witches cake, "torta delle streghe": si doveva preparare una focaccia impastando segale e urina delle ragazze possedute e poi darla in pasto a un cane, con la convinzione che l'animale avrebbe riconosciuto e aggredito la strega responsabile del maleficio.
Il sistema però non sortì alcun effetto, e quindi si passò alla più tradizionale incapacità di pregare da parte delle streghe e le testimonianze di visioni sovrannaturali presentate da molti accusatori.

 

 


Secondo le credenze dell'epoca, streghe e stregoni non conoscevano le preghiere cristiane e non erano in grado di pronunciarle: per questo in molti processi un errore da parte di un imputato nel recitare una preghiera poteva essere considerato un elemento a favore dell'accusa.
Durante il suo processo George Burroughs concluse la sua difesa recitando alla perfezione il Padre Nostro, un fatto che impressionò i presenti in aula, che però non gli risparmiarono lo stesso la condanna a morte….
Quindi…

 
 

 

FONTI
http://news.panorama.it
http://www.giornalettismo.com
http://www.osservatoreromano.va
http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_alle_streghe_di_Salem

 

 

 

 

 

 


 

 

 


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