HOME       CERCA NEL SITO       CONTATTI      COOKIE POLICY

 
     

 

 

     



REPORTAGE
WEB REPORTAGE DALL'AVANA
Sesso & Cuba
Cuba, unica nel suo genere, dal fascino dolce amaro,
dal suo paesaggio paradisiaco, ricco di spiagge bianche,
acque cristalline e strutture coloratissime dal sapore anni trenta...

 

 


...e di contro case che si sbriciolano, scale puzzolenti, porte sbarrate, fili elettrici che penzolano, i coco taxi che girano in lungo e in largo, le macchine anni 50 americane che bruciano più olio che benzina e dieci famiglie che si dividono un cesso.

 

 

 

 

In questa terra la proprietà privata è stata bandita da tempo:
case e auto risalgono a decenni fa e una delle prime sensazioni, per un turista,
è di immergersi in un set cinematografico dal sapore triste e melanconico,
come le facce di queste ragazze che girano e fanno vasche lungo i viali
in cerca di uno straniero, tristi come le carote spelacchiate delle misere bodegas.

 

 

Sono le sette di sera, il mare di l’Havana è meraviglioso.
Sono seduto ad uno dei tavoli all’aperto del Malecon, il lungomare più frequentato.
Guardo le grosse onde del mare che letteralmente lavano le auto di passaggio.
Ascolto buona musica locale, mi gusto un buon bicchiere di rum e fumo un buon sigaro. Tutt’intorno la decadenza degli edifici e il sinuoso passeggio delle bellezze locali:
splendide ragazze che fanno di tutto per farsi notare,
sguardi provocanti e gambe che camminano al passo di una danza
al limite del lecito che qui chiamano “cachondeo”.

 

 


E’ praticamente una passerella di ragazze sensuali, che sopra tacchi altissimi
e cortissime gonne attirano lo sguardo degli stranieri.
A quest’ora il malecon si trasforma in un vero e proprio supermercato,
le trovi di tutte le età e di ogni razza, la caratteristica comune
è che posseggono un corpo scultoreo anche se i visi lasciano molto a desiderare.
Le chiamano jineteras, ragazzine sorridenti che fanno la vita
in una Cuba invasa dai turisti del sesso.
Una jinetera non è una vera e propria prostituta, il termine significa cavallerizza,
ma indica una ragazza che frequenta stranieri per motivi economici.

 

 

 

 

Ed in effetti molte di loro non cercano solo denaro.
La maggioranza spera di incontrare l’uomo che la faccia uscire dall’isola
e le offra un futuro migliore.
La jinetera compra il sogno di diventare una sposa di un europeo
o un foglio di via che le permetta di uscire dall’isola.
Cominciano a quindici anni, quasi per caso, come unica possibilità per sopravvivere.
Durante gli anni ‘60 e ‘70 la prostituzione sull’isola non esisteva.
I casi erano molti isolati. Fu a partire dagli anni ’90
che si è sviluppato il turismo sessuale per necessità,
quando iniziò l’arrivo di studenti da paesi del terzo mondo
che si iscrivevano nelle scuole e università cubane.
Il basso livello di vita prodotto dai salari poveri fu il fattore determinante
perché a Cuba risorgesse la prostituzione.

 

 

 


Nonostante la promiscuità sessuale che si è generata,
Cuba ha uno dei livelli più bassi di contagi da HIV,
il tasso di infezione è del 3%, il più basso del mondo.
La pratica dell’aborto volontario a Cuba non è illegale,
comunque esistono strutture pubbliche qualificate
per l’interruzione gratuita della gravidanza.
La prevenzione delle nascite è quasi sconosciuta.
Uno studio pubblicato nel 2000 rivelò che tra il 1968 e il 1996,
si registrarono 5,6 milioni di nati vivi e si effettuarono 2,3 milioni di aborti.
Attualmente si realizzano circa 100.000 aborti annuali a Cuba.

 

 

 


Il tassista del posto che mi accompagna mi dice che non è necessario
aspettare la notte, qui non c’è orario, le strade sono sempre gremite
dalle jineteras, però pongono alcune condizioni.
La tariffa è di 50 CUC (pesos convertibili: 1,30 euro),
25 per il servizio vero e proprio, 25 per affittare la camera.
Qui non si può andare negli hotel, altrimenti verrebbero intercettate dalla polizia.
La polizia chiede il documento ed annota il nome,
basta essere segnalata più volte e si rischia la galera.
Lo straniero, invece, può fare il comodo proprio,
perché il governo non accusa le ragazze di prostituzione, ma di assedio al turismo.
I turisti del sesso non vengono mai disturbati dalla polizia di regime,
perché arrestare gli stranieri vorrebbe dire ostacolare il turismo
e accelerare la crisi economica del regime.

 

 



La prostituzione è la via più facile per sopravvivere, soprattutto per le donne
e ancor di più per le adolescenti delle province più povere dell’isola.
La prostituzione ufficialmente è illegale, ma le giovani donne cubane
restano la principale risorsa per l’economia del regime.
Si tenga conto che il corrispettivo per una notte equivale a dieci mesi
di stipendio per un libero professionista locale, avvocato o geometra che sia.
Con il suo stipendio arriva bene o male a metà mese
per il resto il popolo cubano vive inventando
e tra le invenzioni più facili c’è il mestiere più antico del mondo.

 

 

 



E’ sufficiente un segno perché la “jinetera” si avvicini al cliente e inizi a contrattare.
Sono molto audaci ma il tassista mi dice che hanno
poca esperienza a letto e anche tanta voglia di imparare.
Si fanno accompagnare da ragazzi chiamati “chulos” (papponi),
che sembrano i loro fidanzati e generalmente lo sono, e alle volte sono proprio loro che trattano con i clienti.
La contrattazione non è di tipo occidentale, qui non si paga il semplice rapporto sessuale!
Qui oltre il denaro la ragazza si aspetta un invito a cena o una serata in discoteca.
C’è un lato cosiddetto romantico da non trascurare
tanto che non è raro che tra lo straniero e la cubana nasca
un rapporto vero, quasi sempre un fidanzamento di convenienza,
ma in certi casi può diventare una vera storia d’amore.

 

 

 

 


Ultimo e non ultimo il desiderio dei cubani di fuggire dall’isola.
In quel caso è sufficiente per lo straniero andare in uno studio notarile,
versare mille dollari, sposare la ragazza, ed il gioco è fatto.
Immediatamente la jinetera si trasforma in una “dama”
vale a dire una che ce l’ha fatta avendo in mano il sospirato foglio di via
che le consentirà di lasciare il paese senza rischi.
Il tassista mi dice che esiste anche il corrispettivo maschile di jinetero
(detto anche pinguero) coniato per l’uomo
che si accompagna a donne straniere in cerca di avventure.
In effetti molte donne europee arrivano da queste parti cercando un ragazzo attraente.
La cosa mi incuriosisce, ma il tassista vuole soprattutto farmi rendere conto
delle condizioni in cui vive il popolo cubano, mi parla della libreta,
la tessera di razionamento che dà diritto a una distribuzione mensile
strettamente razionata di alimenti e beni di prima necessità:
riso, pasta, fagioli, olio, zucchero, sale, un po’ di caffè e di dentifricio,
sporadicamente polpa di pomodoro, il pollo e una saponetta per tutta la famiglia.
Certo tutti hanno un pasto, tutti una casa.

 

 


Se la prende con l’embargo degli Stati Uniti che è riuscito nel suo intento:
ha affamato la popolazione e ha spianato la strada al turismo di massa,
ormai la principale industria del Paese. Ma il turismo si è rivelato un Cavallo di Troia,
e se da un lato incrementa la produzione, dall’altro accentua
in maniera drammatica la disuguaglianza sociale.
Gli abitanti assediati da oltre quarant’anni, stanchi e affamati, sono pronti
a vendersi al miglior offerente, anche al turismo sessuale.

 

 

 

Certo sto vedendo il tutto con gli occhi da turista,
ma da questo viaggio rimango affascinato dalla gente del posto
che pur nella miseria nera mantiene la propria dignità e soprattutto il proprio calore umano,
tipo il mio amico tassista che ieri, per avergli regalato una t-shirt ed offerto un caffè,
ha voluto offrirmi a tutti i costi una cena nella sua casa,
con la moglie e due figli , ed oggi mi accompagna
negli intrecci contraddittori di questa meravigliosa isola.

 

 

   

 



La giornata sta lentamente passando, il tramonto cubano è decisamente rosso,
le ragazze trascinano i loro tacchi rumorosi, alcune si fermano,
altre guardano dritte per non farsi riconoscere dalla polizia del posto.
Un gruppo di italiani beve mojto e fa apprezzamenti,
stanotte, quando il caldo appiccicoso avrà lasciato il posto alla brezza
che dal mare soffia sul Malecón, sarà il solito groviglio di lussuria e promesse,
di gemiti e giuramenti, che in quattro secoli,
ha creato questa razza meticcia e straordinaria.
 

 

 

 

FONTI
http://laislagrande.blogspot.it/2008/11/cuba-clandestina-turismo-sessuale-una.html
Gordiano Lupi http://www.tellusfolio.it/index.php?cmd=v&id=5201
Annachiara Cutolo http://www.optimaitalia.com/blog/2012/04/05/turisti-a-cuba/16949
Eloisa d'Orsi http://www.scuoladelviaggio.it/paraboladelturista_ita.htm
http://www.balene.it/enzo/Cuba/cuba2.html


 

 

 

 


 

 

 

 

     
 
 
     

 



 

SEGUI LIBERAEVA SU

Tutte le immagini pubblicate sono di proprietà dei rispettivi autori. 
Qualora l'autore ritenesse improprio l'uso, lo comunichi e l'immagine in questione verrà ritirata immediatamente.
  
(
All images and materials are copyright protected and are the property of their respective authors.
If the author deems improper use, they will be deleted from our site upon notification.)
Scrivi a liberaeva@libero.it

 

TORNA SU (TOP)

 LiberaEva Magazine Tutti i diritti Riservati  Contatti